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Storia di Grosseto

Tracce e reperti rinvenuti nelle grotte del Parco naturale della Maremma, soprattutto nei pressi della frazione di Alberese, testimoniano che l’area del Grossetano era già abitata in epoca preistorica. La zona è abitata anche in epoca successiva, da popolazioni etrusche, che vi lasciarono segni profondi. Intorno al VII secolo a.C. gli Etruschi fondarono, presso Grosseto, l'antica cittadina di Roselle.
Nel IV e III secolo a.C., le città etrusche – che avevano raggiunto prosperità e importanza – caddero facile preda di Roma che si espandeva verso nord. Roma si dimostrò inesorabile con gli Etruschi, fino a disperderne la memoria. Roselle divenne colonia romana, fu alleata di Roma nella seconda guerra punica, e rimase abitata fino al XII secolo: di essa si conserva un vasto sito archeologico. Per altro verso, in epoca romana, la pianura grossetana iniziò il suo disfacimento, anche climatico, favorito dalle alluvioni dei fiumi abbandonati a se stessi. Lenta ma inesorabile fu dissoluzione del territorio, non più arginato nei fiumi, non più accarezzato dal mare, che allontanandosi lasciava paludi. Mentre la popolazione si faceva sempre più scarsa, la palude avanzava: le acque, invadendo o stagnando, cominciarono quell'opera di desolazione e di deserto, che i barbari dal nord e i saraceni poi, assalendo le coste, invano protette da torri e castelli di difesa, portarono a compimento.
Le origini di Grosseto risalgono all'alto Medioevo: la città è menzionata per la prima volta nell'anno 803, quando l'antica chiesa di San Giorgio e molti suoi beni furono dati in enfiteusi a Ildebrando Aldobrandeschi, i cui successori furono conti della Maremma grossetana sino alla fine del XII secolo. Con il dominio degli Aldobrandeschi, la città raggiunse la sua maggior Potenza, anche per la notevole indipendenza che l'Impero concesse alla contea.
Nella prima metà del XII secolo Grosseto fu interessata da due importanti avvenimenti: tra il 1137 e il 1138 la città respinse un violento assedio condotto dal duca Arrigo di Baviera, poi vi fu trasferita la sede vescovile, la cui cattedra aveva avuto fino a quel momento sede nell'antica Roselle. Nel 1151 la città prestò giuramento a Siena, con la quale stipulò anche importanti accordi per la dogana del sale.
L'inizio del Duecento vide la nascita del libero Comune. Nel 1204 fu redatta la Carta delle Libertà, uno statuto che regolava i rapporti tra i singoli cittadini e tra la cittadinanza e i conti Aldobrandeschi che vi governavano, pur con una certa sottomissione a Siena. Nel 1222, gli Aldobrandeschi concessero ai cittadini la facoltà di nominare un podestà, tre consiglieri e i consoli, atto che portò a una disobbedienza civile verso il comune di Siena. Il successivo invio di tremila uomini da Siena e una serie di attività diplomatiche intraprese ristabilirono, nel settembre del 1244, fedeltà e obbedienza, pur rimanendo alla cittadinanza i privilegi che erano stati concessi dall'Impero alla contea aldobrandesca.
Nel 1224, l'imperatore Federico II visitò la città, favorendo poi l'arrivo e la permanenza in città di poeti e di persone illustri, per la sua fama di personaggio colto e di mecenate. Proprio durante la permanenza a Grosseto, Federico II riuscì a smascherare la congiura di Capaccio ordita da Pandolfo di Pasanella.
Dopo la serena parentesi Umberto e Aldobrandino Aldobrandeschi, morto il padre Guglielmo, cercarono di riconquistare ai Senesi i domini perduti; gli eserciti senesi però, nel 1259, costrinsero alla resa la città e nominarono podestà un loro concittadino. Di nuovo libera dopo appena un anno, Grosseto combatté a fianco di Firenze nella battaglia di Montaperti; rioccupata, devastata, scomunicata da Clemente IV, recuperata la libertà, dichiarata la Repubblica con a capo Maria Scozia Tolomei, assediata da Ludovico il Bavaro e dall'antipapa Nicola V nel 1336, Grosseto subì la definitiva sottomissione a Siena. Tentativi di rivolta che portarono allo Statuto del 1421, pestilenze, tra le quali quelle del 1430 e del 1527, caratterizzarono il periodo precedente al 1552 anno in cui i Grossetani cacciarono gli Spagnoli che presidiavano la città.
La definitiva caduta della Repubblica di Siena e la successiva pace di Cateau Cambrésis determinarono il passaggio della città nel Granducato di Toscana. I Medici ricostruirono una più ampia e fortificata cinta muraria, crearono l'Ufficio dei Fossi, e iniziarono a costruire nuove strade. Tuttavia, la trascuratezza per le aree pianeggianti attorno alla città non risolse i problemi legati alla malaria. Estinta la famiglia Medicea con Giovanni Gastone, fu chiamata al trono della Toscana quella Lorenese. Dopo il breve regno del primo granduca a questa appartenente, salì il trono toscano il granduca Pietro Leopoldo; con lui iniziò il vero periodo del risorgimento della Maremma che, ora lento, ora accelerato, andò ognora e va tuttavia verificandosi. Il 18 marzo 1766, il granduca decretò che la Maremma, staccata dallo stato di Siena, fosse costituita in provincia separata e autonoma, come lo era anticamente, demarcandone poi i confini ed erigendo Grosseto in capoluogo. Ordinò poi che fossero scavati i canali e arginato l’Ombrone, nominando (1755) una commissione affinché visitasse la Maremma e ne riferisse i bisogni. Restaurò quindi e ampliò l’ospedale, fece costruire i cimiteri all’esterno della città, sopprimendo quelli che esistevano all’interno, ripristinò le fiere che erano già andate in disuso e decretò altri benefici. Ferdinando III che gli succedette nel governo continuò collo stesso impegno le opere iniziate dal padre, che, interrotte nel periodo rivoluzionario (1799-1808), furono poi riprese. Anche il successore Leopoldo II di Lorena continuò le opere di risanamento della pianura grossetana, stabilendo un ottimo rapporto reciproco con la cittadinanza, tanto che i Grossetani, il 1º maggio 1846, inaugurarono in Piazza delle Catene un monumento a lui dedicato. La politica divise in seguito i Grossetani dal granduca e Grosseto partecipò attivamente al Risorgimento, pur ricordando sempre positivamente nel corso del tempo la figura del granduca, anche dopo la sua definitiva partenza da Firenze che seguì l'Unità d'Italia.
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