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Venerdì 15 Dicembre 2017, Santa Cristiana
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Visitare Genova - guida breve

 

Acquario di Genova

L’Acquario di Genova si trova nella zona del Porto Antico, a Ponte Spinola, ed è considerato il più grande d'Europa. Progettato dagli architetti Renzo Piano e Peter Chermayeff, esso rappresenta un riferimento assai importante per la città e per tutto il mondo scientifico. Svelando i segreti del mare ed il legame tra la sorte dell'uomo e quella degli oceani, l'Acquario offre l'opportunità di compiere un viaggio straordinario attraverso l’enorme varietà e ricchezza della vita marina. In 10.000 mq di superficie espositiva, all'interno di ambienti fedelmente ricostruiti in 48 grandi vasche, si possono osservare da vicino oltre 600 diversi organismi acquatici, che qui vivono e si riproducono: si tratta di pesci, molluschi, squali, delfini, meduse, foche, rane, serpenti, tartarughe. I visitatori attenti e gli studiosi hanno qui la possibilità di studiare le segrete abitudini degli abitanti del mare e i loro infiniti stratagemmi per sopravvivere in un ambiente ostile; soprattutto, capiscono che gli ambienti acquatici hanno bisogno di essere capiti e protetti, che i vari ecosistemi devono essere salvaguardati. Questa è certamente la grande lezione dell’Acquario.
 

Boccadasse

La bella passeggiata a mare di Corso Italia sulla quale si affacciano ville di pregio, l'Abbazia di San Nazaro, stabilimenti balneari, discoteche bar e ristoranti, collega la Fiera del Mare a questo grazioso borgo di pescatori. Raccolto con le sue case colorate intorno ad una piccola spiaggia, Boccadasse è un angolo che ha mantenuto intatto tutto il suo fascino, uno dei luoghi prediletti dai genovesi per la passeggiata domenicale, dagli innamorati che si sdraiano sugli scogli e tra le barche, o da chi vuole semplicemente gustare una pizza o un ottimo gelato, accompagnato dal rumore delle onde che si frangono sugli scogli. Ancora oggi è facile trovare pescatori, spesso anziani, che rammendano reti e sistemano le loro barche.
Boccadasse deve il suo nome curioso alla forma dell'insenatura su cui sorge, che dall'alto sembra una "böcca d'äse", una bocca di asino in genovese. L'antico borgo è sovrastato dalla chiesa dedicata a Sant'Antonio di Boccadasse, dove sono custoditi innumerevoli ex-voto legati a drammatiche situazioni marine.
 

Cattedrale di San Lorenzo

La maestosa cattedrale di Genova è dedicata al martire San Lorenzo e domina la piazza omonima. Sulla sua fondazione, i pareri sono discordi: secondo studi recenti, la chiesa doveva essere già cattedrale dal VI secolo, ma è salda tradizione che prima cattedrale di Genova fino al IX secolo sia stata la Chiesa di San Siro. In ogni caso, la chiesa di San Lorenzo fu riedificata in forme romaniche nel XII secolo, quando Genova divenne una grande Potenza economica. Già nel 1118 Papa Gelasio ne consacrò una prima parte. Dopo l'incendio del 1296, causato dalle lotte tra Guelfi e Ghibellini, l'edificio fu in parte restaurato e in parte ricostruito, operando una radicale trasformazione in edificio gotico: maestranze francesi, sul modello delle chiese della Francia settentrionale, lavorarono alla facciata e all'atrio interno. Tra il 1307 e il 1312 proseguì il completamento della facciata e si rifecero i colonnati interni coi capitelli e i falsi matronei, mantenendo le strutture romaniche ancora in buono stato ed affreschi a soggetto religioso. Diversi altari e cappelle furono eretti tra il XIV ed il XV secolo. Al 1455 risale la loggetta sulla torre nord-est di facciata e al 1522 quella opposta in stile manierista. Nel 1550 l'architetto perugino Galeazzo Alessi, su commissione delle magistrature cittadine, elaborò la ricostruzione dell'intero edificio, riuscendo però ad attuare solo la copertura delle navate, il pavimento la cupola e la zona absidale, cui si diede compimento nel corso del XVII secolo. I restauri dell'Ottocento e del primo Novecento riproposero con molta cautela l'aspetto medievale senza ricreare, però, un'unità stilistica peraltro mai esistita.
Dell'edificio più antico rimangono solo alcune tracce attualmente non visibili, mentre più facilmente riconoscibili sono le parti della chiesa romanica, come i fianchi con i portali laterali di San Giovanni e di San Gottardo. Della chiesa gotica, invece, è la fascia inferiore della facciata principale con una ricca decorazione scultorea: le scene di significato allegorico e morale sono ispirate ai testi sacri, alla letteratura medievale e ai bestiari. Nella lunetta del portale maggiore sono rappresentati Cristo in maestà tra i simboli degli evangelisti e il Martirio di San Lorenzo. Agli angoli della facciata si trovano la statua del Santo con meridiana, detta "dell'arrotino" e due leoni stilofori. Dell'Ottocento sono, invece, i leoni di Carlo Rubatto posti in cima alla scalinata, anch'essa opera moderna. La parte superiore della facciata principale, che continua la decorazione a fasce bianche e nere, venne edificata nelle epoche successive, come il rosone quattrocentesco.
L'interno della chiesa è il risultato dei restauri che riportarono in luce buona parte delle strutture medievali. Vennero conservate, però, le quattrocentesche cappelle della navata sinistra e le absidi e il transetto del Cinquecento. Innumerevoli sono i capolavori d’arte conservati nella cattedrale. Gli affreschi e i dipinti si devono ad ignoti pittori bizantini del 1300 circa, al Cambiaso, al Barocci, a Gio. Ansaldo, al Tavarone e al Previati. Le opere scultoree, ai Gaggini, al Civitali, al Sansovino, ai fratelli Della Porta, al Barabino e al Peschiera. Belle le sculture romaniche di influsso com’asco e di influsso pisano dei portali esterni, e le sculture gotiche nei portali maggiori di facciata. Notevoli le cappelle dei De Marini e dei Senarega.
I suggestivi ambienti sotterranei in pietra grigia ospitano il Museo del Tesoro di San Lorenzo. Qui il valore storico e la qualità artistica degli oggetti esposti, provenienti addirittura dalle Crociate, sono amplificati grazie all’originale allestimento e al sistema di illuminazione, che aumentano la suggestione del complesso. Gli oggetti, una cinquantina, sono infatti disposti in piccole salette circolari che richiamano le antiche tombe a Tholos. Tra i più importanti: la Croce di Zaccaria, bizantina, con cui anticamente veniva benedetto il doge e il sacro catino, un piatto in vetro verde, che - secondo la tradizione - Gesù avrebbe usato nell’ultima cena.
 

Chiesa di Santa Maria Assunta

Col suo testamento del 16 ottobre 1481, il patrizio genovese Bandinello Sauli, concepiva e rendeva possibile la creazione del magnifico tempio di Santa Maria Assunta (intitolato anche ai santi Fabiano e Sebastiano), nel quartiere di Carignano. Su progetto dell’architetto perugino Galeazzo Alessi, i lavori iniziarono nel 1522 e continuarono per più di un secolo, anche se nella chiesa si cominciò ad officiare già nel 1564: la cupola fu ultimata nel 1603, ma, a tutt’oggi il progetto non è ancora completato.
L’edificio è a pianta quadrata, rivestito esternamente in pietra di Finale, con elementi decorativi in marmo bianco. La facciata principale, con lesene corinzie, è affiancata da due campanili; é probabile che questa, nel progetto, avrebbe dovuto essere la sistemazione definitiva di ciascun lato della costruzione.
L'interno - assai sobrio e prettamente cinquecentesco - è caratterizzato da quattro grandi pilastri che reggono la grandiosa cupola centrale, che ricorda le caratteristiche essenziali dei progetti di Bramante e Michelangelo per San Pietro in Vaticano. L'altar maggiore è riccamente ornato di squisiti lavori: e vari bei dipinti di Luca Cambiaso, Domenico Piola, Carlo Muratti, Francesco Vanni, Domenico Fiasella, Giulio Cesare Procaccino, e G.F. Barbieri, detto il Guercino, adornano la chiesa. Le due statue di marmo rappresentanti una San Sebastiano e l'altra il beato Alessandro Sauli, sono del celebre scultore francese Pietro Puget, soprannominato il Bernino della Francia.
Notevoli sono le scale interne della cupola, per la loro nobiltà e comodità, soprattutto quella fatta a chiocciola che conduce al lanternino, da dove si può ammirare un magnifico panorama di tutta la città. Il primo grandioso organo della chiesa fu costruito dal gesuita olandese Hermans Willem tra il 1656 e il 1660; oggi pero unico elemento sopravissuto della sua opera è la facciata monumentale della cassa.
 

Chiesa di Santa Maria di Castello

La chiesa si colloca in un'area che probabilmente coincide con il nucleo più antico della città. Le prime notizie relative sono datate intorno alla metà del VI secolo. Verso l'anno 1000 viene riedificata, ma l'attuale aspetto si deve ai lavori del XII secolo. Nel 1442 i domenicani effettuano significative modifiche strutturali, aggiungendo anche tre chiostri ed un convento. Santa Maria di Castello è stata considerata chiesa di culto mariano sin dal VII secolo. Viene citata come canonica già nel 1049 e nel secolo XI fu concattedrale della città, insieme a San Siro. Al primo quarto del XII secolo risale la chiesa romanica, eretta dai maestri Antelami, con il patrocinio delle famiglie Embriaci e De Castro. Nel 1441 Papa Eugenio IV tolse la chiesa ai canonici, facendo subentrare al loro posto i Domenicani; l’anno seguente i frati costruirono il convento.
Nonostante i numerosi interventi, l’edificio rimane chiaramente di stile romanico. Sulla facciata si presenta la statua di San Domenico eseguita dal manierista Schiaffino. Nell'interno si osserva il volto di antica costruzione, diviso da lunghi cordoni, intersecati dagli archi e questi sovrapposti a robuste colonne di granito orientale. Leggenda vuole che queste colonne appartenessero alla antichissima chiesa di Luni, distrutta dai Longobardi. Molti epitaffi e depositi dei secoli XV-XVII si trovano nella chiesa e nel chiostro, e fra questi i principali sono dei Canevaro, dei Maggiolo, dei Sanseverino, dei Centurione, dei Lagomarsino e d'altri notabili genovesi. La famiglia Giustiniani, soccorrendo più volte ai bisogni della chiesa e facendone restaurare il coro, nel 1685 acquistava il giuspatronato del medesimo.
Oggi la Chiesa è adibita a Museo e contiene opere di grande bellezza e d’immenso valore. Nella Sala dei Ragusei sono esposti marmi, tessili, dipinti e sculture lignee, tra cui una stupenda Immacolata del Maragliano. Nelle Sale dei Santi Giacomo e Filippo si trovano reliquiari, argenti, codici miniati e quadri, tra cui una tavola della scuola di Perin del Vaga. Nelle stanze del Dormitorium Parvum si ammira un Crocifisso di Antonio Brea, un Cristo moro benedicente e trenta preziose icone russe. Il museo custodisce inoltre affreschi di B. Castello, l'Apparizione di Maria Vergine del Grechetto, l'Annunciazione del Mazone e circa duemila libri, compreso il corale miniato di scuola bolognese del XIII secolo.
 

Cimitero di Staglieno

E’ emblema e orgoglio cittadino, meta obbligata per artisti e letterati. Aperto nel 1851, il Cimitero monumentale di Staglieno si è sviluppato soprattutto dopo la Prima Guerra Mondiale. E’ un vero e proprio museo d’arte all’aria aperta, ed unisce la tipologia del cimitero architettonico neoclassico di tradizione mediterranea, che in seguito si trasforma in una "galleria" di monumenti, con la tipologia del cimitero naturalistico diffuso nell'Europa del Nord.
Staglieno è un cimitero monumentale, un giardino di marmo, una città dei morti, ma anche un'antologia di scultura e d’architettura. Ci sono vialetti, scale, gallerie, cappelle in tutti gli stili. E soprattutto statue, una vera galleria di figure fermate nella pietra di una Genova scomparsa e che danno a Staglieno un'atmosfera unica. I linguaggi artistici di oltre un secolo - dal Neo-classicismo al Realismo al Simbolismo, all'Art Nouveau e Deco e perfino oltre - si sono susseguiti l'un l'altro, dando origine a una scuola di scultori le cui opere ebbero una vasta rinomanza e circolazione.
Dopo vari ampliamenti portati avanti nel tempo, oggi Staglieno comprende un'area di circa 18.000 metri quadrati ed include anche un cimitero inglese (con la tomba della moglie di Oscar Wilde, Mary Constance Lloyd), uno greco-ortodosso ed uno ebraico. Accanto a personaggi famosi (Mazzini, Bixio, Gilberto Govi), vi sono sepolti personaggi popolari, come la “Venditrice di Noccioline” Caterina Campodonico, che lavorò duramente tutta la vita per racimolare il denaro necessario alla creazione del suo monumento marmoreo in dimensioni naturali.
Nietzsche, de Maupassant, Twain, Elisabetta d'Austria (la celebre Principessa Sissi) sono solamente alcuni degli innumerevoli visitatori illustri che, incantati da Staglieno, hanno lasciato una testimonianza della loro visita.
 

Galleria di Palazzo Reale

Dal sito internet del Palazzo Reale: "La Galleria di Palazzo Reale è un museo-residenza: infatti di una dimora di grande prestigio conserva la natura, gli arredi, le opere d'arte, gli oggetti d'uso. La sua eccezionalità sta, oltre che nella straordinaria rilevanza di quadri ed affreschi, nell'ottimo stato conservativo dell'Appartamento, pervenuto nei primi anni venti al Demanio dello Stato senza aver subito sostanziali sottrazioni negli arredi e poi via via restaurato dalle due Soprintendenze liguri con sapienti e calibrati interventi del suo apparato decorativo e delle collezioni..."
 

Galleria Nazionale di Palazzo Spinola di Pellicceria

La dimora di grandi famiglie nobili genovesi che conserva il suo arredo storico e la sua quadreria nel cuore del centro storico a cento metri da Palazzo Ducale e dall’Acquario. Palazzo Spinola - donato allo Stato Italiano da Francesco e Paolo Spinola nel 1958 - conserva tuttora il suo aspetto di dimora così da offrire ad ogni visitatore la possibilità di rivivere l’atmosfera di una residenza sei-settecentesca. Ciò è reso possibile grazie alla completezza degli arredi che comprendono non solo i mobili, ma i tendaggi, le porcellane e gli argenti che i diversi proprietari - i Grimaldi, Ansaldo Pallavicino, Maddalena Doria, gli Spinola - hanno accumulato nel tempo. I decori murari dei diversi salotti e la ricca quadreria permettono di conoscere le pittori quali Antonello da Messina, Joos Van Cleeve, Anton Van Dyck, o di artisti genovesi come Filippo Parodi, Valerio Castello, il Grechetto, Lorenzo De Ferrari, ancora collocate secondo il gusto della "quadreria" settecentesca. Nella Galleria Nazionale della Liguria, allestita al 3º e al 4º piano del palazzo, è possibile un approfondimento della cultura artistica genovese sia grazie ad opere come la Giustizia di Giovanni Pisano, gli Angeli del Giambologna, il Ritratto equestre di Gio. Carlo Doria di Rubens, sia attraverso la presentazione di maioliche e porcellane di manifatture locali ed europee, oltre ad un cospicuo nucleo di porcellane orientali.
 

I Caruggi

Il Centro Storico genovese è il massimo esempio in Europa e nel Mediterraneo di città medievale conservata pressoché integralmente: dalla "Ripa Maris" - in faccia al Porto Antico - ai Palazzi della "Via Aurea" (come Palazzo Pantaleo Spinola), dal Colle di Castello fulcro del primo insediamento abitativo, alla bimillenaria Commenda di Prè. In centro si va a piedi, il centro si può girare e gustare appieno solo percorrendo il tessuto urbanistico dei caruggi, ossia dei vicoli. Questo percorso - intricato eppur così organico - con le sue salite e piazzette, offre l'emozione di passeggiare nella storia. I caruggi sorprendono perché non ci si aspetta che possano girare di continuo, così, senza mai sapere cosa può nascondere la prossima curva: una chiesa, una scalinata o una piazzetta piena di gerani.
Genova la Superba, arroccata e ruvida, oggi ha molte ferite aperte, tanti cantieri nei suoi punti più in vista. Ma c’è una Genova più nascosta, in cui questo fermento si avverte poco: è la Genova dei caruggi, un dedalo senza apparente via d’uscita, in cui ci si può tuffare, lasciandosi alle spalle Via XX Settembre (cuore dello shopping cittadino) e la grande Piazza De Ferrari. Imboccato Vico Falamonica si è già in un altro mondo, le vetrine di negozi occidentali si alternano a negozietti etnici e a botteghe con oggetti in legno lavorato e conchiglie di bronzo. Sapori e odori di altre terre si mischiano a quelli del posto, come quello della focaccia al formaggio e dell’ottima farinata di Tristano e Isotta, in Vico del Fieno. Poco oltre si trova Piazza Campetto, popolata di botteghe di orefici., fabbri e artigiani, produttori di arnesi e manufatti a supporto dell’attività portuale. Oggi vi bighellonano uomini d’affari nella pausa pranzo o caffè, casalinghe con le borse della spesa e molti visi orientali. In Via di Scurreria – tracciata sui resti di una necropoli romana – si può fare shopping elegante: c’è un negozio di Hermès, anche questo è uno dei volti di una città di contrasti ravvicinati, fatti di eleganza e sporcizia, caos e silenzio, timidezza ed apertura. E ancora, fatti pochi passi, ci si ritrova in Piazza Banchi-Sestiere Molo, con il suo mercatino dei fiori, bancarelle di frutta, quadri, cornici e libri usati. Sospesa in mezzo alla piazza, la Chiesa di San Pietro in Banchi, circondata da vari istituti di credito e risparmio…
 

Lanterna

La Lanterna è il simbolo di Genova, da sempre città portuale, che si raggiungeva soprattutto via mare: esistente da circa nove secoli, la torre annunciava la Città ai naviganti in arrivo. Edificio in pietra tra i più antichi della Città, non se ne conosce l'origine e l'anno di costruzione. Le prime notizie risalgono al XII secolo e da esse si deduce che il faro serviva non solo per l'avvistamento e la difesa, ma anche per la tutela della navigazione. In origine la torre di Capo Faro constava di un unico corpo a base quadrata, sul quale fu successivamente eretto un secondo troncone, con merlatura alla ghibellina, che la rese visibile da ogni punto della Città. Iniziarono quindi segnalazioni diurne e notturne dalla sommità dell'edificio, con bandiere e fuochi. Nel 1326 i fuochi furono sostituiti dalla lanterna - costituita da lampade ad olio - per segnalare ai naviganti l'accesso al porto. La torre acquistò quindi una fisionomia simile a quella attuale, seppur più bassa e tozza.
Nel XIV secolo la torre fu contesa tra Guelfi e Ghibellini. All'inizio del Cinquecento, dopo la sottomissione a Luigi XII di Francia, la torre fu inglobata nella nuova fortezza della Briglia. Dopo qualche anno i Genovesi, guidati dal doge Giano Fregoso, la espugnarono e distrussero a cannonate la metà superiore della torre. La ricostruzione fu iniziata solo nel 1543, e l'anno successivo la Lanterna assunse il suo aspetto definitivo.
La torre fu ricostruita in due tronconi sovrapposti, ma più alta e slanciata, per complessivi 117 metri sul livello del mare - compresi i 40 metri di altezza dello sperone roccioso su cui si erge - richiese 2000 quintali di calce, 120.000 mattoni e 160 metri quadri di pietre squadrate estratte dalla vicina cava di Carignano, mentre per le balaustre di coronamento dei due corpi, poggiate su mensoloni aggettanti - al posto delle merlature medievali - fu impiegata la pietra di Finale. Probabilmente in quel periodo fu realizzata la scala interna in muratura, di 375 gradini, in sostituzione delle antiche scale retrattili di legno e corda. Si ritiene che il progettista fosse lo stesso Gio. Maria Olgiati al quale si deve la cinta cinquecentesca delle "Mura Vecchie".
Nel 1684 la flotta francese bombardò Genova arrecando danni ingenti ai quartieri costieri e alla stessa Lanterna: nei conseguenti lavori di ricostruzione, fu rifatta e rinforzata la cupola insieme con il fanale, fu messo in opera il parafulmine, di recente invenzione, e fu dipinto lo stemma della Città sulla facciata settentrionale. Nel 1841 fu impiantato un primo faro lenticolare, e l'intera parte ottica fu resa girevole. Nel 1913 fu messo in opera un nuovo meccanismo di costruzione francese, che prevedeva parte ottica galleggiante su mercurio, lampada a vapori di petrolio e incastellatura di lenti e schermi rotante, mediante congegno a orologeria. Nel 1936 la lampada a gas di petrolio fu sostituita con una ad incandescenza. Oggi la sua portata raggiunge i 50 chilometri.
 

Palazzo Doria-Spinola

Il Palazzo fu costruito fra il 1541 e il 1543 per l'Ammiraglio Antonio Doria, il più giovane dei cugini di Andrea Doria. Nel 1624 i Doria cedettero il Palazzo agli Spinola di San Pietro; esso passò poi per successione ereditaria agli Spinola di Lerma che ne conservarono la proprietà fino al 1876.
Non si sa con esattezza chi abbia steso il progetto iniziale: alcuni lo attribuiscono a Frate Angelo Montorsoli, altri a Bernardino Cantone, altri ancora a G.B. Castello, detto il Bergamasco. L’ipotesi più probabile è che ci sia stata una stretta collaborazione tra il Bergamasco ed il Cantone, il primo come progettista, il secondo come esecutore. In ogni caso, il Palazzo è ispirato allo stile rinascimentale ed è costituito da un atrio-cortile, scalone laterale e al primo piano la galleria con loggia, su cui si aprono le sale di rappresentanza e quelle di abitazione. L'ingresso del Palazzo è costituito da un portale imponente formato da quattro colonne doriche su plinti, due per lato, che sostengono un attico ornato da statue di armigeri e dallo stemma, una volta dei Doria e poi degli Spinola. Il portale è opera di Taddeo Carlone. Più tardi, nel corso del Seicento, una struttura ad angolo verso nord est ed una galleria affrescata, allungata verso Santa Marta, estesero il volume e la struttura dell'edificio.
Gli affreschi esterni, gia' esistenti sulla facciata ed oggi interamente restaurati, sono dei fratelli Lazzaro e Pantaleo Calvi, ispirati alla scuola di Perin del Vaga; quelli del vestibolo sono opera di Aurelio e Marcantonio Calvi. Di quest’ultimo è la rappresentazione del "Capitano Antonio Doria". Alla fine del Cinquecento risale l'affresco - attribuito a Felice Calvi - che illustra una vittoria navale di Antonio Doria. Il loggiato che sovrasta il cortile è affrescato con vedute topografiche e panoramiche di grandi città: Milano, Firenze, Gerusalemme, Anversa, Genova e Napoli, opera di Felice Calvi. Agli altri numerosi affreschi delle sale han posto mano l’Alessio, il Pucci, il Biscaino, Giovanni e Luca Cambiaso, l’Ansaldo e Valerio Castello.
Negli anni 1793-1797, sul Palazzo - che si sviluppava in un unico piano - gli Spinola costruirono, su disegni di Bartolomeo Bianco, un altro piano con mezzanini, determinando una non pregevole alterazione della struttura dell'intero edificio. Al termine dell’attuale Salita Santa Caterina, presso la chiesa omonima non più esistente, fu inoltre costruito un teatrino, unito al palazzo, che fu chiamato Sala, poi Sala Sivori.
Nel 1876 la proprietà passò al Comune di Genova e, quindi, alla Provincia di Genova che, adattandolo ad uffici, apportò numerose modifiche. Attualmente Palazzo Doria-Spinola è sede della Prefettura di Genova.
 

Palazzo Ducale

La storia dell’edificio risale al 1291, quando i Capitani del popolo Oberto Spinola e Corrado Doria decisero la costruzione del Palazzo degli Abati. Nella nuova costruzione viene inglobato l'attiguo Palazzo dei Fieschi. Su questo nucleo si sviluppa il Palazzo, che viene detto "Ducale" dal 1339, quando diviene sede del primo Doge genovese, Simon Boccanegra. Nei due secoli successivi, l’edificio viene ritoccato ed ampliato.
Nel 1591, la nuova Repubblica oligarchica. Affida la ricostruzione del Palazzo ad Andrea Ceresola, detto il Vannone. A quest’ultimo si deve l'impostazione generale del nuovo edificio e l'ampio scalone che si divide in due rampe: quella di ponente immette negli ambienti di rappresentanza, con le Sale del Maggiore e Minor Consiglio e gli Appartamenti del Doge. L'intento celebrativo delle glorie genovesi attraverso la pittura è evidente soprattutto negli affreschi delle pareti laterali.
Nel 1777 un grave incendio distrugge parte del Palazzo. La decorazione del Salone del Maggior Consiglio è irrimediabilmente rovinata. Successivamente, nel 1875, Giuseppe Isola affresca nella volta un’allegoria del commercio dei Liguri. La ricostruzione del corpo centrale dell'edificio e la decorazione interna degli ambienti di rappresentanza sono affidate a Simone Cantoni. Il Salone del Maggior Consiglio è coperto con un’enorme volta a botte con testate a padiglione, ornata di stucchi. Le pareti sono ritmate da una serie di paraste con capitelli in stucco e basi di marmo giallo. La Sala del Minor Consiglio è ornata con lesene scanalate in stucco dorato e gli affreschi sono affidati al Ratti, pittore che utilizza bozzetti di Domenico Piola.
Gli interventi effettuati nel XIX e agli inizi del XX secolo hanno contribuito a falsare l'originaria fisionomia del Palazzo, che viene avulso anche dal suo contesto urbanistico. Con la costruzione della nuova Piazza De Ferrari, prospiciente il lato est del Palazzo, Orlando Grosso vi realizza appositamente una facciata con decorazioni pittoriche. Alla sua riapertura (1992) il Palazzo Ducale di Genova, con 38.000 mq. di superficie e 300.000 mc. di volume, costituiva il più esteso intervento di restauro realizzato in Europa.
 

Palazzo Principe (Doria-Pamphilj)

E’ senza dubbio uno dei più importanti edifici storici di Genova. Sorto dall’unione di alcuni palazzi preesistenti, il sontuoso Palazzo del Principe fu costruito verso il 1530, in località Fassolo, quale residenza privata del principe e ammiraglio Andrea Doria. Quest’ultimo è uno dei massimi personaggi della Storia di Genova del Cinquecento; fu condottiero, censore e padre della patria e il suo potere personale superava quello del Doge. L’ubicazione del palazzo - esterna alla città vecchia - consentiva al Doria di controllare la città, pur tenendosi a distanza dal Palazzo Ducale, sede dell’oligarchia aristocratica e del potere dogale. In questo palazzo, Andrea Doria ricevette diplomatici e sovrani di ogni nazione; celebre e lunga fu la visita di Carlo V, durante il suo viaggio verso Bologna, ove fu incoronato imperatore.
L’edificio, più volte restaurato negli anni, è ricco di opere e decorazioni, frutto del lavoro di rinomati artisti italiani, tra cui spicca Pietro Buonaccorsi, detto Perin del Vaga. Il tema dominante degli affreschi e delle decorazioni è la celebrazione della famiglia Doria. Le decorazioni della facciata sono opera di Gerolamo da Treviso, del Pordenone e di Domenico Beccafumi. Il palazzo è tutt’ora abitato dalla famiglia Doria-Pamphilj ed è stato restaurato di recente. Si possono visitare la Loggia, numerosi saloni e la notevole Galleria Aurea. Tra le sale aperte ai visitatori, sono particolarmente pregevoli, la sala della Carità Romana, il salone della Caduta dei Giganti, la stanza di Perseo, la stanza di Cadmo e la stanza dello Zodiaco. All’esterno si ammira lo stupendo giardino, che un tempo si affacciava sul mare, dominato dalla Fontana del Tritone, attorno alla quale si intersecano simmetricamente le aiuole quadrangolari. Il collegamento tra giardino e mare è stato spezzato con l’ampliamento del porto e con la costruzione della Stazione Marittima.
 

Palazzo Reale

Via Balbi via deve il suo nome alla potente famiglia mercantile dei Balbi che ne promossero la costruzione nei primi anni del XVII secolo. La parte iniziale della via è invece di costruzione più recente (XIX sec.). A metà di Via Balbi si trova il palazzo più importante della strada: Palazzo Reale, che è uno dei complessi sei-settecenteschi più importanti della città.
Su progetto del celebre architetto Bartolomeo Bianco, la costruzione iniziò nel 1618 e terminò verso il 1620. Nel 1643 iniziò la seconda fase della costruzione. Un anno dopo, Ottavia, figlia di Gio. Agostino Balbi, finanziava il completamento dell’opera. Nel 1685 l’edificio - che allora si chiamava Palazzo della Corona - passò alla famiglia Durazzo che lo tenne fino al 1822, anno in cui fu ceduto alla casa regnante dei Savoia, ed assunse il nome attuale.
Palazzo Reale è stato affrescato da diversi artisti famosi. Fra gli affreschi più importanti sono da notare La Fama dei Balbi, un soffitto affrescato da Valerio Castello e Andrea Sighizzi; La Primavera che spinge lontano l'Inverno di Angelo M. Colonna e Agostino Mitelli e Giove che Manda Giustizia sulla Terra di G.B. Carlone. Altri dipinti includono due tele di Luca Giordano, il ritratto di Caterina Balbi Durazzo del Van Dyck ed altri dipinti di illustri maestri genovesi quali Bernardo Strozzi e Giovanni Benedetto Castiglione.
Dal 1922 appartiene allo Stato italiano e al suo interno è ospitata la Galleria di Palazzo Reale, museo statale aperto al pubblico. Palazzo Reale conserva i mobili originali di tutta la sua lunga storia ed include mobili genovesi, piemontesi e francesi della metà del XVII fino all'inizio del XX secolo. , e la suggestiva Galleria degli Specchi. Le stanze hanno lampadari di bronzo, di cristallo e di vetro dipinto ed anche vasi cinesi, giapponesi ed italiani, orologi, arazzi e sculture di Domenico Parodi.
Il giardino ospita un pregevole mosaico in ciottoli bianchi e neri, che un tempo era posto all’interno di un monastero, distrutto durante l’ultima guerra. Una targa all‘interno del giardino ricorda questo fatto. Al centro del giardino s’alza una bella fontana in marmo bianco. La riorganizzazione dell’annesso teatro del Falcone, ricostruito dopo la seconda guerra mondiale, e di altri spazi nell’ambito dell’edificio principale, permette al complesso di tornare a ospitare attività espositive.
 

Palazzo San Giorgio

Palazzo San Giorgio è stato per secoli il fulcro dell’attività marittima e commerciale genovese: si trova al centro dell’arco portuale medievale, compreso tra il Molo Vecchio e la Commenda di Prè. L’edificio fu costruito nel 1260 come primo palazzo pubblico di Genova. La costruzione, voluta dal Capitano del Popolo Guglielmo Boccanegra, si poté portare a termine grazie alle conoscenze tecniche di frate Oliverio, cistercense. Alla fine del XIII secolo, nelle carceri del palazzo fu rinchiuso Marco Polo, prigioniero della Repubblica di Genova. Durante il periodo di detenzione, il navigatore veneziano dettò a Rustichello da Pisa le sue famose memorie di viaggio, in seguito pubblicate sotto il titolo de “Il Milione”.
Dopo essere stato per anni sede del Comune, a metà del Quattrocento, il Palazzo fu acquistato dal Banco di San Giorgio - una delle più antiche banche di Genova - che amministrava il debito pubblico dello Stato genovese. Il Banco vi istituì la propria sede. Nel XIV secolo a Palazzo San Giorgio furono insediate la dogana, e alcune magistrature di controllo dei traffici portuali e di esazione fiscale. Nel 1570 - per il continuo aumento delle funzioni e dell’attività del banco - il palazzo fu notevolmente ampliato verso il porto: fu aggiunto un nuovo corpo sul lato orientale e furono collocate all’interno le statue dei protettori delle Compere di San Giorgio. Nel 1606-1608 i prospetti principale e laterale di levante furono affrescati da Andrea Semino e da pittori della bottega di Lazzaro Tavarone.
Alla fine dell’Ottocento, il complesso edilizio venne restaurato da Alfredo D’Andrade, direttore dell’ufficio per la conservazione dei monumenti del Piemonte e della Liguria, che ricostruirà i più significativi spazi all’interno: sala del Capitano del Popolo, Manica Lunga e Manica Corta. Le decorazioni attuali della facciata risalgono al 1912 e sono opera di Ludovico Pogliaghi. Dal 1903 Palazzo San Giorgio è sede dell’Autorità Portuale di Genova.
 

Parchi di Nervi

Dalla passeggiata a mare Anita Garibaldi, si accede direttamente ai parchi di Nervi attraverso un sottopassaggio della ferrovia. Il grande polmone verde dei parchi è formato dall’unione di tre grandi giardini appartenuti a tre diverse proprietà confinanti tra loro: Villa Gropallo, Villa Serra e Villa Grimaldi. Queste ville e i loro parchi sono passati in proprietà al Comune negli anni ‘30 del secolo scorso e subito adibiti a verde pubblico. A rendere i Parchi di Nervi un luogo paradisiaco sono la ricchezza e la varietà di piante - che rappresentano un po’ tutti i paesi del mondo - i lunghi e stupendi viali, le ampie distese di prati sui quali è possibile ammirare un’allegra colonia di scoiattoli in libertà. La posizione delle ville e dei parchi e la lussureggiante vegetazione rendono questi luoghi un elegante e raffinato palcoscenico naturale adatto ad ospitare interessanti manifestazioni estive, dal Festival Internazionale del Balletto, alle rassegne cinematografiche, ai concerti jazz. Le tre ville risalgono tutte, nel loro aspetto attuale al XVIII secolo.
  • Villa Gropallo fu ereditata nel 1825 dal marchese Gaetano Gropallo che, intuendo i vantaggi ambientali e climatici che Nervi poteva offrire a chi vi soggiornava, diffuse presso i suoi amici provenienti da altre regioni o da altre nazioni la conoscenza di questa località. Il marchese estese poi la proprietà, acquistando molti terreni limitrofi ed ampliando l’edificio e il parco circostante che fu risistemato seguendo i canoni del Romantico Inglese. Nel 1846 acquistò la c.d. Torre del Fieno, oggi Torre Gropallo. Per collegare la torre con la strada Gropallo Serra ed il porticciolo di Nervi, nel 1862 il marchese Gropallo fece costruire la stupenda passeggiata a mare, nota oggi con il nome di Anita Garibaldi.
  • Villa Serra è considerata oggi monumento nazionale e ospita al suo interno la Galleria d’Arte Moderna ricca di circa duemila opere tra sculture, dipinti e opere grafiche di artisti italiani e soprattutto di liguri datate XIX e XX secolo. Il grande parco circostante è collegato a quelli di villa Gropallo e di Villa Grimaldi da piccoli ponti.
  • Villa Grimaldi, edificio risalente al XVII secolo poi rinnovato nel 1700, è interessante per il suo inserimento ed il raccordo ambientale con il parco circostante. Famosissimo è il suo Roseto per la varietà e la bellezza delle rose che vi sono coltivate e per la presenza dei rosai che partecipano al Concorso Internazionale della Rosa Rifiorente. All’interno della Villa si possono ammirare due importanti collezioni di arte del XIX e XX secolo. Una di queste, la raccolta Frugone, è stata resa multimediale: essa offre così al visitatore gli strumenti per acquisire in tempo reale tutti i dati e le informazioni sulle opere esposte.
 

Piazza San Matteo

E’ uno degli angoli più suggestivi di Genova. Piazza San Matteo e le vie limitrofe sono il quartiere della famiglia Doria, che fu per molti secoli protagonista della vita politica genovese. Le liste bicolori di marmo bianco e nero caratterizzano l’intero complesso. Per eliminare la pendenza della piazza, ne fu modificata l'altezza, rialzando con gradoni la parte antistante la chiesa (edificata nel 1125, come cappella di famiglia) e suddividendo così lo spazio su due piani. La facciata a marmi bianchi e neri della chiesa costruita nel XIII secolo è perfettamente conservata, mentre l’interno è stato rimaneggiato nel corso del ‘500. All’interno si trova anche il bellissimo chiostro, edificato nel 1308 da un "Magister Marcus Venetus”, che mantiene l'originaria forma quadrangolare con le colonnine che sorreggono gli archi. Nella cripta è custodita la tomba di Andrea Doria. Tutto attorno alla chiesa si dispongo gli antichi palazzi nobiliari dei Doria: il Palazzo donato dalla Repubblica a Lamba Doria, il Palazzo di Domenicaccio Doria ed il Palazzo di Branca Doria, tutti contraddistinti dalla tipica facciata a fasce di marmo bianco e nero, come voleva la tradizione delle famiglie genovesi.
 

Porta Soprana

Nel XII secolo, per l’incombente minaccia del Barbarossa, Genova decise di rafforzare le mura e le porte di accesso. Sia le mura, dette del Barbarossa, sia Porta Soprana, furono edificate intorno al 1155. Dei costruttori, l’unica notizia che abbiamo si trova in un’iscrizione latina presso la Porta di San Fede (o dei Vacca): "Ego Guiscardus Magister et Iohannes Bonus Cortese et Iohannes De Castro fecimus hoc opus". Porta Soprana divenne presto un simbolo di Genova e del suo spirito di indipendenza. Sulle due torri che compongono la Porta furono poste due lapidi. Una di esse è un chiaro e solenne monito a chi volesse invadere la città: “In nome dell’Onnipotente Dio Padre e Figlio e Spirito Santo, Amen. Sono munita di uomini, circondata da mura mirabili, col mio valore respingo le armi nemiche. Se porti pace puoi toccare questa porta, se cerchi guerra dovrai ritirarti triste e vinto. Mezzogiorno ed Occidente, Settentrione ed oriente conoscono gli infiniti assalti che io, Genova, ho superato”.
La Porta - larga 5 metri ed alta nove metri e mezzo - veniva chiusa con due imposte lignee che giravano su cardini di ferro. L'arco - uno dei più antichi esempi d’arco a sesto acuto a Genova - è dotato di mensole, il cui profilo è una fascia, sporgente e concava, che si trova fra il basamento e il fusto delle colonne ed è sormontato da un anello. La Porta è decorata con una sottile colonna ottagonale il cui capitello, in stile corinzio, gira attorno all'arco. Il corpo centrale della Porta è decorato superiormente da una fascia d'archetti, più piccoli e sopraelevati rispetto a quelli sul lato esterno. La porta è dotata di quattro capitelli marmorei: due verso l'esterno e due verso l'interno della città. Le due torri, con base rettangolare dal lato verso la città e semicircolare all'esterno dei muri di cinta, sono costruite in pietra da taglio lavorata con la punta grossa e profilata negli spigoli con lo scalpello; non sono parallele, ma convergono l'una verso l'altra sulla linea esterna, e sono le torri medioevali più grandi di cui si ha notizia (31 metri dal livello del suolo nel punto del passaggio della Porta).
L'edificio posto tra le due torri e sovrastante l'apertura della Porta era abitato dal boia che esercitò a Genova fino al 1809 con una ghigliottina alloggiata nei locali interni e ritrovata durante il restauro. Solitamente, fino al 1797, le teste dei giustiziati erano appese all'arco della Porta in gabbie di ferro. E’ certo che qui ha esercitato la sua arte monsieur Samson, il boia francese famoso per aver ghigliottinato - nel 1793 - Luigi XVI e la regina Maria Antonietta.
La porta - così come le torri e le mura - subì molti restauri e rifacimenti. L’ultimo restauro è del 1988.
 

Porto Antico

Gli spazi aperti del Porto Antico sono il molo, i ponti e le banchine del porto ottocentesco, che racchiude dentro di se i porti precedenti. Il Molo Vecchio venne costruito nel XV secolo per prolungare il promontorio e meglio proteggere l'insenatura. Porta Siberia costituiva l'accesso alla città dal molo. All'inizio del XX secolo il molo venne dotato di moderni edifici, i "Magazzini del Cotone" oggi ristrutturati. I Palazzi della Ripa, fanno da magnifico sfondo al Porto Antico. L'attuale Piazza Caricamento divenne alla metà dell'800 il terminale marittimo della prima strada carreggiale e della prima ferrovia. Al centro della Piazza si trova Palazzo San Giorgio. Alle attività commerciale era riservata la cinquecentesca Loggia dei Mercanti in Piazza Banchi.
Su progetto dell’architetto Renzo Piano, l'area è stata ristrutturata alla fine degli anni ottanta, per celebrare il 500° anniversario della scoperta dell'America, in occasione dell'Expo del 1992. Porto Antico ha cambiato ruolo: non più mercantile, ma turistico e culturale. L'area è diventata luogo di svago, che offre tutta una serie di proposte tra ristoranti, musei, librerie, multisale cinematografiche e tanto altro: un vero e proprio parco urbano, affacciato sul mare con numerosi poli di attrazione:

  • L'area dell'Expo è luogo, particolarmente in estate, di manifestazioni culturali, musicali, teatrali. Anche una semplice passeggiata può bastare per scoprire angoli suggestivi di un porto che ha mantenuto il fascino del passato, con le antiche mura sul mare e le porte d'ingresso alla città.
  • L'Acquario, considerato il più grande d'Europa, rappresenta sicuramente l'attrazione maggiore di questa zona, attraendo molti turisti da tutto il mondo.
  • Alla destra dell'Acquario si trova l'area detta Marina di Porto Antico dove recentemente sono state costruite nuove abitazioni con gli ormeggi per le imbarcazioni private. A sinistra sul prolungamento della calata si erge una maestosa tensostruttura che ricopre tutto il molo allargato, formando così la Piazza delle Feste.
  • Sempre alla sinistra del grande tendone si trova Palazzo Millo che ospita all'interno negozi, caffetterie, librerie e ristoranti.
  • Di fronte la surreale costruzione detta il Bigo: un ascensore panoramico che si presenta come una cabina vetrata sostenuta da una struttura di pali bianchi.
  • Per completare la visita al Porto antico non si devono dimenticare i Magazzini del Cotone dove si possono trovare ristoranti negozi, sale giochi, e La Città dei Bambini, il più grande spazio italiano dedicato ai bambini da 3 a 14 anni, dove divertimento e conoscenza si combinano in una dimensione didattica innovativa.