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Torre degli Embriaci

Genova / Italia
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Strana la storia di questa torre. È alta circa 41 metri, tutta in conci bugnati di pietra a vista, con sottili feritoie nelle cortine murarie per l’illuminazione; alla sommità è coronata da una triplice cornice di archetti pensili sempre più aggettanti. Fu eretta nel XII secolo dalla famiglia degli Embriaci, forse a loro tutela o forse faceva parte di mura a difesa della pubblica incolumità. Quale strumento di offesa e di difesa le torri erano costruite molto alte, anche se la vicinanza (nel XIII secolo a Genova le torri erano almeno 66) ne limitava la pericolosità. Nel 1196 il podestà Drudo Marcellino ordinò che nessuna torre potesse superare l’altezza di 80 palmi (circa 20 metri). Mentre tutte le altre torri vennero mozzate, una lapide posta alla sua base ricorda che la Torre degli Embriaci - alta 165 palmi - fu risparmiata, forse in ricordo delle gloriose imprese di Guglielmo Embriaco in Terrasanta.
L’Embriaco partecipò alla prima Crociata e la sua opera fu decisiva per la conquista di Gerusalemme. Sbarcato a Giaffa fece distruggere le sue galee affinché non cadessero in mano nemica; col legname così recuperato, costruì alcune torri per espugnare Gerusalemme. La mattina del 15 luglio 1099 i Crociati si lanciarono all’attacco della Città Santa e, nonostante la strenua resistenza dei Turchi, la conquistarono. Così, per il valore e l’ingegno dei Genovesi, i Crociati conquistarono Gerusalemme. Guglielmo combatté ancora in Terrasanta e contribuì alla conquista di Cesarea, il 31 maggio 1101. Nella divisione del bottino i Genovesi ebbero la preziosa reliquia sempre venerata nella Cattedrale di San Lorenzo sotto il nome di Sacro Catino, lungamente creduto di smeraldo e nel quale la tradizione vuole che Cristo abbia mangiato l’agnello pasquale. Trattando della prima crociata, i libri di storia ricordano il condottiero Goffredo di Buglione, ma non menzionano l’Embriaco. Solo Torquato Tasso, nel canto XVIII della Gerusalemme Liberata, cita il grande Genovese: “... in fra i più industri ingegni / ne’ meccanici ordigni, uom senza pari”.
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