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Domenica 25 Settembre 2016, Sant'Aurelia
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Storia di Foligno

Incerta è l'origine del nome di Foligno, incerto il luogo dove sorse anticamente l'originario nucleo da cui nacque la città. Fulginia, o comunque si chiamasse allora Foligno, era sicuramente sorta alcuni secoli prima dell'era cristiana per opera di una popolazione pervenuta verso il secolo XI a.C. dal Nord della penisola Balcanica e parlante una lingua simile al greco. Conquistata da Roma dopo la battaglia del Sentino (295 a. C.), Foligno fu inizialmente Municipium, quindi sede di Prefettura e infine Statio principalis dei traffici imperiali. Situata sulla via Flaminia, una delle principali strade che conducevano a Roma, la città era da sempre un importante stazione commerciale di transito: probabilmente era priva di mura, un fatto che i Folignati avranno probabilmente rimpianto dopo il V secolo con la caduta di Roma.
Fulginia scomparve durante l'alto Medioevo; rimane di quel periodo la memoria di vescovi, sufficiente a testimoniare la presenza di una diocesi. Erano i secoli delle invasioni barbariche, delle guerre e delle devastazioni continue e Foligno fu ripetutamente teatro di contese. I pochi cittadini superstiti si rassegnarono e abbandonarono le proprie abitazioni, adattandosi a vivere in capanne intorno al sepolcro di San Feliciano e alla chiesa edificata in suo onore. Nasceva così – tra l’VIII e il IX secolo – il cosiddetto "Castrum Sancti Feliciani", che fu risparmiato dai Longobardi, ma assalito e saccheggiato dai Saraceni nell'881, e devastato dagli Ungari nel 915 e nel 924. Dopo il mille, i folignati costruiscono nuove e robuste abitazioni, lasciando spazio per l'arengo e il mercato. Si pratica il lavoro artigianale e la terra è più fertile. Gli scambi si intensificano; la popolazione aumenta. Nei primi decenni dopo il mille, iniziò la formazione dei rioni intorno al castello originario. Abbiamo di essi una tarda memoria nelle pergamene di Perugia del 1293.
Nel corso del XII secolo la città si ampliò ulteriormente e si costituì in libero Comune: già dal 1198 esercitava il diritto di eleggersi un Podestà, e non nascondeva le sue simpatie ghibelline posta com'era fra Spoleto e Perugia, ambedue di sicura fede guelfa. Federico II provvide a strapparla alla crescente influenza politica della Chiesa, trasformando Foligno in caposaldo ghibellino e confermandole i privilegi già acquisiti su Montefalco e Bevagna. Agli inizi del Duecento, Foligno passò sotto il dominio della Chiesa. Si ebbe allora un rinnovamento delle strutture urbanistiche, che favorì l'insediamento di attività commerciali e industriali. Corrado Guiscardo, che occupò la città per conto di Federico II nel 1227, riportò al potere i Ghibellini. Divenuta il centro più importante favorevole agli imperatori, Foligno fu costretta a sostenere numerose guerre difensive con i comuni limitrofi, soprattutto con la guelfa Perugia, che rase al suolo Foligno nel 1281.
E’ in questi anni che si svolge la vicenda storica della celebre suora mistica folignate, la Beata Angela (1248-1309) - patrona non solo delle vedove, ma anche di chiunque sia posseduto da tentazioni sessuali. Nata ricca, Angela si era fatta una certa reputazione in gioventù. A tre anni dal suo quarantesimo compleanno, ella si pentì del suo passato adultero e sacrilego, scrivendo infine un libro delle sue visioni mistiche. Agli inizi del Trecento i Ghibellini, guidati da Corrado Anastasi, cedettero ai Guelfi, comandati dal vicario pontificio Rinaldo Trinci che ottenne la signoria della città nel 1310.
La Signoria dei Trinci caratterizzò un'epoca fondamentale per la storia di Foligno. Nel 1420, quando assunse il potere Niccolò Trinci, Foligno aveva esteso il proprio dominio su città importanti come Spello e Bevagna, Montefalco e Giano, Assisi, Trevi, Nocera e su molti castelli. L'uccisione di Niccolò Trinci, nel 1424 nel Castello di Nocera, segnò l'inizio della decadenza della dinastia, alla quale pose praticamente fine Corrado III con le folli stragi e vendette di cui si rese responsabile. Nel 1439 I'esercito pontificio occupò Foligno, arrestò Corrado III e i suoi compagni, poi giustiziati, ponendo fine a una delle Signorie più illustri di tutta l'Umbria e ristabilendo un controllo diretto da parte della Santa Sede. Con la fine della signoria dei Trinci, Foligno entrò a far parte del dominio della Chiesa, perdendo la sua personalità storica degna di rilievo.
Particolarmente importante e ricca di futuri sviluppi culturali ed economici per la città fu l'introduzione dell'arte della stampa e della tipografia, dovuta al folignate Orfini e al magontino Numeister (1470); nel 1472 fu pubblicata a Foligno la prima edizione della Divina Commedia di Dante Alighieri.
I secoli XVI e XVII videro un progressivo consolidarsi della vocazione commerciale della città e l'impiego d’ingenti capitali destinati alla bonifica a fini agricoli della pianura circostante e all'abbellimento del centro storico con nuove costruzioni signorili e giardini "all'italiana", che tuttora danno a Foligno quella caratteristica impronta barocca che la differenzia dalla maggior parte degli altri centri storici umbri.
La storia successiva vede Foligno inclusa nella Repubblica Romana e successivamente inquadrata nel Dipartimento del Trasimeno in epoca napoleonica nel periodo che va dal 1799 al 1814, poi coinvolta nei moti risorgimentali del 1831 e 1848. Nel 1860 Foligno fu infine annessa all'Italia unita e definitivamente sottratta al governo pontificio.
Dopo l’unificazione, Foligno si espanse al di fuori del centro storico, verso le piane circostanti. La città, un tempo piccola, si allargò, grazie alla sua posizione in un crocevia stradale e ferroviario.
Durante la seconda guerra mondiale fu sede di un importante aeroporto, di caserme, di scuole militari e d’industrie belliche (in particolare aeronautiche). Subì numerosissimi bombardamenti angloamericani che la distrussero all'80%; per questo fu insignita di medaglia d'argento.
Il centro storico della città fu colpito, ma non distrutto, dalle bombe. Per rincuorare i residenti nella ricostruzione del dopoguerra, un’associazione locale decise di riportare alla luce una vecchia competizione: la Quintana.
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