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Lunedì 27 Marzo 2017, San Ruperto
Giovanni Paciello
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Visitare Foggia - guida breve

 

Chiesa del Calvario (o delle Croci)

Detta anche Chiesa (o Cappellone) delle Croci, la Chiesa del Calvario prospetta su Piazza Sant’Eligio ed è uno dei monumenti più affascinanti di Foggia. Fu eretta a partire dal 1693, a seguito di un avvenimento ritenuto miracoloso. Il frate cappuccino Antonio da Olivati, inviato a predicare a Foggia, trovò la città e il contado alle prese con una terribile siccità: dopo la sua predicazione, cadde la pioggia e i raccolti furono salvi. Fuori città il frate piantò sette croci (su cinque delle quali furono costruite altrettante cappelle). Poi furono costruiti un monumentale arco trionfale e la chiesa. Il complesso fu costruito in stile barocco, utilizzando il tufo.
L'imponente portale è costituito da una parte inferiore divisa da quattro lesene, che inquadrano due nicchie vuote. Sopra le nicchie vi sono due riquadri con gli strumenti della crocifissione: chiodi, corona di spine, martello e tenaglia. Al centro dell’arco sta una colomba bianca, mentre ai due lati sono effigiati il sole e la luna antropomorfi che rappresentano l'umanità di Cristo. Attraversato l'arco, s’incontrano le cinque cappelle. La prima è la più povera per struttura e la più composita per decorazioni simboliche. La seconda è sostanzialmente identica alla prima. La terza è la più ricca: dai quattro pilastri emergono due lesene lavorate a colonna. La quarta è la più degradata, ma anche la più barocca. La quinta è molto simile alla quarta.
La chiesa, aperta al culto nel 1879, è in tardo stile barocco. L’esterno è assai povero: una struttura a "scatola", ai lati della quale furono aggiunti due corpi laterali. L’interno è a una sola navata, con due cappelle laterali e il soffitto decorato con stucchi settecenteschi. Sulla volta, invece, campeggia una tela raffigurante la Salita al Calvario attribuita alla scuola napoletana. Sotto la chiesa vi è una piccola cripta chiamata Terra Santa, probabilmente sede di riunioni segrete durante il Risorgimento.
Sul pavimento si apre una botola coperta da una lastra tombale con un'iscrizione in latino che indica la cripta – chiamata Terra Santa – dove sono conservati i resti dei confratelli della Congregazione di Monte Calvario, che faceva capo alla chiesa. Corre voce che, nell’Ottocento, la cripta ospitasse le riunioni dei carbonari.
 

Duomo di Foggia

Situata in Piazza De Sanctis, la cattedrale di Foggia è la chiesa della Madonna dei Sette Veli. Nel 1080, per volere di Roberto D'Altavilla, detto "il Guiscardo", fu eretta una prima chiesa, detta Succorpo e dedicata a Santa Maria de Fovea, sullo stagno dove, nel 1062, era stato ritrovato il sacro tavolo dell'Iconavetere. Nel 1172, Guglielmo II di Sicilia, detto “il Buono”, ampliò l’edificio esistente e fece edificare il tempio attuale. La nuova chiesa era in stile romanico, con un impianto a croce latina, e con tre navate divise da colonne. Tutti i regnanti, dai normanni ai borboni, che ebbero Foggia nei loro territori, hanno amato questa chiesa, tant'è che molti di essi l'hanno scelta per il proprio matrimonio. Carlo I D'Angiò, morto a Foggia nel 1285, volle che in questa chiesa fosse sepolto il suo cuore.
La Cattedrale attuale, dedicata alla Beata Maria Vergine Assunta in Cielo, è il risultato di una serie d’interventi culminati nel Settecento, con la costruzione del campanile barocco. Nell'intervento ricostruttivo, dopo il terremoto del 1731, furono recuperati fregi e motivi decorativi in pietra medioevali, che ancora si ammirano sulla facciata. Delle antiche strutture restano la parte inferiore del tempio, riccamente decorata, la suggestiva cripta e, sul lato sinistro, il cosiddetto portale di San Martino.
La facciata si compone di cinque arcate cieche, sopra le quali uno splendido cornicione marcapiano è decorato da motivi classicheggianti e figure zoomorfe. Negli spazi delle due arcate che affiancano il portale, ricorrono motivi pisani, quali le bifore cieche, con davanzale sporgente. Molto interessante è anche il cornicione fortemente aggettante, forse opera di Bartolomeo da Foggia.
L'interno della Cattedrale, a croce latina e a unica, ampia navata, con due cappelle laterali, riflette l'impostazione barocca complessiva data al tempio, a partire dalla fine del Seicento. La copertura è a volta, e riceve luce dalla cupola centrale. L’altare maggiore è del Settecento: realizzato in marmi policromi, termina con due bellissime statue di ottone e rame poggiate volute, che raffigurano due angeli.
Fra le molte opere d’arte qui conservate, primeggiano: l’Iconavetere, ossia la tavola bizantina della Madonna dei Sette Veli; il grande telero La moltiplicazione dei pani di Francesco De Mura (1771); due grandi statue lignee, l’Immacolata e il San Giuseppe di Giacomo Colombo; l'altare della Pietà, con il dipinto del 1741 di Paolo De Maio; la tela San Pellegrino morente, attribuita a Giacinto Diano; un bel Crocefisso ligneo del Seicento, scolpito dal chierico Frasa; il coro ligneo e il magnifico organo.
La cripta che si apre sotto la Cattedrale è formata da due ambienti: uno medievale e uno del Settecento. L’abside centrale presenta un pregevole affresco del Quattrocento, il Cristo Pantocratore benedicente, fusione di arte bizantina e angioina. Per sorreggere la chiesa superiore, fu qui creato il nuovo Succorpo, in cui si conservano l'urna in legno dorato del Cristo morto, le statue della Passione e le tombe dei Vescovi di Foggia.
 

Epitaffio

L’Epitaffio è uno dei rari monumenti di Foggia, sopravvissuti a terremoti e bombe. Si trova all’inizio di via Manzoni, ove confluivano i due tratturi, provenienti rispettivamente dall’Aquila e da Celano. Legato alla transumanza, il monumento indicava ai pastori d’Abruzzo, cantati dal D’Annunzio, la via del ritorno ai loro paesi. Ora i tratturi sono scomparsi, ma l’Epitaffio ricorda ancora la storica istituzione della “Dogana della mena delle pecore in Puglia” voluta da Alfonso d’Aragona nel 1447: in origine, esso fu posto a segnare il territorio, a indicare la sua appartenenza alla Corona. Contemporaneamente, esso simboleggiava il ruolo centrale di Foggia nell’amministrazione della Dogana.
“Epitaffio” significa epigrafe o iscrizione; e infatti, sul monumento sta una lapide con due iscrizioni. La prima indica che la costruzione risale al 1651 e fu voluta dal viceré Inigo Velez de Guevara e dal Governatore della Dogana Ettore Capecelatro. La seconda indica che il monumento fu riedificato nel 1697, sotto il governo del viceré Louis Francisco de la Cerda, e l’amministrazione doganale di Andrea Guerrero de Torres. Sulla sommità dell’Epitaffio è collocata una statua, che forse rappresenta il Filippo IV di Spagna, cui è dedicato il monumento.
 

Musei di Foggia

GALLERIA D’ARTE MODERNA E CONTEMPORANEA
c/o Palazzo Dogana
Piazza 20 Settembre
Inaugurata nel maggio 2003, la Galleria si compone di una sezione adibita a mostra permanente e di una sezione destinata a esposizioni temporanee. La Galleria tende a documentare l’attività artistica in Capitanata a partire dalla seconda metà dell’Ottocento e a promuovere, con esposizioni temporanee, la conoscenza delle più avanzate ricerche artistiche contemporanee.
La collezione permanente, costituita quasi completamente dal patrimonio artistico accumulato dalla Provincia di Foggia, è ordinata secondo un criterio cronologico che tiene comunque conto anche di ambiti tematici.
Le due sale delle esposizioni temporanee ospitano quasi in permanenza opere di grandi artisti del Novecento. Tutte le più importanti correnti artistiche e le aree regionali italiane più attive vi sono documentate, dal concettualismo all’arte povera alla pop art alla transavanguardia.

MUSEO CIVICO E PINACOTECA
c/o Palazzo Arpi
Piazza V. Nigri, 1
Istituito nel 1931, il museo comprende tre sezioni, tutte legate al territorio: la sezione archeologica, la pinacoteca e la sezione delle tradizioni popolari.
  • La sezione archeologica mostra reperti della cultura neolitica del Tavoliere. Tuttavia, i reperti di maggiore interesse riguardano l'epoca dei Dauni (IX-VI secolo a.C.) e provengono dall’antica Arpi, da Ascoli Satriano, da Lucera e da San Paolo di Civitate. Numerose sono le steli daunie, specie di lapidi antropomorfe, ma soprattutto vi sono le ceramiche, che consentono di scandire i diversi periodi della storia foggiana. Dall'epoca in cui la cultura dauna non risentiva di influenze esterne e aveva sviluppato una cultura peculiare, al momento in cui appare chiaro l'ascendente del più raffinato mondo ellenico. Abbiamo quindi ceramiche del Neolitico, vasi a decorazione geometrica e a figure rosse, ceramica dello stile di Gnathia, corredi tombali, vasi, bronzi ecc.
  • La pinacoteca espone opere di artisti attivi in Capitanata a partire dal Settecento, di artisti napoletani (De Mura, Morelli, Palizzi), di pittori foggiani dell'Ottocento, tra i quali Altamura, Caldara, Dattoli, Parisi. Ricca è anche la collezione di ritratti di personaggi regali. Un settore, dedicato all'arte contemporanea, mostra opere di Guttuso, Levi, Dova, Guerricchio.
  • La sezione delle tradizioni popolari espone accoglie materiale etnografico relativo alle arti e ai costumi della Capitanata. Una sala dedicata a Umberto Giordano raccoglie il pianoforte usato dal musicista negli ultimi anni di vita, diari autografi e la partitura originale dell'Andrea Chénier.


MUSEO DEL TERRITORIO
Via Pasquale Fuiani, 16
(ex Ospedale di Maternità, angolo Via Arpi)
Istituito dall'Amministrazione Provinciale di Foggia, e inaugurato nel 1998, il Museo presenta la storia delle popolazioni della Capitanata nei primi due millennio dell'era cristiana. L'esposizione del museo propone, accanto agli oggetti più consueti - materiali di scavo, calchi, plastici - il punto di vista del ricercatore e dello storico che, con sintetici pannelli di testo a cartografia tematica, illustra ai non specialisti alcuni percorsi di storia del territorio.
Nel suo attuale allestimento il Museo presenta due sezioni:
  • una sezione introduttiva, dedicata al lungo periodo, in cui sono prese in particolare esame quattro cosiddette “voci guida”: confini, demografia, poteri, catastrofi;
  • una sezione dedicata al Medioevo, in cui sono esemplificati aspetti della produzione materiale e artistica della Capitanata nel periodo medievale.
 

Parco Archeologico Passo di Corvo

Poco lontano da Foggia, il villaggio “trincerato” di Passo di Corvo fu scoperto per caso nel 1943, da J.B. Bradford, ufficiale inglese della RAF, mentre analizzava le fotografie delle ricognizioni aeree sulla zona. Esso si estende su un’area di 130 ettari ed è il villaggio neolitico più grande d’Europa. Nel dopoguerra, gli scavi condotti dal professor Tiné dell'Università di Genova hanno portato alla luce una vasta area dell'abitato, databile tra il VI e il IV millennio a.C., comprendente diverse unità abitative con i relativi oggetti della vita quotidiana e del culto. Le strutture più importanti messe in luce riguardano alcuni fossati a "C" utilizzati per il drenaggio del terreno attorno alle singole abitazioni. Inoltre sono stati individuati pozzi per la raccolta d'acqua, silos, recinti, piattaforme circolari e sedici sepolture.
Il Parco Archeologico comprende attualmente la ricostruzione a grandezza naturale, di una capanna, del fossato che la cinge, degli animali e dei personaggi che la abitarono in quel remotissimo passato. I numerosi visitatori che annualmente si recano a Passo di Corvo, possono in tal modo aggirarsi – accompagnati da guide del Museo Civico di Foggia – attorno ad una tipica scena di vita quotidiana di un nucleo familiare vissuto oltre 6000 anni fa e confrontare direttamente la ricostruzione effettuata dagli archeologi, con gli originali resti architettonici messi in luce con gli scavi.
 

Teatro Umberto Giordano

Situato nell’attuale Piazza Cesare Battisti, il Teatro Comunale di Foggia fu costruito fra il 1825 e il 1828, su disegno di Luigi Oberty e con il supporto finanziario dei maggiorenti cittadini. L’inaugurazione avvenne il 10 maggio 1828, con la rappresentazione de La Sposa fedele di Giovanni Pacini. Inizialmente, il Teatro fu dedicato a Ferdinando I di Borbone e denominato “Real Teatro Ferdinando”. Dopo l’unità d’Italia, fu chiamato “Teatro Dauno” e infine, nel 1928, fu dedicato a Umberto Giordano, compositore nato a Foggia e autore – fra l’altro – di Fedora e di Andrea Chénier. Dopo il San Carlo di Napoli, quello di Foggia era il teatro più importante del Regno.
La costruzione è in stile neoclassico, caratteristico dell’Oberty, che in quelli anni lasciò la sua impronta in diverse edifici della città, tra cui la Villa Comunale.
L’esterno è caratterizzato da un frontone a dentelli e da un bel peristilio a sei colonne. All’interno, la costruzione si presenta come un tipico teatro italiano: grande sala a ferro di cavallo, con tre ordini di palchi, ricche decorazioni e abbondanza di stucchi. Particolarmente curato fu il Ridotto, che ospitava il Circolo Dauno, il più esclusivo di Foggia. Fu decorato con quattro statue di regnanti dell’epoca: Francesco I e Maria Isabella, e i successori Ferdinando I e Maria Teresa. La statua di Maria Isabella è opera di Giovanni Tacca, mentre le altre tre sono opera di Tito Angelini, scultore neoclassico napoletano.
 

Villa Comunale

Posta tra Via Scillitani e Via Galliani, la stupenda Villa Comunale di Foggia prospetta sul lato orientale di Piazza Cavour. L’edificio fu eretto nel 1824, su disegno degli architetti Oberty e De Tommaso, e richiama Villa Floridiana di Napoli. L’ingresso è caratterizzato da un imponente pronao di ventotto colonne in stile dorico, abbellito da statue, fontane e da quattro file di lecci. Distrutto dai bombardamenti del 1943, il pronao fu riedificato nel 1950. Ai lati del porticato sorgono due eleganti palazzine simmetriche, una delle quali ospita il Palazzetto dell’Arte, che comprende due sale, dedicate rispettivamente alle esposizioni e ai convegni. In villa sono raccolte statue dedicate a foggiani illustri: sono poi visibili le tracce di un insediamento neolitico.
Attraversato il portico, si accede all’ampio parco-giardino, che si presenta come un campo rettangolare, lungo quasi 800 metri e fiancheggiato da aiuole e da filari di lecci, palmizi e pini. Su una lieve altura, s’innalza un tempietto in stile greco, inserito in un bel giardino all’inglese. In fondo ai giardini sorge un delizioso boschetto, molto frequentato dai visitatori.