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Storia di Foggia

I primi insediamenti nel Tavoliere delle Puglie cominciarono a sorgere già nel Neolitico, intorno al sesto millennio a.C. Ne sono testimonianza i vari ritrovamenti archeologici, specialmente quelli effettuati nella località detta Passo di Corvo, poco distante dalla città di Foggia.
Il villaggio più importante, poi chiamato Arpi, si trovava al centro del territorio dauno, così chiamato dal nome dell'antico popolo che – guidato, secondo la tradizione, dall’eroe omerico Diomede – vi s’insediò, estendendosi sul Tavoliere. La Daunia era indipendente sia dalla civiltà greca delle colonie sia da quella campana, e possedeva cultura e costumi propri. Tra le testimonianze più espressive di questa civiltà vi sono molti esemplari di stele daunia, blocchi di pietre con figure maschili e femminili molto stilizzate che venivano conficcate verticalmente nel terreno vicino alle sepolture, risalenti al VI secolo a. C. L’intera zona era malsana, ricca di acquitrini, di laghetti e pantani, di folte boscaglie e di canneti. Quando Arpi fu distrutta dall’invasione romana, gli scampati dall'antica cittadina poterono trovare in questa terra facili rifugi. Continuarono per secoli a rifugiarsi in quest’area, per sfuggire alle rappresaglie, ai saccheggi e alle razzie dei saraceni.
L'abitato vero e proprio si costituì in epoca non precisata, forse sotto la dominazione bizantina: di sicuro, la cittadina era completamente formata nell’undicesimo secolo, quando già dominavano i Normanni. Tra i fattori geografici che hanno portato alla nascita di Foggia, certamente primeggia quello della sua posizione strategica all’interno del sistema viario che caratterizzava la Capitanata nei primi secoli del secondo millennio, durante il passaggio dalla dominazione bizantina a quella normanna. Peraltro, un racconto a metà strada tra storia e leggenda vuole che la città sia stata fondata dopo il ritrovamento – in uno specchio d'acqua – di un'immagine sacra, ancora oggi venerata dai Foggiani, sormontata da tre fiammelle che compaiono anche nello stemma della città. E’ l'icona della Madonna (detta anche Iconavetere, o Santa Maria de Fovea, o Madonna dei Sette Veli), somigliante a quelle diffuse lungo l’Adriatico e in Grecia. Anche il toponimo sembra riferirsi a questo mitico ritrovamento: il nome di Foggia sembra, infatti, derivare dal latino volgarizzato fovea, cioè fossa, pantano.
I Normanni bonificarono la zona, le diedero impulso economico e civile e la arricchirono sotto il profilo artistico e religioso, facendo costruire la cattedrale in stile romanico. In seguito gli Svevi ebbero un ruolo fondamentale nello sviluppo della zona. Nel 1223 Federico II fece costruire un sontuoso palazzo con giardini e ampie sale che occupavano gran parte di quello che è oggi il centro storico di Foggia. Esso diventò pure centro di studi, confermando il ruolo culturalmente centrale della città nel territorio. Tanta era la predilezione per questa città che Federico II volle, dopo la sua morte, la tumulazione del proprio cuore a Foggia, nel tempio normanno. Il ricco sarcofago, sorretto da quattro colonne, si trovava accanto alla porta maggiore, ma fu distrutto, in seguito, dal terremoto del 1731. Carlo I d'Angiò scelse il palazzo svevo come “inclita sede imperiale”, cioè come sua residenza, e lo adornò e ampliò. Di questo palazzo resta ben poco: l'archivolto di pietra del portale d'ingresso e il pozzo, in massima parte ricostruito senza tener conto della forma originale.
Importante per la città e il territorio, fu la dominazione aragonese del Quattrocento. Nel 1447 gli Aragonesi istituirono la cosiddetta “Regia dogana della mena delle pecore in Puglia” che prevedeva il pagamento di un dazio da parte dei pastori che portavano le greggi a pascolare nel Tavoliere. Simbolo di questo proficuo quanto duraturo istituto sono i due Palazzi della Dogana, uno dei quali è l’attuale sede della Provincia. L’istituzione della Dogana ebbe come conseguenza negativa l'impoverimento progressivo dei contadini, che provocò l’abbandono della terra e il relativo impaludamento. Nel 1456 un forte terremoto distrusse la città.
Nel Cinquecento Foggia partecipò alla guerra franco-spagnoIa, schierandosi con la Spagna; subì gravi saccheggi dai Francesi, ma fu ricompensata dal vincitore Carlo V, che riconfermò per la città tutti gli antichi privilegi.
Nel Seicento la città fu colpita dalla peste che imperversò in tutta Italia. Alla fine del secolo fu costruita la Chiesa delle Croci, unico monumento nazionale della città. Nel 1731 Foggia fu colpita da un terribile terremoto che distrusse la città quasi completamente, causando innumerevoli morti e feriti. Poi ricostruita, Foggia tornò all'antico splendore. Sotto la dominazione borbonica, la città ebbe un nuovo impulso economico e culturale; fu attuata un’importante riforma agricola e fu promosso il commercio dei cereali. Giuseppe Bonaparte elesse Foggia "capitale delle due province di Capitanata e Contado Molise", stabilendovi la prefettura e l'intendenza e abolendo la Dogana del Tavoliere e il Tribunale della Dogana. Infine, sotto il regno di Ferdinando II, la Chiesa collegiale di Foggia divenne sede vescovile, staccandosi dalla diocesi di Troia.
Grazie alla sua posizione strategica, tra Pescara e Bari, punto di snodo per Napoli, Foggia ebbe un ruolo più importante rispetto alle altre città del Tavoliere. Essa fu politicamente attiva, e prese parte ai moti carbonari. Dopo l'Unità d'Italia, fu dato nuovo impulso all'agricoltura. La città si sviluppò ulteriormente come centro di smistamento dei traffici tra Settentrione e Meridione.
Il Novecento vide l'arrivo a Foggia dell'acqua, grazie alla costruzione dell'acquedotto pugliese nel 1924. Con il ventennio fascista si ebbe lo spostamento dal centro antico a una nuova zona, arrivando alla demolizione di molte strade, chiese e costruzioni che oggi sarebbero d’interesse storico. Con la seconda guerra mondiale la città fu rasa al suolo dai bombardamenti delle forze alleate, proprio per la sua posizione strategica di collegamento tra nord e sud. In seguito, Foggia divenne il centro di raccolta delle truppe alleate nelle azioni in Adriatico e nei Balcani. Per questi motivi, la città fu poi insignita della medaglia d'oro al valor civile e militare.
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