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Sabato 10 Dicembre 2016, Madonna di Loreto
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Storia di Ferrara

Resti archeologici rinvenuti nella zona parlano di una frequentazione già dall’età del bronzo a Bondeno e del VI secolo a.C. a Spina, fiorente porto di attività commerciali con la Grecia. In seguito sono attestate frequentazioni galliche ed insediamenti di epoca romana. Poi, in epoca romana, si ebbe il Ducatus Ferrariae lungo il corso del Po, laddove si ripartiva il ramo del Primaro. Qui sorsero due nuclei distinti, non ben correlabili né topograficamente né cronologicamente. Il primo, proprio alla confluenza dei due fiumi, sorse - verso il 657 - attorno alla Cattedrale di San Giorgio Vecchio, sede vescovile dopo la decadenza di quella di Voghenza; il secondo è il castrum bizantino, sull’opposta riva del fiume, verso nord, con un insediamento militare fortificato.
Nel VIII secolo, Ferrara faceva parte dell’esarcato di Ravenna e insieme a questo venne ceduto da Carlo Magno al papato nel 774. Passò quindi alla potente famiglia dei Canossa sul finire del sec. X e nel 1100 acquistò fisionomia urbana diventando comune libero, con consoli annualmente eletti dalla popolazione.
L’inevitabile sbocco signorile si realizzò nel 1267, quando Obizzo II si fece acclamare “signore perpetuo” di Ferrara. Il podestà di Ferrara e le altre magistrature comunali furono assoggettate al potere dispotico del signore estense. Gli Estensi diedero ai propri domini una spiccata impronta feudale, sviluppando piuttosto la produzione agricola, con grandi opere di bonifica, che non le infrastrutture e i traffici. L’attività bancaria e creditizia fu esercitata in prevalenza dalla colonia ebraica che a Ferrara trovò condizioni particolarmente favorevoli.
Fu grazie alla corte estense che Ferrara divenne, nel Quattrocento e nel Cinquecento, uno dei centri principali della civiltà umanistica e rinascimentale. La grande stagione culturale iniziò con la fondazione, nel 1391, dell’Università. Poi fu un continuo crescendo di cultura e di sfarzo, che portarono la Corte Estense ai massimi livelli europei.
In città convennero umanisti come Battista Guarini, artisti del rango di Leon Battista Alberti, Pisanello, Piero della Francesca, Rogier van der Weyden e Tiziano. La scuola locale, chiamata "Officina Ferrarese", annoverò i nomi di Cosmè Tura, Ercole de’ Roberti e Francesco del Cossa. Tutti i massimi musicisti del tempo lavorarono per i duchi di Ferrara, per i quali furono anche scritti i versi immortali di Boiardo, Ariosto e Tasso.
Accanto ai nomi dei signori, come il diplomatico Niccolò III, l’intellettuale Leonello, il magnifico Borso, o ancora Ercole I, il promotore della grande Addizione, e Alfonso, il soldato, brillarono quelli delle principesse: l’infelice Parisina Malatesta, la saggia Eleonora d’Aragona, la bellissima e calunniata Lucrezia Borgia, oppure l’intellettuale Renata di Francia, seguace di Calvino.
L’inizio del declino di Ferrara si può datare al 1598, quando papa Clemente VIII riuscì a prendere possesso della città e la corte estense si trasferì a Modena. Per tre secoli Ferrara sarà retta da cardinali legati. Il governo dello Stato della Chiesa ebbe nella città e nella campagna circostante effetti negativi: le campagne si impoverirono per la mancanza di manutenzione delle acque (l’impaludamento era una delle minacce principali per la regione) mentre la vita cittadina stava vivendo un generale decadimento. Nonostante il giudizio negativo dell’ amministrazione cardinalizia la città si arricchì culturalmente con la nascita delle Accademie e la presenza di artisti di qualità.
Gli anni che vanno dal 1796, data di arrivo dei francesi a Ferrara e inizio del dominio napoleonico, al 1859 , quando austriaci e papalini lasciano la città nelle mani del popolo insorto, sono vissuti in uno stato di continua tensione, con pochi interessi per i problemi urbani, fino a che nel 1860, Ferrara fu unita all’Italia.
Con l’ unificazione la grandiosa opera di bonifica e poi l’ introduzione della bieticoltura sconvolsero i vecchi rapporti di produzione nelle campagne e favorirono la penetrazione del capitalismo e la formazione di un vasto e misero bracciantato che, dopo la crisi degli anni ’80, aderì alla propaganda socialista e diede vita a grandi scioperi e agitazioni.
Il periodo bellico della seconda guerra mondiale fu segnato dalle persecuzioni nazi-fasciste contro la comunità ebraica, e da duri bombardamenti che distrussero molti monumenti della città, tra cui anche le tre sinagoghe.
Nel secondo dopoguerra una rapida ripresa economica e demografica della città venne favorita dall’ insediamento di industrie meccaniche e chimiche e dai nuovi allacciamenti stradali che sempre meglio hanno inserito l’ economia di Ferrara nel circuito italiano e europeo. La tutela e la valorizzazione del centro storico diventano i principali obiettivi del governo municipale e fanno di Ferrara un polo di riferimento europeo della difesa dell’ ambiente urbano e architettonico.
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