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Martedì 27 Settembre 2016, San Vincenzo de' Paoli
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Museo della Cattedrale

Ferrara / Italia
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Il Museo della Cattedrale è stato creato nel 1929. Le opere allora raccolte provenivano in gran parte dalla Cattedrale, ma anche da altre sedi cittadine civiche come i lapidari del cortile di Palazzo Paradiso e di Palazzo dei Diamanti. Successivamente la collezione si arricchì di altri preziosi marmi, rinvenuti durante i lavori di sistemazione della pavimentazione dell’atrio. Il Museo è rimasto nella storica sede - un’ampia sala soprastante l’atrio della Cattedrale - fino al dicembre del 2000. In seguito ad una nuova convenzione tra il Capitolo della Cattedrale e il Comune di Ferrara, proprietari delle opere esposte, la sede museale è stata trasferita nei locali dell’attigua ex chiesa e convento di San Romano, ripristinati nell’ambito delle opere realizzate per il Giubileo.
Il nuovo percorso comincia nello spazio del convento, dove si conservano un innario , un salterio e ventidue corali atlantici rinascimentali, miniati da Guglielmo Giraldi (caposcuola della miniatura ferrarese della prima metà del Quattrocento), Jacopo Filippo Argenta, Martino da Modena e Giovanni Vendramin. Alcuni progetti e un modello ligneo, databili all’ultimo decennio del Settecento, permettono di ricostruire le vicende del concorso di allora per completare il campanile quattrocentesco. Lapidi iscritte di diversa provenienza e due parapetti di ambone, originariamente nell’antica Cattedrale di Voghenza, opera di maestranza ravennate dell’VIII secolo, completano il primo ambiente.
L’ampia aula dell’antica chiesa accoglie le opere più preziose del museo, a cominciare dalle splendide ante per l’organo della Cattedrale che Cosmè Tura realizzò nel 1469. L’attuale disposizione delle ante consente la visione delle raffigurazioni sia esterne (San Giorgio che uccide il drago e la Principessa), sia interne (l’arcangelo Gabriele e la Vergine). A Cosmè Tura è attribuita anche una piccola scultura che rappresenta S. Maurelio. La navata ad aula è suddivisa da ampie pennellature che reggono otto arazzi con episodi della vita dei santi Giorgio e Maurelio, protettori di Ferrara; gli arazzi sono stati eseguiti - intorno al 1550 - dal fiammingo Giovanni Karcher, su cartoni predisposti dal Garofano e dal Filippi. E’ l’unico esempio superstite di questo tipo di produzione locale d’età rinascimentale.
Addossate ai pannelli, su cavalletti metallici, sono alcune lapidi provenienti dal fianco della Cattedrale, come le magnifiche formelle che ornavano l’antica Porta dei Pellegrini, o dei Mesi, rimosse nel Settecento. Si tratta dell’opera di uno scultore anonimo del primo Duecento, chiamato per convenzione il Maestro dei Mesi, proprio per avere realizzato queste splendide raffigurazioni allegoriche: ogni mese è associato alla corrispondente attività agricola, resa con un naturalismo spontaneo ed elegante, ben informato sui modi dell’Antelami. Nell’abside è la Madonna della Melagrana, opera di Jacopo della Quercia, eseguita nel 1406 per l’altare della cappella Silvestri.
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