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Chiesa di Santa Maria della Consolazione

Ferrara / Italia
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La chiesa di Santa Maria della Consolazione - voluta da Sigismondo ed Ercole I d’Este - è annoverata fra le ultime opere del Rossetti. I lavori iniziarono nel 1501e terminarono nel 1516. Nel 1781 Papa Pio VI decretò la soppressione del convento e l’assegnazione dell’isolato all’Opera Pia Esposti, mentre la chiesa continuò ad essere officiata. Verso la fine dell’Ottocento, l’edificio fu adibito a magazzino militare e poi a magazzino comunale. Restaurata nel 1964, la chiesa - dal 1972 - è aperta al pubblico nei giorni festivi.
La facciata è uno degli esempi di paramento non finito presenti a Ferrara: le riseghe in cotto denunciano che il rivestimento progettato doveva essere di marmo. L’abside monumentale indica le dimensioni che la chiesa avrebbe dovuto assumere una volta completata. Il protiro che dà sul sagrato è parte di un portico non completato. L’ingresso è ridotto da un architrave sulla cui trabeazione si legge l’intitolazione del tempio. Sulla lunetta il Bastianino affrescò - nel 1581 - la Beata Vergine in piedi col Bambino e vari angioletti. All’interno, la pianta della chiesa è di forma basitale su tre navate, senza transetto, con abside centrale e due absidiole laterali. Le tre navate sono divise da pilastri sormontati da eleganti capitelli di marmo. Sopra la porta principale è la cantora che un tempo ospitava l’organo, costruito da Carlo da Cremona (1522) con le porte dipinte da Gabriele Cappellini, allievo del Dosso. Trasportato nella chiesa parrocchiale di Quacchio, andò distrutto durante il bombardamento del 1944.
Il catino del coro è occupato da un grande affresco, rappresentante l’Incoronazione della Vergine da parte del Padre Eterno fra schiere di Angeli musicanti. Delle tante opere d’arte presenti nella chiesa, oggi rimane solo questa a ricordare il momento del suo massimo splendore. Sulle pareti della navata destra si possono notare alcuni brani di affresco e lapidi sepolcrali; una di queste ricorda il notaio ferrarese Gerolamo Monsignori, morto nel 1599, attivo alla corte di Ercole II e del Cardinale Luigi d’Este. Ai piedi dell’Altar Maggiore era sepolta Marfisa d’Este, morta nel 1608, la cui lapide sepolcrale fu trasportata nel famedio estense nella Certosa, ma le cui ossa dovrebbero riposare ancora nella chiesa.
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