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Sabato 21 Ottobre 2017, Sant'Orsola e compagne
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Visitare Enna - guida breve

 

Castello di Lombardia

Il possente Castello di Lombardia sorge al termine di Via Roma, nella parte più alta della città. Nato in antico come piccolo insediamento dei Siculi, subisce varie modifiche e rifacimenti nel corso dei secoli (uno dei più importanti fu effettuato durante la dominazione araba), che lo trasformarono in un'autentica fortezza. Il Castello deve il suo attuale aspetto specialmente agli interventi degli Svevi e degli Aragonesi. Prende il nome di "Castello di Lombardia" perché vi s’insediarono per qualche tempo genti lombarde, in epoca normanna. Centro del sistema difensivo di Enna, assieme alla Torre di Federico, il Castello cominciò a decadere nel Quattrocento, quando, pacificata la Sicilia sotto la dinastia dei Trastamara, furono sopratutto i castelli e le fortificazioni costiere a mantenere importanza militare. Nel Settecento il maniero è già parzialmente in rovina; nel 1837 Ferdinando II di Borbone lo giudicò militarmente inservibile. Utilizzato in seguito come carcere, alla fine dell’Ottocento il Castello è descritto in pieno sfacelo. Negli anni '30 del Novecento il primo cortile fu trasformato in teatro all'aperto, il cosiddetto “teatro più vicino alle stelle”, inaugurato nel 1938 con l'Aida di Verdi; inoltre, vaste cisterne idriche furono ricavate sotto il "cortile delle Vettovaglie". Durante la seconda guerra mondiale vi furono acquartierati contingenti militari.
La costruzione si estende su circa 27.000 metri quadrati e si presenta in forma quasi quadrata, con una fascia alla base elevata dal terreno in tutti i suoi punti su pietra massiccia, alta 9 metri. All’interno, la rocca è divisa in tre cortili, la cui indipendenza, unita alla sobrietà della struttura, la resero inespugnabile per secoli. I tre grandi cortili erano difesi da venti torri delle quali ne rimangono solo sei. Tra queste spicca la cosiddetta "Torre della Campana" nel cortile “degli Armamenti", così chiamata perché custodiva una campana, che veniva suonata ogni qualvolta un prigioniero tentava di fuggire, oppure quando vi era pericolo d'invasione. Dal cortile “degli Armamenti”, passando per la porta "della Catena", si giunge al cortile "delle Vettovaglie", il più grande del castello. Il terzo cortile chiamato "di San Martino" è quello meglio conservato; in esso si trova la "torre Pisana", la maggiore del castello, merlata alla ghibellina, che dagli Arabi fu chiamata "delle Aquile", per gli avvoltoi che -venuti dai monti circostanti - vi si posavano; dai Normanni, fu chiamata "Pisana", perché la custodia e la difesa furono affidate ai drappelli di lance pisane dell'esercito del conte Ruggero.
Dalla sua sommità si può ammirare un bellissimo panorama.
 

Chiesa delle Anime Sante

La Chiesa prospetta su Via Roma, all'altezza della Piazza Francesco Paolo Neglia, tra la Chiesa di San Tommaso e il Collegio di Maria. La storia della Chiesa delle Anime Sante coincide con le vicende dell'omonima Arciconfraternita, sorta nel 1615 per “divulgare la fede cristiana e tenere vivo il culto dei morti, operando nel rispetto delle tradizioni e del dettato dalla Sacra Scrittura”. Edificata nel 1671, la Chiesa è stata recentemente restaurata e fruisce di una continua e attenta manutenzione, da parte dei Confrati, che si sono impegnati nel tempo, a rispettarne al massimo la configurazione originale. Malauguratamente negli anni '60 è andato disperso il ricco e antico patrimonio documentale dell’Arciconfraternita e della Chiesa, ma l'avere mantenuto i caratteri originali, dona alla Chiesa un fascino particolare sostenuto dalla presenza di importanti opere d'arte.
La facciata, esposta a ovest, mostra un bel portale che denuncia chiaramente le sue origini barocche, con la caratteristica rottura della trabeazione dell'ordine architettonico, tipica, appunto, del periodo barocco. Il portale, in pietra rossa, presenta fregi, cornici e colonne corinzie molto caratterizzanti.
L’interno, a navata unica e in stile barocco, è sormontato da una volta a botte, ornata da stucchi di gesso a figurazioni floreali. Qui il pittore fiammingo Guglielmo Borremans inserì tra il 1720 ed il 1723 - dipinte a fresco - alcune scene raffiguranti “La Gloria della Madonna con Papa Urbano VIII”, “Il trionfo della fede” e “La cacciata degli angeli ribelli dal Paradiso”. Sull'altare maggiore è un dipinto del pittore ennese Saverio Marchese, titolato “Il Purgatorio”. Nella navata si nota il meraviglioso pulpito ligneo settecentesco, ornato di splendide sculture; pregevole è, infine, il pavimento in maiolica ornata con motivi floreali, che ricopre l'intero piano di calpestio della navata e del coro.
 

Chiesa di San Francesco d'Assisi

La Chiesa di San Francesco d'Assisi è una delle più affascinanti di Enna. Con l'annesso convento dei frati minori conventuali, essa prospetta sulla centrale Piazza Vittorio Emanuele II. L’edificio ingloba il trecentesco Palazzo Chiaramonte, che Re Martino d'Aragona tolse a Giovanni degli Ubertis e assegnò ai frati francescani conventuali. Questi lo trasformarono in convento e vi si trasferirono nel 1394. La chiesa, edificata nel Trecento, ha subito via via notevoli interventi che ne hanno modificato l'originario aspetto.
La facciata mostra finestre in stile gotico, è ornata da arcate a tutto sesto e costoloni ed è impreziosita dal campanile del Trecento, ricavato da un’antica torre d'avvistamento, che faceva parte del sistema difensivo della città. La torre è aperta da una sorta di loggiato con uno stile tipico risalente al tardo gotico. Proprio dalla parte delle torre in passato era posto l'ingresso della chiesa.
L’interno è a navata unica, con tre altari per parete. Nel primo, a sinistra per chi entra, si ammira la tavola della Adorazione dei Magi del pittore fiammingo Simone de Wobreck. L’abside, stupenda, ha forma poligonale: nella parte superiore, è affrescata con scene della vita di Sant’Antonio di Padova opera seicentesca di Giovan Battista Bruno, mentre nella parte inferiore è adornata da un bel coro ligneo di stile neogotico che risale al Seicento. L'altare maggiore, pure del Seicento, è caratterizzato da applicazioni di intagli, che raffigurano episodi biblici. Dal centro dell'arco maggiore davanti all'abside pende una croce basilicale attribuita a Pietro Ruzzolone da Palermo (1484-1526), dipinta da ambo le parti. Nel transetto ai lati dell'altare spiccano due tele del primo Settecento, opera del pittore Francesco Ciotti da Resuttano: La Natività e L’Assunzione di Maria. Nei sotterranei della Chiesa si trova una caratteristica cripta, scavata nella roccia, che merita di essere visitata.
 

Chiesa di Santa Chiara

La Chiesa di Santa Chiara si affaccia su Piazza Colajanni. Costruito tra il 1614 e il 1616 per volere del nobile Francesco Rotundo, l’edificio fu sede dei Gesuiti fino al 1767. In quell’anno i Gesuiti furono cacciati dalla Sicilia: nel 1779 la Chiesa e l’annesso Collegio furono affidati all’ordine delle Clarisse.
Al Tempio, abbellito su iniziativa delle suore con inferriate a petto d’oca alle finestre e al coro, si accede per mezzo di una scalinata monumentale che conferisce un aspetto di grandiosità alla costruzione. L’ampia facciata è disposta su due ordini, divisi da un'aggettante cornice e percorsa da piatte lesene.
Secondo i canoni gesuitici, l’interno è costituito da un’unica navata, le cui pareti sono state trasformate quando la Chiesa, dopo la seconda guerra mondiale, divenne sacrario ai caduti. Pregevoli rimangono il pavimento di maiolica dai colori sgargianti, che risale al 1850, in cui sono raffigurate una veduta della città di Santa Sofia e un battello a vapore, che indica la vittoria del Cattolicesimo sull'Islam. Notevole è anche il dipinto di Giuseppe Salerno, lo Zoppo di Gangi, che rappresenta "La Madonna delle Grazie", e che oggi si trova presso la sagrestia del Duomo.
 

Duomo di Enna

Dedicato a Maria Santissima della Visitazione, il Duomo sorge nel centro storico della città vicino al Castello di Lombardia e prospetta su Piazza Mazzini, della quale occupa il lato nord. E’ considerato tra le maggiori espressioni artistiche della provincia e, nel 2008, è stato dichiarato dall'Unesco “Monumento di pace”.
L’edificio fu eretto nel 1307, probabilmente sui resti di un antico Tempio di Proserpina, per volere di Eleonora d'Angiò, moglie di Federico III d'Aragona, in occasione della nascita del figlio Pietro. Nel 1446 fu distrutto da un incendio; si salvò solo un’abside e parte del fianco destro. Nel 1447 Papa Eugenio IV indisse un Giubileo di sette anni, per raccogliere i fondi necessari alla ricostruzione del Tempio, che terminò nel Cinquecento.
Esterno. Edificato su una platea tagliata sulla roccia di tufo calcareo giallino, il Duomo, dalla sua torre campanaria, domina l’ampia vallata che divide Enna dalla vicina Calascibetta. L’edificio è contornato da ampie gradinate nelle quali si aprono le porte di accesso ed il portico, che, col suo esterno, ne costituisce la facciata. Il Duomo è formato da otto pilastri che sostengono il campanile; adiacente al muro nord della costruzione si trova uno spazio in cui anticamente sorgeva un cimitero e dietro le absidi si estende un piccolo giardino dove un tempo c’era la vecchia sacrestia gotica della quale rimangono oggi solo un arco ed una mensola.
La facciata è maestosa e imponente: da una lunga scalinata si raggiunge un portico a tre portali, cinti da sei colonne, mentre sopra la base si sviluppano altri due livelli della torre campanaria, con due finestre a tutto sesto ricche di fregi, decorazioni, volti umani, lesene e colonne in ordine dorico e corinzio. Stupendo è il portale di San Martino, impreziosito da esili colonnine culminanti in originali capitelli: si trova nella fiancata destra ed è opera, completata nel 1574, dal messinese Jacopino Salemi. Notevole è la Porta del Giubileo, oggi murata, sul fianco destro, che rappresenta un buon esempio di gotico siciliano, con sei colonne a capitelli decorati e un bellissimo arco sovrastato dalla statua della Madonna con Gesù Bambino, incorniciata da un arco a tutto sesto e fregi a zig-zag che si alternano a motivi di foglie. Altra porta laterale è la Porta Sottana, che data 1447, recante due coppie di colonne corinzie sormontate da un timpano di coronamento e un bel bassorilievo marmoreo tardo-rinascimentale raffigurante “San Martino e il povero”.
Interno. L'interno è a croce latina, a tre navate divise da archi ogivali, sorrette da colonne di alabastro nero dai capitelli ornati di foglie, di volute e di rilievi con animali e santi. Il soffitto ligneo della navata centrale è a cassettoni e rosoni di legno di noce con teste alate grottesche e splendidi fregi, opera di Scipione Di Guido. Nella navata di sinistra spicca il pulpito seicentesco, di forma poligonale con scala laterale e il baldacchino impreziosito da fregi, angeli e putti, in marmo bianco e colorato. Dietro l'altare maggiore sono rappresentate scene dell'Antico e del Nuovo Testamento. Molto belle sono le opere lignee, come l’armadio della Sacrestia, su cui sono rappresentate scene di vita di Gesù. Di notevole pregio è anche la cappella con la statua della Madonna della Visitazione, arricchita da diamanti e gemme colorate. All'interno, di rilevante importanza troviamo: l'acquasantiera, il ricco portale con un bassorilievo che illustra San Martino del Gagini, il paliotto, e numerosi dipinti di vari autori.
 

Porta di Janniscuru

E’ l'ultima porta monumentale rimasta, delle sette originariamente arroccate sulle pendici del Monte, erette a difesa della città: Porta di Lombardia (o di Cerere), Porta Sant’Agata (o di Kamut, o dei Saraceni, o dei Carusi), Porta di Portosalvo, Porta Pisciotto, Porta Palermo, Porta di Papardura e Porta Janniscuru. Esse svolgevano un importante ruolo difensivo, essendo le uniche brecce nei possenti muri di cinta che fortificavano Enna, e la rendevano “Urbs Inexpugnabilis” per i Bizantini e “Città imprendibile”, secondo Tito Livio.
La Porta di Janniscuru si erge a guardia di una rupe sulle ripide pendici a sud-ovest, ai piedi della Chiesa dello Spirito Santo. Alta circa 5 metri e larga 2, la Porta fu realizzata in epoca medievale, tra il periodo greco e quello bizantino-mussulmano. Quel che si vede oggi sono i resti di un arco romano a tutto sesto, dodici file di blocchi orizzontali in alto, merlature, venti conci sulla porta e altri trentuno sull’arco interno. Subito dopo l’arco, a sinistra, si apre la Grotta della Guardiola: qui, secoli fa, sono state scolpite cellette in cui erano poste statue votive, per cui si presume che la grotta fosse un primitivo luogo di culto.
 

Rocca di Cerere

Enna, il più alto capoluogo di provincia italiano, è caratterizzata da due emergenze rocciose che dominano la città. Su questi rilievi troviamo il Castello di Lombardia e la Rocca di Cerere separati da un’insenatura chiamata Contrada Santa Ninfa. Cicerone, nelle Verrine, descrive il grandioso Santuario di Demetra che sorgeva appunto sulla Rocca, termine di un lungo percorso sacro scandito da sacelli rupestri, statue di divinità colossali e santuari satelliti. Queste testimonianze suscitarono il vivo interesse dei viaggiatori stranieri, che fra Sette e Ottocento attestarono la presenza - sulla Rocca di Cerere - di un altare al centro della sommità, cui si accedeva da una rampa intagliata nella roccia, oggi scomparsa.
Nei primi del Novecento l'area fu indagata da Paolo Orsi, che eseguì alcuni scavi nella valle e nei pressi della Rocca; fu rinvenuta una tomba a fossa di età ellenistica (III secolo a.C.), che insisteva su uno strato archeologico datato all'antica età del Bronzo (2300-1600 a.C.). Intorno agli anni Ottanta, altre indagini confermarono la frequentazione dell'area in epoca preistorica. Sul versante occidentale della Rocca si segnalano alcuni ambienti rupestri nei pressi dei quali si conservano i resti di due torri, parte del sistema di fortificazione di età medievale, collegate al Castello. Sul versante meridionale della Rocca si trovano poi vari ipogei scavati nella roccia, con i resti di una cisterna a campana di età greca (V- IV sec. a.C.) e, in un altro, di deposizioni funerarie di età tardo antica (III-V sec. d.C.).
 

Santuario di Papardura

Luogo di devozione e di intense suggestioni, il Santuario di Papardura è incastonato a sud ovest nella rocca del Calvario, nell'Altipiano Ennese, in quel margine ombroso della montagna, rigoglioso, verde ed intriso di acque, che si disperdono ed in parte si convogliano più a valle, nell'antico lavatoio pubblico del XIII secolo.
Il Santuario viene costruito intorno al 1660 circa; esso sarà arditamente ancorato sull'estradosso di un gran ponte a tutto sesto appositamente realizzato, che collega due margini rocciosi. L’edificio è opera complessa ed audace per il suo tempo, e straordinariamente evocativa per i nostri. Il suo impianto è a una sola navata, con abside poligonale che la legenda vuole, sia ricavato da una grotta anticamente dipinta.
L’esterno è semplice, definito nel suo prospetto da un profilo a capanna e da un portale sormontato da un rosone in pietra bianca di Siracusa, recentemente restaurati. L’interno è decorata con stucchi della scuola di Giacomo Serpotta (1696), in parte completati da Giovan Battista Berna nel 1699. La copertura è costituita da un soffitto ligneo a cassettoni, il cui disegno è impostato sulla modularità del quadrato avente al centro un tronco di piramide a base ottagonale. Esso richiama al tetto ligneo della navata centrale della Cattedrale. Oltre alle dodici statue degli Apostoli, la Chiesa contiene numerose tele e affreschi del fiammingo Borremans.
 

Torre Ottagona

La Torre Ottagona (detta Torre di Federico, o Castello Nuovo), sorge all’estremità occidentale della città, su una collina completamente isolata, le cui pendici sono ricoperte di vegetazione. La sua paternità è incerta: essa è attribuita alternativamente a Federico II di Svevia, a Federico III d’Aragona e a Federico IV d’Aragona.
Varie esigenze giustificano l’erezione della Torre: la cittadella, nel suo sviluppo costruttivo, era un grande organismo che rispondeva ad esigenze militari; era dunque logico che il sovrano facesse costruire, vicino al castrum, un palatium o una domus. Nelle intenzioni di Federico, come anche nelle abitudini dei suoi successori, la torre continuò ad essere considerata come la dimora regale, regia domus, nettamente distinta dalla cittadella che viene invece indicata con la denominazione di castrum o regium castrum. Nel 1457 la Torre, trovandosi in un avanzato stato di degrado, veniva assegnata al cittadino ennese Pietro Matrona, a condizione che questi concorresse economicamente alla riparazione della fortezza.
La Torre presenta peculiari caratteristiche riscontrabili anche in altre fortezze siciliane. Essa si presenta come un perfetto prisma ottagonale alto 24 metri, è suddivisa nel suo interno in due ambienti sovrapposti, entrambi coperti da volte ad ombrello e da un terzo piano tronco, collegati da una scala a chiocciola ricavata nello spessore murario. L’accesso al suo interno è ora consentito da una porticina a sesto acuto, ma originariamente l’ingresso era collocato in prossimità della scaletta esterna. Il locale inferiore, di forma ottagonale, si presenta con il tetto coperto da una volta ad ombrello e con una cisterna idrica, visibile al centro del pavimento. Nel centro di quest’ultimo è scavata un’apertura circolare che segna, forse, l’accesso ad un’antica prigione sotterranea. Il piano superiore si presenta nello stile della struttura, molto simile a quello inferiore; l’unica differenza consiste nella presenza in questo, di semicolonne ioniche poggianti su capitelli a foglia. Il secondo piano della fortezza appare decapitato; i resti lasciano intendere che l’architetto che progettò tale struttura, abbia intenzionalmente adottato una volta depressa per garantirne una maggiore stabilità. Nel lato della torre, dove si svolge la scala, tra il piano terra e il primo piano, si apre, verso l’interno una stretta porta ogivale che doveva svolgere una funzione di collegamento con l’esterno.
Ad aumentare la grandiosità della fortezza contribuì la costruzione di una cortina ottagonale che, circondando l’edificio, lo isolava sulla sommità della collina.