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Domenica 25 Settembre 2016, Sant'Aurelia
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Storia di Enna

Fondata probabilmente dal sicano Euno nel 2700 a. C, Enna diviene colonia greca nel V sec. a. C. Dai greci è battezzata l'omphalos (ombelico) della Sicilia, per la sua posizione centrale nel territorio; subisce in modo determinante la dominazione greca testimoniata, tra l'altro, dal santuario di Demetra, la romana Cerere, dea della madre terra, personificazione della forza generatrice. Il culto di Demetra ha radici antiche e trova le sue origini nelle attività agricole dell'uomo; sulla parte alta della città si trova la "Rocca di Cerere", importante sito archeologico, dove, tra i resti del tempio dedicato alla dea, è oggi possibile leggere un'iscrizione su un masso con dedica a Cerere. Per la sua posizione strategica questa città attira le mire di Siracusa il cui tiranno Dionisio il Vecchio la conquista nel 395 a. C., seguito, poco tempo dopo, dal tiranno Agatocle.
La breve parentesi cartaginese si chiude con l'arrivo dei romani che, nel corso della seconda guerra punica (214 a. C.), conquistano definitivamente la città con le legioni di Claudio Marcello, dopo un sanguinoso massacro. In epoca romana la città si afferma come importante centro per il commercio del grano. Nasce la grande proprietà agricola, ma, esasperati dallo sfruttamento nel lavoro dei campi, gli schiavi si ribellano contro i romani infiammando l'Isola. La guerra degli schiavi, guidati dallo schiavo Euno, dura tre anni, dal 135 al 132 a.C. e termina con l'eccidio di Taormina ed Enna. Questo è il primo di tre distinti tentativi di ribellione, tutti finiti malamente per gli schiavi. Sotto il pro-pretore Gaio Licinio Verre il traffico commerciale cresce d'importanza ma le ricchezze della città, tra cui inestimabili opere d'arte, vengono sperperate.
Dopo la caduta dell'Impero Romano d'Occidente, di cui faceva parte la Sicilia, e la breve parentesi gota, nel 535 i bizantini riconquistarono la Sicilia e con essa Henna; fecero della città un importante centro militare apportando così una rinascita all'Ombilicus Siciliae, e restituendole l'antico ruolo perso con l'invasione romana. La città venne chiamata Castrum Hennae. La conquista araba della Sicilia fece nascere molti nuovi centri in provincia, a partire da Calascibetta, nata nel IX secolo come accampamento militare, Qal’at Shibet, creato sulla rocca antistante Henna per tentare l'assedio della roccaforte bizantina. Rinominato Qasr Y?n?, arabizzazione di Castrum Hennae (Castello di Enna), che poi diverrà Castrogiovanni, il capoluogo si arricchì di moschee e divenne una delle maggiori città musulmane dell'Isola. Fu infine sede di amministrazione di una Taifa, unità territoriale importante e quasi completamente autonoma, tanto da avere un suo emiro.
Nel 1087 il suo sovrano-governatore, l'emiro Hammudita Ibn Hamud, cedette Castrogiovanni ai Normanni guidati da Ruggero d’Altavilla. Sotto la dominazione normanna, la città mantenne la sua floridezza; il conte Ruggero vi pose un presidio e la fortificò ulteriormente. Dopo la parentesi sveva, in età aragonese, Castrogiovanni ricevette particolari privilegi. Fu qui che Federico II d'Aragona assunse il titolo di re di Trinacria, nel 1314, e convocò il primo Parlamento siciliano, nel 1324. Di quest’epoca è la ricostruzione del Castello di Lombardia (munito di venti torri e d’impianto sicano e poi arabo) e l’elevazione della Torre di Federico II, di forma ottagonale. Sembra che il sovrano avesse sede in questa torre, eretta al centro di una vasta riserva di caccia che doveva estendersi sino al lago di Pergusa e oltre, sino alle alture di Carangiaro, Gerace e Geracello. Sotto Federico II, Enna divenne la diciassettesima città demaniale di Sicilia, requisito che le consentì di avere una nuova sessione parlamentare.
Tra il 1360 e il 1400, con l'inizio della dominazione spagnola, Castrogiovanni mantiene lo status di città demaniale, conservando i privilegi acquisiti fin dal periodo svevo. Sempre nel Quattrocento la città ottiene il prestigioso appellativo di Urbis Inexpugnabilis Hennae, che ancor oggi campeggia tra gli artigli dell'aquila bicipite sveva, simbolo della città stessa.
Nell'età moderna, Castrogiovanni seguì le più generali vicende della Sicilia, visse in pace il suo splendido isolamento al centro della Sicilia e non si distinse per avvenimenti memorabili degni di menzione storica.
Nel Cinquecento, con l'avvento al potere di Carlo V, si verifica una depressione economica e culturale in tutta l'Isola, ed anche nel territorio di Enna, che tuttavia, vede crescere a dismisura la popolazione, grazie alle massicce immigrazioni provenienti dalle coste, saccheggiate dai predoni saraceni.
Le carestie e le pestilenze del Seicento, al contrario, comportano un decremento demografico. Nel Settecento, con l'ascesa dei Borboni, ci sarà da un lato la costruzione di splendide chiese (in quel secolo a Enna ve ne erano 133), dall'altro la costituzione di varie confraternite e processioni.
Nell’Ottocento la città partecipa attivamente ai moti rinascimentali (1848) e all'impresa dei Mille, sarà visitata da Giuseppe Garibaldi, e nel 1893 darà vita al Fascio dei lavoratori. La ripresa della città fu formidabile: dall'Unità d'Italia al 1921 raddoppierà in termini di popolazione, passando da oltre 14.000 a 32.000 abitanti, record demografico a tutt'oggi non superato. Inoltre essa fu rappresentata al Parlamento italiano per trent'anni ininterrottamente, dal 1890 in poi, dall'illustre uomo politico Napoleone Colajanni.
Nel 1926, Enna - denominata allora Castrogiovanni - diveniva capoluogo di provincia. Il primo prefetto della provincia ennese fu Giuseppe Rogges, nominato direttamente da Mussolini. Nel 1927 la città riassume il nome antico, Enna.
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