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Lunedì 23 Ottobre 2017, San Giovanni da Capestrano
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Visitare Empoli - guida breve

 

Casa natale del Pontormo

Jacopo Carucci detto "il Pontormo" (Empoli 1494-Firenze1556), è annoverato fra i maggiori artisti italiani del Cinquecento. Egli è il massimo rappresentante di quella straordinaria scuola pittorica che il Vasari chiamò “maniera moderna”. Il Carucci è nato in una piccola casa ubicata nell'attuale Via Pontorme, al numero civico 97. Identificato da Ugo Procacci nel 1956, l’edificio reca in facciata una lapide commemorativa, composta da Emilio Cecchi: è un fabbricato di epoca medievale, che si sviluppa su tre piani. Dopo vari passaggi di proprietà, esso fu acquistato dal Comune di Empoli nel 1995, con l’intenzione di valorizzare le memorie del Carucci. La costruzione fu pian piano trasformata in una “casa della memoria” e – al termine di un accurato restauro – fu aperta al pubblico nel 2006.
Oggi vi sono esposti oggetti e opere che ricordano il maestro, tra cui i facsimili dei fogli che Jacopo disegnò in preparazione dei Santi da lui dipinti sulla tavola d'altare della vicina chiesa di San Michele, una bella edizione del celebre Diario dell'artista e vari reperti archeologici, trovati durante gli scavi eseguiti per il restauro.
I nessi fra la casa e il pittore sono idealmente illustrati da una tavola, replica della Madonna del libro, opera del Pontormo finora rimasta ignota nella sua redazione autografa. Di essa è stato scritto che "è senza dubbio l'opera più copiata" di lui, "e, con ogni probabilità, la Madonna più copiata di tutto il Cinquecento fiorentino".
La Casa del Pontormo ospita un Centro Internazionale di Studi sull'Arte del Cinquecento nella provincia Toscana e la Sezione Didattica dei Beni Culturali del Comune di Empoli, che svolgono attività scientifica e didattica, con laboratori, conferenze, rappresentazioni teatrali e seminari.
 

Chiesa di Santa Maria a Cortenuova

Si trova nell'omonima frazione di Empoli, non lontano dal borgo di Pontorme. Il nome della Chiesa compare la prima volta su alcuni documenti del 1117, ma l’edificio fu eretto senza dubbio in precedenza. L’ultima ristrutturazione, effettuata nel 1972, ne ha cambiata la struttura, specie quella interna.
La facciata, semplice e monocroma, è a capanna e non si discosta molto da quella originaria. L’interno, suddiviso in tre navate, presenta un patrimonio artistico notevole. L’altar maggiore è dominato dal prezioso affresco dell’Annunciazione, opera di Cenni di Francesco, di cui si ammirano i colori raffinati e l’elaborazione minuziosa; sulla navata di destra spiccano due tele seicentesche, che raffigurano i Santi Francesco e Marco, di autore ignoto. Per la minuzia descrittiva e i colori accesi, studi recenti attribuiscono a Francesco Ligozzi le due tele, in precedenza attribuite a Girolamo Macchietti. Ancora del Ligozzi è il quadro che rappresenta i Santi Lucia e Sebastiano in adorazione della Vergine.
 

Collegiata di Sant'Andrea (Pieve di Sant'Andrea)

La Collegiata o Pieve di Sant'Andrea è il monumento simbolo di Empoli: attorno ad essa si è sviluppata nei secoli la struttura urbanistica della città. Una pieve di Sant’Andrea doveva essere già eretta nel secolo V: è sicuramente citata in una bolla del 1059 di papa Niccolò II, che attribuì al pievano e al capitolo della Collegiata di Empoli i tributi e le rendite del contado.
L’edificio fu ricostruito nell'XI secolo sotto la direzione del Pievano Rolando: del 1093 è l'iscrizione sull'architrave che ne documenta la costruzione. Verso la metà del XII secolo, la facciata fu decorata in marmo bicromo, in quell'aristocratico stile romanico-fiorentino che solo pochi anni prima aveva ispirato la Chiesa di San Miniato al Monte di Firenze. Già allora, Empoli risentiva dell'influenza di Firenze e anzi ne rappresentava l'ultima propaggine a occidente, in un periodo in cui la Potenza di Pisa stava per raggiungere il suo apice.
L'originaria struttura romanica della facciata è ben riprodotta negli stemmi del tempo, oggi riportato nello stemma comunale, ma non è più visibile: tutto l’edificio subì pesanti e discutibili interventi, iniziati nel 1735 sotto la direzione dell'architetto Ferdinando Ruggeri. La facciata fu portata alla sua attuale forma quadrata, fu perduta anche l'originaria geometria delle tre navate interne e il tetto fu sostituito e sopraelevato.
All’interno, la chiesa conserva opere d'arte notevoli fra cui si segnala: sull'altar maggiore di Zanobi del Rosso (1785), il trittico di Lorenzo di Bicci raffigurante la Madonna in trono fra i Santi Martino, Andrea, Agata e Giovanni Battista. Le cappelle laterali conservano il Santissimo Crocifisso del XIV secolo e un dipinto di Francesco Fiorentino raffigurante il Martirio di Santa Lucia.
La Collegiata custodisce anche una serie di oggetti sacri come calici, croci, reliquiari e paramenti risalenti tra il XVI e il XIX secolo, oltre a dieci preziosi codici miniati databili tra il XIII e il XVI secolo. Nelle adiacenze della Collegiata di Sant'Andrea si trova il Museo omonimo, che custodisce importanti opere d'arte ed è uno dei più antichi musei ecclesiastici della Toscana.
 

Fontana del Pampaloni

Al centro di Piazza Farinata degli Uberti, detta anche Piazza dei Leoni, campeggia la bella fontana realizzata nel 1828 dallo scultore fiorentino Luigi Pampaloni.
Sopra una base che forma un vasto piano con tre gradini di pietra, s’innalza un’elegante vasca marmorea intorno alla quale quattro grandi leoni, pure scolpiti in marmo, versano dalla bocca acqua limpida e fresca. Dal centro della vasca sopra una snella base di forma rotonda, sorgono tre ninfe di delicata fattura che, volgendosi gli omeri, sostengono con la mano e con la testa un disco ampio e leggero, da cui zampilla l’acqua: questa si riversa sul monumento e produce – per i vivissimi colori dell’iride – un effetto incantevole. L’acqua proviene dai colli della vicina Sammontana, celebrata dal Redi anche per i suoi vini. Le ninfe sono armonica e delicata fattura del Pampaloni, mentre i leoni sono opera di Luigi e Ottavio Giovannozzi.
 

Palazzo Ghibellino

Palazzo Ghibellino sorge in Piazza Farinata degli Uberti, di fronte alla Collegiata. Eretto probabilmente nell’XI secolo, è così chiamato perché nel 1260 vi si svolse il più importante congresso dell'epoca, citato anche da Dante nella Divina Commedia, quello dei ghibellini. Qui si riunirono i vincitori ghibellini, dopo la battaglia di Montaperti, per decidere sulla distruzione della guelfa Firenze, vinta e sgominata sul campo di battaglia. Fu deciso di radere al suolo Firenze e di deportare i suoi cittadini a Empoli e dintorni, ma il Capitano d'arme Farinata degli Uberti si oppose alla decisione, facendo prevalere altre tesi: Firenze fu risparmiata e, nel tempo, ebbe lo sviluppo che ha avuto. Se Farinata non si fosse opposto alla furia ghibellina, Firenze sarebbe scomparsa e forse oggi sarebbe Empoli la città capoluogo della Toscana.
In origine, il Palazzo Ghibellino appartenne ai Conti Guidi, antichi feudatari della città. Poi fu ristrutturato nel Seicento, quando fu acquistato dai Del Papa: questi ultimi ricostruirono il Palazzo e ne trasformarono l’intera struttura, lasciandovi poco dell’antica e aggiungendovi – tra l’altro – nuovi ampi loggiati.
Nel Palazzo hanno oggi sede varie associazioni culturali cittadine, tra cui l'Associazione Archeologica, l'Archivio Storico e il Museo Civico di Paleontologia.
 

Porta Pisana

L'antica Porta Pisana risale al XV secolo, sorge nei pressi di Porta Garibaldi e fa parte della terza cerchia muraria della città. La sua costruzione ebbe inizio ai tempi della repubblica fiorentina e terminò dopo il ritorno a Firenze della famiglia Medici con Cosimo I (1537). Nell’Ottocento pressoché tutte le vecchie mura e le altre porte della città furono demolite, per poter realizzare nuove abitazioni civili a fronte dell’incremento demografico determinato da un rilancio dell’economia trainata, in particolare, dall'industria del vetro; solo Porta Pisana rimase intatta, a testimoniare l'antica Potenza di Empoli e il modo di costruire le strutture difensive in tempi di discordie civili e di invasioni esterne. Tuttavia, Porta Pisana non riuscì a sopravvivere alla seconda guerra mondiale. I danni strutturali che oggi possiamo vedere sul monumento derivano dal fatto che la Porta fu minata e abbattuta, nel 1945, dalle truppe tedesche in ritirata.
Presso Porta Pisana sorge l’antico Torrione di Santa Brigida, anch’esso testimonianza delle mura di Empoli del XV secolo.
 

Santuario della Madonna del Pozzo (Chiesa della Madonna del Pozzo)

In antico, il Santuario era detto anche della "Madonna di fuori", essendo l’unico edificio posto fuori dalle mura del castello. Sorge sui resti dell'Osteria della Cervia, già esistente nel 1441. L'Osteria, meta di viandanti e avventurieri, fu distrutta da un incendio del 1522, nel quale si salvò solo un tabernacolo, posto sopra il pozzo dell’osteria. Per venerare l’immagine, contenuta nel tabernacolo, i fratelli della Compagnia di Sant’Andrea costruirono qui un oratorio, che poi si trasformò in chiesa. Nella pittura vasariana del Castello d'Empoli nel 1530, ora a Palazzo Vecchio in Firenze, si vede la forma primitiva della chiesa. Il bell'ottagono della cupola e il loggiato esterno furono aggiunti nel 1621, su disegno dall’architetto empolese Andrea Bonistalli, detto il Fracassa, mentre il campanile risale al Settecento. Nel suo insieme, l’edificio richiama i modi del Bramante. All’altar maggiore è un affresco dei primi del Quattrocento: rappresenta la Vergine tra San Jacopo e Sant’Antonio Abate: negli sguanci dell'arco a sesto acuto son dipinti il Battista e Sant’Andrea Apostolo.