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Lunedì 26 Settembre 2016, SS. Cosma e Damiano
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Storia di Empoli

Gli scavi archeologici rivelano che il centro storico di Empoli fu abitato fin dalla prima età imperiale e continuò a esserlo in modo continuo fino al IV secolo d.C. Risale ai Romani la bonifica della piana di Empoli, che è ancora riconoscibile in alcuni particolari della disposizione delle strade vicinali e dei fossi della zona. Nella Tavola Peutingeriana del IV secolo, Empoli è indicata come porto fluviale lungo la via Quinctia che da Fiesole e Firenze portava a Pisa. A Empoli s’incrociava anche la via Salaiola, che proveniva da Volterra ed era utilizzata per il trasporto del sale proveniente da quella città.
Sembra che anticamente gli Empolesi fossero soggetti ai Pisani: in un luogo detto Pietrafitta, fra Empoli e Pontorme, era il confine tra il dominio pisano e il fiorentino Comunque, dal secolo VIII, Empoli andò costituendosi intorno al castello come cittadina. Divenne parte dei possedimenti dei conti Guidi nel 1119 e in quel periodo iniziò la costruzione delle mura. Nel 1182 Empoli entrò a far parte dei domini di Firenze, obbligandosi ad aiutare i Fiorentini in tutte le guerre, fuorché contro i conti Guidi, e a offrire a San Giovanni Battista un cero più grosso di quello che offriva Pontorme. Da quel tempo la Repubblica Fiorentina mandò un Vicario a reggere Empoli che si era stretta in lega con le Comunità di Pontorme e di Monterappoli. Zona agricola per eccellenza, Empoli fu definita dal Guicciardini “granaio della Repubblica fiorentina”.
Aumentando la Potenza ghibellina per opera del Barbarossa, Firenze, per istigazione del conte Guido Guerra II, fu costretta a restituire il contado ai grandi feudatari. Quando poi la parte imperiale declinò, la Repubblica riacquistò il terreno perduto: nel 1255, i quattro nipoti del conte Guido Guerra le vendettero ciascuno la propria quarta parte di giurispatronato su Empoli e sulle sue dipendenze. Nel 1260, dopo la vittoria a Montaperti, i Ghibellini affermavano in Empoli il riacquistato predominio. A quel parlamento parteciparono, con i fuorusciti fiorentini, Guido Novello dei conti Guidi, il conte Giordano d'Anglona, vicario di Manfredi, i conti Alberti, i conti di Santafiora, gli Ubaldini, gli ambasciatori di Pisa e di Siena. In mezzo a quei collegati, furenti d'odio fazioso, sarebbe prevalso il consiglio di radere al suolo Firenze, se Farinata degli Uberti non si fosse vivacemente opposto. Firenze fu salva. E Dante fa dire al magnanimo Farinata:

Fu' io solo là dove sofferto
Fu per ciascun di torre via Fiorenza,
Colui che la difesi a viso aperto.

(lnferno. X 91-93).

Empoli rimase sempre fedele a Firenze. Nel 1397, quando Benedetto Mangiadori di parte ghibellina con un colpo di mano strappava San Miniato alla Repubblica del Giglio e ne uccideva il vicario gettandolo dalla finestra, Cantino Cantini da Monterappoli coi soldati della Lega Empolese seppe costringere il ribelle alla fuga e riaffermare il dominio guelfo sulla forte città.
Una pagina memorabile della sua storia scrisse Empoli nel 1530, al tempo dell'epico assedio di Firenze, quando anche il castello empolese fu assediato dagli Spagnoli di Carlo V Francesco Ferrucci, Commissario della Repubblica, l'aveva mirabilmente fortificato, ma recatosi domare la ribelle Volterra, lasciò Andrea Giugni a capo della difesa. Per il tradimento di costui e di Piero Orlandini, Empoli cadde in mano dei nemici che, contro i patti convenuti, misero tutto a sacco. «La perdita del qual luogo - scrisse il Guicciardini - afflisse più che ogni altra cosa che fosse succeduta in quella guerra i Fiorentini; perché, avendo disegnato fare in quel luogo massa di nuove genti, speravano con l'opportunità del sito, che è grandissima, mettere difficoltà grande l'esercito alloggiato da quella parte di Arno e aprire comodità delle vettovaglie alla città che molto ne pativa» .
Dopo la caduta della Repubblica (1530), la storia di Empoli non conta avvenimenti notevoli. Solo ricordiamo che nel 1557 Gherardo Adimari e Taddeo da Castiglione tramarono di consegnare il castello ai Francesi, nemici di Cosimo I de' Medici. Scoperti, furono decapitati sulla porta del Palazzo di Giustizia a Firenze.
Con l’arrivo dell’esercito napoleonico, nel 1799, anche Empoli ebbe i suoi moti giacobini e il suo effimero albero della libertà. Più tardi la città soggiacque al dominio francese, che durò sino al 1814, quando Ferdinando II di Lorena tornò a reggere il Granducato di Toscana. Anno di tumulti e di rivolgimenti fu pure il 1848. Porta la data di Empoli il proclama, con cui l'anno seguente l'austriaco barone D'Aspre annunziava di esser venuto, «chiamato dal Principe», a rimettere sul trono Leopoldo II. Nel 1860 Empoli, con la Toscana tutta - dopo aver dato figli generosi alle battaglie del Risorgimento - si univa con solenne plebiscito alla monarchia sabauda, e da allora la sua storia si confondeva con quella della gran patria italiana.
Parte importante nella storia d’Italia ebbe Empoli nella seconda guerra mondiale. Nel 1943-1944 la città subì un violento rastrellamento da parte dei nazisti. Trenta persone vennero tolte alle loro famiglie e fucilate; solo una riuscì a scappare. Oltre a questi fatti, altri episodi, sempre nello stesso periodo, caratterizzarono la vita empolese di quel tempo. Infatti, l'8 marzo 1944, ben 597 persone, prelevate nel circondario empolese e in altre zone dell'Italia, furono stipate nel famigerato “Trasporto Bestiame n. 32”, partirono da Santa Maria Novella e giunsero a Mauthausen tre giorni dopo. Solo una decina di questi deportati tornarono a casa: oggi, in memoria di questi terribili avvenimenti, molte scuole partecipano al "Percorso della Memoria", istituito dal Comune, che prevede – per gli studenti di 13-16 anni – un pellegrinaggio ai noti campi di concentramento e sterminio di Gusen, Mauthausen, Harteim, Ebensee e la Risiera di San Sabba a Trieste. Tra i deportati al campo di Gusen c'era anche Carlo Castellani, preso al posto del padre, alla cui memoria è intestato lo stadio comunale. Infatti, egli era una promessa del calcio dell'epoca.
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