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Giovedì 23 Novembre 2017, San Clemente I
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Visitare Cremona - guida breve

 

Chiesa di Sant'Agata

La Chiesa di Sant'Agata prospetta su Corso Garibaldi. Esistente fin dal 1078, essa fu ricostruita – su disegno dell’architetto Luigi Voghera – a somiglianza del Panteon di Roma.
In facciata, notevole è il timpano dell’architrave nel quale, a mezzo rilievo, vi è il capolavoro del Seleroni, il Martirio di Sant’Agata. Il vicino campanile romanico e cuspidato, a bifore e trifore, risale al Duecento.
Nell’interno, a croce latina a cinque navate, caratterizzate da eleganti proporzioni, si trova il Mausoleo della famiglia Trecchi, opera stupenda di Gian Cristoforo Romano (1502), unico in Italia. In controfacciata si trova la Moltiplicazione dei pani, opera di Marc’Antonio Ghislina, e due dipinti di Bernardino Campi (1568). Sopra l’altare si conserva la preziosa Tavola di Sant’Agata (fine XIII secolo), detta anche Tavola dell’angelo, capolavoro di un anonimo maestro della pittura lombarda duecentesca, che raffigura su una faccia Storie della Santa e sull’altra Madonna col Bambino e Pentecoste. La Chiesa è poi arricchita da varie opere di grandi artisti del Cinquecento e del Seicento, tra i quali: Giulio Campi, Angelo Massarotti, Giovan Battista Trotti detto il Malosso, Boccaccio Boccaccino, Gervasio Gatti ed altri.
 

Chiesa di Santa Margherita

La Chiesa di Santa Margherita sorge in Via Sigismondo Trecchi ed è considerata uno dei maggiori esempi di manierismo cremonese. La Chiesa, dedicata alle Sante Margherita e Pelagia, fu costruita alla metà del Cinquecento e coniuga gli interessi umanistico-letterari del committente – Marco Girolamo Vida, vescovo di Alba – con i principi architettonici e artistici del suo realizzatore, Giulio Campi. Quest’ultimo, insieme al fratello Antonio, fu autore anche della decorazione interna dell’edificio. Dal 1589 al 1887, l’annesso convento fu sede del Seminario di Cremona. A cavallo fra l’Ottocento e il Novecento, la Chiesa passò un lungo periodo di abbandono e di chiusura. Riaperto al culto nel 1929, l’edificio divenne sede privilegiata della devozione a Santa Rita da Cascia. Infine, nel 1989, la Chiesa è stata trasformata in rettoria, quindi in una chiesa senza cura d’anime, ma non dipendente da altra chiesa parrocchiale.
La facciata, composta da quattro paraste che reggono la trabeazione sormontata da un frontone triangolare, è in stile dorico, che si mantiene anche all’interno. Essa è ritmata dal contrasto tra il bianco del rivestimento in pietra e il rosso del cotto delle paraste.
L’interno è ad unica navata, coperta da una volta a botte. Le pareti sono ritmate da lesene binate, tra cui sono compresi altari. Gli affreschi che decorano sia la volta sia le pareti laterali rappresentano storie dell’Antico Testamento ed episodi evangelici, tesi a esaltare la figura di Cristo. Nelle piccole nicchie che si aprono lungo la navata, sono presenti statue di apostoli in terracotta dipinta di nero, realizzate da Antonio Campi.
 

Duomo di Cremona

Il Duomo di Cremona, che prospetta su Piazza del Comune, è il massimo tempio della città, uno dei più ragguardevoli della Lombardia e forse d’Italia. Come si legge nella pietra di fondazione – ora conservata nella Sagrestia dei Canonici – i lavori di costruzione iniziarono nel 1107, sotto il pontificato di Pasquale II. Consacrato nel 1190, l’edificio era in forma di basilica; più tardi fu ridotto a forma di croce latina. Esso crebbe e si arricchì di opere d'arte nei secoli successivi, specialmente nel Cinquecento, fino a costituire una straordinaria sintesi di stili e un capolavoro indiscusso dell'arte medievale.
La facciata del Duomo è una sorta di museo a cielo aperto di arte scultorea in cui spiccano, sopra il protiro, la Madonna col Bambino affiancata dai due patroni della città, Sant’Imerio e Sant’Omobono e il Fregio marmoreo dei Mesi, opera della scuola di Benedetto Antelami.
L’interno, a tre navate, ha un aspetto monumentale, sia per le dimensioni, sia per il sontuoso apparato decorativo. Lungo la navata centrale corre la galleria dei matronei, con bifore e polifore. L’ampia fascia affrescata compresa tra gli archi e i matronei illustra episodi della Vita della Vergine e di Cristo, realizzati tra il 1514 e il 1529 da Boccaccio Boccaccino, Gianfrancesco Bembo, Altobello Melone, Girolamo Romanino, Bernardino Gatti e il Pordenone. La zona presbiterale presenta alcuni dipinti dei tre fratelli Campi, la grandiosa Ancona in legno che racchiude l’Assunta di Gatti, il coro canonicale a due ordini di stalli, stupefacente opera di intaglio ed intarsio ligneo di Giovanni Maria da Piadena detto il Platina. Sotto il presbiterio si estende la cripta, certamente la parte più antica della Cattedrale. Qui si conservano le spoglie del Santo Patrono di Cremona, Omobono Tucenghi morto nel 1197, primo santo laico e borghese della Chiesa romana. Nel transetto settentrionale degna di rilievo la Grande Croce, capolavoro dell’oreficeria lombarda rinascimentale realizzato tra il 1470 e il 1478 dagli argentieri Pozzi e Sacchi.
 

Palazzo Cittanova

Palazzo Cittanova sorge in Corso Garibaldi ed è una costruzione di epoca medioevale. Venne infatti edificato nel Duecento dalla fazione guelfa di Cremona, su disegno degli architetti Bontempo e Pastore. Morto Federico II, Buoso da Dovara instaurò una signoria ghibellina, con l'appoggio degli aristocratici (1254). Allora, la parte guelfa della città, di estrazione popolare, formò il proprio centro di potere nel quartiere Cittanova dove costruì l'omonimo palazzo. Lo schema costruttivo è quello tipico del broletto lombardo a blocco unico, contornato da trifore e coperto da cassettonato ligneo, con portico ad archi ogivali al piano terreno e ampio salone superiore.
Il Palazzo ebbe nei secoli diverse destinazioni d’uso: fino al 1300 circa, vi si riunivano i componenti del Consiglio della Città Nova; nel 1412 il Palazzo fu assegnato alla Corporazione dei Mercanti; nel 1756 fu adibito a caserma e nel 1805 diventò sede dell'Archivio Notarile. In relazione ai cambiamenti d'uso, l’edificio subì profonde modifiche e ristrutturazioni. Un restauro radicale attuato alla fine del Novecento ne ha ripristinato l'aspetto originario. Ora la grande aula è destinata a concerti, a convegni e ad altre manifestazioni culturali.
 

Palazzo del Comune

Il Palazzo del Comune domina una delle più suggestive piazze medievali d’Italia: Piazza del Comune. Come attesta una lapide in facciata, l’austero edificio fu eretto a partire dal 1206. E’ un edificio a pianta irregolare, nelle tipiche forme del broletto lombardo.
Nel 1245 la struttura fu notevolmente ampliata con l’aggiunta delle tre ali che delimitano il cortile e l’inglobamento della Torre Civica. Altri significativi interventi furono attuati a partire dalla seconda metà del Quattrocento fino alla ottocentesca sistemazione della facciata ad opera del Voghera. Sono riconoscibili tre fasce: i portici con archi a sesto acuto, le trifore trasformate in monofore nel 1496, e la fascia di coronamento merlata. Sotto il portico, sul lato dell’arengario, si conservano resti degli originari affreschi duecenteschi, mentre nelle volte e nelle lunette vanno ascritti alle ristrutturazioni rinascimentali.
Oggi il piano superiore ospita la collezione civica che ha reso celebre la città come capitale mondiale della liuteria: GLI ARCHI DI PALAZZO COMUNALE. Tra i vari capolavori della collezione, spiccano: il violino Carlo IX di Francia di Andrea Amati, del 1566; l’Hammerle di Nicolò Amati; il Cremonese, costruito da Antonio Stradivari nel 1715; lo Stauffer di Giuseppe Guarneri detto del Gesù; una viola Girolamo Amati del 1615.
 

Torrazzo

Simbolo di Cremona e campanile del Duomo, il Torrazzo – con i suoi 121 metri d’altezza – domina la sottostante Piazza del Comune. E’ la più alta torre campanaria in muratura d’Europa, ed ha conosciuto quattro fasi di sviluppo, tra il terzo decennio del Duecento e il 1309, anno in cui sarebbe stata terminata la guglia.
La struttura dell’edificio si caratterizza per la presenza di una base quadrata a doppia canna, costituita cioè da due torri, una inserita nell’altra, tra le quali si sviluppa una scalinata. Lo stile del Torrazzo si ispira al romanico tiburio lombardo e alla torre nolare d'origine borgognona (fine XII secolo) armonicamente fusi.
Sull’esterno, realizzato in mattoni, è stato incastonato uno dei più grandi orologi astronomici al mondo che, con il suo complesso congegno indica ore, giorni, mesi, fasi lunari, eclissi di sole e luna, congiunzioni zodiacali; fu realizzato da Giovanni Francesco e Giovanni Battista Divizioli negli anni ottanta del Cinquecento. La decorazione del quadrante è opera dei pittori Dordoni e Pesenti; recentemente è stata rifatta da Mario Busini.
Famosa è la scalinata interna, di quasi 500 gradini, naturalmente tra le più lunghe e difficili d’Italia. Sulla cima si ha una bellissima vista della città e dei suoi dintorni, della corona delle Alpi e degli Appennini, di buona parte della Pianura Padana: per questa sua caratteristica, il Torrazzo fu utilizzato anche come vedetta militare, per la difesa del territorio.