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Storia di Cremona

Si ritiene che le origini di Cremona risalgano al periodo etrusco. Narra Polibio che le terre del cremonese – paludose e insalubri – furono allora trasformate in fertili contrade. I Romani vi giunsero durante la seconda guerra punica e, intorno al 222 a.C., vi fondarono una colonia; la città fu restaurata e fortificata, e poté validamente resistere agli assalti dei nemici. Importante vittoria militare, dei Romani e dei coloni cremonesi, fu quella conseguita nel 200 a.C. contro i Cartaginesi di Amilcare, alleati ai Galli Cenomani. La città fu sempre alleata di Roma e godette presto della cittadinanza. Divenne importante centro dell'Italia transpadana. Era ornata di splendidi edifici, di ville, di templi, di terme, di un anfiteatro, e di un ginnasio pubblico, in cui fece i suoi primi studi Virgilio. Dopo Cesare, scoppiò la guerra civile e Cremona parteggiò per Bruto: per questo i suoi terreni furono confiscati da Ottaviano. Tacito riporta che Cremona era ricca e fiorente anche nel 69 d.C., quando nella lotta fra Vitellio e Vespasiano, le milizie di quest'ultimo la presero d'assalto e la incendiarono.
Con la caduta di Roma e le prime invasioni barbariche, Cremona ebbe nuovamente a soffrire: sotto Agilulfo re dei Longobardi, intorno al 603, fu presa e quasi interamente distrutta. Poi, fino ai tempi di Carlo Magno (800-814), non vi furono avvenimenti notevoli: la città risorse, pur non raggiungendo la floridezza primitiva.
Nel 1106 iniziò il periodo comunale: Cremona elesse i suoi consoli, e nel 1109 già muoveva guerra ai Bresciani. Si rimprovera a Cremona la guerra contro Crema e, in particolare, l'alleanza con gli imperatori Svevi. Tuttavia, quando conobbe le atrocità commesse dal Barbarossa, Cremona si unì alla Lega Lombarda.
La sua fama crebbe e i suoi commerci si estesero enormemente. La città negoziava con Bologna, Firenze, Venezia, Genova, Pisa. Ma non dimenticava la propria difesa e gli abbellimenti interni: nel 1128 furono erette 34 torri e terminate le mura. Poi furono terminati la cattedrale, il battistero, il pretorio e il palazzo pubblico. Cremona, per prima, argina il Po, prosciuga paludi, scava canali, getta ponti sul Po e sull'Oglio, detta vari statuti. Con leghe e trattati si fortifica all'esterno. Ma purtroppo tanta prosperità non può durare.
Nel XII secolo nobili e popolani, con varie alternative, reggono le sorti di Cremona sino alla morte di Federico Il. Allora Uberto Palavicino, Buoso Dovara ed Ezzelino formano un triumvirato che regna sulle due parti. Ezzelino trascende in potere e crudeltà e viene sconfitto a Cassano. Uberto e Buoso reggono Cremona – e altre tredici città – fino alla discesa di Carlo d'Angiò (1265) che li sconfigge all'Oglio. Buoso è accusato di intese col nemico e scacciato con infamia. Palavicino fugge sull’Apennino. Rimpatriati i Guelfi, affrontano l'Angioino, lo vincono e a celebrare la vittoria erigono il Torrazzo (1270); poi fortificano la città. Nel 1307 i Ghibellini espugnano Cremona e Arrigo VII manda un suo Vicario, per pacificare gli animi. Il Vicario è respinto e allora l'imperatore muove contro Cremona, la quale si arrende nel 1311. L'anno dopo i Guelfi, con Jacopo Cavalcabò, riprendono Cremona; poi i Ghibellini, guidati da Ponzino Ponzone, alleato con Visconti e Scaligeri, tentano di riprendere la città, ma trovano forte opposizione nel Cavalcabò, il quale viene ucciso da Matteo Visconti (1319). Nel 1331 la città, affidata al figlio di Arrigo VII, Giovanni di Boemia, viene stretta d'assedio da Azzone Visconti, e a lui pacificamente si sottomette il 15 luglio 1334. Cremona rimase sotto la signoria dei Visconti sino al 1402. Morto Gian Galeazzo, le città lombarde scossero il giogo e Cremona ricadde sotto quello di Ugolino e di Carlo Cavalcabò. Quest’ultimo fu ucciso da Cabrino Fondulo, che fece tregua coi Visconti e si fece nominare vicario dall'imperatore Sigismondo. Fondulo resse Cremona per quattordici anni da signore assoluto. Quando il Cremonese fu occupato da Filippo Visconti per opera del conte di Carmagnola, Fondulo vendé la città per 35.000 zecchini e si ritirò a Castelleone, ma reso sospetto al duca Filippo, fu preso a tradimento e decapitato a Milano (1424).
Per il matrimonio di Bianca Maria, figlia di Filippo, con Francesco Sforza, Cremona cadde sotto il dominio di quest'ultimo, a cui fu tolta da Lodovico il Moro. I Veneziani alleati con Lodovico XII di Francia e papa Alessandro VI contro il Moro, occupano Cremona che resta dieci anni sotto la repubblica, per poi passare ai francesi (1509) e quindi a Massimiliano Sforza (1512). Nel 1526 è ceduta a Francesco II Sforza: morto lui se ne fa padrone Carlo V (1535). Sotto il malgoverno della Spagna, Cremona rimase dal 1535 al 1701: sono gli anni di maggior sacrificio per la città, obbligata a mantenere la gran parte dell'esercito spagnolo. La guerra di Mantova, la carestia e la peste sperperarono gran parte del territorio e molti abitanti. Assediata nel 1648 dai Gallo-Sardi-Estensi, furono distrutti i sobborghi e decimati i superstiti. Caduta nel 1701 in mano francese e nel 1706 in mano austriaca, viene fortificata, ma la sua floridezza è distrutta e invano cercano di rialzarla Maria Teresa e Giuseppe II nel 1749.
Nel 1796, i soldati di Napoleone entrano in città. Durante il primo regno italico, Cremona fu capoluogo del dipartimento dell'alto Po. Caduto Napoleone, la città ritornò sotto l'Austria. Nei successivi anni di pace, l’agricoltura prese nuovo vigore e diventò primaria fonte di ricchezza.
Dal 1815 al 1848 Cremona sopportò il pesante giogo austriaco, non tralasciando di dar prova di sentimenti nazionali. Nel marzo 1848 mentre si combattevano le Cinque Giornate di Milano, Cremona faceva sventolare il nazionale vessillo sulla torre maggiore e il grido spontaneo di “Viva la libertà, Viva l' Italia” prorompeva dal petto di tutti i cittadini. Ma nuove sciagure vennero a colpire l'Italia, la quale ricadde nel 1849 sotto il dominio dell’antico oppressore. Nel 1859, molti cremonesi accorsero a ingrossare le file del glorioso esercito Sabaudo, che a Palestro, a Montebello, a San Martino – dando splendide prove di valore – rivendicò l'onore italiano. Dopo le battaglie di Solferino e San Martino, Cremona – e tutta la Lombardia – fu aggregata al Piemonte; e finalmente nel 1861 entrò a far parte del Regno d'Italia.
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