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Giovedì 29 Settembre 2016, SS. Michele, Gabriele e Raffaele
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Storia di Cosenza

Sembra che ad abitare il Cosentino siano state dapprima varie tribù, tra cui gli Enotri, gli Osci, i Pelasgi, gli Itali e gli Ausoni. Nella Grotta del Romito, è stato scoperto un graffito che raffigura un toro e risale a 12.000 anni fa. Certo è che sulle sue coste fiorì la grande civiltà della Magna Grecia, con Sibari, Crotone, Reggio, Locri.
Nel IV secolo a.C. calarono dall'Italia centro-meridionale e s'insediarono nel Cosentino nuove genti fiere e combattive, chiamate Brettii o Bruzi, che combatterono a lungo contro i Lucani e i Sanniti. Capitale dei Bruzi fu Consentia; a essa si unirono altre città, in una specie di confederazione o “consenso”, costituita a scopo di difesa ma anche per tentare di conquistare le colonie greche della costa. Consentia cadde la prima volta nel 275 a.C., quando si alleò con Pirro contro Roma. Fu risparmiata e addirittura nominata città della Repubblica Romana, pur rimanendo capitale bruzia. Durante la seconda guerra punica (218 a.C.), i Bruzi si allearono con Annibale. Poi, nel 73-71 a.C., si unirono alla rivolta degli schiavi guidata da Spartaco. Poco dopo, Roma sciolse la lega dei Bruzi, tolse a Consentia lo stato di città della Repubblica romana e di capitale, riducendola a semplice colonia romana. Nel periodo di massimo splendore imperiale, Cosenza divenne un passaggio obbligato per le comunicazioni con Reggio e la Sicilia: per Consentia passava, infatti, l’importante via Popilia.
Iniziate le invasioni barbariche, Alarico, re dei Visigoti, nel 410 saccheggiò Roma e trovò la morte a Cosenza. I Goti, deviarono il fiume Busento, nei pressi di Cosenza, e nel letto depositarono il corpo di Alarico, con ricchi trofei e parte del tesoro conquistato a Roma. Le acque furono poi fatte ritornare nel loro letto primitivo. La morte di Alarico fu cantata nel 1820 dal poeta tedesco August Graf von Platen, in uno splendido carme tradotto in italiano dal Carducci.
Nell’XI secolo la provincia di Cosenza fu conquistata dai Normanni. Le cronache riferiscono che le razzie dei Normanni impoverirono molto il territorio. Il matrimonio di Enrico VI, figlio del Barbarossa, con Costanza d'Altavilla, portò l'Italia Meridionale al centro dell'attenzione della maggiore autorità politica europea, ridestando l'allarme del papato.
In questo periodo, fece sentire la sua voce profetica l'abate Gioacchino da Fiore, di Celico, che fondò il nuovo ordine del Fiore, elogiato da Dante Alighieri nel canto XII del Paradiso. Il 30 gennaio 1222, alla presenza di Federico II di Svevia, fu solennemente consacrato, dal cardinale Nicolò Chiaromonte, legato del papa Onorio III, il Duomo di Cosenza. Dopo la sconfitta di Manfredi a Benevento, la provincia di Cosenza passò sotto il dominio angioino. Durante il successivo periodo aragonese, la provincia fu interessata dall'arrivo degli Albanesi. L'esodo più massiccio dei profughi albanesi cristiani si ebbe negli anni 1468 e il 1472. In un secolo assai difficile, per gli scontri tra Angioini e Aragonesi, che depauperarono la Calabria, nacque a Paola Francesco Martolilla, che ancor giovanissimo si fece eremita e assunse il ruolo di rivendicatore degli umili: fondò l’Ordine dei Minimi e fu proclamato santo nel 1519 dal papa Leone X de' Medici.
Nel 1511 Giovan Paolo Parisio, detto il Parrasio, fondò l'Accademia Cosentina, che si trasformò poi in "Accademia dei Costanti". Nel suo ambito fiorì Bernardino Telesio, nato a Cosenza nel 1509. Telesio studiò la natura secondo i propri principi e, precorrendo il rinnovamento delle scienze, sostituì alla spiegazione aristotelica del mondo, fatto di materia e forma, la distinzione di materia e forza. Per suo merito, l’Accademia divenne una delle prime accademie scientifiche moderne e Cosenza fu chiamata “L’Atene di Calabria”.
La Riforma protestante, che aveva sottratto tanti fedeli in Germania, si estese anche in provincia di Cosenza. A Guardia Piemontese, i Valdesi, unitisi con i calvinisti, furono accusati d'eresia dal Sant'Uffizio e trucidati alla Porta del sangue. Ad Altomonte, nel convento domenicano, stette Tommaso Campanella, continuatore della dottrina di Bernardino Telesio. Sospettato dal Sant'Uffizio di eresia e dal governo spagnolo di avere preso parte a una congiura, fu processato, torturato e rinchiuso in carcere, per ventisette anni, a Napoli. Qui scrisse le sue opere principali, ricche di fermenti e motivi nuovi.
Nel 1638 la Calabria fu funestata da un terribile terremoto, che si ripeté, con gravi lutti e danni, nel 1783. Nel 1789, il cardinale Fabrizio Ruffo, nato nel castello di San Lucido, iniziò dalla Calabria, con le truppe sanfediste, la riconquista del Regno di Napoli, costringendo in breve tempo la repubblica a capitolare. Durante l'occupazione napoleonica la città fu contrassegnata dalla costruzione di opere pubbliche e da un orientamento anticlericale e libertario. Si svilupparono tendenze filo-francesi da parte delle classi colte nelle quali iniziava a diffondersi la Carboneria, mentre i contadini si davano al brigantaggio e si nascondevano sulle montagne silane per sfuggire alla pressione fiscale. Celebre fu il massacro dei Brazzalotto perpetrato dai francesi verso la famiglia Zupi, accusata di tradimento per essere rimasta fedele ai Borbone.
Dopo il Congresso di Vienna e il ritorno dei Borboni, anche a Cosenza si manifestarono movimenti liberali e patriottici. Il più noto è quello del 15 marzo 1844 che si concluse con uno scontro a fuoco nel Largo dell'Intendenza tra i soldati borbonici e ventuno patrioti poi condannati a morte: ne furono giustiziati solo sei. Da questa rivolta presero spunto i fratelli Attilio ed Emilio Bandiera, veneziani, che vennero in soccorso ai calabresi e furono fucilati presso il Vallone di Rovito, insieme con altri sette ufficiali, il 25 luglio 1844.
Il terremoto del 1854 ridusse a un cumulo di macerie una cinquantina di paesi e villaggi della provincia cosentina. Il sisma non risparmiò il Duomo né il magnifico Convento dei Cappuccini, situato sul colle Pancrazio.
In seguito i Cosentini parteciparono a molte vicende del Risorgimento, dalle guerre d'indipendenza fino all'impresa dei Mille. Garibaldi fu a Cosenza il 31 agosto del 1860; due mesi dopo, un plebiscito sanzionò l'annessione della Calabria al Regno d'Italia.
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