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Giovedì 8 Dicembre 2016, Immacolata concezione
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Duomo di Cosenza

Cosenza / Italia
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La Cattedrale, dedicata a Maria SS. Assunta, sorge su Piazza Duomo, sulla stessa area dell'antico Duomo romanico, crollato nel terremoto del 1184. La nuova Chiesa fu ricostruita, in stile gotico-cistercense e completata nel 1222. Il 30 gennaio di quell'anno, alla presenza dell'Imperatore Federico II, fu consacrata da Luca Campano e dal Cardinale Nicolò Chiaramonte, Vescovo di Frascati. Nel 1242 vi fu sepolto Enrico lo zoppo, primogenito dell'Imperatore svevo, morto suicida. Durante il dominio egli Angioini, nel 1434 il Duomo ospitò anche il sepolcro del Duca di Calabria Luigi d'Angiò, morto a Cosenza in quell'anno. Dopo i terremoti degli anni 1479-1484, la costruzione originaria fu più volte restaurata e modificata. Nel 1603 un quadro della Madonna - ritenuto miracoloso durante la peste del 1576 - fu appeso dall'arcivescovo Costanzo a uno dei pilastri della navata maggiore: fu appunto dal piliero (pilastro) che quella Madonna, destinata a divenire poi patrona di Cosenza, prese il nome di Vergine del Pilerio. L'Arcivescovo Capece-Galeota tra il 1748 e il 1764 incaricò l'Abate Ricciulli di progettare un restauro totale in stile barocco. Dopo l'operazione, che nascose le strutture originarie, la Cattedrale fu riconsacrata nel 1759. Tra il 1830 e il 1832 fu ripreso il restauro della facciata, con l'aggiunta ai lati di due campanili. Dal 1886 al 1889, l'Arcivescovo Sorgente promosse il ripristino del Duomo, secondo il progetto di Giuseppe Pisanti, con la rimozione delle sovrastrutture barocche. Il ripristino fu caratterizzato da arbitrarie manomissioni, che compromisero lo stile primitivo. Operazioni di restauro si susseguirono anche nel Novecento, a partire dal 1922. Le sovrastrutture barocche delle navate furono rimosse solo nel 1950.
La facciata, austera e imponente, presenta tre portali in arenaria. Quello centrale è sormontato da un rosone su cui è raffigurata l'Ascensione. Nella parete esterna laterale, un'edicola ospita una riproduzione su tela di una Madonna con Bambino (XVI-XVII secolo), il cui originale è nella Basilica di Santa Maria Maggiore in Roma.
L'interno, sobrio e severo, ha tre navate divise da colonne con capitelli sui cui poggiano archi a tutto sesto. Particolari di rilievo sono: l'ambone, impreziosito dalle sculture degli evangelisti; la secentesca credenza in marmo, che in passato conteneva le reliquie delle sante Urbicina e Secondina; l'altare basilicale in marmo bianco, con paliotto traforato di colore oro, che oggi custodisce i resti delle due Sante; il coro, impreziosito dagli affreschi di Domenico Morelli e Paolo Veltri, che fu realizzato alla fine dell'Ottocento da artigiani locali; il crocifisso, che pende dalla volta dell'altare, di autore sconosciuto e probabilmente risalente al XV secolo.
La Cappella della Madonna del Pilerio è la prima della navata sinistra ed è dedicata a colei che, come vuole la tradizione, salvò la città dalla peste nel 1576 e dal terremoto nel 1783. Fu costruita tra il 1598 e il 1607. Restaurata nel XVIII secolo in stile barocco, fu ornata di stucchi bianchi a motivi floreali nel XIX secolo. Qui sono le statue processionali della Madonna del Pilerio e dell'Immacolata. Sul lato destro tela ottocentesca di anonimo che raffigura "Lo Sposalizio della Vergine". Sul lato sinistro un quadro settecentesco di G.B. Santoro con lo "Sposalizio". L'altare centrale è opera di Giuseppe Sammaritano. La tavola della Madonna del Pilerio risale alla seconda metà del Duecento e riprende temi bizantini. Quella visibile nella Chiesa è una copia. Oggetto di continui rimaneggiamenti, è stata riportata al gusto originario tra il 1976 e il 1977. L'icona raffigura il Bambinello nutrito dal seno della Vergine sul cui capo spicca un velo rosso simbolo della divinità. I colori blu e marrone del vestito, invece, rappresentano la sua umanità. L'aureola formata da medaglioni dorati, sottolinea che è circondata dagli undici apostoli. Il nastro di colore rosso, infine, che cinge il corpo nudo del Bambinello indica la natura divina di Gesù che si è incarnato per redimere gli uomini. Segue la Cappella dell'Arciconfraternita della Morte, eretta nel 1689 e ristrutturata in stile barocco nel 1756. Ha sull'altare una tela della "Madonna delle Grazie", datata 1770, di autore sconosciuto.
Nell'abside si trova la tomba che custodisce i resti dei Cosentini morti durante i moti insurrezionali del 1844 . Qui furono conservate per un periodo anche le spoglie del fratelli Bandiera, poi trasferite a Venezia.
Nel transetto del Duomo, è collocata la Tomba di Isabella d'Aragona, moglie di Filippo l'Ardito Re di Francia, morta nel 1271. Eseguito da un artista francese, il monumento sepolcrale è costituito da una trifora gotica trilobata e raffigura la Vergine con il Bambino al centro, e il Re e la Regina ai lati.
Al termine della navata destra è posto un sarcofago romano, rinvenuto nel 1934, durante lavori di restauro. Il sarcofago è scolpito con scene di caccia e, secondo la tradizione, contiene i resti di Enrico VII, figlio di Federico II. In questa zona è inoltre visibile un frammento del pavimento originario della Cattedrale.
La sagrestia fu realizzata nel 1756 per volere dell'Arcivescovo Capece-Galeota. Degni di nota sono la porta in noce a due battenti e un armadio in noce con stemmi vescovili. Accanto alla sagrestia c'è la sala capitolare, realizzata nel 1950 da Aniello Calcara: da qui una porta immette nel giardino che funge da sagrato della Chiesetta dedicata ai Santi Filippo e Giacomo, più conosciuta come Cappella dei Nobili.
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