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Lunedì 5 Dicembre 2016, San Saba
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Guida Cosenza

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Quali sono i posti da visitare a Cosenza? Qui puoi trovare una guida di Cosenza e molte informazioni utili: ristoranti, hotel, attrazioni, interessanti monumenti da visitare a Cosenza.
Cesare Malpica, scrittore capuano del romanticismo, innamorato di Cosenza, così descriveva la città calabra. “Ecco Cosenza. Biancheggiante, tutta irradiata dal sole, siede regina del Vallo, signora dei Casali che da lei dipendono. È priva di alti campanili perché glielo vietano i frequenti tremuoti. Ma fa bella mostra di sé, come quella che posta dove il Vallo finisce, par che sia qual porto in cui tutte le ricchezze della provincia hanno ricovero, smercio e splendore. Non so come avvenga, ma all'appressarmi alla città sento l'intelletto inclinato a gravi pensieri; un sentimento d'amore e di gratitudine mi ricerca il cuore. Perché fra quelle mura nacquero uomini che vanno ricordati, venerati e amati da quanti sentono amore per questa bella gloria d'Italia: quella a cui m'avvicino fu la città di Aulo Giano Parrasio, di Antonio Serra, di Sertorio Quattromani, di Galeazzo di Tarsia, di Francesco Saverio Salfi, di Bernardino Telesio; ed altri ed altri, che per gradi e dignità degnamente sostenute s'acquistarono una speciale rinomanza. Telesio! Alla sua fama è angusto il mondo. Le età lo salutano propugnatore del diritto della ragione su l'ipse dixit, riformatore magnanimo della filosofia, guida e precursore di Cartesio, e di colui il di cui occhio «vide più che tutti gli occhi antichi. E il lume fu de' secoli futuri». Serra! La scienza della politica economica lo saluta maestro e fondatore. Bastano essi soli a dare fama immortale. Quando una città ha prodotto uomini siffatti può ben riposarsi per secoli. In quella città siede la rinomata Accademia i di cui lauri antichissimi oggi rinverdiscono, mercé le industri cure e le nobili fatiche di chiarissimi ingegni. Che più? Dal grembo del suo clero uscirono prelati dotti e facondi; tutta una falange di difensori delle sacre dottrine e della fede; in lei sedettero prelati che andarono nei Concili a sostenere la chiesa di Cristo afflitta dalle eresie e dalle rilassatezze; in lei brillano alti prelati che poi furono principi di santa chiesa. E, come se tutte le glorie non bastassero, in Cosenza, fin dai primordi dell'arte che doveva mutare la faccia dell'universo, si videro impiegati i caratteri tipografici a perpetuare l'umano pensiero. Dunque il viatore che lesse nelle storie non può non mirarti con animo composto a gravità, o terra del sapere. Dunque salutiamola a capo scoperto. Chi s'appressa a Cosenza s'appressa all'Atene delle Calabrie [...]. Ecco Cosenza. S'asside sulle due sponde del Crati, che la divide quasi per mezzo: due ponti congiungono le due parti distinte. A occidente la bagnano le onde del Busento: sette colli le fanno ghirlanda. Sette colli come Roma! Oh bella rimembranza per me! [...] Ecco Cosenza: è dominata da poggi ridenti e ombrosi, è cinta da giardini olezzanti, e da campi che sembrano giardini; diresti tutto ciò accomodato dalla mano di un artista, inteso a formare un bel quadro che dilatasse la vista, e la sorprendesse a una volta [...].
Ecco Cosenza: ha un teatro, un collegio, un seminario, scuole secondarie, scuole di mutuo insegnamento, un monte di pietà, una casa per mendichi, una per trovatelli, un orfanotrofio, un ospedale, dei librai, delle stamperie, dei caffè decenti, delle botteghe d'ogni specie, e ben fornite [...]. Patria dei Bruzi fortissimi, prudente e saggia in pace, forte e temuta in guerra, vasta e rinomata. Lo attestano i ruderi antichissimi su cui dormono i secoli, e la voce degli scrittori che sopravvive ai secoli. [...] Con tante grandezze, con tanti onori, meriti che Italiani e stranieri, quanti sono coloro che hanno mente e cuore, ti visitino e a te s'inchinino”
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Capoluogo dell'omonima Provincia della Regione Calabria, Cosenza ha circa 72.000 abitanti, è situata ai piedi della Sila e si estende in una zona verde circondata da sette colli assai suggestivi: Pancrazio, Vetere, Triglio, Guarassano, Venneri, Gramazio, Mussano. La città è bagnata da due fiumi, il Crati e il Busento. Il Busento confluisce nel Crati ai piedi del colle Pancrazio, dove leggenda vuole sia sepolto, con il suo cavallo e immense ricchezze, Alarico, re dei Visigoti arrivato a Cosenza intorno al 410 e ivi morto di malaria.
Il centro abitato è praticamente diviso in due parti dal Busento: da una parte il bel centro storico, testimone di un passato importante, mentre dall'altra si sviluppa la Città nuova, lineare e geometrica. Il più importante monumento cittadino è rappresentato dalla bella Cattedrale, consacrata nel 1222 e soggetta a numerose ricostruzioni durante i secoli. Altrettanto interessanti sono il quattrocentesco Complesso di San Domenico e la gotica Chiesa di San Francesco d'Assisi. Dal centro di Cosenza vecchia, parte il cammino che conduce all'imponente Castello Svevo. Di probabile origine Normanna, il Castello fu rafforzato da Federico II e si trova sulla sommità del Colle Pancrazio: di qui è possibile ammirare un panorama stupendo.
La gastronomia cosentina è ricca di piatti molto suggestivi dai sapori intensi. Ricordiamo: i “Maccheroni alla toranese”, con pezzi di lardo e cipolla; i “Vermicelli alla Sammartinese”, con sugo e formaggio pecorino; le “Sarde alla cetrarese” tipiche della costa tirrenica. I dolci tradizionali sono i “taralli” e i “fichi secchi” ricoperti di cioccolato; i “cuddrurieddri”, ciambelle salate preparate a Natale; i “turdiddri” dolce natalizio, così come le "cassatelle" o "chinulille", ravioletti ripieni di ricotta fresca o marmellata, e i "bocconotti", rotondi e ripieni di marmellata. Dolci tipici pasquali sono invece la "cuzzupa" o "cuculu", i "cannelieri" e i "ginetti". I vini tipici provengono soprattutto dai vigneti del Savuto, del Pollino e dell’Esaro; quelli più rinomati sono l’Esaro rosso e il Moscato di Cosenza.
Cosenza è diversa dalle altre città calabresi. Qui non brillarono le stelle della Magna Grecia. Fu anzi la capitale del loro peggiore nemico, il Bruzio, il centro attorno cui le fiere tribù montanare si raccolsero ogni qualvolta si trattò di respingere l'eccessiva pressione delle colonie greche costiere. Ce lo attestano Plinio e Strabone. Scarsa fu l'influenza bizantina, poiché fin qui arrivava già il vento longobardo da Benevento. Da questa varietà di origini, la città ha sviluppato un carattere proprio, spigliato, evoluto, commerciale e nello stesso contempo intellettuale. Anche la storia della città in molte epoche si è allontanata da quella della restante Calabria [...].
Nelle sue “Memorie”, Casanova osservava acutamente che “Cosenza è una città dove una persona dabbene può divertirsi: ci sono uomini ricchi, nobili titolati, belle donne e persone non prive di cultura”. Più di così ...

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