Login / Registrazione
Martedì 24 Ottobre 2017, Beato Luigi Guanella
Marcus90 - CC by-sa
Massimo Macconi
follow us! @travelitalia

Visitare Como - guida breve

 

Basilica di San Carpoforo

La Basilica di San Carpoforo sorge sulla falda orientale del colle Baradello e risale ai primi decenni dopo il Mille, ma ha origini lontane. Tradizione vuole che nel IV secolo San Felice, primo vescovo di Como, abbia trasformato in chiesa cristiana un preesistente tempio dedicato a Mercurio. Nella chiesa sarebbero state collocate le spoglie mortali del soldato romano Carpoforo e di cinque suoi compagni (Esanto, Cassio, Licinio, Severo e Secondo), tutti convertiti al cristianesimo e martirizzati sotto Diocleziano. Intorno a questa chiesa sorse la prima comunità cristiana comasca. Verso il 724, il re longobardo Liutprando decise di restaurare ed ampliare la chiesetta, assai degradata. La chiesa fu ulteriormente ristrutturata a cavallo del millennio e prese il suo aspetto definitivo nella prima metà del secolo XI: fu consacrata nel 1040. A quest’epoca risalgono le parti che arrivano fino al coro e all’attiguo monastero, mentre abside e cripta sarebbero state costruite più tardi.
L’edificio si caratterizza per la povertà del materiale impiegato, per l'assenza assoluta di decorazione, per l’irregolare spartizione degli appoggi e per la pesantezza degli archi, tipici delle chiese coeve.
La facciata non presenta ingressi: è addossata alla collina e seminterrata per gli smottamenti. Le entrate originarie furono collocate, con accesso alle navi minori, sul fianco occidentale. La torre risale al XII secolo, ed è costruita in conci regolari di Sasso di Moltrasio. Il campanile presenta quattro specchiature, delimitate da lesene angolari e cornici di archetti ciechi romanici.
L’interno, a tre navate, è diviso in cinque campate irregolari. E’ dominato da un ampio presbiterio sopraelevato, in cui si inseriscono un semplice coro e l’ambone della seconda metà del Cinquecento. L’abside maggiore è costruita con una tecnica accurata, in cui si alternano pietre bianche e nere che decorano l’ambiente. La cripta, sotto il presbiterio, è un ambiente ripartito in tre navatelle terminanti in absidiole, con tre monofore e piccoli oculi rivolti a oriente; le volte sono a crociera con archi acuti sorretti da sei colonnine monolitiche di granito, con capitelli scolpiti a fogliami. Dietro il piccolo altare, rivestito in epoca barocca con marmi policromi, si trova l’urna che per secoli conservò le reliquie di San Felice. La rinascimentale cappella dell’Assunta, unico ambiente decorato, è della seconda metà del Cinquecento ed è completamente affrescata con una Madonna in trono fra angeli, San Gerolamo e un Vescovo, rappresentati sullo sfondo prospettico di una città. Altri affreschi coevi ritraggono San Gerolamo Eremita e, nelle lunette della volta, scene dell’Annunciazione, della Visitazione e della Circoncisione. In fondo alla chiesa c’è un affresco settecentesco che raffigura il Battesimo di Cristo.
 

Basilica di San Fedele

La basilica romanica di San Fedele sorge sulla piazza omonima, che in epoca medievale fu centro dei commerci cittadini e sede del mercato del grano. Nel VII secolo, sull’area dell'attuale San Fedele sorse una basilica paleocristiana dedicata a Santa Eufemia. Nel 964 furono traslate in questa chiesa le spoglie di San Fedele, ufficiale romano convertito al cristianesimo e martirizzato sotto Diocleziano: dopo questa traslazione, la basilica fu ampiamente rinnovata ed intitolata a San Fedele. I lavori si conclusero intorno al 1120. All’epoca della Controriforma, l’edificio fu un po’ modificato nella sua planimetria, ma fu oggetto di interventi decorativi e figurativi di grande significato e qualità artistica. Altri restauri si ebbero in seguito, anche nel Novecento.
La facciata attuale è una ricostruzione neoromanica del 1914, realizzata da A. Giussani, che conserva il rosone rinascimentale della facciata del 1509. Monocuspidale con corpo aggettante laterale a destra, la fronte culmina con una decorazione ad archetti ciechi rampanti, caratteristica del romanico comacino. Il campanile, coevo al rifacimento della facciata, si sviluppa in quattro specchiature, con archetti e bifore e con trifore nella cella campanaria. Bella la zona absidale, con al centro l'abside poligonale ripartita su tre livelli.
L’interno, a croce latina, è diviso in tre navate delimitate da pilastri quadrilobati che sostengono i matronei. Questi furono chiusi nel Cinquecento per far posto a tele, affreschi e stucchi dell'apparato decorativo di epoca barocca. In breve: la volta a botte secentesca ed il tiburio furono decorati nel 1846 da V. de' Bernardi e da G. Valtorta; il Catino absidale fu affrescato da G. Beltrami nel 1848 con il Martirio di San Fedele. L'arca marmorea dell'altare, con le Reliquie di San Fedele è un monolito in marmo di Musso: i capitelli binati che la sorreggono sono quelli gotici dell'originario basamento trecentesco. Ai lati del presbiterio si fronteggiano la Cappella del Crocefisso e la Cappella della Madonna Purificata, entrambe barocche. L’ultima contiene una statua della Vergine in legno dorato, opera di Gaffuri del 1665, con angeli e una glorietta. Il catino absidale sovrastante reca un’importante Annunciazione della Vergine del 1613, opera di F. Carpano e D. Caresano. Begli affreschi decorativi, a lungo creduti di Gaudenzio Ferrari e della sua scuola, decorano le pareti. Notevole è anche la serie di affreschi medievali dipinti sul muro che divide il presbiterio dall’ambulacro nord, e che rappresentano La Trinità, Sant'Anna con la Madonna e il Bambino, La decollazione di San Fedele, una Madonna orante nella Mandorla, San Giovanni Battista e San Bartolomeo. Una parola merita infine l'organo, che è fra i migliori del Comasco, e che viene tuttora impiegato tuttora in occasione di importanti concerti.
 

Basilica di San Giorgio

Antica Parrocchiale dello storico Borgo di Vico, la chiesa dedicata a San Giorgio sorge presso il lago, ove inizia la panoramica passeggiata di Villa Olmo. La chiesa fu eretta tra il 1050 e il 1075 in stile romanico comacino, ma l’edificio attuale è il risultato del rifacimento barocco, realizzato nel 1644 su progetto di G.B. Recchi: la facciata, disegnata da A. Silva, è del 1709. Nel 1941, Pio XII concesse alla chiesa il titolo di Basilica Romana Minore.
Dell'originaria struttura romanica sono visibili, all’esterno, un'abside decorata con semicolonne addossate a lesene e, all’interno, l'abside maggiore e una minore. I relativi affreschi, della fine dell'XI secolo e i primi decenni del XII, furono restaurati e "strappati" nel 1961: ora sono esposti alla Pinacoteca di Palazzo Volpi.
Il nuovo edificio sei-settecentesco, sempre intitolato a San Giorgio, è più ampio del precedente, ma ha mantenuto l’impianto a tre navate, fra cui furono inseriti i massicci pilastri quadrati a sostegno delle volte a crociera della navata centrale e del transetto, alle cui estremità furono sistemate le cappelle laterali.
Fra le opere d’arte che la basilica conserva, spiccano i riquadri nella volta e i putti nell’arco della cappella destra, dovuti forse a Giovan Paolo Recchi, che sicuramente ha dipinto – nella volta antistante al presbiterio – il grande affresco con San Giorgio che uccide il drago.
 

Basilica di Sant'Abbondio

La Basilica sorge ai piedi del colle di Baradello, ossia al margine meridionale del Parco Spina Verde, ed è un notevole esempio di architettura tardo-romanica. Il complesso, basilica e chiostro, è stato edificato nell’XI secolo per opera dei Benedettini, sul luogo dove sorgeva la basilica paleocristiana dei Santi Pietro e Paolo, probabilmente del V secolo, che nell’818 fu dedicata a Sant’Abbondio, quarto vescovo di Como.
Il tempio, consacrato da papa Urbano II nel 1095, fu più volte restaurato nel corso dei secoli e rivela, accanto a moduli stilistici tipicamente comacini, numerose influenze esterne: normanne, borgognone e tedesche.
La facciata, severa e disadorna, è scandita da robuste lesene che posano su quattro colonne, già appartenute al quadriportico a due piani, aggiunto tra il XII e il XIV secolo e poi eliminato. Le due torri campanarie, alleggerite da bifore e trifore, rivelano una struttura di derivazione normanna. Notevole la parte absidale a semicilindro, percorsa in verticale da colonne coronate da archetti e decorata con motivi zoomorfi, floreali e geometrizzanti. L’interno, a pianta basilicale, ha cinque navate e si caratterizza per un nartece retto da pilastroni, imponenti colonne a conci (navata centrale) con capitelli cubici e a monoliti (navatelle), copertura a capriate. Fra le opere pittoriche conservate nella Basilica, spiccano: l’Assunta, opera del Cerano; il quadro secentesco, probabilmente di G.B. Recchi, che sta presso il grande altare e rappresenta il miracolo di Sant’Abbondio che, con la resurrezione di un bambino, avrebbe indotto molti pagani alla conversione. Sull’abside si ammira inoltre una serie di importanti e meravigliosi affreschi trecenteschi, con episodi della vita di Cristo che si susseguono, lasciando spazio ai dettagli tipici di una descrizione tutta lombarda, in cui si fondono evidenti influssi umbro-senesi: il catino presenta Cristo affiancato da Maria e Giovanni, mentre nel coro tra lesene sono ritratti i Re della stirpe davidica, profeti e santi. Gli autori, anonimi, sono probabilmente gli stessi degli affreschi di Santa Margherita, ora esposti alla Pinacoteca in Palazzo Volpi. Sotto l’altar maggiore si conservano le reliquie di Sant’Abbondio.
 

Duomo di Como

La cattedrale di Como è chiesa fra le più belle e grandiose d’Italia. La sua costruzione, iniziata nel 1396 su progetto di Lorenzo degli Spazzi da Laino in Val d’Intelvi, si concluse solo nel 1740. Il maestoso edificio sorge sull’area e sui resti della preesistente basilica romanica di Santa Maria Maggiore, eretta agli inizi del secolo XI. I lavori subirono infinite interruzioni e riprese. Poco si fece nel primo trentennio e poi per altri vent'anni si andò molto a rilento. Nel 1452 si cominciarono a gettare le fondamenta dei piloni nelle navate, continuando le mura dei fianchi. Cinque anni dopo si pose mano alla facciata, il cui disegno par che spetti all’architetto comasco Florio da Bontà, cui successe dal 1463 il milanese Luchino Scarabota. Nel 1487, dirigendo i lavori Tomaso Rodari da Maroggia, si prese ad elevare le cappelle laterali, e sedici anni dopo il medesimo architetto poneva le fondamenta del coro. Poco dopo (1519) per la continuazione della fabbrica veniva consultato Cristoforo Solari detto il Gobbo. Morto il Rodari dopo quarant'anni di direzione e di lavoro personale, gli successero Franchino della Torre di Cernobbio e Leonardo da Carona. Nel 1596 fu posto termine al coro ed alle sacrestie. Tra il 1627 ed il 1640 sorse la Cappella dell'Assunta, tra il 1653 ed il 1665 quella del Crocefisso. Per la cupola fornirono progetti e disegni A. Biffi, F. Castello e C. Fontana di Bruciato, ma non si cominciò a fabbricare che nel 1730, con il messinese Filippo Juvarra, architetto dei Savoia; la cupola venne terminata cinquant'anni dopo.
La superba, marmorea facciata – in cui si fondono il romanico dei portali, il gotico dei finestroni, dei tabernacoletti e dei pinnacoli, il rinascimentale delle edicole – fu progettata da Fiorino da Bontà, ed eseguita da Amuzio da Lurago e da Luchino Scarabota. Alcune strutture e gran parte delle statue che la popolano sono opera dei Rodari da Maroggia (il padre Giovanni e i figli Bernardino, Jacopo e Tommaso). A questi due ultimi si devono non solo molte delle opere scultoree del prospetto – si notino in particolare le statue dei due Plini in edicola – ma di tutto il Duomo. I fianchi, progettati dagli stessi Rodari, ne recano anche le porte laterali di analoga impostazione: la più ornata, sul fianco sinistro, è la cosiddetta "porta della rana"; della rana però è rimasta solo una parte. La zona absidale del Duomo richiese un lunghissimo lavoro: tuttavia, il progetto base di Cristoforo Solari (1519), non subì sostanziali modifiche.
Il grandioso interno è a tre navate divise da dieci pilastri con archi ogivali e volte a crociera, con transetto e abside formanti uno spazio tricoro coronato da tiburio. Fra le opere d'arte accenniamo solo alle più importanti: nove arazzi del tardo 500; alcuni dipinti: di Gaudenzio Ferrari, uno Sposalizio della Vergine; di Bernardino Luini, l'Adorazione dei Magi e la Pala Raimondi; del Morazzone, lo stendardo di Sant’Abbondio, prezioso lavoro di pittura e ricamo, e l'Incoronazione della Vergine, mirabile per delicatezze tonali e tenuità chiaroscurali, in una corona di angioletti musici e festanti (1611-12); fra le sculture in marmo, il settecentesco altare maggiore e le molte dei Rodari, spiccano la Deposizione dalla Croce, il polittico dell'altare di Santa Lucia e i retri delle porte laterali; fra le sculture in legno, quelle del maestro o maestri del 400, figuranti una Crocifissione e il polittico dell'altare di Sant’Abbondio di maestro probabilmente nordico del primo Cinquecento, considerato uno dei capolavori del Duomo. Fra gli stucchi, i seicenteschi di Giuseppe Bianchi di Moltrasio e dei ticinesi Francesco e Agostino Silva.
 

Fontana di Camerlata

La Fontana di Camerlata sorge sulla piazza omonima ed è considerata “opera di perfetto e fragile equilibrio fra grandi cerchi posti su delle sfere”. L’opera risale al 1936 ed è frutto della collaborazione tra l’architetto Cesare Cattaneo e il pittore astrattista Mario Radice. La Fontana fu commissionata dal Comune di Como per riqualificare uno dei luoghi d'ingresso alla città, piazzale Camerlata, già allora transitata da molti veicoli in quattro direzioni di marcia. Data la destinazione urbanistica del monumento, i progettisti idearono tale combinazione di anelli e di sfere ispirandosi alla pila di Alessandro Volta.
Ne uscì un’ "Opera di decorazione pura, esaltazione di belle forme ottenute con geometrica perfezione ... senza pretese di contenuto letterariamente simbolico o di destinazione funzionale": così Cattaneo e Radice illustravano, nel novembre del 1935, il loro progetto per la fontana. Un'opera astratta? Forse, e non a caso Mario Radice era un pittore astratto. Ma v’era dell’altro, e i due autori ne parlarono. La fontana fu costruita provvisoriamente nel Parco Sempione di Milano, ed esposta alla VI Triennale del 1936. Durante l'esposizione, l’opera suscitò molto interesse, e il consenso attorno ad essa fu espresso in numerosi studi e pubblicazioni.
Damiano Cattaneo, figlio di uno dei due progettisti, ricorda che "La fontana era stata progettata per essere vista in movimento dall’auto che girava intorno. È un monumento al traffico, che va ammirato dal traffico".
 

Musei di Como

MUSEO ARCHEOLOGICO P. GIOVIO
c/o Palazzo Giovio-Olginati
Piazza Medaglie d’Oro, 1
Fa parte dei musei Civici e si articola in due sezioni. La prima, dedicata a Preistoria e Protostoria, raccoglie vari manufatti preistorici e reperti della necropoli della Ca' Morta. La seconda sezione, quella Romana, illustra gli aspetti della vita quotidiana a Como, nel periodo romano. Il Museo comprende due lapidari e una sezione dedicata al collezionismo archeologico con reperti di varie culture: la raccolta egizia comprende una mummia.

MUSEO DELLA 6^ LEGIONE DELLA GUARDIA DI FINANZA
c/o Palazzo Terragni
Piazza del Popolo, 4
Sede del Museo è Palazzo Terragni, ex Casa del Fascio ed ottimo esempio di architettura c.d. “razionalista”, costruito nel 1934-36. E’ dedicato alla legione della Guardia di Finanza che, dal 1945 al 1999, operò attivamente per contrastare il contrabbando nelle province di Como, Lecco, Sondrio e Varese. Il museo conserva ed espone documenti e oggetti che illustrano questa attività conclusa nel 1999, quando la 6^ Legione fu soppressa.

MUSEO DIDATTICO DELLA SETA
Via Castelnuovo, 9
Inaugurato nel 1990, per testimoniare la storia della filiera produttiva della seta a Como, il Museo documenta le varie fasi della produzione serica, secondo le tecniche che Como ha sviluppato dal Medioevo in poi. In quasi 1000 mq di esposizione, sono raccolti strumenti e macchinari che illustrano via via la torcitura, la tessitura, la tintoria, la stampa ed il finissaggio di questo tessuto, per cui Como è nota in tutto il mondo.

MUSEO DON LUIGI GUANELLA
Via T. Grossi, 18
II piano terra ospita la sala multimediale, ed offre un percorso tematico in cui il sacerdote e benefattore Luigi Guanella – fondatore, tra l’altro, della Casa della Divina Provvidenza – è inserito nel suo contesto storico. II secondo piano ospita il nucleo fondamentale del Museo, costituito dalla camera e dallo studio originali del Beato, e dalla sala che presenta le varie ramificazioni della grande famiglia guanelliana, sparsa in tutto il mondo. Il Museo dispone di un Archivio Storico, con vari manoscritti guanelliani originali.

MUSEO STORICO G. GARIBALDI
c/o Palazzo Giovio-Olginati
Piazza Medaglie d’Oro, 1 Aperto nel 1932, fa anch’esso parte dei musei Civici. Si articola in due sezioni: quella del Risorgimento e della Storia contemporanea, che contiene reperti dell'insurrezione antiaustriaca del 1848, della battaglia di San Fermo, della figura di Garibaldi, fino alle Guerre Mondiali; e quella di Etnografia e Quadreria, con vari materiali etnografici che testimoniano i prodotti e la qualità della vita sul Lario, nonché il gusto del Collezionismo negli ultimi tre secoli. Fuori percorso si possono ammirare la Sala dei Pizzi e la Saletta del Presepe Napoletano. Nel 1979 è stata aggiunta una sezione di storia naturale dedicata alla biologia marina.

MUSEO STUDIO DEL TESSUTO MUST
Lungolario Trento, 9
Il MuST possiede una collezione di circa 3000 reperti di tessuti che vanno dal V al XIX secolo, e di oltre 1700 libri-campionari dell'Ottocento e primo Novecento. Oltre all’esposizione dei reperti, che avviene a rotazione, il Museo organizza giornate di studio ed incontri sui vari aspetti della storia dell’arte, del tessuto e della moda. Ricercatori e appassionati possono fruire di un interessante catalogo multimediale, che contiene circa 33.000 immagini e 600.000 dati storici, tecnici ed artistici, su tutti i pezzi della collezione.

PINACOTECA IN Palazzo Volpi
c/o Palazzo Volpi
Via Diaz, 84 Fa parte dei Musei Civici e si articola in quattro sezioni: la sezione medievale, che contiene sculture e dipinti di età altomedievale, romanica e gotica; la sezione Rinascimento, con opere di collezionisti privati, fra cui una parte della collezione di "Uomini Illustri" di Paolo Giovio; la Quadreria, con alcuni dei maggiori artisti comaschi, dal XVI al XIX secolo; la sezione del Novecento, che illustra l’evoluzione della creazione artistica del XX secolo, specie dell’astrattismo.

TEMPIO VOLTIANO
Viale Marconi
E’ uno dei Musei Civici di Como. L’edificio, in stile neoclassico, fu costruito nel 1927 per celebrare il primo centenario della morte di Alessandro Volta, il grande scienziato comasco, inventore della pila. Il Museo espone copie ed originali di molte apparecchiature scientifiche, nonché cimeli, lettere, documenti, medaglie e ritratti dello scienziato. Nella loggia superiore è invece presentato il cittadino Volta, la famiglia, i suoi legami con la città e i riconoscimenti che gli furono attribuiti.
 

Porta Torre

Tra quelle delle città dell’Italia settentrionale, la cinta della «città murata» di Como è fra le poche ad essersi in buona parte conservata. Le mura medievali, che abbracciano su tre lati il centro storico, risalgono al XII secolo e furono costruite dal Barbarossa. In effetti, dopo la distruzione di Como per opera dei milanesi alla fine della guerra dei Dieci anni, l’imperatore fece ricostruire la città esattamente secondo il precedente modello romano, circondandola su tre lati da muraglioni con possenti torri agli angoli e porte d'accesso al centro. Nella fronte verso sud, l'unica conservata pressoché integralmente, sorgono tre torri: Porta Torre al centro, Torre Vitali ad est e Torre Gattoni ad ovest.
Delle tre Porta Torre è la più grande. Essa è a pianta quadrata e s’innalza per 40 metri: eretta nel 1192 per volere del podestà Uberto da Pavia, è quella che dava accesso alla città per chi proveniva da Milano. La Porta rappresenta un raro esempio di architettura fortificata di epoca romanica: massiccia e impenetrabile verso l’esterno, essa si apre verso l’interno della città in quattro piani di doppie arcate. Oggi è chiamata Porta Vittoria, in ricordo della vittoria riportata da Garibaldi a San Fermo nel 1859. Nella piazza antistante, Piazza Vittoria, sorge la statua di Garibaldi, opera di Vincenzo Vela, con cui si volle ricordare la definitiva liberazione di Como dal dominio austriaco (1859).
 

Villa Olmo

Villa Olmo sorge in Via Cantoni ed è la dimora neoclassica più sfarzosa ed imponente della città di Como. Fu voluta, a fine Settecento, da Innocenzo Odescalchi discendente dell'omonimo pontefice. I lavori iniziarono nel 1782 sotto le direttive dell’architetto Innocenzo Ragazzoni ma, successivamente, gli Odescalchi si rivolsero al ben più celebre Simone Cantoni, architetto ticinese dell’età neoclassica. L’edificio fu ultimato, nella parte centrale, nel 1789, mentre i corpi laterali – poi abbattuti – furono aggiunti nel 1796. Un anno dopo, la Villa fu inaugurata da Napoleone Bonaparte. Ereditata dai nipoti Raimondi nel 1824, la Villa ospitò nel 1838 l'imperatore d'Austria, il principe di Metternich e il maresciallo Radetzky. Nel 1883 la proprietà fu acquisita dai Visconti di Modrone, il cui stemma campeggia sull’elegante facciata della Villa.
All’esterno, il gigantesco olmo che diede il nome alla villa non esiste più, ma il giardino all’italiana sul davanti ed il parco retrostante sono ricchi di alberi secolari e di piante d’alto fusto. All’interno, molte sale sono decorate da affreschi e stucchi; sontuoso è il salone da ballo, a doppia altezza, con bassorilievi e statue. Notevole è anche il prezioso teatrino settecentesco. Gran parte della decorazione è opera del pittore Domenico Pozzi con i fratelli Carlo Luca e Giuseppe, di vari stuccatori e decoratori, e dello scultore Francesco Carabelli.
Dagli inizi del Novecento la Villa è proprietà del comune di Como, che la utilizza per convegni e, da alcuni anni, per prestigiose mostre di pittura. Dal 1982 vi ha sede il Centro di Cultura Scientifica "A. Volta" che vi organizza convegni, corsi, conferenze e mostre, in campo scientifico e tecnico, a livello internazionale.