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Storia di Como

Tra la fine dell’età del bronzo e l’età del ferro, il comasco era abitato da varie popolazioni che gravitavano intorno alla necropoli detta della “Ca’ Morta”, ove usava la cremazione. Erano le popolazioni della c.d. civiltà di Golasecca, che raggiunse un certo grado di benessere e di cultura, ma dovette soccombere all’invasione dei Galli. Livio afferma che, in questa zona, i Galli s’integrarono con i nativi e costruirono vari castelli fortificati.
Nel 196 a.C. la zona fu conquistata dalle legioni romane, al comando del console Marco Claudio Marcello. Intorno al 90 a.C. vi fu un’invasione dei Reti, ma già nell’89 l’oppi dum è agli ordini del console Pompeo Strabone, padre di Pompeo Magno, che ha l’incarico di ricostruire la città. Si può dire che la storia di Como inizia a questo punto. L’oppidum divenne colonia e i Comensi iniziarono a costruire, in riva al lago, la città che fu chiamata Novum Comum. In particolare, furono costruite le mura e edificati i palazzi di pubblico interesse. Con Cesare, Como divenne "municipio". Nel periodo imperiale, la città raggiunse opulenza e splendore, diventando un importante nodo militare e, soprattutto, commerciale; essa ebbe anche grande vitalità culturale, e dette i natali a due celebri letterati latini: Plinio il Vecchio e Plinio il Giovane. Sotto Diocleziano, furono ristrutturate le mura ed erette torri ottagonali, forse a causa delle prime scorrerie dei barbari.
Nell’Alto Medioevo Como vive l'affermazione del Cristianesimo e le invasioni barbariche. Ad Attila seguirono i Goti, poi i Longobardi. La regina longobarda Teodolinda, di fede cristiana, favorì l’evangelizzazione del territorio e aprì la "via Regina" tra Como e Chiavenna. Nel 774 Como si arrese pacificamente ai Franchi, sotto il cui dominio proseguì la sua ripresa economica e divenne sede di fiere e mercati. Era cominciata l’età feudale.
Dalla dominazione dei Franchi trasse profitto la Chiesa locale: l'Imperatore concesse a Vescovi ed Abati possedimenti e immunità e la stessa autorità del Vescovo andò estendendosi dalla città all'esterno. Con la morte dell'ultimo discendente di Carlo Magno (888) si apre un'epoca di scontri, finita solo con l'avvento degli Ottoni, i cui interessi vengono appoggiati a Como dall'energico Vescovo Waldone.
La successiva età comunale si caratterizza per le continue lotte con Milano che, gelosa della prosperità di Como, iniziò una guerra decennale (1117-1127) che finì con la sconfitta dei Lariani e con la distruzione delle mura e di alcuni borghi cittadini. Poco dopo, Como si allea col Barbarossa, e combatte con lui i Comuni (primo fra tutti, Milano) che pretendevano l'autonomia dall'Impero. Nel 1158 il Barbarossa è a Como e Milano venne distrutta. Poi ci furono la battaglia di Legnano (1176), e la pace di Costanza (1183), con cui l'Imperatore riconosceva la libertà dei Comuni. Finalmente Como sigla la pace con Milano (1186).
Come nelle altre città italiane, il Comune di Como fu messo in crisi dalle feroci lotte interne tra Guelfi e Ghibellini, che spesso trascendevano il significato politico, riflettendo invece i rancori, le passioni e gli interessi delle famiglie più potenti della città. A Como si fronteggiarono a lungo le fazioni dei Vitani e dei Rusca, finché la città – prostrata dalle lunghe contese – chiese a gran voce l’intervento dei Signori di Milano. Nel 1320 Azzone Visconti costituisce la Signoria a Como e qui si distingue per l'ostentato mecenatismo. Sotto il suo governo fu costruita la "Cittadella", poderoso baluardo inserito nel mezzo del tessuto urbano. Con Gian Galeazzo, fu iniziata la costruzione del Duomo.
Nel Quattrocento Como, avverte la trasformazione culturale che precede il Rinascimento. Frutto concreto di tale nuova concezione è l'opera di Benedetto Giovio, nato a Como nel 1471. Scrisse l’Historia Patriae, cronaca delle vicende comasche dalle origini al Rinascimento. Il fratello Paolo, vescovo, raccolse in un museo più di 400 ritratti di uomini illustri: è una delle prime raccolte antiquarie della cultura italiana.
Dopo una breve dominazione francese, Como per quasi due secoli (1535-1713) dovette sopportare la dominazione spagnola, contraddistinta da un'incessante e insostenibile pressione tributaria che portò la città al decadimento delle attività commerciali, artigianali e generalmente economiche. Morto senza eredi Carlo II, si aprì una lunga contesa per il possesso della Lombardia: alla fine, coi trattati di Utrecht (1713) e di Rastadt (1714), essa fu riconosciuta agli Austriaci.
La dominazione austriaca – caratterizzata, in generale, da un governo conservatore ma illuminato – risollevò in pochi decenni la regione dallo stato di torpore e di regresso. I primi passi furono compiuti, a Como, da Carlo VI, che promosse l'industria tessile e l'artigianato del mobile, nonché un fisco più equo. Nel 1740 gli successe Maria Teresa che, per rendere unitari i criteri di tassazione, promosse la creazione del catasto. Con Giuseppe II, rifiorirono le scienze e le arti: le ricche famiglie di Como facevano a gara a costruire ville sfarzose in riva al lago, affidando i progetti ad architetti di grido. Leopoldo II proseguì la promozione della vita economica cittadina, regolando l'attività delle manifatture e dei mercati e alleggerendo i dazi.
Durante la parentesi napoleonica fu realizzata la "Napoleona", strada di collegamento verso la direttrice Varese-Milano-Cantù, ed eretto il Teatro Sociale, piccolo gioiello neoclassico. Dopo la Restaurazione, ossia nella prima metà dell'Ottocento, Como non fu sorda ai fermenti rivoluzionari europei e italiani. La svolta del 1848 è indicativa: il 20 marzo, a due giorni dall'inizio delle eroiche "Cinque giornate di Milano", la popolazione comasca insorse e costrinse alla resa la guarnigione austriaca di stanza alla caserma di San Francesco.
Con la sconfitta di Carlo Alberto, la situazione si normalizzò, nonostante i tentativi di destabilizzazione di Giuseppe Mazzini, presente in Svizzera. La II guerra d'Indipendenza (1859) vide Garibaldi vincere la battaglia di San Fermo ed entrare trionfalmente in Como liberata. Dopo secoli di dominazione straniera, Como faceva finalmente parte del nuovo Regno d'Italia.
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