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Lunedì 26 Settembre 2016, SS. Cosma e Damiano
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Duomo di Como

Como / Italia
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La cattedrale di Como è chiesa fra le più belle e grandiose d’Italia. La sua costruzione, iniziata nel 1396 su progetto di Lorenzo degli Spazzi da Laino in Val d’Intelvi, si concluse solo nel 1740. Il maestoso edificio sorge sull’area e sui resti della preesistente basilica romanica di Santa Maria Maggiore, eretta agli inizi del secolo XI. I lavori subirono infinite interruzioni e riprese. Poco si fece nel primo trentennio e poi per altri vent'anni si andò molto a rilento. Nel 1452 si cominciarono a gettare le fondamenta dei piloni nelle navate, continuando le mura dei fianchi. Cinque anni dopo si pose mano alla facciata, il cui disegno par che spetti all’architetto comasco Florio da Bontà, cui successe dal 1463 il milanese Luchino Scarabota. Nel 1487, dirigendo i lavori Tomaso Rodari da Maroggia, si prese ad elevare le cappelle laterali, e sedici anni dopo il medesimo architetto poneva le fondamenta del coro. Poco dopo (1519) per la continuazione della fabbrica veniva consultato Cristoforo Solari detto il Gobbo. Morto il Rodari dopo quarant'anni di direzione e di lavoro personale, gli successero Franchino della Torre di Cernobbio e Leonardo da Carona. Nel 1596 fu posto termine al coro ed alle sacrestie. Tra il 1627 ed il 1640 sorse la Cappella dell'Assunta, tra il 1653 ed il 1665 quella del Crocefisso. Per la cupola fornirono progetti e disegni A. Biffi, F. Castello e C. Fontana di Bruciato, ma non si cominciò a fabbricare che nel 1730, con il messinese Filippo Juvarra, architetto dei Savoia; la cupola venne terminata cinquant'anni dopo.
La superba, marmorea facciata – in cui si fondono il romanico dei portali, il gotico dei finestroni, dei tabernacoletti e dei pinnacoli, il rinascimentale delle edicole – fu progettata da Fiorino da Bontà, ed eseguita da Amuzio da Lurago e da Luchino Scarabota. Alcune strutture e gran parte delle statue che la popolano sono opera dei Rodari da Maroggia (il padre Giovanni e i figli Bernardino, Jacopo e Tommaso). A questi due ultimi si devono non solo molte delle opere scultoree del prospetto – si notino in particolare le statue dei due Plini in edicola – ma di tutto il Duomo. I fianchi, progettati dagli stessi Rodari, ne recano anche le porte laterali di analoga impostazione: la più ornata, sul fianco sinistro, è la cosiddetta "porta della rana"; della rana però è rimasta solo una parte. La zona absidale del Duomo richiese un lunghissimo lavoro: tuttavia, il progetto base di Cristoforo Solari (1519), non subì sostanziali modifiche.
Il grandioso interno è a tre navate divise da dieci pilastri con archi ogivali e volte a crociera, con transetto e abside formanti uno spazio tricoro coronato da tiburio. Fra le opere d'arte accenniamo solo alle più importanti: nove arazzi del tardo 500; alcuni dipinti: di Gaudenzio Ferrari, uno Sposalizio della Vergine; di Bernardino Luini, l'Adorazione dei Magi e la Pala Raimondi; del Morazzone, lo stendardo di Sant’Abbondio, prezioso lavoro di pittura e ricamo, e l'Incoronazione della Vergine, mirabile per delicatezze tonali e tenuità chiaroscurali, in una corona di angioletti musici e festanti (1611-12); fra le sculture in marmo, il settecentesco altare maggiore e le molte dei Rodari, spiccano la Deposizione dalla Croce, il polittico dell'altare di Santa Lucia e i retri delle porte laterali; fra le sculture in legno, quelle del maestro o maestri del 400, figuranti una Crocifissione e il polittico dell'altare di Sant’Abbondio di maestro probabilmente nordico del primo Cinquecento, considerato uno dei capolavori del Duomo. Fra gli stucchi, i seicenteschi di Giuseppe Bianchi di Moltrasio e dei ticinesi Francesco e Agostino Silva.
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