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Lunedì 26 Settembre 2016, SS. Cosma e Damiano
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Storia di Cesena

La fondazione della città risale probabilmente al III-II secolo a.C., quando i Romani s’insediarono ai piedi del colle Garampo, su cui esisteva già in precedenza uno stanziamento di popolazioni umbre, i cosiddetti Umbri Sapinates. I Romani, oltre a creare un primo impianto urbanistico, organizzarono anche lo sfruttamento agricolo delle campagne circostanti, suddividendo i terreni da assegnare ai coloni in appezzamenti regolari chiamati centurie, ancora oggi ben visibili in alcuni tratti dell'agro cesenate.
Nulla o quasi sappiamo sulla localizzazione del Centro più antico e sulla derivazione del nome: forse Cesena deriva da un radicale etrusco (Kesna), forse deriva da quello della illustre famiglia sarsinate dei Caesii, di antica origine latino-campana. Con la fondazione di una colonia di diritto latino a Rimini (268 a.C.) e la sottomissione dei Sapinates (266 a.C.), si apriva anche per Cesena la fase della romanizzazione. Cesena fu costituita in Municipium nel I secolo a.C., ma non è citata dalle fonti storiche fino a età tardo antica. Nelle invasioni barbariche Cesena soffrì molto; fu conquistata dai Goti di Teodorico (493), predata da Totila (541), ridotta da Narsete sotto l’Esarca di Ravenna. Occupata nel 743 dai Longobardi, ritornò all'Esarcato su donazione di Pipino (754), per passare sotto la supremazia degli Arcivescovi di Ravenna nel X secolo.
Tra l'XI e il XII secolo, le prime libertà comunali agevolano lo sviluppo economico, ma creano anche le premesse per feroci e continua lotte intestine fra guelfi e ghibellini. Nel 1O73 la città fu riedificata per opera di papa Gregorio VII; se ne impadronì il Barbarossa nel 1155, l'ebbe Federico II per dedizione nel 1241. Nel 1248 Cesena fu ricuperata dal papa, poi si ribellò e per quasi un secolo ebbe continue vicende di libertà e servitù.
Anche i secoli XIII e XIV sono caratterizzati da continue lotte intestine. Quando Cesena elesse Francesco Ordelaffi, già signore di Forlì, a capitano del popolo, si aprì un periodo di forti contrasti con la Chiesa il cui legato, Bertrando del Poggetto era stato cacciato dalle città della provincia (1338). Papa Innocenzo VI inviò in Italia il cardinale Egidio Albornoz che, ricondotto sotto lo Stato Pontificio altre città ribelli, si rivolse contro l’Ordelaffi e l’alleato Manfredi di Faenza: eroica ma inutile fu la difesa di Cesena da parte di Cia degli Ubaldini, moglie di Francesco. La città si arrese nel 1357, e fu riconsegnata all’amministrazione diretta della Chiesa.
La situazione della città peggiorò rapidamente e già nel 1375 la popolazione si ribellò contro lo Stato della Chiesa. Il papa Gregorio XI affidò allora al cardinal legato Roberto di Ginevra il compito di rappacificare la regione, e questi, dopo aver inviato inutilmente le sue soldatesche mercenarie bretoni e francesi contro Bologna, occupò Cesena, che ufficialmente era pur rimasta fedele al papa. Ma una rissa fra popolazione e truppe mercenarie offrì il pretesto per un massacro generalizzato di cittadini: con il terribile “Sacco dei Bretoni” (1-3 febbraio 1377), la città fu sostanzialmente distrutta.
L'anno dopo Cesena fu concessa in vicariato da Urbano VI ai Malatesta i quali la dominarono fino al 1466 colmandola di benefici e procurandole fama colle loro gesta. Galeotto Malatesta, primo signore di Cesena (1378-1385), riedificò la città distrutta; Andrea (1386-1416) aiutò il popolo nel terremoto del 1393 e durante la peste del 1400; nel 1404 fece cominciare il ponte sul Savio e nel 1408 la cattedrale. Pandolfo (1417-1427) si rese famoso per la vittoria riportata nel 1420 sui Visconti sotto Milano. Malatesta Domenico Novello, quarto e ultimo signore di Cesena, fu letterato, benefico e capitano valoroso; tra l’altro, dotò Cesena dell'Ospedale del Crocefisso, di nuove mura con i bastioni, della preziosa biblioteca, che da lui prese il nome di Malatestiana, e condusse a compimento il ponte sul Savio. Con la sua morte (1465) finisce a Cesena l’ultima signoria.
Dopo una serie di torbidi causati dalle lotte fra i Tiberti e i Martinelli, Alessandro IV concesse Cesena a Cesare Borgia (1500), il quale la fece capitale del suo effimero ducato di Romagna. Con Giulio II nel 1504 ricadde sotto il dominio della Chiesa e vi rimase fino al 1859, seguendo le vicende delle altre città di Romagna.
La dominazione pontificia priva la città di una sua vita politica autonoma. Furono nominalmente restaurati i vecchi ordinamenti comunali, ma l’autorità di queste magistrature era solo formale perché tutto faceva capo ai rappresentanti della Santa Sede: il Legato, il Presidente della Romagna e il Governatore. Una diffusa corruzione fra i funzionari governativi e i dazi innumerevoli che gravavano sui beni di maggior consumo, fecero progressivamente decadere le condizioni economiche e sociali della città; anche quando tra il XVIII e il XIX secolo Cesena ebbe due papi (Pio VI Braschi e Pio VII Chiaramonti), le condizioni socio-economiche della città non migliorarono.
La vita della città che per secoli non aveva più conosciuto violenti scossoni, fu risvegliata quando Napoleone e le truppe francesi nel 1797 entrarono in città, osannate dal popolo e quando poco dopo fu innalzato “l’albero della libertà”. La caduta napoleonica e il ripristino del potere pontificio, aprono la fase delle lotte risorgimentali cui la città partecipò col suo contributo d’idee e di sangue: Pier Maria Caporali e Eduardo Fabbri organizzarono un moto insurrezionale negli anni 1820-21, ma la sconfitta dei costituzionali a Novara fece fallire ogni tentativo; tristemente famoso è il processo celebrato nel 1825 dal card. Rivarola, nel quale molti cesenati indiziati di liberalismo furono giudicati e condannati a pene gravissime. Nello stesso anno a Roma veniva decapitato il carbonaro cesenate Leonida Montanari. Resta inoltre famoso il moto del 1832 che vide a Cesena un duro scontro tra patrioti e truppe papaline; dopo la vittoria dei pontifici, Cesena fu saccheggiata. Molti cesenati poi entrarono nelle fila mazziniane e parteciparono con Garibaldi alle lotte risorgimentali. Fra i capi mazziniani più noti, si ricordano i cesenati Eugenio Valzania e Federico Comandini. In un clima festante, il 1° marzo 1860 Cesena decretò con plebiscito la propria unione al Regno d'Italia.
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