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Giovedì 8 Dicembre 2016, Immacolata concezione
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Chiesa di Santa Cristina

Cesena / Italia
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La Chiesa di Santa Cristina sorge in Via Chiaramonti, sul luogo in cui, già nel Quattrocento, è attestata la presenza di una chiesa, annessa ad un monastero di monache camaldolesi, restaurata nel 1470, ricostruita nel 1630 e completamente riedificata un secolo dopo. Le forme attuali di questa sorta di "Pantheon in miniatura" si devono a papa Pio VII Chiaramonti, il quale affidò il progetto all'architetto Giuseppe Valadier (1762-1839). La costruzione iniziò nel 1816 e terminò nel 1825; da allora la Chiesa è rimasta pressoché intatta e costituisce uno degli edifici sani più rappresentativi del Valadier, esponente di spicco del neoclassicismo italiano.
Nel contesto cesenate la Chiesa di Santa Cristina, caratterizzata dall'estremo rigore e dall'armonia delle forme e delle proporzioni, è l'unica ad avere pianta centrale. Il tema della pianta centrale è risolto in modo geniale: da una parte attraverso la purezza neoclassica delle forme architettoniche, e dall'altra risolvendo il problema della facciata (costituita da due avancorpi, collegati da un pronao dorico) la quale doveva inserirsi perfettamente nell'urbanistica di via Chiaramonti e nella continuità dell'andamento delle facciate, non contrassegnate da particolari interventi differenziati. Il bianco delle colonne e dell'architrave, sviluppato per tutta la lunghezza della facciata, il rosso dei mattoni e il verde della cupola di rame determinano, infatti, un efficace gioco di colori.
Lo spazio interno rimanda, in chiave più intima e a misura d'uomo, al Pantheon, il grande monumento romano edificato nel 27 a.C. per volere di Agrippa. Fra le opere d’arte qui conservate, ricordiamo il tabernacolo dell'altar maggiore, eseguito su disegno dello stesso Valadier, che contiene una bella pala, attribuita a Vincenzo Camuccini San Demetrio, Santa Cristina e San Pio V. L'altare di sinistra conserva la pala di Giovan Battista Razzani La Madonna di Costantinopoli, i Santi Francesco Saverio, Ignazio di Loyola e un angelo, che reca la data 1642 e la firma dell'autore. Purtroppo i pesanti restauri di Giuseppe Biasini nel 1856 hanno in buona parte snaturato il disegno originale della tela e l'edicola dipinta che incorniciava la "Madonna" è stata sostituita con una pesante cornice lignea posta più in alto.
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