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Domenica 18 Febbraio 2018, San Simeone
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Visitare Catanzaro - guida breve

 

Basilica dell’Immacolata

La Basilica dell’Immacolata Prospetta su Corso Mazzini. Intitolata in origine a San Francesco d’Assisi e alla SS. Trinità, la chiesa fu eretta alla metà del Duecento dal francescano Padre Fortunato: i Francescani potevano così trasferirsi entro il perimetro urbano. Dopo il terremoto del 1783, l’edificio svolse per qualche tempo le funzioni di Cattedrale cittadina. Nel 1809, il convento fu soppresso e i frati furono espulsi. La chiesa fu affidata alla Confraternita della SS. Immacolata, che iniziò vari lavori di trasformazione e restauro, protrattisi fino ai primi del Novecento. La facciata fu rimaneggiata alla fine dell’Ottocento, su progetto di Giuseppe Parisi, e fu inaugurata nel 1913. E’ in stile tardo barocco e presenta un portale chiuso da un portone ligneo intagliato, affiancato da sei colonne con capitelli. Sulla sovrastante trabeazione, il timpano reca lo stemma della Confraternita. Il frontespizio è completato dalla torre campanaria, rimaneggiata nel Novecento.
L’interno – originariamente ad aula unica – è ora a pianta a croce latina a tre navate. Le cappelle presentano altari ottocenteschi in marmi policromi e fastigi coevi in muratura e stucco. Tra le opere d’arte conservate nel tempio, spiccano: una settecentesca statua lignea di San Rocco; le statue lignee, pure settecentesche, di San Giuseppe, dell’Addolorata, di San Michele e di Sant’Alfonso, che provengono dalla soppressa chiesa di Santa Caterina dei Teatini; i dipinti di San Domenico e di San Bruno, opera del crotonese Sesto Bruno; quattro scarabattoli con figurine in cera, opere settecentesche di Caterina de Julianis, raffiguranti La Natività, L’Adorazione dei Magi, Il Tempo e La Morte; il cinquecentesco Crocifisso ligneo e la grande tela seicentesca dell’Immacolata con la SS. Trinità, opera di Giuseppe Perri.
 

Chiesa del Monte dei Morti e della Misericordia

Nel secolo XV alcuni notabili calabresi fondarono il Monte della Misericordia, che raccoglieva fondi per opere di carità a suffragio dei defunti. Con il capitale raccolto fu costruita una Cappella per le Anime del Purgatorio. L’istituzione fu rafforzata con l’arrivo in città dei Gesuiti (1560), e con un cospicuo lascito di Francesco Susanna. Nel 1630, con l’acquisto di Palazzo Morano, fu edificato un primo oratorio intitolato alle Anime del Purgatorio; nel 1715, sull’area del giardino del palazzo stesso, fu edificata la chiesa attuale; nel 1739 la chiesa fu consacrata e inaugurata. Nel 1885, l’oratorio fu assegnato ai frati Cappuccini.
La pianta è a croce greca, inscritta in un quadrato. All’esterno vari elementi danno slancio all’edificio. Sulla facciata, liscia e austera, merletti di pietra si dipartono dal portale settecentesco tardo barocco per avvolgere il finestrone e la nicchia che ospita la statua della Vergine.
L’interno presenta quattro cappelle laterali, un tempo dedicate a San Filippo Neri, all’Immacolata, a Sant’Antonio da Padova e a San Francesco d’Assisi: due di esse costituiscono il transetto. La cupola centrale del 1769 è decorata da un quadro di San Filippo Neri circondato da quattro Evangelisti. Il presbiterio è caratterizzato dall’altare dedicato alle Anime del Purgatorio, sormontato da un fastigio al centro del quale è posta la tela della SS. Trinità con la Madonna e le Anime Purganti. L’interno custodisce suppellettili e paramenti sacri con tessuti di manifattura catanzarese e damaschi settecenteschi. Importante è la grande pala d’altare, posta sul vestibolo d’ingresso, che raffigura la Madonna degli Angeli (o Vergine della Porziuncola) tra i santi Francesco d’Assisi, Michele e Bonaventura, opera del 1642 di Giovanni del Prete.
 

Chiesa dell'Osservanza

Il complesso costituito dalla Chiesa e Convento di Santa Maria delle Grazie, o di Santa Teresa all’Osservanza, o semplicemente dell’Osservanza, sorge in Via Pugliese e fu costruito in due momenti. Il convento fu iniziato nel 1447, ma i lavori furono interrotti per l’opposizione di Antonio Centelles, conte di Catanzaro e marchese di Crotone. La costruzione proseguì dal 1457; convento e chiesa furono compiuti nel 1480. Il complesso fu assegnato all’Ordine dei Francescani Minori Osservanti, che gli dettero il nome. Verso la metà del Cinquecento la chiesa fu arricchita di alcune reliquie che Fra’ Michele de Angioii portò dalla Terrasanta e furono raccolte nella cappella dedicata al Santo Sepolcro; di questa struttura resta un importante croce-reliquiario del 1535. Nel 1600 il complesso passò ai Riformati, che aggiunsero alla chiesa una seconda cappella. Dopo il terremoto del 1783 e varie vicissitudini, il convento fu soppresso nel 1861; nel 1892 la chiesa divenne parrocchia e fu chiamata di Santa Teresa dell’Osservanza. Il convento e parte della chiesa divennero ospedale militare: al Comune passò solo il presbiterio, che forma l’attuale edificio sacro, più volte rimaneggiato.
Più che per l’architettura, la chiesa è nota per le opere d’arte che contiene. Ricordiamo fra le maggiori: all’altar maggiore la bella statua della Madonna della Ginestra, opera del 1504 di Antonello Gagini; il Mistero della Passione, con Crocifisso schiodato, scolpito alla metà del Seicento da Fra’ Giovanni da Reggio, cui si collega il gruppo ligneo della Madonna della Salute. Stupendo è il tabernacolo in bronzo dorato, opera di Ugo Mazzei. Notevole il pulpito ligneo intagliato.
 

Chiesa di San Giovanni Battista

La Chiesa di San Giovanni Battista sorge sul colle più alto del monte Triavonà. Fu eretta, tra il Quattro e il Cinquecento, come chiesa della Congrega dei Santi Giovanni Battista ed Evangelista ed è stata rimaneggiata e ampliata nel Sei-Settecento. L’esterno è caratterizzato dall’ottocentesca scalinata d’accesso e dalla facciata di tipo tardo rinascimentale che accoglie, in una nicchia, la statua marmorea di San Giovanni Battista, opera di scuola napoletana del 1626.
L’interno mostra una pianta a croce latina e un’unica navata: è frutto del sobrio rifacimento barocco sei-settecentesco, che ha coperto le precedenti strutture precedenti. L’ampia navata centrale, di notevoli dimensioni, è scandita da tre cappelle per lato e da coppie di paraste sormontate da capitelli compositi settecenteschi finemente lavorati in stucco. Sulla sovrastante cornice marcapiano s’imposta la volta a botte lunettata. Le cappelle sono anch'esse voltate a botte e presentano una pianta più o meno regolare. Ognuna di esse conserva altari in stucco, in marmo e muratura dei secoli XVII-XIX, nonché decorazioni sulle pareti e sulle volte realizzate a “trompe d'oeil”. Le pareti interne sono decorate da affreschi, realizzati nel 1910 dal pittore crotonese Sesto Bruno con scene della vita dei due Giovanni.
Le maggiori opere artistiche conservate nella chiesa sono: il cinquecentesco Crocefisso ligneo, e la tela della Madonna di Costantinopoli nel coro; la tela dell’Immacolata del ‘600 e l’Estasi di Santa Teresa e il San Francesco Saverio del ‘700 nel transetto; la tela della Madonna del Carmine e della Salus Populi Romani tra i santi Vitaliano e Giovanni Evangelista del XVIII sec. nella cappella di San Giorgio; le statue settecentesche di San Francesco di Paola, caratteristica per avere il volto, le mani e i piedi realizzati in cera; la statua lignea di Santa Filomena e l’ottocentesca statua in cartapesta di San Giorgio, opera di Vincenzo Pignatari. Notevole è anche il busto di San Giovanni Battista della fine del Seicento, chiamato “u muzzuna” cioè “il mozzicone” per le sue piccole dimensioni. La recente ristrutturazione di una parte del pavimento ha riportato alla luce varie fosse comuni e tombe nobiliari, nonché tracce di un affresco con la Vergine e il Bambino, che si ritiene possa essere un’antica raffigurazione della Madonna di Costantinopoli.
 

Complesso monumentale del San Giovanni

Inaugurato nel 1998, il Complesso monumentale del San Giovanni sorge in Piazza Garibaldi, sull'area del Castello Normanno, eretto nell’XI secolo da Roberto il Guiscardo e parzialmente distrutto nel Quattrocento. I materiali del castello furono utilizzati – tra l’altro – per l’edificazione della Chiesa dei SS. Giovanni Battista ed Evangelista, sede di una delle più importanti confraternite della città; la Congrega dei Bianchi di Santa Croce (1563) con l'Hospitio (1569) e il convento dei Teresiani (1645). Questi ultimi due edifici furono in seguito furono trasformati in caserme e poi in carceri.
Il 18 dicembre 1998, con una mostra dedicata ad Andrea Cefaly, il Complesso dei San Giovanni si è avviato verso un nuovo ciclo di vita e di storia. Nel 1999, una nuova mostra dedicata a Mattia Preti (il Cavalier calabrese) consacrò il Complesso quale prestigioso polo culturale ed espositivo, fra i più importanti dell’Italia Meridionale. E’ questo il ruolo che oggi il Complesso detiene, grazie alla suggestività del luogo e all'ampiezza dei restaurati spazi espositivi.
 

Duomo di Catanzaro

Il Duomo di Catanzaro sorge sulla piazza omonima ed ha una storia lunga e travagliata. L’edificio originario eretto nel 1121, era la cosiddetta Cattedrale Normanna, intitolata all’Assunta e agli apostoli Pietro e Paolo. Di questa cattedrale ci è giunta una sola immagine: quella raffigurata nel quadro della Madonna della Ginestra, opera del messinese Antonello Resaliba, ed oggi conservata nel Museo Provinciale. Da questa immagine, si deduce che, probabilmente, l’antica cattedrale aveva cinque navate ed era in stile prevalentemente gotico. L’edificio fu ristrutturato nel 1511 dal Vescovo Tornafranza, che utilizzò due porte in marmo provenienti dal Castello Normanno e rifece la facciata in forme rinascimentali. La facciata crollò col terremoto del 1638, e nel 1660 un incendio distrusse la Sacrestia e tutti i documenti diocesani. Molti altri restauri si ebbero nei secoli successivi, finché la Cattedrale fu quasi completamente distrutta dai bombardamenti alleati dell'agosto 1943. Dopo un breve periodo di chiusura, il duomo fu riaperto al culto nel 1844, anno in cui ricevette la visita dei reali; per l’occasione il vescovo De Franco commissionò i lavori di abbellimento, e di costruzione del nuovo campanile su progetto dell’architetto Michele Manfredi.
Il tempio deve il suo aspetto attuale ai continui rifacimenti – alcuni assai discutibili – eseguiti dopo il 1943; si pensi alla ristrutturazione nel 1955, che portò alla inspiegabile distruzione di lapidi, altari, fastigi e quant’altro dal 1122 a quella data aveva reso importante lo storico edificio.
Al termine dei lavori, condotti su progetto degli architetti Vincenzo Fasolo e Franco Domestico, il nuovo duomo risultava inglobato nell’antica struttura a tre navate, con pianta a croce latina, con la sola eccezione della realizzazione di un portico a tre arcate situato sul lato nord, e lo spostamento della torre campanaria al centro della facciata principale. La nuova costruzione, inaugurata nel 1960, rispetta l’originaria planimetria. Il campanile sormontato dalla statua in bronzo dell'Assunta, dello scultore Giuseppe Rito, è alto 42 metri. Di nuova fattura sono anche il tamburo e la cupola vetrata, nonché la copertura della navata centrale a cassettoni, e la creazione del battistero nel luogo dove si ergeva la torre campanaria.
Dell’antica cattedrale si conservano bellissime opere artistiche tra le quali spiccano: il busto in argento tardo cinquecentesco raffigurante San Vitaliano; la statua della Madonna delle Grazie risalente al 1595; la statua della Dormitio Virginis collocabile agli inizi del Settecento, custodita nella cappella della Penitenzieria; la pala dell’antico altare maggiore raffigurante l’Assunta risalente al 1750; la statua settecentesca in legno raffigurante la Santissima Vergine Addolorata; e la tela della Sacra Famiglia del 1834, opera di Domenico Augimeri.
All’interno si possono ammirare anche alcune opere contemporanee quali: le quattordici Stazioni della Via Crucis realizzate da Alessandro Monteleone; le tele dei Santi Patroni e compatroni della città, opera di Lorenzo Jovino da Salerno, autore delle raffigurazioni dei Quattro Evangelisti nelle vele dei pilastri della cupola, e degli affreschi della Santissima Trinità nell’arco trionfale. Alla fine del Cinquecento risale il gruppo statuario della Madonna col Bambino, situato nel portico. Altre opere d’arte, arredi e suppellettili scampati ai bombardamenti sono custoditi nel vicino Museo Diocesano.
 

Musei di Catanzaro

MARCA – MUSEO DELLE ARTI DI Catanzaro
Via Alessandro Turco, 63
E’ un polo museale multifunzionale, in cui convivono momenti artistici diversi, dall'arte antica al linguaggio contemporaneo, espresso in tutte le sue forme. Inaugurato nel 2008, il MARCA ha sede in un antico palazzo del centro storico, e si articola su tre livelli.
  • Al pianterreno sono state allestite la Pinacoteca e Gipsoteca della Provincia con circa 120 opere tra dipinti e sculture, una collezione permanente che va dal XVI al XX secolo: dalla splendida tavola di Antonello de Saliba, a Battistello Caracciolo, Mattia Preti, Salvator Rosa e Andrea Sacchi. Sono inoltre esposte molte opere di Andrea Cefaly, oltre a gessi e marmi di Francesco Jerace.
  • Al primo piano si trova la collezione Rotella, il più celebre degli artisti catanzaresi, e una mostra, a cura di Alberto Fiz, che per la prima volta presenta in uno spazio pubblico italiano le sue grandi opere su lamiera, realizzate tra il 1980 e il 2004.
  • Il seminterrato ospita il centro polivalente di cultura contemporanea e verrà anche utilizzato per ospitare mostre temporanee ed eventi culturali di altro genere, in collaborazione con istituzioni locali.


MUSEO PROVINCIALE
c/o Villa Margherita (ex Villa Trieste) Via Jannoni
Inaugurato nel 1879, è una delle maggiori istituzioni culturali di Catanzaro. Particolarmente importante è la collezione numismatica, che comprende più di 8000 monete di età greca, romana, bizantina, normanna e sveva. A tale collezione sono associati vari ritrovamenti, tra cui l’Elmo di Tiriolo del IV secolo a.C., una ricca raccolta di materiale preistorico e una brattea aurea, capolavoro dell’arte bizantina, che rappresenta l’Adorazione dei Magi.
Il Museo comprende varie pitture d’epoca, tra cui opere di Nicolò Barabino e di Salvator Rosa, e splendidi quadri veristi del pittore catanzarese Andrea Cefaly e quelli più antichi, come la Madonna in gloria del caravaggesco Battistello Caracciolo e la Madonna della Ginestra di Antonello de Saliba.

MUSEO DELL’ARTE DELLA SETA
c/o Scuola Media “G. Mazzini”
Via Maddalena
Dall’epoca bizantina al Settecento, Catanzaro fu famosa per la lavorazione della seta, dei damaschi e dei velluti. Il piccolo Museo, aperto nel 1999, documenta quest’attività, con l’esposizione di antichi macchinari (telai, pettini, aspi, una bucatrice ecc.), e di lettere e documenti commerciali, tra cui un glossario dei setaioli.

MUSEO DELLE CARROZZE
c/o Pineta di Siano
(Bosco “Li Comuni”)
Unico nel suo genere in Italia meridionale, il Museo si trova in un ampio edificio di proprietà del barone De Paula. Esso comprende una collezione di varie carrozze d’epoca perfettamente restaurate, quasi tutte inglesi. Tra i pezzi più importanti spiccano un carro da parata del '600, una carrozza di papa Clemente XIV, e, soprattutto, il calesse di Rossella O'Hara, usato nel film «Via col vento». Una seconda sezione accoglie vari accessori per carrozze e cavalli, e una terza comprende attrezzi della civiltà contadina calabrese.

MUSEO DIOCESANO DI ARTE SACRA
c/o Palazzo Episcopale
Via Arcivescovado, 13
Inaugurato nel 1997, il Museo comprende ostensori, calici, pianete, candelabri, paramenti sacri, dipinti, sculture lignee e opere di marmo, databili dal Settecento e provenienti da varie chiese del territorio catanzarese. Parte di questo materiale apparteneva al tesoro della Cattedrale e all'Arcidiocesi di Catanzaro. Tra i dipinti, spiccano La Pentecoste di Domenico Leto e San Nicola Vescovo di Mattia Preti. Tra i paramenti sacri: un piviale rosso a lamina d'oro del Settecento. Tra gli argenti: un Ostensorio del 1782, un Baldacchino del Santissimo di metà Ottocento, e una Croce Processionale del Settecento.
 

Palazzo Fazzari

Situato nell'antico quartiere della Giudecca, ove un tempo sorgeva la sinagoga ebraica, Palazzo Fazzari è uno dei simboli della città e rappresenta un esempio importante di architettura eclettica nel panorama locale e della Calabria in genere. Il palazzo fu voluto dal generale garibaldino, Achille Fazzari, e costruito tra il 1870 e il 1874, su disegno dell'architetto fiorentino Federico Andreotti. Lo stesso architetto, insieme con il fratello Enrico, realizzò nei saloni del piano nobile uno splendido ciclo di affreschi con motivi a grottesca.
La costruzione fonde perfettamente caratteri toscani, presi in prestito dai palazzi Medici-Ricciardi, Gondi e Antinori di Firenze - in particolare per l'uso della pietra e del bugnato al posto dell'intonaco e per il coronamento del tetto a larghi spioventi -, con caratteri calabresi inerenti alla scelta dei materiali, la pietra di Stalettì, e le particolari soluzioni compositive d'angolo poste in facciata, che riprendono quelle più antiche di palazzo Cavalcanti a Cosenza, o di palazzo Di Francia a Vibo Valentia. Importanti sono anche: l'interno, con l'ampio scalone decorato in finto marmo a stucco; le sale con arredi ottocenteschi e l'elegante affresco “liberty” del salone principale, realizzato da Alfonso Frangipane.
Una curiosità. Si segnala, al pianterreno, la farmacia Leone che, realizzata a fine Ottocento da Federico Leone e dai suoi nipoti, è considerata un vero e proprio monumento cittadino. Affreschi, sculture, arredi colpirono l'immaginazione dello scrittore inglese George Gissing, il quale, dopo aver visitato la farmacia, scrisse che «cercando una pozione o una pillola ci si trova in un museo d'arte, dove sarebbe facile passare un'ora a studiare il banco, gli scaffali o il soffitto».
 

Ponte Bisantis

Simbolo della città, il Viadotto sulla Fiumarella, o Ponte "Bisantis", collega il centro storico di Catanzaro con il rione De Filippis situato dall'altro lato della valle sulla Fiumarella. Questa stupenda opera, monumento di ingegneria e di architettura, è in cemento armato e fu realizzata nel 1962 dall'architetto Riccardo Morandi.
Il Ponte è il secondo al mondo per ampiezza di luce dell'arco, e per molti anni è stato il ponte più grande d'Europa per l’ampiezza dell'arcata. Questi i dati tecnici che esaltano la grandezza dell’opera: ampiezza d'arco (luce) metri 231; altezza da fondo valle metri 110; lunghezza sede stradale metri 468,45. L'arco, costituito da due semiarchi indipendenti, ha una struttura scatolare larga in chiave 10,50 metri e alla base 25 metri. Inizialmente chiamato Viadotto Morandi, nel 2001 è stato intitolato a Fausto Bisantis, illustre cittadino catanzarese e senatore della Repubblica Italiana.
 

Villa Margherita (Villa Trieste)

Il parco di Villa Margherita sorge in Via Jannone, sul terreno che fu dell’ex Convento di Santa Chiara, oggi Caserma dei Carabinieri. Il parco sorge a un’altitudine di 320 metri sul livello del mare e conferisce alla Villa l’aspetto di un’ampia terrazza sulla quale si apre un panorama stupendo, che spazia dai monti della Sila fino alle coste di Capo Rizzuto.
Primo giardino pubblico della città, la Villa fu progettata dagli architetti Andreotti e quindi arricchita di giardini estesi e lussureggianti, disegnati dall’architetto Feher. Inaugurata il 21 gennaio 1881, in occasione della visita della Famiglia reale, la villa fu intitolata Villa Margherita, in onore della regina. Alla fine della seconda guerra mondiale, prese il nome di Villa Trieste, ma dopo i recenti lavori di recupero e ristrutturazione, è tornata al suo nome originario di Villa Margherita e al suo originario splendore. All’interno della Villa sono insediati il Museo Provinciale e la Biblioteca Comunale "F. de Nobili", che conserva migliaia di volumi, pergamene e manoscritti molto antichi.