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Domenica 4 Dicembre 2016, San Giovanni Damasceno
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Storia di Catanzaro

Vari ritrovamenti archeologici testimoniano che l’area catanzarese era abitata dall’uomo già nel Paleolitico (circa 600.000-20.000 a.C.). Del periodo Neolitico (15.000-10.000 a.C.) è stata ritrovata una stazione litica nei pressi di Catanzaro Marina. Al 12.000 a.C. risalgono le prime forme di commercio di prodotti litici, tra cui spiccava l’ossidiana. Nel tardo neolitico comincia a prendere forma un'area policentrica formata da piccoli villaggi: sui colli sorsero Petrusa, Trivonà, Pozzo, Fontanelle; mentre sulle rive dei fiumi sorsero Crotalla (attuale Catanzaro Marina) e Palepoli. Intorno al 5.000 a.C. ha inizio un forte sfruttamento delle miniere di rame, situate in zona. Queste miniere permisero un notevole sviluppo dell'area. Il rame divenne materia prima di scambio, e i traffici furono facilitati dalla posizione del catanzarese al centro dell'istmo, fra lo Ionio e il Tirreno. Nella successiva età del bronzo, l'espansione degli antichi centri portò a un'unificazione territoriale: nasceva così un grosso centro che fu denominato Scolacium.
Intorno al X secolo a.C. giunsero nell'area catanzarese gli Enotri, capeggiati dal re Enotrio Italo. L'integrazione con le popolazioni locali fu pacifica e consentì un nuovo aumento della popolazione, soprattutto sulla costa. Antioco da Siracusa e Aristotele confermano che gli Enotri dominarono l’istmo e si stanziarono definitivamente nella terra tra i due golfi. Nel VII secolo a.C., vi si stabilirono colonie greche, poi, nel III secolo a.C. l’area fu conquistata dalle legioni romane. Greci e Romani non lasciarono profonde impronte sul territorio. E’ ormai certo che Catanzaro fu fondata dai Bizantini nella seconda metà del X secolo, mentre le coste dello Ionio venivano saccheggiate dall'avamposto saraceno, stabilitosi a Squillace. Catanzaro fu punto strategico delle operazioni del condottiero bizantino Niceforo Foca, ai tempi del califfo Abramo.
Conquistata dai Normanni con Roberto il Guiscardo, la città fu conosciuta come Catacium. Vi fu eretto un castello-fortezza, i cui resti si possono ancora intravedere. Catanzaro assunse grande importanza sotto il regno di Goffredo nel 1131, e ancor più sotto gli Svevi, grazie anche alla decisione di Federico II d’includere Catanzaro nel demanio regio (1250 circa). A partire dal 1252 fu feudo dei Ruffo, per volontà dell’imperatore Federico II, e tale rimase fino al 1440. In seguito passò ai Carafa e ai Soriano. Nel 1406 la Città, per intercessione di Ladislao, ebbe dagli Angioini i privilegi di dominio regio che continuò a mantenere anche con la dominazione aragonese. Nel 1420 ritornò ai Ruffo, a cui seguì Antonio Centelles, uomo di ventura catalano e congiurato contro gli Aragonesi. Intervenne allora Alfonso I d'Aragona a cacciare il Centelles restituendo la libertà alla città. Nel Quattrocento, sotto i d’Aragona, la città visse una graduale crescita della vita economica e sociale grazie alla produzione e al commercio della seta. Il secolo successivo, i maestri della seta catanzarese portarono in Francia, a Lione e a Tours, la tecnica dei broccati, della seta pura, e dei velluti pregiati. Il quartiere della città che ospitava gli antichi laboratori e le scuole dove si tesseva e si filava conserva tuttora il nome antico di Filanda. Nel Cinquecento, quando l'imperatore Carlo V divenne re di Napoli, Catanzaro dimostrò esplicitamente la fedeltà alla corona contro le ingerenze dei francesi, sostenendo un forte assedio nel 1528. In questo periodo, la città ebbe un proprio parlamento cittadino che eleggeva i sindaci e le altre cariche. Lo stesso Imperatore definì la città "Magnifica et Fidelissima" e concesse, quale altissimo onore, che sul gonfalone della città fosse riportato lo stemma imperiale dell'aquila reale con il motto "sanguinis effusione". Nel 1532, dopo lunghe controversie con Taverna, Catanzaro divenne, per volere di Carlo V, sede Vescovile.
Dopo la morte di Carlo V si assiste a un decadimento della città dovuto al susseguirsi di epidemie e alle conseguenze dei terremoti. La peste del 1562 colpì un gran numero di persone, tra cui circa 5000 impiegate nelle filande. Un’altra terribile epidemia di peste si ebbe nel 1668; essa colpì sedicimila abitanti di Catanzaro, riducendo nettamente la produzione della seta pregiata. L’industria della seta cominciò così il suo lento declino per eclissarsi nella seconda metà del Settecento. Come si è detto, anche i terremoti arrecarono alla città danni ingenti: particolarmente devastanti furono quelli del 1638 e del 1783. Il primo danneggiò in modo gravissimo il discreto patrimonio artistico che la città possedeva.
Nel periodo napoleonico Giuseppe Bonaparte e Gioacchino Murat s'insediarono nel regno di Napoli: la città – da sempre antifrancese – visse drammaticamente quegli anni. Dopo il Congresso di Vienna del 1815, Catanzaro tornò ai Borboni. Nel 1832 un altro terremoto sconvolse la città, portando distruzione e lutti. Tuttavia, i catanzaresi non si abbatterono e dettero forte impulso alla vita politico-culturale. Oltre ai fermenti culturali, che si svilupparono attorno alle figure del filosofo Pasquale Galluppi e del patriota Luigi Settembrini, si ebbero cellule attive di patrioti legati alla "Carboneria" ad opera di Francesco Acri. Sotto la dominazione borbonica, Catanzaro divenne capoluogo amministrativo della cosiddetta Calabria Ulteriore (o Calabria Ultra), mentre attualmente è Capoluogo Regionale. Nel 1860, Giuseppe Garibaldi liberava la città dal Borbone.
Nonostante qualche perplessità e dissidi iniziali, la città cominciò presto a integrarsi, seguendo le sorti della neo-costituita Italia unitaria. La seconda metà dell’Ottocento vede un cambiamento profondo nell’edilizia cittadina: in particolare, viuzze e casupole fanno posto al lungo corso, l’attuale Corso Mazzini, che oggi rappresenta la principale arteria cittadina.
Per vari e complessi motivi, agli inizi del Novecento l'intero Meridione rimase tagliato fuori dalla rivoluzione economico-industriale del Paese. Solo dopo la Seconda Guerra Mondiale iniziarono i movimenti socio-economici di rilievo e di sviluppo urbanistico. Attualmente Catanzaro segue la propria vocazione di polo burocratico e amministrativo della regione e si sviluppa prevalentemente su di un ceto medio, offrendo servizi terziari nella pubblica amministrazione e nei commerci.
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