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Lunedì 26 Settembre 2016, SS. Cosma e Damiano
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Guida Catanzaro

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Quali sono i posti da visitare a Catanzaro? Qui puoi trovare una guida di Catanzaro e molte informazioni utili: ristoranti, hotel, attrazioni, interessanti monumenti da visitare a Catanzaro.
Dopo il suo viaggio in Italia, compiuto nel 1777-1780, l’inglese Henry Swinburne così descrive la città:

«... Catanzaro fu costruita nel 963 quale baluardo contro i Saraceni. La posizione prescelta, su di un'altura fra le montagne e il mare, era senza dubbio ottima per ricacciare gli infedeli che, provenendo dall'Africa o dalla Sicilia, solevano sbarcare a Reggio. Col tempo la città aumentò la propria estensione e il numero degli abitanti e finalmente nel 1593 raggiunse la dignità di capitale, sino allora riservata a Reggio …».

Catanzaro, capoluogo della Calabria con quasi 100.000 abitanti, si trova in posizione centrale rispetto alla regione Calabria. Essa domina dall’alto il golfo ionico di Squillace, famoso perché sempre battuto dai venti e considerato pericoloso per la navigazione. Alcuni studiosi ritengono che qui sia avvenuto il naufragio di Ulisse nel regno dei Feaci, raccontato nell’Odissea di Omero. Il territorio comunale si estende dal mare fino a un'altezza di circa 600 metri (il centro cittadino è situato a circa 300 metri di altitudine); esso comprende una zona costiera sul mar Ionio, con otto chilometri di spiaggia e un porto turistico. Da qui il centro abitato risale la valle del torrente Fiumarella, fino ai tre colli: del Vescovado, di San Trifone (o di San Rocco) e di San Giovanni (o del Castello) su cui sorge il centro storico della città e che si ricollegano con la Sila verso Nord. I corsi d'acqua principali sono il torrente Fiumarella (l’antico Zaro), nel quale confluisce il Musofalo; il torrente Corace (l’antico Crotalo), il maggiore in termini di portata d'acqua, che delimita il confine comunale a sud; e il torrente Alli che delimita il confine comunale a nord.
Catanzaro è detta la “città dei ponti”, perché comprende vari viadotti, cioè strade sopraelevate. Uno di essi, il Ponte Bisantis, è simbolo della città e – per altezza – è il secondo in Europa. Ma è nota anche come la "città tra i due mari", essendo situata nell'istmo omonimo, ossia sulla striscia di terra più stretta d'Italia, in cui solo trenta chilometri separano lo Ionio dal Tirreno. Nelle giornate limpide, da Catanzaro si vedono il Mar Tirreno, il Mar Ionio, l'isola di Stromboli e le isole Eolie. Catanzaro è conosciuta, infine, come la “città delle tre V", che si riferiscono a tre sue caratteristiche distintive: V di San Vitaliano, patrono della città; V di velluto, perché fu importante centro di produzione della seta, dei velluti e dei damaschi fin dai tempi della dominazione bizantina; V di vento, perché costantemente battuta da forti brezze provenienti dallo Ionio e dalla Sila. Dice un proverbio locale che: «Trovare un amico è così raro / come un dì senza vento a Catanzaro».
Ecco un itinerario rapido. Da Bellavista, sulla lunga balconata, si può ammirare un panorama stupendo che abbraccia tutta la costa ionica, da Punta Le Castella sino a Punta Stilo. Salendo da Bellavista inizia il centro storico di Catanzaro, più volte distrutto dai terremoti e oggi in prevalenza moderno. Un dedalo di vicoli e viuzze conduce alla Grecìa, uno dei quattro quartieri più antichi della città, ove si trova la Chiesa del Carmine, con la sua bassa torre campanaria, e la facciata a capanna. Ai margini della Grecìa vi è il quattrocentesco Palazzo de Nobili, sede del Municipio, presso il quale sorge Villa Margherita, già Villa Trieste, così denominata in onore della regina che la inaugurò nel 1881. Poco distante è la Chiesa di San Rocco, di fronte alla quale sta il teatro Masciari, realizzato nel primo Novecento. A pochi metri del teatro, sorge la bella Fontana di Santa Caterina, in bronzo e marmo. Da Corso Mazzini, una delle strade laterali conduce alla Chiesa del Rosario, con facciata neoclassica. A monte della chiesa sorge il Duomo, nelle cui vicinanze è la Chiesa del Monte dei Morti. Ritornando sul corso, si nota la Basilica dell'Immacolata. Va inoltre ricordata la chiesetta bizantina di Sant'Omobono, la chiesa più antica della città, risalente all'XI secolo. All'esterno del centro storico, è da visitare la Chiesa dell'Osservanza. Il Corso sbocca su Piazza Matteotti, al confine tra la città vecchia e la zona nord. La piazza è caratterizzata dalla Fontana monumentale de "Il Cavatore". Di grande interesse culturale è il Complesso monumentale del San Giovanni.
La cucina catanzarese, tipicamente mediterranea, è caratterizzata da sapori forti e decisi. Vari e gustosi i primi piatti, tra cui spiccano la pasta e ceci con finocchi selvatici, la pasta "dei mietitori", condita con sugo a base di cipolle, zucchine e patate, e la pasta con le alici, preparata con alici sotto sale, mollica di pane e peperoncino piccante. Un posto d'onore è riservato alla carne, alle verdure e alle lumache, consumate con un delizioso sughetto di pomodoro aromatizzato. L'autentico piatto forte è il notissimo morzeddhu, servito caldo nella pitta, pane casereccio schiacciato. Deliziose le conserve: alici o sarde salate, melanzane sott'olio, in agrodolce o alla schipece, tutte preparate con metodi antichi. Ottimi i dolci, specie i monaceddi, preparati con uova sode farcite di cacao e fritti, e le cuzzupe, ciambelle decorate con uova, tipiche di Pasqua. Rinomati i vini catanzaresi, soprattutto la Malvasia.
Catanzaro non è famosa per le sue opere d’arte: delle epoche anteriori al Barocco, non rimane praticamente nulla. E le chiese, i palazzi, le biblioteche e i musei esistenti non la differenziano da altre cento città italiane. Chi visita Catanzaro percepisce che il suo fascino “è altrove, è più sottile, è di ambienti e di atmosfere”, è formato di natura, di umanità, di tradizioni e di bellezza muliebre. In sintesi, per dirla con lo scrittore calabrese Saverio Strati, «Catanzaro è città di origine bizantina, con dei dintorni meravigliosi e aria salubre, vivace e ricca. I cui abitanti, di un'intelligenza acuta, sono quant'altri mai ospitali e riflessivi». Non è poco.

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