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Martedì 30 Maggio 2017, Santa Giovanna d'Arco
Ben Aveling - CC by-sa
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Visitare Catania - guida breve

 

Anfiteatro Romano

I resti più importanti dell’Anfiteatro romano di Catania si trovano sotto il manto stradale di Piazza Stesicoro. Qualche resto minore è visibile anche in Via Colosseo. L’Anfiteatro fu probabilmente costruito nella seconda metà del II secolo d.C., sotto gli imperatori Adriano e Antonino Pio. Era un’opera colossale, edificata a ridosso della collina di Montevergine; con una circonferenza esterna di 309 metri, e interna di 192, era uno dei maggiori anfiteatri della romanità, superato solo dal Colosseo di Roma e dall’Arena di Verona. Sembra che potesse contenere fino a 15.000 spettatori seduti.
Con la caduta dell’Impero romano, cominciò la decadenza dell’Anfiteatro. Già nel V secolo, gli Ostrogoti cominciarono a usarlo come cava per materiale da costruzione, e lo spoglio durò nei secoli; anche i Normanni utilizzarono le sue pietre per costruire la cattedrale cittadina. Sepolta dal terremoto del 1693, la struttura fu recuperata nel 1904-1907, soprattutto per opera dell’architetto Fichera.
Rimangono visibili il corridoio che separava l'anfiteatro dalla collina retrostante, una parte delle arcate esterne, alcuni grandi archi e volte con funzione di sostegno delle gradinate e dei corridoi interni. Della cavea, che aveva quattordici gradini, rimane una porzione del settore settentrionale, dove è visibile anche parte del podio. L'edificio fu realizzato con l'impiego di blocchi di pietra lavica, disposti in serie orizzontali consolidate da piani di posa in mattoni. I pilastri furono costruiti in opus quadratum; gli archi che vi si appoggiano, sono in mattoni quelli esterni e in pietra mista a malta quelli interni. Visibili sono ancora alcune lastre del rivestimento marmoreo del podio.
 

Castello Ursino

Il Castello Ursino sorge in Piazza Federico di Svevia. Il possente fortilizio, principale opera militare di Catania, fu fatto erigere da Federico II Imperatore di Svevia, tra il 1239 e il 1250, su un isolotto circondato dal mare. Scopo evidente della struttura, disegnata dall’architetto militare Riccardo da Lentini, è la difesa della città e del porto. La struttura, chiamata “Castrum Ursinum” dal 1255, fu residenza dei reali aragonesi e dei viceré spagnoli; alla metà del Cinquecento furono aggiunte le mura di cinta e, nel Seicento, il castello fu variamente rinforzato e fortificato. La colata lavica della terribile eruzione etnea del 1669 circondò la rocca, coprì del tutto il bastione di San Giorgio, ricoprì i fossati e buona parte delle opere avanzate, allontanando così il castello dal mare. La struttura fu ulteriormente danneggiata dai terremoti del 1693 e del 1818. Restaurata nel 1837, fu trasformata in carcere. Nel 1934 il Castello fu nuovamente restaurato con un intervento cosiddetto “di liberazione”, teso a riportare l’edificio alle primitive forme sveve, o almeno a quelle rinascimentali.
L'edificio, è un severo e maestoso parallelepipedo, con muri di due metri di spessore, quattro torrioni cilindrici alti trenta metri, agli angoli, e torri semicilindriche addossate a metà di ogni lato: di queste torri solo due sono sopravvissute. L’ingresso, nel prospetto principale, è sovrastato dallo stemma degli Svevi, formato da un’aquila che cattura una lepre. Sul lato meridionale del castello si aprono finestre in stile rinascimentale.
Dal 1934, il Castello Ursino, che è il più importante e ben conservato monumento svevo della Sicilia, è sede del Museo Civico, il cui nucleo è formato dalle collezioni dei Benedettini, da quelle dei principi di Biscari e della donazione del barone Zappalà-Asmundo.
 

Chiesa di Sant’Agata al Carcere

La Chiesa di Sant’Agata si affaccia su Piazza Santo Carcere, alla fine di Via Cappuccini, e sorge su un massiccio frammento delle mura di Carlo V. Essa è stata costruita di fronte al carcere ove, secondo la tradizione, Sant’Agata fu rinchiusa durante il processo e morì, dopo il martirio, nel 251 d.C. La chiesa è barocca e, diventata santuario, conserva alcune tra le più importanti reliquie della Santa. Dell’antico edificio rimane soltanto un vano di circa sei metri per quattro, a destra della navata della chiesa.
Si nota facilmente che le parti dell’edificio risalgono a epoche diverse. In particolare, il prospetto – realizzato su disegno dell’architetto Francesco Battaglia – è del 1760. In stile barocco siciliano, essa ha sostituito la facciata precedente, crollata per il terremoto del 1693. Nel 1762 il Battaglia vi collocò il magnifico portale romanico, che forse risale alla metà del Duecento. In marmo bianco e con arco a tutto sesto, il portale poggia su sei pilastrini decorati. Salvato dalle macerie del 1693, e rimosso dal Vaccarini, esso probabilmente apparteneva alla facciata dell’antico Duomo normanno.
L'interno si presenta in due stili diversi. La parte anteriore, come si è detto, è barocca con volta a botte, mentre la parte absidale risente della costruzione cinquecentesca e mostra un tetto a crociera che poggia su colonne sormontate da capitelli corinzi. La terza parte, fine Ottocento, è costituita dal presbiterio. Sull’altare maggiore spicca la pala del Martirio di Sant'Agata, opera di Bernardino Niger. Presso l'altare del Crocefisso sono due lastre di pietra lavica: su una di queste sono impresse le orme di due piedi, che – secondo la tradizione – sarebbero quelli di Sant’Agata.
 

Complesso di San Nicolò l’Arena

Il Complesso benedettino di San Nicolò l’Arena, composto di chiesa e monastero, sorge in Piazza Dante.
La chiesa è la più grande della Sicilia. Un primo edificio della metà del Cinquecento fu danneggiato dalla calata lavica del 1669: i monaci decisero per la sistemazione, che ebbe inizio nel 1685, ma il terremoto del 1693 distrusse tutto. Subito dopo iniziò la ricostruzione, su progetto di Francesco Battaglia. I lavori continuarono fino al 1735, poi furono interrotti e l’edificio rimase incompiuto. L’interno, adibito a sacrario dei Caduti, è assai vasto ed è caratterizzato dalla presenza di uno splendido organo, opera del cassinese Donato del Piano. Dalla cupola della chiesa si gode una bellissima vista sulla città e sul porto.
Del monastero – che ha seguito le vicissitudini della chiesa – è stato detto che assomiglia più a una reggia che a una costruzione religiosa. Nei tempi del suo massimo splendore, il monastero è arrivato a coprire una superficie di 100.000 metri quadrati, con grandi spazi destinati ai monaci, un museo archeologico, una ricca biblioteca, un orto botanico ecc. Fu visitato e apprezzato da illustri personaggi, tra cui Goethe.
Dal 1977 il monastero è sede della Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Catania. Restaurato dall’architetto Giancarlo De Carlo, presenta all’interno varie sale, tra cui primeggiano l’Aula Magna, la Sala intitolata al poeta Mario Rapisardi e la Sala Vaccarini della biblioteca. Quest’ultima conserva un notevole affresco di Giovanni Battista Pipari: il Trionfo delle Scienze e delle Arti.
 

Duomo di Catania

Dedicata a Sant’Agata, patrona della città, la Cattedrale sorge sul lato est di Piazza del Duomo ed è il monumento più importante di Catania. Fu costruita presso i resti delle antiche Terme Achilliane, fra il 1078 e il 1093, per volontà del Conte Ruggero il Normanno, e consacrata nel 1094. L’edificio subì continui rifacimenti a seguito dei danni riportati nei tanti fenomeni naturali che si abbatterono sulla città. In particolare, esso fu distrutto una prima volta dal terremoto del 1169 e una seconda volta dal terremoto del 1693. Della costruzione originaria sono rimaste solo due torri recise, le tre absidi semicircolari e una parte del transetto.
Nel 1709, l’architetto Palazzotto iniziò a costruire la Cattedrale, sfruttando l'originario impianto basilicale a tre navate. Tra il 1733 e il 1761 furono eseguiti vari restauri ad opera dell'architetto Giovan Battista Vaccarini, che realizzò il prospetto principale. Nel 1780 l’architetto Battaglia iniziò la cupola che fu completata nel 1805. Il campanile e il cupolino furono costruiti nel 1869, su disegno dell'architetto Carmelo Sciuto Patti.
Il prospetto principale è in stile barocco siciliano e si sviluppa su tre ordini compositi in stile corinzio e attico, in marmo di Carrara. Il primo ordine presenta tre portali, compresi fra colonne di granito. Il secondo ordine è caratterizzato dalle statue di Sant’Agata, Sant’Euplio, San Berillo, San Pietro e San Paolo. All’esterno si può anche ammirare la splendida cupola ottagonale.
L'interno presenta un impianto a croce latina, con tre navate divise da ventiquattro colonne, dodici per lato. Nella navata di destra, all’interno di una nicchia, sta il Battistero. Seguono altri altari impreziositi da tele del Borremans e dell’Abbadessa, con immagini di santi. Di fronte al primo altare si trova il monumento funebre di Vincenzo Bellini, chiuso da una porta su cui è inciso l’inizio dell’opera “La Sonnambula”. Altri monumenti funebri ricordano i vescovi Orlando, Dusmet e Galletti. Dal transetto destro si accede alla Cappella della Vergine dell’Incoronazione, con la tomba di Costanza d'Aragona e dei reali aragonesi che risedettero a Catania. Nell'abside destra, la Cappella di Sant’Agata immette nel sacello, dove si conservano le reliquie e parte del ricchissimo tesoro della santa.
Nell’abside centrale si ammira il prezioso altare maggiore, in stile normanno, circondato da uno stupendo coro ligneo di trentaquattro stalli, opera cinquecentesca di Scipione di Guido.
Nella navata di sinistra, gli altari sono arricchiti da tele del La Manna, del Tuccari, del Borremans, del Guarnaccia e del Paladini. Qui si trovano altri monumenti funebri di membri della casa d’Aragona, tra cui Federico III di Trinacria, Giovanni, Ludovico e Costanza. Sul fondo si apre la meravigliosa Cappella del Santissimo Crocifisso, con le statue della Madonna Addolorata e di San Giovanni.
Notevoli sono anche il grandioso organo del 1877 e la facciata interna del portale centrale, caratterizzata da trentadue formelle scolpite, che illustrano episodi della vita di Sant'Agata, stemmi di Papi e simboli religiosi.
 

Fontana dell'Elefante

La Fontana dell’Elefante è uno dei simboli di Catania e troneggia in Piazza Duomo, di fronte alla Cattedrale di Sant’Agata. E’ la più bella fontana della città e fu realizzata intorno al 1736 dall’architetto Giovan Battista Vaccarini, che sicuramente ricordava il romano Elefante di Minerva del Bernini.
La struttura è composta da una vasca in marmo, con al centro un basamento decorato da due sculture raffiguranti i fiumi di Catania: il Simeto e l’Amenano. Al vertice del piedistallo è la statua dell'elefante, detto “Liotru”, che simboleggia qui la sconfitta dei Cartaginesi, giunti a invadere l'Italia a cavallo di questi animali sconosciuti e impressionanti. L’elefante porta in groppa un drappo marmoreo decorato, che regge lo splendido obelisco egiziano portato a Catania durante le Crociate, forse appartenente al Circo Massimo romano.
L’opera ha forma ottagonale ed è alta metri 3,61. Realizzata in granito, è impreziosita da geroglifici collegati al culto della dea Iside. Sulla sommità svetta un globo, circondato da una corona di foglie di palma e ulivo, e sovrastato da una croce e da una tavoletta metallica che reca un’iscrizione dedicata a Sant'Agata.
Nel suo complesso, la Fontana simboleggia tre civiltà: la punica con l’elefante, l’egiziana con l’obelisco, e la cristiana con le palme e il globo. Sembra però che al monumento siano legate altre simbologie, riguardanti Catania e il culto di Sant’Agata. Le acque che scorrono nella fonte sono quelle del fiume sotterraneo Amenano.
 

Musei di Catania

CASA-MUSEO GIOVANNI VERGA
Via Sant’Anna, 8
Monumento nazionale dal 1940 e museo dal 1991, è la casa in cui il Verga (1840-1922) trascorse l’infanzia, visse e morì. Qui furono scritti I Malavoglia e Mastro don Gesualdo, capolavori del verismo italiano. Il primo piano accoglie i 4000 volumi della biblioteca di Federico De Roberto. Il secondo piano conserva invece i libri personali del Verga – circa 2600 volumi – oltre agli arredi originali e a vari cimeli dello scrittore. Si possono così individuare i suoi autori preferiti, tra cui spiccano Luigi Capuana, Gabriele D’Annunzio e Grazia Deledda. Notevole è anche la stanza da letto, che comprende un salottino con caminetto e un armadio contenente abiti e cappelli d'epoca, decorato da ritratti della famiglia Verga.

MUSEO CIVICO BELLINIANO
Piazza San Francesco d’Assisi, 3
Inaugurato nel 1930, il Museo è allestito nella casa ove si ritiene che Vincenzo Bellini sia nato. Il museo si sviluppa su tre stanze e due piccoli vani. Vi si trovano lettere e documenti, quadri, miniature, targhe commemorative, partiture autografe, stampe e strumenti musicali. La disposizione, assai curata, del materiale esposto consente di cogliere l’evoluzione della vita e della carriera del grande compositore catanese.

MUSEO CIVICO Castello Ursino
Piazza Federico di Svevia
Costituito nel 1934, il Museo espone una stupenda collezione di vasi siculi, corinzi, attici e apuli, varie sculture greche, una sezione numismatica, una pinacoteca, sculture del Medioevo e del Rinascimento, oreficerie, arredi sacri e profani, e belle raccolte di armature, di stampe e di curiosità, tra cui una di presepi. I reperti provengono dalle collezioni dei Benedettini, degli Zappalà-Asmundo e del principe di Biscari. Particolarmente interessante è la Pinacoteca, che espone vari capolavori; la Madonna con Bambino (1497) di Antonello de Saliba; un Sant’Onofrio del Bernazzano; un San Giacomo di Bernardino Niger; una Madonna col bambino, della bottega di Lorenzo di Credi; l’Ultima Cena di Luis de Morales. Altre opere, provenienti da collezioni private, comprendono – tra altri – capolavori dei catanesi Michele Rapisardi e Giuseppe Sciuti.

MUSEO DIOCESANO Piazza Duomo,
Via Etnea, 8
E’ il Museo della Cattedrale e della sede vescovile ed è suddiviso in due sezioni: la prima, dedicata agli arredi liturgici della Cattedrale, si snoda nelle sale del secondo piano e si conclude al piano successivo nella cappella; la seconda, che accoglie gli arredi di altre chiese della città e della diocesi, si svolge nelle sale del terzo e del quarto piano. Il percorso – che si conclude nelle terrazze panoramiche dalle quali è possibile ammirare dall’alto la città barocca – consente di ammirare molte suppellettili sacre e oreficerie, che vanno dal Trecento all’Ottocento: si tratta soprattutto di ori, argenti, ceselli, ex voto, paramenti sacri, dipinti e sculture. In una stanza si conserva il "fercolo" d’argento, con cui vengono portati in processione i reliquiari di Sant’Agata, patrona di Catania.

MUSEO EMILIO GRECO
Piazza San Francesco d’Assisi, 3
Il Museo, ospitato nella stessa sede del Museo Civico Belliniano, contiene l’opera grafica di Emilio Greco (1913-1995), uno dei massimi artisti catanesi del Novecento, noto in particolare per le sue sculture. Le opere esposte sono soprattutto volti e corpi femminili, che si caratterizzano per la stupenda armonia delle forme. Preziosa è la serie delle acqueforti intitolate Commiati, accomunate da un forte carica d’erotismo.
 

Palazzo Biscari

Il Palazzo Biscari sorge fra Via Dusmet e Via Museo Biscari e, con i suoi 160 metri di prospetto, è il più grande e più sontuoso edificio privato di Catania, la più prestigiosa espressione del barocco catanese. Fu costruito subito dopo il terremoto nel 1693 e i lavori durarono più di un secolo, coinvolgendo i più grandi architetti catanesi dell'epoca, in particolare Francesco Battaglia e il figlio Antonino. Ne uscì un palazzo stupendo, trionfo non solo di un gusto e di uno stile, ma anche delle capacità tecniche degli intagliatori e dei decoratori che si erano formati nel grande cantiere della Catania settecentesca.
L’edificio raggiunse il massimo splendore nel Settecento, con l'intervento di Ignazio V Principe di Biscari. Grazie alle sue conoscenze e alla sua passione per l'arte, la letteratura e l'archeologia, il principe suggerì e propose modalità e soluzioni agli stessi architetti. Alcune stanze furono decorate secondo le mode del tempo; nella Galleria degli Uccelli la volta è decorata a stucco con leggere cornici dorate che inquadrano scenette orientali a rilievo. Il luogo più bello del palazzo è il grande salone delle feste, decorato in stile rococò da Sebastiano Lo Monaco, con paesaggi napoletani, stucchi e affreschi che rappresentano la gloria dei Biscari.
Ancor oggi, il palazzo è abitato dai discendenti dei Biscari; i suoi saloni ospitano spesso manifestazioni mondane e culturali di prestigio. Gran parte delle collezioni raccolte nel museo del principe di Biscari sono state donate al Comune e trasferite al Museo Civico Castello Ursino.
 

Porta Uzeda

Porta Uzeda prospetta su Piazza Duomo e, come gli altri palazzi che la circondano, è in stile barocco. Eretta nel Cinquecento, fu aperta nel 1696, come ingresso ufficiale alla città. Costruita per abbellimento, Porta Uzeda non ha mai fatto parte del sistema difensivo di Catania. Fu così intitolata in onore del viceré spagnolo Giovanni Francesco Paceco, duca di Uzeda (o de Uceda), che già aveva dato il nome al percorso esterno, oggi Via Dusmet. Il viceré era tornato a Catania nel 1696, per rendersi conto di come procedeva la ricostruzione della città, dopo il terremoto del 1693.
Da questa porta ha inizio la lunga Via Etnea, che per circa tre chilometri espande le sue direttrici in vie, vicoli e palazzi d’interesse storico, artistico e archeologico. Sotto il portico, un’epigrafe recita: "Signore, la tua immagine colpita in fronte da schegge durante i bombardamenti del 1941 sia sempre monito di pace".
 

Teatro Antico

Il teatro Antico è situato a ovest di Piazza San Francesco, tra Via Vittorio Emanuele II e Via Teatro Greco. I resti visibili (gran parte della cavea, parte dell’orchestra, poche tracce della scena) sono tutti di epoca romana, ma non si esclude che le fondamenta della struttura poggino su una preesistente costruzione greca del V secolo a.C. Forse è qui che Alcibiade – nel 415 a.C. – arringò i Catanesi per convincerli a combattere con Atene, contro Siracusa.
L’edificio romano risale ai primi decenni del II secolo d.C. Costruito con materiale lavico e malta cementizia mista, ha forma semicircolare, con un diametro di circa 87 metri. La cavea, che poteva contenere più di 7.000 spettatori, poggia su tre alti corridoi con copertura a volta; la parte mediana e quella inferiore, distinte orizzontalmente in tre sezioni da due passaggi, in senso verticale sono divise in nove cunei da otto scalette. I sedili sono in calcare, le prime quattro file inferiori del secondo e terzo Cuneo, invece, erano ricoperte di marmo, perché riservate a personaggi importanti. Anche l'orchestra era pavimentata in marmo.
Molti materiali provenienti dal teatro sono stati riutilizzati in varie epoche in edifici della città medievale e moderna. In particolare, numerosi marmi furono impiegati per la costruzione della cattedrale normanna. Sculture e iscrizioni, recuperate negli scavi, sono esposte nel Museo Civico Castello Ursino.
 

Villa Bellini

Parco pubblico dei Catanesi, Villa Bellini sorge lungo la Via Etnea, vicino al Palazzo delle Poste. Nasce da un giardino, chiamato “Labirinto” per l’intreccio dei suoi viali, già nel Settecento proprietà dei principi Paternò Castello di Biscari. Nel 1854, la proprietà passò al Comune di Catania.
Su disegno dell’architetto Landolina, il giardino fu allargato, ristrutturato e abbellito: i lavori si conclusero nel 1883, quando il giardino fu inaugurato, intitolato a Vincenzo Bellini e aperto alla cittadinanza.
Oggi il parco è considerato fra i più belli d’Europa. Si estende su quasi otto ettari di superficie e ospita stupendi alberi secolari e centinaia di piante esotiche, anche subtropicali. I viali, ombrosi e rilassanti, sono adornati da statue e da busti di personaggi illustri. Dalla cima della collinetta, dove sorge un chiosco, si apre un bellissimo panorama della città e dell’Etna.