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Giovedì 27 Aprile 2017, Beata Elisabetta Vendramini
Manuel Mauer - CC by-sa
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Visitare Caserta - guida breve

 

Acquedotto Carolino

Grandiosa opera d’ingegneria idraulica, l’Acquedotto Carolino è una delle più importanti realizzazioni del regno di Carlo III di Borbone. Voluto da questo re di Napoli – e chiamato “Carolino” in onore della moglie Maria Carolina d’Asburgo – l’Acquedotto è stato progettato dal grande architetto Luigi Vanvitelli. I lavori, iniziati sotto la direzione del Vanvitelli durarono dal 1753 al 1770 e furono terminati dal figlio Carlo.
Il progetto originale – con la relativa cartografia del territorio – è oggi custodito nella Reggia di Caserta. Esso prevedeva che le acque, una volta raggiunta la Reggia, potessero proseguire fino a Napoli, ma in questo senso non fu mai completato. L’acquedotto si ferma dunque a Caserta e assicura l’indispensabile approvvigionamento idrico al Palazzo Reale e alle numerose fontane e giochi d’acqua del Parco, ma anche – e soprattutto – l’acqua alla nuova capitale e la forza motrice agli opifici serici della vicina San Leucio.
L’acqua viene presa dalle Sorgenti del Fizzo – alle falde del Monte Taburno nel beneventano – e convogliata in un canale in muratura. Lungo il percorso, che si snoda per trentotto chilometri, sono presenti i resti di sei mulini, sessantotto torrini per l’ispezione e aerazione del canale e alcuni ponti. Di questi ultimi il più famoso è quello di Valle di Maddaloni, costruito per superare la depressione dei monti Longano e Garzano.: il ponte, lungo 529 metri e altro 95, fu costruito su tre ordini di arcate, imitando lo stile romano.
Nel 1997 l’Acquedotto Carolino fu dichiarato dall’Unesco patrimonio mondiale dell’Umanità.
 

Belvedere di San Leucio

Poco lontana da Caserta, la località di San Leucio prende il nome da una piccola chiesa longobarda situata sulla sommità del colle omonimo. Un tempo il borgo si chiamava villaggio Torre. Qui gli Acquaviva, signori di Caserta nel Cinquecento, costruirono un castello, utilizzato come casino di caccia e chiamato "Belvedere" per la stupenda vista panoramica che offriva sulle campagne circostanti, sul Vesuvio e sull’isola di Capri.
Nella seconda metà del Settecento, il casertano fu acquistato da Carlo III di Borbone, e nel 1759 passò al figlio Ferdinando IV, che divenne re di Napoli e continuò – per i Siti Reali – la strategia territoriale avviata dal padre. Nel 1773, la proprietà di San Leucio fu recintata e ingrandita, per opera dell’architetto Francesco Collecini: essa divenne la meta preferita del giovane re, che qui s’immergeva nella quiete della natura e amava cacciare.
Nel 1778 Ferdinando decise di dedicare il Belvedere e la zona di San Leucio a un’attività produttiva, utile per il Regno e per il futuro dei giovani del borgo, privi d’istruzione. Nell’ambito di un progetto inteso a creare una città ideale (Ferdinandopoli), il borgo fu trasformato in un centro manifatturiero dedicato alla seta: la Real Colonia Serica di San Leucio, primo e unico caso in Europa di una fabbrica all’interno di una dimora reale.
Non furono intaccate le eleganti stanze reali, tranne la sala delle feste al cui interno fu allestita una chiesa per la comunità. Attorno al Belvedere furono creati i quartieri di San Carlo e San Ferdinando; furono poi costruite scuole, abitazioni per operai e insegnanti, stanze per la trattura, la filatura, e la tintura della seta. In definitiva, la Real Colonia dette avvio a una tradizione serica che continua ancor oggi, con la produzione di sete pregiate, esportate in tutto il mondo.
Nel 1789 la Colonia fu dotata di un Codice delle Leggi, per quei tempi rivoluzionario. Era chiaro l’obiettivo reale di creare una colonia industriale completa dal punto di vista sia produttivo sia comportamentale. Tra l’altro, il Codice prevedeva: i doveri verso se stessi, verso gli altri, verso il Principe, verso lo Stato; la retribuzione basata sul merito; la scuola obbligatoria per i bambini; l’elezione di “Seniori del popolo” per dirimere le controversie; la vaccinazione contro il vaiolo; un ospedale; una Cassa della Carità per aiutare gli artigiani poveri o in difficoltà per malattia; le sanzioni per i trasgressori.
Il Belvedere ospita d’estate il “Leuciana Festival”, uno dei festival artistici più noti dell'Italia Meridionale. In ottobre ha luogo, sempre al Belvedere, l’importante rassegna enologica “Festa del Vino, delle Vigne e della Seta”.
 

Casertavecchia

Casertavecchia sorge alle pendici dei monti Tifatini, a pochi chilometri da Caserta. Le sue origini sono incerte, ma il cronista Erchemperto, autore di una "Historia Langobardorum Beneventanorum", indica che – alla metà del IX secolo – esisteva qui un piccolo villaggio longobardo, forse di origine romana, chiamato “Casa-Irta”. Nel corso del Medioevo il borgo ebbe una storia movimentata. Nell’879 fu ceduto ai Conti di Capua e rimase sotto il loro dominio per quasi due secoli. In questo periodo, la popolazione aumentò in modo considerevole: molti venivano dalle zone circostanti, e dalla stessa Capua, per sfuggire alle incursioni saracene e trovare rifugio a Casertavecchia, protetta dai monti. Nel borgo si trasferì anche la sede vescovile.
Nel 1062 ha inizio la dominazione normanna, sotto la quale Casertavecchia raggiunse il massimo splendore e cominciò a costruire la Cattedrale, dedicata a San Michele Arcangelo. Nel Duecento il borgo fu dominato dagli Svevi e – con Riccardo di Lauro (1232-1266) – divenne importante sotto il profilo politico. Nel Quattrocento, sotto i d’Aragona, cominciò per Casertavecchia un lungo periodo di decadenza: vi rimasero la curia vescovile e il seminario. Nel Settecento, con l'avvento dei Borboni e la costruzione della Reggia, Caserta diventa il nuovo centro di attività e Casertavecchia decade definitivamente: nel 1842 anche il vescovo si trasferisce a Caserta.
Oggi Casertavecchia è meta d’interesse turistico per gli splendidi panorami che offre, ma soprattutto per la Cattedrale, il Campanile, i resti del Castello e l’atmosfera medievale che si respira nelle sue stradine.

  • Costruita nella prima metà del XII secolo, la Cattedrale è un capolavoro di arte medievale, in cui si fondono vari stili architettonici: il normanno, l'arabo-siculo e il romanico pugliese. La facciata a spioventi presenta tre ampi portali, con sculture zoomorfe. L'interno è a croce latina, con tre navate separate da diciotto colonne di spoglio, con capitelli ionici, corinzi e compositi. Notevole è il pergamo, ricomposto nel Seicento con frammenti di amboni duecenteschi a decorazioni musive, riprese nell’altare e nel pavimento. Sull'altare spicca uno stupendo crocefisso ligneo del Cinquecento.
  • Presso la Cattedrale si alza il bellissimo Campanile a cinque ordini, coronato di cupolette, ricco di bifore e di colonnine di marmo. Terminato nel 1234, è quadrato fino a metà altezza, poi diventa ottagono. Poggia su di un bellissimo arco acuto, sotto il quale passava l'unica via che conduceva a Benevento. Sotto la volta, un’iscrizione ricorda il passaggio di papa Benedetto XIII negli anni 1727 e 1729.
  • Il Castello risale al IX secolo. Costruito come abitazione dei Conti di Capua, fu trasformato in fortezza dai Normanni e dagli Svevi. La struttura originaria presentava quattro torri angolari di avvistamento, una torre centrale e un fossato con due ponti levatoi. Del castello sono rimasti solo ruderi, con tracce di alcune bifore del Duecento.
 

Complesso di Sant'Agostino

Quarto polo di attrazione turistica – dopo la Reggia, il Belvedere di San Leucio e il borgo medievale di Casertavecchia – il complesso conventuale di Sant’Agostino fu costruito verso il 1441 dai Padri Agostiniani. Oltre alla chiesa, il Complesso comprende un chiostro del Cinquecento e il relativo convento. Il convento fu soppresso nel 1652, perché spopolato. In esso subentrarono le Domenicane, che istituirono un Conservatorio per fanciulle indigenti. Alla metà del Settecento, la chiesa fu ristrutturata, probabilmente da Luigi Vanvitelli, con parte dei materiali usati per la Reggia. Divenne poi Parrocchia di San Sebastiano, dopo l’incendio del 1783 che distrusse la chiesa del patrono cittadino.
L’interno, a navata unica e con pronao, presenta nicchie laterali non molto profonde. In una di queste si trova la statua lignea di San Sebastiano, di PauI Morder Doss di Ortisei (1992). La chiesa conserva varie opere d’arte: nell'atrio, due affreschi del primo Seicento: Sant’Antonio Abate e Madonna delle Grazie; sempre nell’atrio, un’Addolorata di G. Scognamiglio, firmata e datata 1790, e Sant’Elena in adorazione della Croce ritrovata, bella tela della seconda metà del '600, proveniente dalla Chiesa di Sant’Elena in Caserta; nei vani di sinistra della navata si trovano alcuni affreschi del Cinquecento, tra cui una Maria Maddalena; gli ovali della navata raffigurano Santa Teresa, di A. Dominici, Santa Rosa da Lima di P. Bardellino, Santa Caterina da Siena di G. Diano e una Santa Carmelitana di D. Mondo, tutti della fine del '700. All'altare sinistro Santi Anna e Gioacchino con la Vergine bambina e i Santi Rocco, Michele e Antonio Abate di G. Diano, all'altare destro Madonna del Rosario e Santi Domenicani di Girolamo Starace. L'altare maggiore è della seconda metà dell'Ottocento.
Negli ultimi anni, il Complesso è diventato un vero e proprio Polo culturale: ospita, infatti, il Museo d’Arte Contemporanea, completo di mediateca e biblioteca storica, il Museo delle Cere e il Museo delle Feste e delle Tradizioni, ma anche una sala espositiva, laboratori dedicati alla pittura, alla scultura e alla recitazione, e un’emeroteca, la Casa delle associazioni e l'Università della Terza età.
 

Reggia di Caserta

Nel 1751 Carlo III di Borbone, re di Napoli, decise di costruire nell’entroterra campano un palazzo degno di competere con le grandi residenze dei sovrani europei. Fu scelta la pianura presso Caserta, e affidato l’incarico all’architetto Luigi Vanvitelli. Il progetto steso dal Vanvitelli fu bene accolto dal re e dalla regina, Maria Amalia di Sassonia, e la prima pietra fu posta il 20 gennaio 1752, con una solenne cerimonia. I lavori si protrassero fino al 1774. Il Vanvitelli morì nel 1773 e la costruzione fu ultimata dal figlio Carlo, che apportò alcune varianti al progetto originario. Nel 1759 Carlo III fu chiamato a Madrid, per diventare re di Spagna; suo successore a Napoli fu il figlio Ferdinando IV, che completò la Reggia, e vi entrò nel 1780. La grandiosa e magnifica residenza ospitava la corte in primavera e in estate, ed era teatro di feste sontuose, di battute di caccia e di grandi ricevimenti. Dopo i Borboni, la Reggia entrò a far parte dei beni della corona e vi rimase fino al 1921, quando passò allo Stato. L’edificio fu molto danneggiato dai bombardamenti alleati, ma fu poi restaurato nel secondo dopoguerra.

Il complesso della Reggia è costituito dal Palazzo Reale, dall’immenso Parco Reale e dal bellissimo giardino inglese.
PALAZZO REALE – Preceduto dalla Piazza Carlo III, ampia ed ellittica, l’edificio borbonico è un’opera straordinaria, in cui si fondono armonicamente bellezza e funzionalità, tese a recuperare il classico e il barocco, in una struttura architettonica che annuncia il neoclassico. Visitandolo si prova l’impressione di un tuffo nel passato, quando spazio e tempo erano diversi dai nostri. Grandiose le dimensioni della costruzione: la facciata principale è lunga 253 metri, la laterale 202; la costruzione è alta 41 metri, su sei piani, oltre al seminterrato; all’interno del Palazzo si contano 34 scale, 1200 stanze e 1790 finestre.
Le facciate, in laterizi e travertino, hanno un basamento a bugnato, un doppio ordine di finestre ornate in parte di mezze colonne e lesene e un ultimo piano sovrastato da una balaustra su cui era prevista una serie di statue, poi non realizzate.
Dal cancello centrale si entra nel vasto atrio da cui inizia la lunga galleria a tre navate che va fino al cancello del parco. Le navate laterali si aprono sui quattro cortili. La navata centrale è detta “il cannocchiale” per la sua somiglianza con questo strumento ottico e per la visione che attraverso di esso si ha dell’asse centrale del parco. A metà del “cannocchiale” c’è il vestibolo inferiore, centro del piano terra. Da qui parte lo splendido Scalone d'onore di 116 gradini – ornato di due leoni di marmo bianco e dalle statue della Maestà, della Verità e del Merito – che conduce al vestibolo superiore, che comprende la Cappella Palatina e gli Appartamenti Reali. Ispirata a quella di Versailles, la Cappella Palatina è una sala rettangolare, con volta a botte ornata di cassettoni e rosoni dorati e un'abside semicircolare. A sinistra della Cappella si aprono gli Appartamenti Reali, composti da una parte settecentesca e una ottocentesca, rispettivamente a sinistra e a destra della Sala di Alessandro cui si giunge dopo aver attraversato la Sala degli alabardieri e la Sala delle guardie del corpo. La Sala di Alessandro fu usata come sala del trono da Gioacchino Murat. A sinistra c’è l’ingresso alla mostra dei lavori che formano la Collezione Terrae Motus (vds. Musei di Caserta); a destra si apre l’Appartamento nuovo, così detto per essere stato realizzato nella prima metà dell’Ottocento. Esso abbonda di ori e stucchi e lo stile Impero domina su tutto; in esso Ferdinando II volle la Sala del Trono; nella volta, un affresco di Maldarelli commemora la posa della prima pietra della Reggia. Seguono l’appartamento del Re, sistemato già in parte da Murat, la stanza da letto di Ferdinando II con il bellissimo bagno di marmo bianco, l’appartamento murattiano che termina con l’Oratorio, cappella privata.
L’Appartamento vecchio è invece alla sinistra della Sala di Alessandro: esso fu curato da Carlo Vanvitelli dal 1779 al 1790 con una schiera di artisti che seppero ben interpretare ed esprimere l’arte dell’arredo meridionale con grazia ed eleganza. Si attraversano le eleganti Sala della Primavera, con le tele di Hackert, la Sala d’Estate, quella dell’Autunno e quella dell’Inverno affrescate da Fischetti, lo studio di Ferdinando IV e il Salottino del Re.
Proseguendo si trova la Biblioteca, ricca di diecimila volumi, che occupa tre grandi ambienti, di cui due sale di lettura. Da queste si passa alla sala ellittica dove è allestito il Presepe reale ricco di pastori e di animali del Settecento e dell’Ottocento, alcuni eseguiti da noti artisti. Si passa poi in una serie di sale con dipinti del secolo XVIII e XIX riguardanti fatti e personaggi del tempo. Al termine di dette sale si esce, scendendo una scala, sul pianerottolo dello scalone d’onore.
Altri gioielli del Palazzo sono il Teatro di Corte, la Pinacoteca e il Museo dell’Opera.
Il Teatro di Corte fu progettato da Vanvitelli in un secondo momento, per volontà di Ferdinando IV, grande appassionato di teatro. Costruito a ferro di cavallo, con cinque ordini di palchi e un sontuoso palco reale, costituisce un capolavoro dell'architettura teatrale settecentesca.
La Pinacoteca è divisa in vari settori. Una Quadreria di otto sale ospita i ritratti dei re e delle regine della famiglia dei Borbone, sia d'Italia sia di Francia. Una sala è dedicata al capostipite Carlo III e contiene un suo ritratto, uno della moglie Maria Amalia e uno di Filippo V. La sala dedicata a Ferdinando IV e a Maria Carolina contiene numerosi ritratti dei sovrani, tra cui uno giovanile della regina dipinto da Raffaello Mengs. In una grande sala ellittica una tela di Giuseppe Cammarano raffigura la Famiglia di Francesco I e un'altra l'albero genealogico della dinastia. Molti i ritratti di Federico I, e delle sue due mogli, Maria Cristina di Savoia e Maria Teresa d'Austria. Una raccolta di dipinti proviene dalle collezioni dei Farnese e fu acquisita da Carlo III insieme ad un gruppo di sculture antiche, tra cui la gigantesca statua di Ercole e il gruppo marmoreo raffigurante Alessandro Farnese incoronato dalla Vittoria. Alcune tele farnesiane raffigurano avvenimenti della vita di Elisabetta Farnese; vi è poi un gruppo di battaglie, di scuola parmense. Un importante gruppo di dipinti raffiguranti vedute di porti del Regno fu commissionato dal re Ferdinando a Philipp Hackert, pittore austriaco.
Un'ala del palazzo ospita il cosiddetto Museo dell'Opera, che raccoglie disegni, schizzi, piante delle opere del Vanvitelli e soprattutto modellini in legno della reggia, realizzati in gran parte dall'ebanista Antonio Rosz. (vds. Musei di Caserta)

PARCO REALE – Il meraviglioso Parco Reale è parte integrante della maestosità e della bellezza della Reggia. È un tipico esempio di giardino all'italiana, costruito con vasti prati, aiuole squadrate e soprattutto un trionfo di giochi d'acqua che zampillano dalle numerose fontane. Il percorso dei giochi d'acqua comincia dalla Fontana del Canalone, detta anche Cascata dei Delfini perché il getto scaturisce dalle gole di tre giganteschi delfini. La Fontana di Eolo è costituita da una grande vasca nella quale si raccoglie l'acqua che cade dall'alto. Nella Fontana di Cerere o Zampilliera i getti d'acqua sono lanciati da due delfini, quattro tritoni e dalla raffigurazione simbolica di due fiumi; al centro è posta la statua di Cerere. Dalla Fontana di Venere e Adone l'acqua discende in una vasca attraverso una serie di dodici rapide. Il percorso termina con la Vasca di Diana e Atteone, dove scende dopo un salto di 78 metri, l'acqua della Grande Cascata.
GIARDINO INGLESE – Il parco comprende anche un Giardino Inglese, voluto da Maria Carolina d'Austria. Ricco di piante esotiche e rare, è abbellito da serre, aiuole, boschetti e viali che seguono ed enfatizzano l'accidentata conformazione del territorio. Il Giardino inglese comprende un piccolo lago, il Bagno di Venere e, secondo il tipico gusto romantico, rovine artificiali e finti ruderi, con statue provenienti dagli scavi di Pompei.