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Martedì 27 Settembre 2016, San Vincenzo de' Paoli
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Storia di Caserta

Il territorio fu conquistato dai Sanniti nel V secolo a.C. e nel III dai Romani. Verso il 211 a.C., la cittadina – detta Galatia e alleata con Annibale contro Roma – fu condannata all'esproprio, alla centuriazione e quindi alla divisione del proprio territorio in grandi appezzamenti. Agli inizi del secolo VIII, la zona fu devastata dalle invasioni dei Longobardi di Capua, fino a essere completamente distrutta nell’863.
Sempre nel IX secolo, la cittadina fu ricostruita dai Longobardi sul fianco di uno dei colli della catena Tifatina; essa costituisce l’abitato ora noto come Casertavecchia. Per la posizione arroccata sulla sommità del colle da cui si domina la vallata, il borgo offriva un asilo sicuro alla popolazione contro le scorrerie dei barbari prima e dei saraceni poi. Anche il vescovo aveva seguito il suo popolo e aveva spostato la sua sede dalla distrutta Galatia alla nascente Caserta, che già doveva avere una certa consistenza demografica, mura fortificate e un castello turrito.
Notizie certe intorno alla città si hanno solo nel Medioevo, quando compare per la prima volta – nelle cronache di Erchemperto – con il nome di Casa-Irta. Incorporata nel Ducato di Benevento, la città fu incamerata dai conti di Capua, dopo la morte del vescovo Landolfo (879). Nella divisione, essa toccò a Pandonolfo, assieme a Capua e Teano. Ma i germi della discordia, seminati dal vescovo tra i nipoti per governare più liberamente, non dovevano andar perduti: subito cominciarono le lotte tra i cugini, in cui s’intromise Anastasio duca di Napoli. Pandonolfo fu imprigionato, spogliato di ogni autorità, e condotto a Napoli. Gli successe il cugino Landone, che fu vivamente molestato dagli altri cugini.
Ruggero il Normanno la eresse a Contea nella prima metà del XII secolo; la città visse un periodo di splendore grazie a Roberto di Lauro e di San Severino, gran connestabile e giustiziere della Puglia e di Terra del Lavoro, capostipite della nuova signoria. In quest’epoca furono costruiti il Palazzo Vescovile, la Casa Canonica, mentre proseguiva la realizzazione della Cattedrale. A Roberto successe il figlio Tommaso, che, non avendo voluto combattere contro i Saraceni, fu, per ordine di Federico II, arrestato e spogliato della contea.
Della contea fu investito un altro Tommaso, forse della famiglia de Aquino, che ebbe due figli: Riccardo, che fu conte di Caserta, e Rinaldo che fu vescovo di Chieti. Il conte Riccardo si mostrò fedele a Federico II, al quale forse svelò una congiura, orditagli contro da alcuni baroni nel 1246: in premio ottenne la mano della figlia dell'imperatore, Violanta. Questi è quel Riccardo che, alla venuta in Italia di Carlo d'Angiò, avrebbe, secondo la tradizione, tradito Manfredi. In ogni caso, Riccardo si accordò con i d'Angiò, e conservò la contea, che trasmise al figlio Corrado. Pur favorito da Carlo d'Angiò, Corrado si proclamò capitano generale di Corradino nella Terra di Lavoro, e si ribellò agli Angioini. Dopo la disfatta degli Svevi, Corrado fu privato dei beni e incarcerato, prima a Canosa, poi nel castello di Santa Maria del Monte, da cui lo trasse Carlo II, nel 1304.
In seguito la signoria appartenne ai Belmonte, ai Bracherio, ai Sanseverino, ai Ribulsi, ai Gaetani e ai Della Ratta. Caterina Della Ratta sposò dapprima Cesare d'Aragona, figlio naturale di Ferrante (uomo di fiducia del re); poi convolò a seconde nozze con Andrea Matteo d'Acquaviva, conte di Conversano, con il quale ebbe inizio la dinastia degli Acquaviva, che durò dal 1544 fino al 1634. Egli concordò anche il matrimonio tra la pronipote della contessa di Caserta Anna Gambacorta e il nipote Giulio Antonio, con il quale Caserta visse il periodo di maggiore sviluppo, segnato peraltro dall'epidemia di peste del 1656.
Il figlio di Anna, Baldassare, ebbe il titolo di marchese di Bellante, e nel 1545 acquistò pure la giurisdizione delle seconde cause sui casali di Tredici e Falciano. Egli sposò Girolama Gaetana dei conti di Morcone, da cui ebbe vari figli: nel 1578 gli successe, il primogenito Giulio Antonio, il quale nel 1579, con diploma del re Filippo Il, fu nominato principe di Caserta, col diritto di trasferire il titolo ai suoi discendenti. Gli successe nel 1595 il figlio Andrea Matteo, e a costui, nel 1634, la figlia Anna, che sposò il duca di Sermoneta, Francesco Gaetani. E nella famiglia Gaetani rimase il principato sino al 29 agosto 1750, quando la città di Caserta fu venduta alla Regia Corte di Napoli.
L’acquisto fu fatto da Carlo III di Borbone, con lo scopo di edificare una città – la Caserta moderna – là dove sorgeva il piccolo villaggio detto della Torre. Gli abitanti di Caserta, a poco a poco, cessate le incursioni che avevano fatto preferire le alture, se n'erano scesi al piano, e lo stesso vescovo era venuto a stabilirsi a Falciano, dove rimase sino al 1844. All’edificazione della reggia si pose mano su disegni dell'architetto Luigi Vanvitelli nel giugno del 1752, ma l'opera fu compiuta solo durante il regno del figlio Ferdinando.
Grazie a Ferdinando II, Caserta divenne vero e proprio fulcro degli affari di Stato del Re di Napoli. Nel 1819 la città fu nominata capoluogo di provincia di Terra di Lavoro, soppressa poi nel 1927; ritornò capoluogo di provincia qualche anno più tardi, nel 1945.
Dal 1926 fino al 1943 Caserta fu sede dell'Accademia dell'Aeronautica Militare Italiana. Dall'ottobre 1943 vi si stabilì il comando supremo di Napoli e il 29 aprile 1945 il generale Von Vietinghof vi firmò la resa dell'esercito tedesco presente in Italia.
La provincia di Caserta, ex Terra di Lavoro, comprende l'intero settore nord-occidentale della Campania. Il nome originario della suddetta regione è Liburia, termine che deriva da un'antica popolazione denominata Leporini oppure Liburn, anche se molto ritengono che esso sia stato dedotto dal gentilizio Libor, poi tramutato in Labor a causa di una trascrizione errata, o per distorsione fonetica.
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