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Giovedì 27 Aprile 2017, Beata Elisabetta Vendramini
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Visitare Campobasso - guida breve

 

Castello Monforte

Il possente Castello Monforte sorge, in posizione strategica, sul colle roccioso che sovrasta Campobasso. Pare sia stato costruito intorno al 1100 dal conte Ugone II de' Molisio, sui resti di un antico insediamento sannitico. Certamente, la struttura fu ricostruita dopo il terremoto del 1348 e assunse l’attuale conformazione alla metà del Quattrocento, ad opera del Conte Nicola II dei Monforte-Gambatesa, detto “Conte Cola”. La fortezza ebbe un importante ruolo militare durante la guerra tra Giovanni d'Angiò e Ferrante d'Aragona per il possesso del regno di Napoli (1459-1464). In questo periodo, il Conte Cola completò la fortificazione del maniero. In particolare, fece costruire un fossato artificiale, un bellissimo portale d'ingresso e il ponte levatoio. La fortezza fu poi completata con quattro torrioni cilindrici, di stile aragonese, posti agli angoli del complesso. Infine, per migliorare il sistema di difesa del Castello, fu costruito un camminamento di ronda attorno alla sommità del monte, interrotto da torrette circolari: una di queste è ancora visibile, a ridosso della chiesa di Santa Maria Maggiore. Il Castello fu dimora di Manfredi di Svevia, Carlo I, Carlo d’Angiò, Luigi d’Angiò, Re Federico d’Aragona. Agli inizi del Cinquecento, con l'abbandono dei Monforte, il complesso subì un forte ma inevitabile ridimensionamento. Divenne addirittura un carcere e non venne più abitato in modo continuo. Solo nel 1861 il Castello fu acquistato dal Comune di Campobasso, che trasformò i sotterranei in serbatoio d'acqua.
La struttura è a pianta rettangolare. L'ingresso principale si trova sul piazzale dei Monti, di fronte alla chiesa della Madonna del Monte, ma quello originario era sul lato opposto, e vi si accedeva attraverso un ponte levatoio. Oggi è possibile rintracciare le originarie "buche pontate", ossia i fori entro i quali passavano le corde che alzavano e abbassavano il ponte, e i pochi resti del fossato. Dall'interno è possibile vedere l'ingresso originario, oggi murato. Il castello presenta alcune finestre quadrate, probabilmente successive alla fase medievale, diverse feritoie e le merlature guelfe. Sul portale, si nota lo stemma della famiglia Monforte: una croce accantonata da quattro rose.
L'interno, privo di soffitto, conserva un vasto cortile, dove sono visibili le tracce delle scale che conducevano ai piani superiori. Nelle sale interne, si riesce, con un po' d’immaginazione, a ricostruire gli ambienti di una volta che, per la funzione sostanzialmente militare della fortezza, dovevano essere alquanto sobri. Sulla sinistra rispetto all'ingresso del castello si trovano il "Sacrario dei Caduti della grande guerra" e una scalinata che conduce alla parte più alta del castello, da cui si può ammirare il panorama circostante. Dal terrazzo si può accedere al mastio, ove è installata la stazione meteorologica dell’Aviazione Italiana.
Nella parte sottostante al castello, si estende un tunnel sotterraneo, utilizzato per le sortite contro gli assedianti. Il cunicolo è lungo poco più di un chilometro; vi si sono rinvenute armi e ossa, probabilmente degli antichi difensori del maniero.
 

Cattedrale della Santissima Trinità

Sorge in Piazza Prefettura, sulle rovine dell'antica Chiesa della Santissima Trinità, da cui ha preso il nome. Il tempio primitivo fu eretto nel 1504 per volontà del feudatario Andrea de Capua, come sede della confraternita dei Trinitari. Distrutto dal terremoto del 26 luglio 1805, l'edificio fu riprogettato dall'architetto Berardino Musenga. La ricostruzione avvenne tra il 1815 al 1829, quando la chiesa fu riaperta al culto. L’atrio porticato è opera degli architetti Sarlo e Bellini e fu costruito dal 1855 al 1859: nello stesso periodo furono ricostruite la torre campanaria e la facciata. A seguito di una ventata di anti-clericalismo massonico, nel 1862 la chiesa fu chiusa e trasformata in caserma; nel 1899 fu riaperta e nel 1915 fu chiusa nuovamente per essere trasformata in ospedale militare; nel 1927, il vescovo Monsignor Romita trasferì la sede vescovile da Bojano a Campobasso e - il 29 giugno dello stesso anno - la Santa Sede elevò la chiesa al grado di Cattedrale.
La facciata in pietra è in stile neoclassico, con pronao formato da quattro colonne centrali e due pilastri laterali con capitelli ionici, che sorreggono un frontone triangolare. A sinistra della facciata sorge la torre campanaria. L'interno si articola in tre navate, senza transetto. Nelle navate laterali si aprono due cappelle. A destra è la Cappella del Santissimo Sacramento, che contiene il coro restaurato di recente e lo splendido affresco dell'Ultima Cena, dipinto nel 1933 da Amedeo Trivisonno; altri affreschi del pittore, che arricchiscono la Cattedrale, sono La Moltiplicazione dei pani e dei pesci, La Consegna delle chiavi, La Battaglia di Lepanto e San Domenico. La cappella di sinistra è dedicata a San Giuseppe e al Sacro Cuore.
Un baldacchino con capitelli corinzi sormonta la zona del presbiterio. Alle spalle dell'altare è presente un crocifisso ligneo e un organo. La luce penetra dall'esterno dalle vetrate poste nell'architrave sopra le colonne. Nell'abside vi è un affresco di Romeo Musa raffigurante la Pentecoste; di notevole pregio è il fonte battesimale in granito, con cippo calcareo che risale al 1745. Al culmine della navata destra della Chiesa, si trova la Cappella del Sacro Cuore, con le salme dei vescovi Romita e Bologna. Ai lati del presbiterio, in alto, furono realizzati due mosaici: l’uno, dovuto al maestro Giuseppe Petrucci, raffigura L’Incoronazione della Vergine; l’altro, posto in opera dalla Bottega d’arte Domus Dei di Roma, raffigura San Bartolomeo Apostolo. Nella parte alta delle pareti della chiesa sono presenti diciotto vetri decorati con santi, episodi biblici e i “beati” esaltati da Gesù, nel Discorso della Montagna (Matteo, 5, 1-12).
 

Chiesa di San Bartolomeo

Sorge sulla parte alta delle pendici del colle Monforte, a ridosso della strada a gradini che sale verso il Castello e delle mura turrite. Pur non avendo notizie certe antecedenti al 1371, si ritiene che la Chiesa risalga all’XI secolo. Dopo la sua costruzione, il tempio fu affidato ai monaci Basiliani, che successivamente lo cedettero ai cavalieri di Malta. Attualmente chiusa al culto, la Chiesa apre al pubblico solo in occasione di particolari festività o per la realizzazione di esposizioni e conferenze.
La facciata, di grossi conci squadrati, è caratterizzata da un bel portale, ornato di protiro con colonne fra due arcate cieche e che presenta una lunetta divisa in due parti. La prima parte raffigura Cristo Benedicente sorretto da due angeli; la seconda comprende un'ampia fascia divisa in otto spazi trapezoidali con al centro i simboli dei quattro evangelisti e - ai lati - otto figure, i dottori della chiesa d'Oriente e d'Occidente, che si fronteggiano a due a due e sulle cui teste si protende una mano che simboleggia l'Onnipotente. Invece del tipico rosone che ci si attenderebbe, si ha una grossa finestra circolare. Il campanile, ricostruito nel 1874 dopo che il terremoto del 1805 lo aveva fatto crollare, conserva ampi finestroni di stile rinascimentale.
L’interno, recentemente restaurato, è formato da tre navate con archi a tutto sesto e pilastri privi di base, con capitelli geometrici. Alla destra dell’abside è conservata una targa capovolta - probabilmente di origine funeraria - che risale al primo secolo d.C. All'interno si ammira una stupenda acquasantiera del 1595, ornata di bei motivi floreali.
 

Chiesa di Sant'Antonio Abate

Sant’Antonio Abate sorge nell'omonimo quartiere, al di fuori della seconda cerchia muraria che Cola di Monforte fece edificare nel 1458. Questa chiesa è la più alta espressione dell’arte barocca di Campobasso. Secondo alcuni, l’edificio risale a pochi anni dopo la costruzione della cinta muraria; secondo altri, la costruzione dell'attuale chiesa sarebbe legata alla Confraternita dei Trinitari, che venuti in possesso della chiesa nel 1509 edificarono l'edificio, dedicandolo ai SS. Antonio e Leonardo abati e rendendola sede della Congrega fino al 1809; dal 1829 la chiesa divenne sede della parrocchia di Sant’Angelo e San Mercurio.
La facciata non presenta elementi decorativi importanti, ed è interamente intonacata; dell'antica struttura rimangono solo due portali in pietra, di cui quello secondario è murato. Il campanile, molto lesionato da un terremoto, fu ricostruito nel 1864; conserva alcuni affreschi di Amedeo Trivisonno, danneggiati dal tempo.
L'interno, semplice sotto il profilo architettonico, conserva molte opere d'arte di particolare rilevanza. Si notano: l'altare maggiore di metà Settecento in stile rococò; i quattro altari sulle pareti laterali, tutti intagliati in legno con ricchi motivi ornamentali e rivestiti in oro zecchino. Pregevoli affreschi di Michele Scaroina (1614) si susseguono nella parte alta delle pareti, così come la cantoria d'organo e la nicchia che ospita la statua del santo. Di Francesco Guarino da Solofra è la tela con San Benedetto che esorcizza un indemoniato, del 1643, e altri dipinti con La Pietà, Il Battista, San Gregorio Papa, Sant’Antonio e San Francesco. Di Paolo Fenoglia è la lunetta che raffigura il Padre Eterno. Pregevole è la statua lignea di Sant’Antonio Abate, datata al XVI secolo. Di Paolo Saverio Di Zinno è la statua lignea di San Francesco. Prezioso l'organo, anch'esso realizzato in legno intagliato e rivestito in oro zecchino (1696). La cupola che sovrastava il presbiterio è stata abbattuta e sostituita da un soffitto piatto, affrescato dal molisano Leo Paglione.
 

La Chiesa di San Giorgio

La Chiesa di San Giorgio, probabilmente la più antica di Campobasso, sorge sul Viale del Castello, nella parte più alta della città, nei pressi di Castello Monforte. Risalente all'XI-XII secolo, si ritiene che sia stata eretta sui resti di un antico tempio pagano. La chiesa è in stile romanico, e presenta una struttura - semplice ma elegante - risultante di vari ampliamenti e modifiche sostanziali che ne hanno stravolto i tratti originali.
La facciata, che mostra chiari segni di ampliamento, annuncia la scansione interna in tre navate: la parte corrispondente alla navata centrale è ottenuta con conci ben squadrati ed è segnata nella parte bassa ai margini, da due pilastri che si aggiungono a quelli che fiancheggiano il portale. Quest'ultimo, preceduto da quattro gradini, è sovrastato da una lunetta, in cui viene riproposto il motivo dell'agnello crucifero contornato da decorazioni floreali. Sul portale, in posizione perpendicolare alla lunetta, c'è l'oculo dalla caratteristica forma ad imbuto. Nei muri esterni sono stati inseriti conci di preesistenti costruzioni romaniche. Si notano: un pellicano sul fianco destro e, sul retro, un sole ed una testa d'asino con briglie. Sul lato sinistro si notano ancora le recinzioni che in epoca medievale racchiudevano un piccolo cimitero La torre campanaria ha forma quadrangolare, si erge all'estremità del fianco destro della chiesa ed è divisa in due sezioni; sui lati di quella superiore si alternano finestre bifore con monofore.
All'interno sono presenti quattro colonne senza base: le due esterne limitanti le navate laterali, le due interne disposte ai lati del portale. Sul lato sinistro è inserita la cappella di San Gregorio con accesso dal presbiterio. Costruita nel Trecento, la cappella è a pianta quadrata, con tamburo ottagonale e soprastante cupola, decorata quest'ultima con affreschi trecenteschi, raffiguranti Sant’Agostino e santi. Nella navata di destra si trova la tomba di Delicata Civerra.
Dalla chiesa di San Giorgio è possibile ammirare un ampio panorama che include tutta la città, sia il centro storico sia i moderni quartieri periferici distribuiti sul territorio. Spiccano la collinetta di San Giovannello per il verde dei pini che la ricopre e, agli antipodi, la collina di Ferrazzano.
 

Palazzo Japoce

Palazzo Japoce sorge nel punto in cui termina Via Chiarizia, confluisce Via Pennino e inizia Salita San Bartolomeo. Costruito tra il XVII e il XVIII secolo, il Palazzo - uno dei più belli della città - deve il suo nome al barone Francesco Japoce, vissuto a Campobasso ai tempi del Viceregno e indicato come uno dei più intraprendenti uomini d’affari del tempo. Egli, infatti, oltre a possedere una panetteria con attrezzi per fabbricare la pasta e un’osteria fuori le mura di Campobasso, fu anche uno dei più attivi promotori della rivendica della propria città al demanio, e uno dei maggiori garanti per le ingenti somme erogate a tal fine.
Il Palazzo ha subito nel tempo vari restauri e adattamenti, nonché qualche periodo di abbandono. Delle linee originali rimane ben poco, se si eccettua l’originale e sfarzoso portale in pietra, con modanature concentriche ornate di eleganti foglie d’acanto poste a distanza regolare. Attualmente il Palazzo è di proprietà della Soprintendenza ai Beni Archeologici, Architettonici e Storici del Molise.
 

Palazzo San Giorgio

Palazzo San Giorgio, o Palazzo Comunale, sorge nell’attuale Piazza Vittorio Emanuele II e ospita il Municipio della città. Fu costruito nel 1874-1876 su disegno dell’architetto Gherardo Rege, sopra l’area precedentemente occupata dal duecentesco convento dei Celestini.
La facciata offre un porticato interrotto al centro da due colonne di ordine ionico, che poggiano su due basamenti che sorreggono una balconata. Ai lati, due lapidi murate ricordano i nomi dei caduti della grande guerra. Il primo piano presenta finestre timpanate, con archi a tutto sesto, mentre quelle al piano superiore sono rettangolari. Sul lato destro dell’edificio è incorporata la Chiesa di Santa Maria della Libera. Sotto il portico e nell’atrio tre lapidi ricordano: Amedeo VI, il Conte Verde; i martiri del 1799: Domenico Lucarelli e Giovanni Leonardo Palombo; il tenente Giuseppe Albino nato a Campobasso nel 1866, caduto ad Adua nel 1892 e decorato con medaglia d’oro al valor militare.
Con l’occupazione tedesca, il Palazzo fu incendiato; la facciata rimase intatta, ma i locali interni subirono danni rilevanti e molti documenti andarono distrutti. Nella ricostruzione fu realizzata la grande scalinata d’ingresso su disegno di Giuseppe Di Tommaso. Il bel cancello d’ingresso in ferro battuto è opera di Giuseppe Tucci.
 

Teatro Savoia

L’attuale Teatro Savoia sorge all'incrocio tra Via Marconi e Piazza Gabriele Pepe. Chiamato in un primo tempo “Teatro Sociale”, il Savoia fu costruito alla metà degli anni venti sull’area dell’ex Teatro Margherita. Fu inaugurato nel 1926 con la rappresentazione della Tosca di Giacomo Puccini.
Sulla platea, a forma di ferro di cavallo, si affacciano quattro ordini di palchi, raggiungibili mediante due scalinate che si diramano dal ridotto. Il palcoscenico, separato dalla platea dal golfo mistico, ha una capienza per quaranta orchestrali. Il Teatro è arricchito da stucchi dorati, posti sulle balaustre dei palchetti, e da putti sui terminali delle colonne che delimitano i palchi.
All’interno si possono ammirare gli affreschi realizzati da Arnaldo De Lisio, che rappresentano scene di vita quotidiana, luoghi caratteristici di Campobasso e del Molise. Di notevole suggestione è l’affresco “Il Trionfo dei Sanniti” che copre l’intera volta della platea. Interessanti sono anche le opere in ferro battuto realizzate dall’artista campobassano Giuseppe Tucci. Recentemente, con un’esemplare opera di restauro, il teatro è stato restituito alla città ed è tornato a essere uno dei centri di aggregazione culturale più amati dai Campobassani.
 

Villa Comunale De Capoa

Oasi di verde e di pace, Villa Comunale “De Capoa”, col suo parco all’italiana, è uno dei più bei siti della città, molto amato dai Campobassani, utilizzato per il passeggio e per importanti manifestazioni culturali. Villa e parco si estendono su una superficie di circa 16.000 metri quadrati, e sono stati donati a Campobasso dalla contessa Marianna De Capoa, nella seconda metà dell’Ottocento.
L’ingresso principale prospetta su Piazza Savoia. La facciata è impreziosita da uno stupendo cancello in ferro battuto. Il parco della Villa fu realizzato nel Settecento, seguendo lo schema del parco all’italiana, su un’area che i frati del convento di Santa Maria delle Grazie utilizzavano come erbario e per la coltivazione di erbe officinali. Il parco è solcato da una serie di viali, di varia lunghezza, delimitati da siepi di sempreverdi, arricchiti di statue, di sedili di marmo e di un’elegante balaustra. Si notano in particolare un bel labirinto, formato con le siepi, e un sarcofago di fine Quattrocento.
Ricca e variopinta, la flora del Parco comprende - tra l’altro - cedri del Libano, sequoie, abeti rossi e tigli, nonché alcuni esemplari di piante esotiche. E’ stato osservato che, oltre a svolgere un’evidente funzione ornamentale, queste specie vegetali e la loro disposizione nel parco testimoniano la cultura, il gusto e l’amore per la bellezza e per l’arte di coloro che – in un lontano passato – hanno saputo realizzare questo gioiello.