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Sabato 3 Dicembre 2016, San Francesco Saverio
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Storia di Campobasso

Campobasso esisteva sulle pendici della collina Monforte già in epoca pre-romana. La storia documentabile di Campobasso ha però inizio a cavallo tra il IX e il X secolo, durante la dominazione longobarda. In quest’epoca, l'insediamento abitativo si allargò in semicerchi digradanti sulle pendici del colle. Nei secoli successivi, in epoca normanna, il primo nucleo diventò una città, che già intorno al Mille fu riconosciuta capitale del Contado di Molise (il nome deriva dai conti de' Molisio, che dettero il nome alla regione). Alla metà del XII secolo, la Contea di Molise è citata come lo stato continentale più esteso della monarchia normanna.
Dopo la dominazione normanna dei de’ Molisio, il contado divenne feudo della famiglia Monforte. Il Conte Nicola di Monforte, conosciuto come “Conte Cola” e detto anche “il Campobasso”, contribuì notevolmente all’espansione della città, che vide lo spostamento del cuore dell’abitato dal Castello – ricostruito e ampliato sui resti di un antico fortilizio normanno – a Largo San Leonardo, dove si concentrarono il mercato, la sede religiosa e in seguito anche il palazzo baronale. A seguito della devastante distruzione del terremoto del 1456, il Conte Cola delimitò la città costruendo una cinta di doppie mura difensive dotate di camminamento di ronda e merlatura, con le due porte di accesso: San Leonardo e Santa Cristina. Le altre quattro porte furono costruite una ventina d'anni più tardi, quando Ferdinando d'Aragona, sconfitti gli Angioini con gli alleati Monforte, divenne signore delle terre di Molise.
La città continuava a espandersi. Lo stesso Ferdinando fece spostare in avanti di circa 100 metri Porta San Leonardo, in modo che inglobasse una piazza - il cosiddetto Fondaco della Farina, già in piano ai piedi dell'altura - divenuta sede di un grande mercato del grano, nonché della dogana.
Nel 1495 il feudo passò nelle mani dei de' Capoa (che acquistarono di conseguenza il titolo di conti di Gambatesa-Monforte). Una discendente di questa casata, Isabella, andò sposa a Ferrante Gonzaga, viceré di Milano, e così a metà del 1500 il possedimento passò alla prestigiosa famiglia dei Gonzaga, protagonista dell'Italia Rinascimentale. Campobasso era una città di fiorenti commerci e ancor più fiorenti attività artigianali (soprattutto quelle del ferro, delle armi, della terracotta e della pietra), centro di una vasta regione a vocazione fortemente agricola. Ormai lo sviluppo economico era tale che lo spazio sulla pendice sud del Montebello non bastava più, e, cessati i pressanti motivi difensivi per restare all'interno dalla cinta muraria, i nuovi ceti commerciali e artigianali sconfinarono in pianura, tracciando la mappa della Campobasso dei secoli successivi. Durante il secolo XVI la vita sociale era organizzata attorno a tre Confraternite. La grande rivalità tra quella dei Crociati (famiglie di più nobile e antica stirpe) e quella dei Trinitari (mercanti) portò a lunghe dispute e a sanguinose faide, con episodi violenti regolarmente scatenati dalla contesa su quale gruppo dovesse avere la precedenza nella processione per il Corpus Domini. Durante la Quaresima del 1587, infine, il predicatore cappuccino Geronimo da Sorbo riuscì a far sottoscrivere ai contendenti un patto di pace, durante una solenne cerimonia di cui si conserva memoria nel dipinto del testimone oculare Gianmaria Felice, trinitario. A questa lotta intestina è legata la storia d'amore tra Delicata Civerra, crociata, e Fonzo Mastrangelo, trinitario, divisi dalle famiglie rivali. Delicata per il dispiacere si ammalò, e morì proprio nei giorni in cui si firmava la pace. Fonzo si era intanto arruolato, e quando seppe della morte dell’amata, si ritirò in convento. I Gonzaga conferirono grande lustro alla città, soprattutto per il loro splendido mecenatismo.
Tra il Seicento e il Settecento si susseguirono altri feudatari: i Vitagliano, i Cosso, i De Marinis e i Carafa. Intanto il Castello, non più abitato dal signore di turno, fu adibito a prigione. Nel 1742 la cittadinanza di Campobasso, con una colletta popolare, raccolse 102.841 ducati, con i quali riscattò la città al demanio. La titolarità nominale del feudo fu conferita alla famiglia contadina dei Romano, che rimase feudataria fino al 1806, quando la feudalità fu abolita e fu istituita la Provincia di Molise con Campobasso capoluogo.
Nel Seicento lo sviluppo economico di Campobasso fu frenato da due eventi drammatici: la peste e il terremoto. La ripresa ci fu solo nel corso del secolo successivo, anche grazie allo svincolo dal giogo feudale. Durante il Settecento, infatti, la feudalità fu abolita, fu istituita la provincia del Molise e Campobasso ne fu dichiarata capoluogo da Giuseppe Bonaparte.
Nell’Ottocento, la città ebbe una notevole espansione, anche demografica, che fu attuata in base alle linee guida della prima pianificazione urbanistica, stabilita con decreto di Gioacchino Murat del 1815, che autorizzava la costruzione di un nuovo borgo, da realizzarsi nella zona pianeggiante ai piedi del monte. Negli anni successivi, con il procedere della costruzione del nuovo quartiere, si determinò in maniera definitiva l’aspetto urbanistico della città nuova: il Borgo antico andò perdendo progressivamente prestigio, poiché i luoghi del potere economico e amministrativo erano collocati preferibilmente nella cinta murattiana, all’interno della quale furono costruiti grandi edifici pubblici, strade alberate, piazze e molti parchi.
A quest’opera di edificazione delle strutture pubbliche si unì, per tutto il Novecento, un forte sviluppo dell’edilizia urbana privata. Il risultato fu la progressiva crescita della città, che pian piano cambiò volto fino a raggiungere l’aspetto attuale.
Durante la seconda guerra mondiale la città fu al centro di combattimenti tra le truppe tedesche in ritirata verso l’Abruzzo e quelle alleate. Andarono distrutti diversi opifici e vari edifici pubblici, tra cui il municipio e l’intero archivio. L’espansione urbana degli anni ‘60 e ‘70 e il distacco del Molise dall’Abruzzo accentuarono il ruolo di Campobasso quale principale centro burocratico-amministrativo della regione.
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