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Chiesa di San Domenico

Caltanissetta / Italia
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La Chiesa di San Domenico sorge sulla piazza omonima. La sua fondazione risale probabilmente al 1458 ed è attribuita al Beato Reginaldo, compagno di San Domenico. Nel 1480 il conte Antonio Moncada dotava la Chiesa per avervi sepoltura insieme ai suoi discendenti. San Domenico fu chiesa parrocchiale dal 1518 al 1622 (anno in cui venne aperto al culto il Duomo attuale). Nel 1650, durante i lavori effettuati dietro l'altare maggiore, in corrispondenza del coro, si trovarono i resti di tre cadaveri, uno dei quali conservava parti di vesti femminili realizzate con tessuti pregiati. Dall'ispezione cadaverica e dai racconti degli anziani si trasse la conclusione che si trattava del resti della principessa Adelasia, nipote del conte normanno Ruggero d’Altavilla, unitamente a quelli del conti Guglielmo Raimondo e Antonio Moncada. Il cadavere di Adelasia, pare sia stato rinvenuto, a seguito di un crollo verificatosi decenni prima, nel Castello di Pietrarossa e da lì trasportato a San Domenico. Alla fine del Seicento, il restauro della chiesa è completato. Alla fine del Settecento la chiesa venne rifabbricata, con più vaste dimensioni, a pianta longitudinale a tre navate. Nel 1828 l'interno fu adornato di stucchi che si conservano ancora oggi. Il tempio fu chiuso al culto in seguito alla soppressione delle corporazioni religiose e adibito, dal 1866, a magazzino militare. La Chiesa fu riconsacrata e riaperta ai fedeli nel 1923.
La facciata barocca, convessa al centro e concava ai lati, è definita da cantonali e lesene in conci di pietra arenaria, analogamente al portale e agli altri elementi architettonici. Incompleta è rimasta la torre campanaria.
L’interno è basilicale a tre navate e mostra cinque archi laterali. La volta è decorata da affreschi di ignoto autore, che illustrano momenti della vita di San Domenico. Vi si ammirano tre belle tele, un San Vincenzo del Borremans, la Madonna del Rosario e la Madonna del Carmelo di Filippo Paladino. Dietro l’altare maggiore, in fondo alla navata centrale, si trova il Coro, sotto il cui pavimento si trovavano i locali adibiti a sgocciolatoi, con nicchie per asciugare i cadaveri prima della sepoltura.
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