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Sabato 10 Dicembre 2016, Madonna di Loreto
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Abbazia di Santo Spirito

Caltanissetta / Italia
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L'Abbazia sorge sulla via omonima, nel villaggio Santa Barbara, alla periferia della città, ed è una delle chiese più antiche e amate di Caltanissetta. La costruzione, voluta dal normanno conte Ruggero alla fine dell’XI secolo, fu eretta sui resti di un antico casale arabo, a sua volta costruito probabilmente su un edificio di culto già esistente in epoca bizantina. Una lapide all’interno attesta che la Chiesa fu consacrata nel 1153.
La semplice struttura volumetrica è costituita dal parallelepipedo della chiesa, sormontato da un tetto a capanna; da quello del campanile sormontato dalla piramide a base quadrata che lo ricopre; dai volumi semicilindrici delle absidi, in fondo alla chiesa, sormontate da coperture a quarto di sfera. Numerosi sono, inoltre, gli elementi che l'abbazia ha mutuato dall'antico casale arabo. Nella lunetta che sovrasta all'ingresso, sotto il portico, un affresco raffigura Cristo che, in atto di benedire, tiene nella sinistra un libro o tavola in cui dovrebbe leggersi l'iscrizione latina «Io sono la luce del mondo: chi mi segue non vagherà fra le tenebre».
L’interno, ad una navata, contiene numerosi elementi artistici. Notevoli sono il fonte battesimale, forse già presente nella precedente chiesa bizantina; la cantoria, costruita nel 1877; l'affresco di Sant'Agostino, del XV secolo, di cui ci sono giunti purtroppo solo alcuni frammenti; l'affresco della Messa di San Gregorio, anch'esso del XV secolo; il Cristo che emerge dal sarcofago e gli strumenti della Passione, che durante il Sacrificio Eucaristico si ripresenta per la salvezza delle anime; l'affresco del Cristo benedicente, ancora del XV secolo; l'affresco del Panthocrator, ridipinto nel 1964 dal catanese Archimede Cirinnà; la statua della Madonna delle Grazie, del XVI secolo, in terracotta policroma, che è la più antica raffigurazione mariana di Caltanissetta; il Crocefisso dello Staglio, realizzato con tempera grassa su tavola e ritenuta l'opera più preziosa presente nell'Abbazia; l'altare maggiore, la Protesis ed il Diaconicon, tutti ricavati da grossi blocchi di pietra di Sabucina; un'urna cineraria romana, risalente al I secolo, appartenente ad un certo Diadumeno, liberto dell'imperatore Tito Flavio Cesare e probabilmente proprietario del fondo dove in seguito sorse l'abbazia.
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