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Domenica 20 Maggio 2018, San Bernardino da Siena
Hans Peter Schaefer - CC by-sa
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Visitare Cagliari - guida breve

 

Anfiteatro Romano

L’Anfiteatro Romano è il più importante monumento di età classica esistente in Sardegna. Risale al II secolo d.C. e fu costruito per ospitare circa diecimila spettatori. Le gradinate e gli ambienti sotterranei si sono in gran parte ottenuti scavando la roccia della collina, mentre per realizzare le parti restanti, fu utilizzato il calcare locale.
A partire dall’età giudicale, l’anfiteatro divenne una vera e propria cava, utilizzata per il recupero di pietre da costruzione già lavorate e per l'estrazione di nuovi blocchi calcarei. I segni di quest’utilizzo dell’anfiteatro sono ancora visibili. La spoliazione sistematica della struttura ebbe fine intorno alla metà dell'Ottocento, quando l'anfiteatro divenne proprietà comunale. Sono rimaste la maggior parte delle gradinate ellittiche, la cavea, le fosse per le belve, le recinzioni e la terrazza da cui i maggiorenti assistevano ai giochi. Durante i lavori di scavo per il ripristino dell’anfiteatro, furono rinvenute numerose lastrine di marmo, destinate a ricoprire le gradinate. Queste ultime erano suddivise in tre livelli, riservati agli spettatori appartenenti a una determinata classe sociale: l'accesso ai vari livelli avveniva da specifici passaggi.
Nell'anfiteatro si svolgevano soprattutto combattimenti tra gladiatori e scontri tra gladiatori e animali feroci; sembra però che vi si svolgessero anche spettacoli teatrali e le esecuzioni capitali. Dal dopoguerra, la struttura è utilizzata, d’estate, per concerti e spettacoli di gran richiamo.
 

Bastione Saint-Remy

Il Bastione Saint-Remy, che prese il nome dal primo viceré piemontese di Cagliari, prospetta su Piazza Costituzione. Classico esempio di architettura umbertina e realizzato in calcare e granito bianco, il Bastione fu costruito fra il 1899 e il 1902, su disegno di Giuseppe Costa e di Fulgenzio Setti. L’opera collega tra di loro i tre bastioni meridionali della Zecca, di Santa Caterina e dello Sperone.
Ornata di vari alberi, l’opera si caratterizza per l’ampia scalinata a doppia rampa, che parte dalla Piazza, e si alza per interrompersi nel pianerottolo della Passeggiata Coperta, e quindi includersi, sotto il suggestivo arco di trionfo, nella Terrazza Umberto I. La terrazza è una grande piazza che offre una sosta rilassante e uno splendido panorama sulla città e sul golfo: in particolare, si scorgono i quartieri storici di Marina e Villanova, gli insediamenti moderni, la pianura del Campidano, la Spiaggia del Poetto e la Sella del Diavolo, lo specchio dello stagno di Molentargius, i monti del Serpeddì e dei Sette Fratelli. Da questa grande terrazza, si accede, attraverso una breve gradinata, al piccolo Bastione di Santa Caterina, eretto dove sorgeva l’antico convento delle domenicane, ora distrutto. La Passeggiata Coperta, inaugurata nel 1902, fu usata come sala per banchetti, infermeria, rifugio per sfollati, sede della Prima Fiera Campionaria della Sardegna.
Danneggiato dai bombardamenti del 1943, il Bastione fu completamente ricostruito nel dopoguerra. Dopo lunghi anni di abbandono, la Passeggiata è stata restaurata e rivalutata come spazio culturale riservato in particolare a mostre artistiche.
 

Cattedrale di Cagliari

La bellissima Piazza Palazzo, situata nel quartiere storico di Castello, fa da cornice alla Cattedrale di Cagliari, intitolata a Santa Maria. L'edificio, costruito dai Pisani nel XIII secolo al posto della più antica chiesa dedicata a Santa Cecilia, ha subito notevoli trasformazioni nel tempo ed è stata oggetto di numerosi restauri. Nella seconda metà del Seicento, fu completamente rifatto l'interno, che fu ampliato, e due cappelle vennero nascoste. All'inizio del 1700 Pietro Fossati iniziò il rifacimento esterno, elaborando una facciata barocca di marmo bianco, in linea con il gusto del periodo. In tempi più recenti, negli anni '30 del Novecento, l'architetto Francesco Giarrizzo recuperò le due cappelle nascoste e restaurò nuovamente la facciata, dandole l'attuale caratterizzazione neo-romanica. Della struttura originaria restano il campanile a sezione quadrata, i bracci del transetto con le due porte laterali di stampo romanico e la "cappella pisana" cui si contrappone la trecentesca cappella in stile gotico-aragonese.
La chiesa si presenta con una pianta a croce, tre navate attraversate dal transetto, e il presbiterio sopraelevato. In ciascuna delle due navate laterali si aprono tre cappelle. Nel transetto destro, nella cappella gotico-aragonese, si conserva il Trittico di Clemente VII, di attribuzione incerta (Gerard David o scuola di Roger van der Weyden), con il Nazareno e la Madonna nello scomparto centrale. Molto suggestiva è la decorazione della cappella centrale che presenta ben 584 rosoni diversi, in stile barocco. Nel transetto sinistro, è situata una piccola cappella risalente alla costruzione pisana e, sullo sfondo, lo scenografico Mausoleo di Martino II D'Aragona (1676), opera del genovese Giulio Aprile. Fra le altre opere d’arte conservate nella Cattedrale, spiccano: il pulpito, realizzato dal Maestro Guglielmo tra il 1159 e il 1162 per la cattedrale di Pisa e donato alla città di Cagliari nel 1312; tele del XV e XVI secolo; sculture lignee del XIV secolo.
Il Santuario sottostante, ricavato alla base del presbiterio nel 1618, custodisce le reliquie dei martiri cristiani, rinvenute principalmente nella Basilica di San Saturnino e nella chiesa di San Lucifero. Merita una visita anche il Museo Capitolare, che espone in quattro sale le più importanti opere del Tesoro del Duomo.
 

Chiesa di Sant'Efisio

Interessante esempio di barocco piemontese del Settecento, la chiesa sorge in Via Sant’Efisio, nel cuore del quartiere di Stampace. Ha navata unica, scandita da paraste e trabeazioni di gusto classico: sui lati si aprono tre cappelle per parte. L'arredo marmoreo conferisce all'interno l'impronta moderna, secondo il gusto di fine Settecento. L’interno è arricchito da dipinti e statue, fra le quali quella seicentesca dell'Ecce Homo e contiene una lapide di ringraziamento al Santo, per la protezione accordata alla città durante il bombardamento francese del 1793. Ogni anno, ai primi di maggio, la chiesa è meta del pellegrinaggio cosiddetto della Sagra di Sant'Efisio, che ricorda la liberazione – avvenuta nel 1652 – di Cagliari dalla peste.
Sotto la chiesa è situata la cripta o grotta, vano a pianta quadrangolare irregolare che affonda per nove metri nella roccia calcarea. Un’antica tradizione popolare vuole che la grotta sia stata la prigione dove Sant’Efisio fu rinchiuso, prima di essere decapitato sulla spiaggia di Nora nel 303, sotto Diocleziano. Vi si trovano la colonna della flagellazione di Sant’Efisio e un altare decorato con maioliche spagnole del Seicento.
 

Grotta della Vipera

Tomba patrizia del I secolo d.C., si trova in Viale Sant’Avendrace, presso la necropoli punica di Tuvixeddu. Il nome di "Grotta della Vipera", già nota nel Seicento come "Cripta serpentum", ha origine dai fregi dell'architrave: due serpenti, simbolo della vita eterna e della fedeltà coniugale. Questo monumento, scavato nella roccia in forma di tempio, era infatti dedicato alla nobile matrona romana Atilia Pomptilla, che pregò gli dei perché la facessero morire al posto del marito Lucio Cassio Filippo, gravemente ammalato. Caso volle che le preghiere furono ascoltate dalle divinità: il marito, come per magia, riacquistò la salute, mentre Atilia serenamente, cessò di vivere. Dopo la guarigione, Lucio Cassio Filippo fece erigere il monumento.
Sulle spoglie di Pomptilla, furono deposte numerose e suggestive iscrizioni e poesie che ne ricordano la storia. Una fra le più belle è la seguente: “Che le tue ceneri, o Pomptilla, fecondate dalla rugiada, si trasformino in gigli e in verde fogliame entro al quale brilleranno la rosa, il profumato zafferano, e l'imperituro amaranto. Possa tu apparire ai nostri occhi come il fiore della bianca primula, cosicché all'uguale dei narcisi e dei giacinti, sia oggetto di eterne lacrime e ricordi il tuo nome alle future generazioni. Quando Filippo sentiva già la sua anima abbandonare la spoglia mortale, e che già le sue labbra si appressavano alle acque del Lete, tu ti sacrificasti, o Pomptilla, per uno sposo spirante, e riscattasti la sua vita al prezzo della tua morte. Così un Dio ha rotto una sì dolce unione; ma se Pomptilla si è sacrificata per riscattare la vita di uno sposo adorato, Filippo rimpiangendo una vita conservata a così caro prezzo, domanda ardentemente agli Dei di poter riunire al più presto la sua anima a quella della più tenera delle spose”.
 

Necropoli di Tuvixeddu

La Necropoli di Tuvixeddu Si stende sul colle di Tuvixeddu-Tuvumannu ed è la maggiore zona storico-monumentale di Cagliari. È anche una delle più grandi e importanti necropoli del Mediterraneo, sia per varietà tipologica delle tombe, sia per il loro discreto stato di conservazione.
La Necropoli di Tuvixeddu risale al periodo fenicio-punico della città e contiene moltissime tombe – oltre 1100, tra fenicio-puniche e romane – di grande valore storico, etnografico e documentale, sopravvissute ai saccheggi e allo sventramento delle cave che per secoli hanno alimentato i cantieri cittadini. Le tombe più antiche vanno dal VI al III secolo a.C. e sono prevalentemente del tipo “a pozzo”, con camera ipogeica: vi si accede, infatti, attraverso un pozzo verticale, profondo 6-7 metri. Al fondo del pozzo è scavata la camera, sul cui pavimento roccioso erano deposti i defunti. Molte tombe sono decorate con affreschi alle pareti: particolarmente belle e interessanti sono la Tomba dell'Uréo, che prende nome dal fregio di serpenti che vi è dipinto, e la Tomba del Sid, in cui è raffigurato il giovane dio cartaginese. La Necropoli contiene anche un’area romana, utilizzata fra il 238 a.C. e il 456 d.C., ossia fra la conquista romana di Cagliari e la caduta dell’Impero romano d’Occidente. Le tombe romane, fra cui la notissima “Grotta della Vipera”, interessano non tanto per gli aspetti architettonici, ma soprattutto perché presentano decorazioni e incisioni in latino e in greco, indicative dei gusti e del modo di pensare di quei tempi lontani.
 

Spiaggia del Poetto

Fra le tante bellezze di Cagliari, si dimentica spesso la meravigliosa spiaggia del Poetto, lunga cinque chilometri ed estesa anche nella spiaggia di Quartu S'Elena. Il Poetto è la meta balneare dei Cagliaritani più vicina al centro urbano. Il lungo arenile che congiunge senza interruzioni la Sella del Diavolo al Margine Rosso, prende il nome probabilmente dalla torre detta del Poeta. I primi stabilimenti balneari su questa riviera furono, ai primi del Novecento, il Lido e il D'Aquila. Incoraggiati anche dalle bellezze di dune con sabbia fine e bianca, di un mare trasparente, di orizzonti aperti, i frequentatori divennero sempre più numerosi. Imitando le prime cabine del Lido sorsero così i casotti in legno, colorate costruzioni a metà strada tra lo spogliatoio e la minuscola casa in riva al mare.
Oggi l’aspetto della spiaggia è assai diverso. La frequentazione di massa ha portato anche qui il corredo di servizi presente in ogni più affollata località balneare: dal pedalò al chiosco di bibite e gelati, alla pizzeria, al luna park. Sono state invece cancellate alcune presenze che rendevano meno banale il Poetto, come il teatro all'aperto del Lido degli anni Venti e Trenta, e gli stessi vecchi casotti, demoliti nel 1986 con un colpo di mano motivato da ragioni igieniche, che non ha tenuto conto di considerazioni d'ordine architettonico e culturale.
Per ritrovare un po' dell'incanto del Poetto, è meglio evitare i periodi di punta e i tratti più frequentati. Le condizioni cambiano a seconda del vento: basta un po’ di maestrale e l'aria ritorna tersa, i colori più vivi e l'acqua riacquista tutta la sua trasparenza. Allora, si capisce l'origine della favola che ha dato il nome di golfo degli Angeli all'insenatura e di Sella del Diavolo alla collina che la domina: "I diavoli che un tempo si erano impossessati della baia furono sconfitti dall'arcangelo Michele. Nella fuga precipitosa il capo dei demoni, Lucifero, perse la sella, che cadde in mare pietrificandosi. Da quel momento il golfo sarebbe stato preso in custodia dagli angeli, con una perenne promessa di tranquillità." Questo meraviglioso lungomare, che i Cagliaritani chiamano familiarmente "su Poettu" offre un panorama suggestivo e incantato. A cominciare dall'imponente Sella del Diavolo, un ampio promontorio di forma inconfondibile, che si staglia proprio dove comincia la spiaggia ed è visibile fin da Capo Carbonara.
 

Villa di Tigellio

Il complesso di resti romani, detto "Villa di Tigellio" – perché originariamente attribuito a Tigellio Ermogene, ricco e stravagante poeta sardo-romano, contemporaneo di Cesare – è in realtà un lembo di un elegante quartiere residenziale della Karales romana. Sono visibili i resti di tre abitazioni, affiancate a uno stretto vicolo che le separa dall’area in cui sorgeva un complesso termale, di cui sono conservati resti del pavimento del calidarium, stanza dei bagni d'acqua o di vapore.
Le tipologie edilizie richiamano quelle della domus romana, articolata longitudinalmente in vani la cui disposizione e funzione obbedivano a canoni precisi. Nelle domus cagliaritane è riconoscibile l'atrio, in cui l'impluvium, sorretto da quattro colonne, consentiva la raccolta dell'acqua piovana in una cisterna posta sotto il pavimento, e, comunicante con l'atrio, il tablinium, sorta di studiolo del padrone di casa. Piccoli ambienti destinati alla notte, i cubicula, erano disposti ai lati o posteriormente all'atrio.
Attualmente sono visibili alcuni frammenti di affreschi, un lembo di mosaico pavimentale policromo e un pavimento costruito con la tecnica dell'opus signinum, con tessere in marmo bianco inglobate nel cocciopesto.