Login / Registrazione
Martedì 25 Aprile 2017, San Marco
follow us! @travelitalia

Visitare Brindisi - guida breve

 

Castello Alfonsino-Aragonese

Il Castello sorge sull’isolotto di Sant’Andrea, situato nel porto esterno, di fronte all’imboccatura del canale Pigonati. Naturale baluardo difensivo contro i continui attacchi dei pirati Saraceni, l’isola è stata valutata e utilizzata per costruirvi una valida struttura di difesa, quando ancora vi sorgeva un monastero dedicato a Sant’Andrea da cui l’isola trae il nome. La costruzione del Castello fu iniziata verso il 1480 da Ferdinando I d’Aragona e continuata più tardi dal figlio Alfonso. L’edificio si compone attualmente di due fulcri: quello Aragonese, appunto, e quello postumo che comprende tutta la zona del Forte, voluta da Filippo II d’Austria nel 1583: trattasi di un’enorme opera a corno che cinge tutto il lato dell’isola che altrimenti sarebbe rimasta scoperta e alla mercé dei nemici. I lavori di costruzione durarono quasi cinquant’anni.
Il fortilizio è variamente chiamato “Castello di Mare” per distinguerlo da quello di Terra (Castello Svevo), “Castello Alfonsino-Aragonese” per via della casata che la realizzò e “Castello Rosso” poiché nelle ore del tramonto la struttura attinge una straordinaria colorazione rossastra dovuta al tufo con cui è stata costruita. Visto da lontano il Castello - con le sue pareti lisce e nude - somiglia a un grande scafo dimenticato in un calmo e ridente angolo di mare. Ma esso rievoca ancora l’accanita resistenza opposta nel 1516 alla flotta veneziana e le figure degli eroi e dei martiri del nostro Risorgimento quivi confinati dal decrepito governo borbonico.
Nel 1984 l'intero complesso dell'isola divenne demanio dello Stato. Recentemente restaurato, il Castello è oggi adibito a ospitare eventi culturali.
 

Castello Svevo

E’ detto anche “Castello Grande” o “Castello di Terra”, per distinguerlo da quello Aragonese (detto “di mare”). Voluta da Federico II nel 1227, la struttura era orientata alla difesa contro l’ostilità dei non pochi Brindisini che rimpiangevano i Normanni e mal si adattavano alla dominazione sveva. Il Castello era in origine di forma quadrata con quattro torri agli angoli, lambito dal mare da una parte, circondato da fosso profondo dagli altri lati. Esso conserva ancora l’impianto federiciano trapezoidale, ma fu poi potenziato e ampliato per opera di Ferdinando I d’Aragona, con la costruzione dell’attuale antemurale e dei quattro grandi torrioni agli angoli, e la creazione di un ampio fossato. Altre modifiche furono apportate nel 1526 e nel 1530. Per la costruzione del Castello furono impiegati materiali derivanti dalle vecchie mura e dai monumenti cittadini in rovina.
Abbandonata dagli Spagnoli, la struttura fu trasformata in penitenziario da Gioacchino Murat nel 1813; tale funzione fu mantenuta anche sotto i Borboni e i Savoia, fino ai primi del Novecento, quando la Marina Militare lo acquistò per farne la sua base a Brindisi. Nel periodo delle due guerre mondiali, il Castello è stato utilizzato come importante base navale: in esso fu ospitato nel 1943 il re Vittorio Emanuele III e furono dislocate le funzioni di comando, quando Brindisi fu capitale d'Italia (settembre 1943 – febbraio 1944).
Il Castello Svevo è tutt’ora sede del Comando Marina e del Comando della Piazza Marittima.
 

Chiesa di Santa Maria del Casale

L’elegante Chiesa di Santa Maria del Casale sorge sulla via omonima, nelle vicinanze dell’aeroporto, ed è uno dei più illustri monumenti del brindisino. Eretta tra il 1300 e il 1310 dal principe di Taranto Filippo d’Angiò, essa mostra il passaggio dallo stile romanico a quello gotico, che si caratterizza per l'alternarsi nelle pareti esterne, in armoniose composizioni geometriche, di conci di arenaria grigia e carparo dorato, e per un singolare protiro pensile a baldacchino su mensola scalata.
L’interno, a croce latina e a unica navata, è impreziosito da una serie di splendidi affreschi del Trecento, opera di Rinaldo da Taranto, riscoperti nell’Ottocento dopo essere stati ricoperti per due secoli da calcina e da altari barocchi. In controfacciata, sulle pareti del tempio, sul presbiterio, sull’abside e nel transetto, si vede via via scorrere: "Il Giudizio Universale", "L'albero della Croce", "L'Annunciazione", "L'Allegoria del Giglio Angioino", "La Vergine tra Cavalieri", "La Vergine col Bambino e Sante"; "Le Storie della Passione", "Deposizione", "Cristo nella Tomba", "Marie al Sepolcro", "Nozze di Cana", "Cenacolo", "Pentecoste"; "Cristo in Trono fra Angeli", "Natività", "Crocifissione", "l'Annunziata", "Storie di Santa Caterina" e "La Madonna con Bambino". Notevole all’interno è anche una colonna di marmo con croce, del IX secolo, che la tradizione attribuisce all’Osanna,
In questa Chiesa, nel 1310, fu insediato da papa Clemente V, il tribunale che processò e condannò l’ordine dei Cavalieri Templari, soppresso nel 1312.
 

Colonne Romane

Simbolo della città di Brindisi, le due Colonne romane sorgono su una piazzetta alla fine di Salita Colonna. Si ritiene comunemente che le Colonne segnino il termine della Via Appia, ma, in realtà, esse rappresentano il culmine di un’antica area monumentale d’epoca romana (la cosiddetta arx romana) e, per secoli, sono state un riferimento portuale per i naviganti.
Delle due colonne - originariamente gemelle e risalenti al primo o al secondo secolo d.C. - una sola ci è pervenuta integra. Costituita da otto rocchi, per un’altezza complessiva di quasi 19 metri, è sormontata da un capitello decorato con foglie di acanto e dodici figure a mezzo busto, che rappresentano Giove, Nettuno, Giunone e Intride e otto Tritoni. Il capitello è attualmente esposto nel Palazzo dell’ex Corte d’Assise, in via Duomo. Il basamento riporta un’iscrizione altomedievale, in cui si ricorda la ricostruzione di Brindisi nel IX secolo, da parte del governatore bizantino Lupo Protospata.
La seconda colonna rovinò al suolo nel 1528 e i rocchi, rimasti a lungo incustoditi, furono donati nel 1657 alla città di Lecce, per erigervi un monumento devozionale a Sant’Oronzo, che aveva salvato la Penisola Salentina da un’epidemia di peste. Di questa colonna è rimasta solo la base e uno dei rocchi.
Sul lato destro della piazza, guardando verso il mare, si trovano i resti della casa, dove soggiornò e morì - nel 19 a.C. - il sommo poeta latino Publio Virgilio Marone.
 

Complesso di San Benedetto

Ubicato in pieno centro urbano, lungo Via Marconi, il complesso di San Benedetto è formato dalla chiesa – che risale al 1089 ed era un tempo dedicata a Santa Maria Veterana – dall’annesso convento delle monache Benedettine e dal chiostro. L’edificio è un buon esempio di arte romanica, con cupole in asse sorrette da costoloni a crociera.
Il monastero fu favorito e beneficato dai nobili normanni, e le monache di San Benedetto continuarono a essere le predilette dei signori del tempo. Il monastero fu comunque riformato nella seconda metà del Cinquecento e subì altre trasformazioni dopo il Concilio di Trento. Altri interventi si ebbero nel Settecento.
L'aspetto originario della chiesa era del tutto diverso da quello attuale. Infatti, oltre alla facciata non più visibile, la chiesa presentava un tetto a due spioventi poi occultate dal muro costruito sulla linea di gronda. L'esterno si presenta con una serie di arcate cieche con piccole monofore sulla quale spicca l'importante portale (XI sec.) sormontato da un architrave sul quale sono riprodotte scene di caccia. La cella campanaria, sulla relativa torre, è aperta da trifore e bifore.
L'interno è diviso in tre navate e quattro campate dalle arcate poggianti su colonne. La navata centrale, di ampiezza doppia rispetto alle laterali, ha la campata con crociere cupolate. Di grande interesse il suo chiostro medioevale, sul quale si affacciava il vecchio monastero delle Benedettine. Nel locale adiacente alla chiesa, oggi adibito a sezione del Museo Diocesano, si possono ammirare alcune interessanti statue, tra cui la Madonna della Neve del XV secolo, il reliquiario e il Presepe Napoletano del '700.
 

Duomo di Brindisi

Nel 1089, papa Urbano II consacrò - nell'attuale sito di piazza Duomo - il perimetro della nuova Cattedrale di Brindisi. L’edificio fu eretto tra il 1132 e il 1140 dal vescovo Bailardo, di origine francese, con l'aiuto di Ruggero II, re normanno di Sicilia, Calabria e Puglia. Nel 1225 vi furono celebrate le nozze fra l’imperatore Federico II e Iolanda di Gerusalemme.Già pericolante nel 1742, il Duomo crollò per il terremoto del 20 febbraio 1743: di esso, nella ricostruzione affidata da Monsignor Andrea Maddalena all'architetto Mauro Manieri, sono rimasti la planimetria basilicale, l'abside della navata di sinistra, una bella bifora della canonica (attuale curia), quattro bellissimi capitelli, frammenti del mosaico pavimentale fatto realizzare nel 1180 dall'arcivescovo Guglielmo II, e il bellissimo coro barocco in legno di noce, con intarsi dorati, costruito tra il 1580 e il 1594.
Sulla facciata, più volte modificata, furono collocate nel 1957 le statue dei santi Leucio, Teodoro, Lorenzo, Pio X, Francesco, Chiara, Pietro e Paolo, opere dello scultore Alessandro Fiordegiglio. Il campanile fu eretto, su progetto di Giuseppe Fasano, fra il 1780 e il 1793; parzialmente distrutto da un bombardamento aereo nel novembre 1941, fu restaurato nel 1957, col massimo rispetto dell'originale.
L’interno, a croce latina e a tre navate, si caratterizza per la sua semplicità. Nei resti del mosaico pavimentale che circondano l’altare, si notano splendide figure di animali: sembra che le parti mancanti riguardassero episodi dell’epopea carolingia e della “Chanson de Roland”. Fra le opere d’arte conservate nel tempio, ricordiamo: due tele di Oronzo Tiso (Martirio di San Pelino e Predicazione di San Leucio) e alcune tele di Diego Bianchi (Scene della vita di San Teodoro, l’Ultima Cena, il Giudizio di Salomone, La Regina di Saba e Salomone). Notevole anche l’Archivio Capitolare, con vari diplomi regi e bolle pontificie.
 

Fontana Tancredi

Costruita nel 1192, in onore delle nozze tra Ruggero, figlio di Tancredi, e la principessa Irene, figlia di Isacco imperatore di Costantinopoli, la Fontana Tancredi - detta anche Fontana Grande - si colloca fuori dal centro storico, sulla via Provinciale San Vito. L’opera fu ricostruita per volere e munificenza di re Tancredi, sui resti di una preesistente fontana d’epoca romana.
Pare che la Fontana fosse prevalentemente utilizzata per l’abbeveraggio dei cavalli che da lì transitavano per giungere al centro della città, e per l’irrigazione dei vicini giardini che si trovano “nella sottoposta conca di mare”. Certamente se ne servivano pure gli ammalati, perché dai medici l’acqua della Fontana era considerata la migliore in assoluto della città e dei dintorni.
Il monumento subì importanti restauri, specialmente nel 1192 e nel 1549: con quello del 1828, la Fontana fu ingrandita e vi furono aggiunti lo stemma di Ferrante Loffredo, lo stemma della città e l’arme di Carlo V. Notevoli, tra i materiali reimpiegati, sono i due mascheroni posti all'interno delle nicchie laterali, che risalgono al XII secolo.
 

Tempietto di San Giovanni al Sepolcro

Detto anche chiesa del Santo Sepolcro, il tempietto sorge sulla via omonima. Fu edificato sul finire dell'XI secolo, per volontà del normanno Boemondo, ed è importante perché testimonia le relazioni culturali e artistiche esistenti tra la città di Brindisi e la Terrasanta: in effetti, la struttura risulta essere la replica più fedele - fra quante si conoscono - della rotonda dell’Anastasis, collocata all’interno del complesso del Santo Sepolcro a Gerusalemme.
Di forma circolare, il tempio conserva all’interno alcuni brani d’affresco di vari stili ed epoche, rappresentanti santi e scene sacre poco riconoscibili. Al centro del monumento restano visibili, tramite un’apertura circolare sul pavimento, tracce di una domus romana che doveva estendersi oltre il confine del monumento stesso.
Così il tempio è descritto, ai primi del Novecento, dall’archeologo Pasquale Camassa: “Dovette essere un tempietto pagano. Lo dicono la sua forma di rotonda, per quanto non perfettamente circolare, e la struttura dei suoi muri in grossi parallelepipedi uniti a secco. Le otto colonne, alcune di cipollino ed altre di granito, sostenevano la volta, ora sostituita da un povero tetto a tegole. La porta principale è ostruita da una casa che abusivamente vi venne addossata. Trasformata in chiesa cristiana, fu chiamata successivamente San Giovanni dei Greci, San Giovanni dei Cavalieri Templari, e poi San Giovanni dei Cavalieri Gerosolimitani o del Santo Sepolcro. Le sostruzioni interne e i lavori di adattamento gli fecero perdere l'originaria bellezza e semplicità. Vi si costruirono tre altari con altrettanti absidi. I muri furono intonacati ed affrescati. Questi affreschi hanno un certo interesse per l'arte del tempo, perché mostrano l'inizio di una vita rigogliosa e indipendente, la quale si vide tolta dagli stretti cancelli del bizantinismo, ch'era prevalso per l’innanzi in Brindisi.
I Greci, che l'officiarono, impressero al tempio i caratteri dell’architettura e del gusto loro, aprendovi dei finestrucoli stretti e allungati nel muro perimetrale, sormontando le colonne con capitelli di varia struttura e stile, e dando alle porte un sesto acuto. La porta attuale, che ha gli stipiti e l’architrave in marmo con disegni fantastici, è preceduta da un baldacchino sostenuto da due colonne, che poggiano ciascuna sul dorso d'un leone. Il capitello della colonna a destra ha dei volti umani, le cui orecchie vengono morse dai becchi di uccelli mostruosi. Quello di sinistra ha uomini e donne, che facendo catena sembra che danzino".