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Storia di Brindisi

In antico, il territorio brindisino fu abitato da popoli di origine cretese-micenea e dagli Illiri, che si fusero in un'unica popolazione: quella degli Iapigi-Messapi. Come testimoniano le varie iscrizioni preromane, Brindisi - sicuramente a causa della sua posizione strategica sul mare - fu il principale centro commerciale dell’area e la capitale stessa della regione messapica. In concorrenza con la vicina Taranto, la Brindisi messapica intrattenne intensi rapporti e scambi con l'opposta sponda adriatica e con le popolazioni greche dell'Egeo.
La conquista romana di Brindisi e dell’intero Salento avvenne nel 267 a.C., dopo che i Romani ebbero ricacciato di là dal mare Pirro re dell'Epiro. Nel periodo romano, Brindisi vive i suoi anni migliori. Diventa municipio nell’83 a.C., è allacciata all'Urbe per mezzo della Via Appia e della Via Traiana, e assurge, sempre per la sua posizione geografica, a grande importanza: diventa, infatti, stazione navale per l'imbarco e lo sbarco delle legioni che si recavano alla conquista della Macedonia, della Grecia e dell'Asia Minore. Durante le guerre civili Brindisi vide Cesare e Pompeo contendersi il dominio della Repubblica. Qui fu conchiusa la Pace Brindisina tra Ottaviano e Antonio, con la quale venne a tramontare la libertà di Roma; qui Ottaviano fu salutato primo imperatore dopo la morte di Cesare. Cicerone fu ospite molte volte del brindisino Lenio Flacco e qui scrisse le famose Lettere Brindisine. Orazio ci parla di Brindisi in varie occasioni nei suoi componimenti poetici. Qui si spense Virgilio nel 19 a.C. mentre tornava da Atene; qui nacque il poeta Marco Pacuvio. In epoca romana furono costruiti a Brindisi templi, terme, l'anfiteatro, foro, caserme, accademie, la zecca e l'acquedotto.
Con la caduta dell'impero romano (V secolo), Brindisi subisce un inevitabile decadimento. La città fu conquistata dai Goti nel VI secolo; nel 674 fu rasa al suolo dai Longobardi guidati da Romualdo; quindi fu presa dai Bizantini e dai Normanni. Questi ultimi, in modo particolare, furono fatali a Brindisi: nel 1071, sotto il comando di Roberto il Guiscardo, assalirono la città e la conquistarono, passando per le armi circa 40.000 abitanti. La città recuperò in parte lo splendore del passato, durante il periodo delle Crociate, quando divenne porto privilegiato per le partenze e gli arrivi delle milizie cristiane. Nella Cattedrale di Brindisi, l’imperatore Federico II di Svevia celebrò le nozze il 9 novembre 1225 con l'erede alla corona di Gerusalemme: (Isabella o Jolanda di Brienne) e, nel 1227, partì dal porto brindisino per la Sesta crociata.
Carlo d'Angiò, successo agli Svevi, munì il canale di comunicazione tra il porto esterno e interno di una catena ferrea, fortificò la costa con la Torre Cavallo e impiantò in Brindisi un arsenale per la costruzione di ogni sorta di navi. Dopo gli Angioini furono padroni di Brindisi: nel 1331 la Casa di Durazzo e poi, nel 1425, gli Aragonesi. Ferdinando I d'Aragona, per difendere validamente la città dagli attacchi dei Turchi, pose mano alla costruzione di quel massiccio Castello a Mare compiuto dal figlio Alfonso, dal quale trasse il nome di Castello Alfonsino.
Nel 1496 Ferdinando cede per tredici anni il dominio di Brindisi alla Repubblica Veneta per compensarla di alcuni aiuti prestati; dopo di che la città torna a Ferdinando il Cattolico e poi passa a Carlo V che, in conseguenza della Lega Franco-Ispana, aveva fra le altre terre ereditato anche il Salento. Questo principe, conformemente a quanto aveva decretato per il capoluogo del suo nuovo dominio, cinse Brindisi di nuove mura, rafforzate da cortine e da torrioni, e vi costruì le due stupende porte denominate «Porta di Lecce» e «Porta di Mesagne», che ci sono pervenute integre.
Da questo periodo in poi, la storia di Brindisi non è segnata da particolari avvenimenti.
Nel Cinquecento, con gli Spagnoli e i Borboni, il porto interno divenne nuovamente una palude e la malaria rese Brindisi pressoché inabitabile. Nel 1571 la flotta cristiana si riunisce nel porto di Brindisi da cui salpa per assalire i Turchi, che furono sconfitti nella celebre battaglia di Lepanto. Nel 1647 la città seguì i moti di Masaniello contro il malgoverno spagnolo, ma la generosa rivoluzione fu qui, come altrove, soffocata nel sangue.
Durante la dominazione austriaca, dal 1707 sino al 1734, si annoverano nel suo territorio disastrosi avvenimenti quali carestie, epidemie e terremoti. Terribile fu il terremoto del 1743, che provocò danni enormi alla maggior parte dei monumenti e delle abitazioni.
I lavori per la riapertura del canale - il cui ruolo è stato decisivo nella storia della città negli ultimi duemila anni - furono eseguiti in tre riprese: i primi, dal marzo 1776 al novembre 1778, a cura dell'ingegner Andrea Pigonati, che non riuscirono però a evitare un nuovo interramento; i secondi nel 1789, a cura degli ingegneri Pollio e Forte, che non apportarono benefici di lunga durata; e gli ultimi, dal 1843 al 1847, affidati da Ferdinando II di Borbone al Colonnello del Genio Albino Mayro, il quale, tenendo conto dei venti predominanti, orientò in modo diverso il canale (verso tramontana e non verso greco-levante).
L'annessione al Regno d'Italia, nel 1860, e l'apertura del canale di Suez, nel 1869, portarono a Brindisi una linfa vitale nuova, che permise di diventare il terminale preferenziale per la cosiddetta “Valigia delle Indie”: la linea ferroviaria e marittima che univa Londra a Bombay passando da Brindisi, e che funzionò dal 1870 al 1914.
Durante i conflitti mondiali, Brindisi ha assunto un ruolo importante e strategico, sopratutto per le operazioni navali. Dal settembre 1943 al febbraio 1944, la città divenne capitale d’Italia, ospitando i reali di Savoia. I bombardamenti colpirono fortemente la città, registrando danni enormi agli edifici storici e alle abitazioni: vi furono ben trenta incursioni aeree nemiche.
Grazie al porto che continua a esercitare con successo il ruolo di "Porta d'Oriente", Brindisi rimane importante “meta di transito” di turisti in viaggio verso la Grecia e gli altri paesi dell'Est.
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