Domenica 16 Dicembre 2018, Sant'Adone di Vienne
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Visitare Brescia - guida breve

 

Broletto

Il Broletto fu eretto fra il XII e il XIII secolo, a lato del Duomo Nuovo di Brescia, ed è considerato fra i palazzi municipali più eleganti della Lombardia. Così chiamato perché costruito su un’area prima adibita a brolo, ossia ad orti, l’edificio è massiccio e severo e appare corroso dal tempo: tuttavia, nonostante le numerose trasformazioni ed aggiunte realizzate dai Visconti, dai Malatesta e dai Veneziani, la costruzione presenta ancora qualche elemento che testimonia l’originario stile romanico. Il Broletto è stato a lungo occupato dai magistrati della repubblica: attualmente è sede di pubbliche amministrazioni.
L’esterno è dominato dalla Torre del Popolo, detta del “Pégol”, e dalla chiesa di Sant'Agostino. La notevole facciata, caratterizzata da trifore e quadrifore, fu restaurata nel corso dell’Ottocento.
L’interno è formato da un ampio cortile, che si raggiunge superando un bell’ingresso decorato con affreschi del Trecento. Al centro del cortile s’innalza una preziosa fontana settecentesca; ai lati si allungano due bei porticati. L'ala più vecchia del cortile costeggia il Duomo e si appoggia alla torre. In un secondo cortile, chiamato settentrionale, è stato scoperto un bel loggiato del Quattrocento, voluto da Pandolfo III Malatesta.
Nella via attigua al Broletto, si notano ancora tracce interessanti di architettura romana, con finestre tipiche ed ornamenti di diverse epoche.
 

Castello di Brescia

Arroccato sul Colle Cidneo, il Castello di Brescia, il “Falcone d’Italia”, è uno dei maggiori complessi fortificati del nostro Paese. Costruito tra il XII ed il XIII secolo – su una base rettangolare che risale all’epoca tardo-romana – il Castello è sempre stato il fulcro del sistema difensivo della città, una vera e propria cittadella militare. La struttura fu ampliata e rafforzata dai Visconti nel Quattrocento, con la costruzione del possente Mastio, e dalla Repubblica Veneta nel secolo successivo, quando furono erette le torri, i bastioni e i magazzini.
Già teatro delle Dieci Giornate del 1849, il Castello ha oggi perso ogni importanza militare, per diventare la meta preferita delle passeggiate dei Bresciani. Il Colle si caratterizza per la dolcezza e la sinuosità dei suoi pendii ed offre un magnifico panorama sulla città, sui monti e sulle valli circostanti. Il Castello presenta, all’interno, bellissime stradine raccolte ed ambienti nascosti, ma c’è spazio anche per la storia e la tecnica: in effetti, la rocca comprende vari musei.
In sintesi, i punti di maggiore interesse del Castello sono: il Portale d’ingresso (1580), un tempo fornito di ponte levatoio; la Palazzina Haynau, centro della guarnigione austriaca; il Mezzo Baluardo di San Faustino, d’epoca medievale; il Piazzale e Monumento alla Locomotiva, che d'estate ospita manifestazioni culturali; la cinquecentesca Strada del Soccorso, che consentiva agli assediati di ricevere aiuti dall’esterno; il Piccolo Miglio, ex-magazzino che ospita i plastici ferromodellistici; la dimora di Giuseppe Garibaldi, che nel 1859 ospitò per alcuni giorni l’eroe dei due mondi; il Grande Miglio, anch’esso ex-magazzino, in cui si trova il Museo del Risorgimento; la Torre dei Prigionieri, di forma circolare, probabilmente del Trecento; il Ponte levatoio della Rocca Viscontea, pure del Trecento, coronato di merli; il Mastio Visconteo, struttura militare tardo-medioevale (1343), circondata da mura e protetta da un ampio fossato, che ospita il prestigioso Museo delle armi intitolato a Luigi Marzoli; la Torre Mirabella, la parte più antica dell'attuale castello (il suo piazzale è considerato il cuore del Castello); i giardini settentrionali e la Fossa dei Martiri, ove furono fucilati e sepolti molti giovani partigiani, tra il 1943 ed il 1945; la Torre dei Francesi, così chiamata perché – distrutta dallo scoppio di una polveriera – fu ricostruita dai Francesi ai primi del Cinquecento; i Magazzini dell'olio, sette ambienti, forse d’epoca romana, sottostanti il piazzale della Torre Mirabella; il Baluardo San Marco e la Specola Astronomica Angelo Ferretti, in cui si trova - tra l’altro – il famoso rifrattore Ruggeri, con lenti del diametro di 12 cm. ; il Bastione della Pusterla (1557-1570) ed il Bastione del Soccorso (1523).
 

Chiesa di San Francesco

Costruita tra il 1254 e il 1265, la chiesa di San Francesco (d’Assisi) è una delle più importanti di Brescia, ed una delle più belle chiese conventuali d’Italia. Eretta in uno stile romanico-gotico lombardo – lineare e severo – la chiesa emana un senso tipicamente francescano di pace e serenità.
La facciata in medolo mostra un bel rosone a raggi di pietra e un portale assai particolare, con strombatura e pseudo protiro. Il campanile, in marmo di Botticino, presenta nella parte inferiore bifore romaniche e in quella superiore bifore gotiche.
L'interno, a forma basilicale, è a tre navate: il soffitto di quella centrale è a scafo, mentre quello delle due laterali è a capriate. Le pareti, dapprima in pietra nuda, furono affrescate nel Trecento; nella stessa epoca furono aggiunte le due cappelle che fiancheggiano l’altar maggiore, mentre le cappelle laterali sono posteriori. I cinque eleganti altari della navata destra furono aggiunti alla fine del Quattrocento.
Sulla parete di destra sono visibili alcuni affreschi: un Inferno ed una Pietà, di scuola giottesca, oltre alla Discesa dello Spirito Santo del Romanino. La chiesa conserva altre opere della pittura bresciana, tra cui la Madonna in trono con Santi, sempre del Romanino, e Santa Margherita da Cortona, San Francesco, San Girolamo, del Moretto. Notevole è il trecentesco chiostro maggiore, ideato dal maestro comacino Guglielmo Frissone da Campione.
 

Chiesa di Santa Maria del Carmine

La costruzione della chiesa di Santa Maria del Carmine durò a lungo: iniziò nel 1429 e terminò intorno al 1471. La monumentale facciata in mattoni a vista è abbellita da slanciati pinnacoli in cotto. Lo stupendo portale marmoreo è del Quattrocento: presenta ricche decorazioni a bassorilievo ed una lunetta con l'Annunciazione, affrescata da Floriano Ferramola.
L’interno, a tre navate e sei cappelle laterali, è stato ristrutturato nel Cinque-Seicento. Fra le molte opere d'arte qui conservate, sono particolarmente interessanti: alcuni affreschi quattrocenteschi, gli Evangelisti e il Crocifisso del Foppa, il Compianto di Cristo morto con le statue in terracotta policroma dalla tragica intensità espressiva, opera di un plasticatore lombardo o emiliano del Cinquecento.
Presso la chiesa sorgono tre bellissimi chiostri, destinati ad accogliere la Biblioteca dell'Università degli Studi di Brescia.
 

Duomo Nuovo

Il Duomo Nuovo di Brescia, così chiamato per distinguerlo dal Duomo Vecchio (o Rotonda), s’erge in Piazza Paolo VI. Fu costruito – in più di due secoli – dove sorgeva l’antica basilica paleocristiana di San Pietro de Dom. La costruzione ebbe inizio nel 1604, ma il progetto originale – dovuto all’architetto bresciano Gian Battista Lantana – subì nel tempo varie e importanti modifiche, anche d’impostazione. La direzione del cantiere fu affidata, per i primi vent’anni, al bresciano Pietro Maria Bagnadore che era scultore, pittore oltre che architetto. In ogni caso, i lavori si conclusero nel 1825, con l’erezione della cupola disegnata dal Cagnola.
L’edificio è imponente, ma si caratterizza per chiare sovrapposizioni architettoniche. Ad esempio, nella grandiosa facciata – opera degli architetti bresciani Giovan Battista e Antonio Marchetti – si nota che la parte inferiore ha carattere nettamente barocco, mentre la parte superiore è dominata dalle tendenze classiciste della seconda metà del Settecento.
L'interno, classicheggiante, è a croce greca, con tre navate e cupola centrale affrescata. Vi si conservano notevoli opere d’arte, tra cui il Sacrificio di Isacco, del Moretto; la cinquecentesca Arca dei SS. Apollonio e Filastrio; due coppie di tele (lo Sposalizio della Vergine, la Presentazione al Tempio e la Visitazione) dipinte dal Romanino intorno al 1540 come ante dell’organo del Duomo Vecchio; i Santi Carlo e Francesco e il vescovo Giorgi, di Palma il Giovane; la pala dell’altar maggiore, dipinta da Giacinto Zoboli nel 1733; due statue di Antonio Callegari. Infine, nella cappella della Trinità, troneggia la pala di Giuseppe Nuvolone (1679), grandioso “ex voto” che ricorda la peste del 1630.
 

Museo del Risorgimento

Istituito nel 1887, Il Civico Museo del Risorgimento ebbe numerosi trasferimenti. Dal 1959 esso trova collocazione all’interno del Castello di Brescia, nel cosiddetto Grande Miglio, edificio della fine del Cinquecento, per molti anni adibito a deposito di granaglie.
Nel suo genere, il Museo è uno dei più importanti d’Italia: riunisce documenti ed oggetti del periodo che va dal 1789 (Rivoluzione francese) al 1870 (presa di Roma). Il materiale proviene da lasciti, donazioni ed acquisti ed è costituito essenzialmente da dipinti, lettere, bandi, proclami, decreti, monete, stampe e cimeli. Organizzato in due grandi saloni espositivi, esso racconta, in modo suggestivo, l'epoca risorgimentale.
Si passa dall'ultimo periodo della dominazione veneziana a Brescia (fine del Settecento), alla Repubblica Bresciana, al periodo Napoleonico, alle guerre di Indipendenza, nonché alla spedizione dei Mille e all'epoca zanardelliana. Importante per Brescia, e quindi per il museo, è il periodo 1815-1847, nel quale, dopo il Congresso di Vienna, la città viene annessa al Lombardo-Veneto. Un'intera sezione è dedicata alle Dieci Giornate di Brescia del marzo 1849, la famosa rivolta popolare contro gli Austriaci: l’episodio e i personaggi di spicco (Tito Speri, don Boifava, padre Maurizio Malvestiti) sono ricordati nelle tele di Faustino Joli.
In attesa di una sua completa ristrutturazione, il Museo ospita rassegne temporanee di tema risorgimentale.
 

Museo delle armi "Luigi Marzoli"

Inaugurato nel 1988, il Museo delle Armi ha sede nel Maschio Visconteo – trecentesca struttura del Castello di Brescia – ed espone una delle più ricche ed interessanti raccolte europee di armi. Si tratta di armi d’ogni genere – armi bianche, armi da fuoco, armi da parata, armature – divise per epoca e per tipologia.
Il nucleo principale (1090 pezzi, di cui 580 esposti) è costituito dalla magnifica collezione che l’industriale Luigi Marzoli donò nel 1965, con lascito testamentario. Questa raccolta documenta in particolare la produzione milanese e bresciana a partire dal XV secolo, e l’evoluzione del processo produttivo delle armi e delle armature tra il XV e il XVI secolo. Ad essa si aggiungono 300 pezzi, già appartenenti alle civiche raccolte, costituiti soprattutto di armi da fuoco del XIX secolo.
Le opere esposte offrono un adeguato panorama del patrimonio del Museo, che si colloca tra i più completi e omogenei del suo genere. In dieci sale espositive, si ripercorre la storia di un artigianato che sfiora l’arte. Si parte dai significati dell’armatura nel Quattrocento: qui, fra i pezzi più rari, spiccano un grande elmetto alla veneziana e il bacinetto con visiera a muso di cane, oltre a una spada risalente al Duecento che costituisce il pezzo più antico in esposizione.
Ampia la rappresentanza di armi ed armature del Cinquecento, fra cui spicca la superba armatura alla Massimiliana, dai contorni lucenti e quasi scenografici. Accanto al mutare delle esigenze belliche, è qui possibile cogliere la nuova finalità di rappresentanza e di riconoscimento sociale che armi e armature acquistano nelle parate pubbliche: quest’aspetto è accentuato nella Sala delle armature di lusso. Il percorso museale “racconta” anche l’evoluzione della spada, che da arma mista – da botta e da taglio – si affina e diventa un sottile strumento per la scherma. Infine, fra alabarde, bocche da fuoco, mosconi e spingarde, ampio spazio viene dedicato alla ricca rappresentanza di armi da fuoco, realizzate dai più famosi “maestri di canne” (i Cominazzo, i Chinelli, i Dafino e gli Acquisti).
 

Museo Diocesano d'Arte Sacra

Inaugurato nel 1988, il Museo Diocesano d’Arte Sacra ha sede nel chiostro maggiore dell’ex-Convento di San Giuseppe, splendido esempio di architettura tardo rinascimentale. Le opere esposte sono suddivise in tre sezioni: la Pinacoteca, la Sezione dei codici miniati ed il Museo del tessuto liturgico.
La Pinacoteca comprende circa 120 quadri dei secoli XVI-XVIII, opere di pittura bresciana del Cifrondi, dell'Avogadro e del Brescianino. Le tele provengono soprattutto dalla Chiesa di San Giuseppe e dalla chiesa di San Giorgio, ma anche da parrocchie e istituzioni. Notevole è poi la collezione di ex voto, proveniente dalla chiesa della Madonna del Patrocinio.
La Sezione dei codici miniati è costituita da venti volumi di codici – mai in precedenza esposti al pubblico – che vanno dal XII al XVI secolo. I codici provengono dalla Biblioteca Capitolare e da vari conventi della provincia. Si caratterizzano per l’originalità e la vivacità cromatica delle immagini, e sono accompagnati da una trattazione didattica che illustra l’opera dei miniatori.
Il Museo del tessuto liturgico, esposizione praticamente unica in Italia, espone 240 pregiatissimi pezzi a destinazione sacra. Si tratta di damaschi, lampassi e broccati, preziosi ricami in filati aurei e sete policrome, che vanno dal XV al XIX secolo.
 

Piazza della Loggia

Voluta dal podestà Foscari nel 1433, la creazione di Piazza della Loggia a Brescia fu l'intervento urbanistico più significativo del periodo veneziano. Tra le finalità, non tanto nascoste, che la Serenissima perseguiva con quest’opera, v’era quella di creare un centro civile da opporre – almeno idealmente – a quello religioso della vicina Piazza del Duomo (ora Piazza Paolo VI).
Il risultato dei lavori, che si protrassero per oltre un secolo, fu la realizzazione di una delle più belle piazze del Rinascimento, attorniata ed impreziosita da stupendi palazzi d’impronta inconfondibilmente veneta.
Il principale di questi palazzi è la Loggia, sul lato ovest, affiancata a destra dal Palazzo Notarile, del XVI secolo, e a sinistra dalla quattrocentesca Casa Vender. Il lato meridionale è occupato dal Monte di Pietà, vecchio e nuovo, mentre a est la piazza è chiusa da un palazzo cinquecentesco a portici con la Torre dell'Orologio.
Gli edifici che prospettano sulla Piazza, oltre alla Loggia, sono il palazzo Notarile, casa Vender, il Monte nuovo di Pietà, il Monte vecchio di Pietà, l'edificio detto delle Prigioni e i portici con la Torre dell'Orologio. Ai piedi della torre una stele ricorda le vittime dell'attentato terroristico del 28 maggio 1974.
 

Pinacoteca Tosio Martinengo

La Civica Pinacoteca Tosio Martinengo ha sede in Piazza Moretto, presso il cinquecentesco Palazzo Martinengo da Barco. E’ sorta nel 1908 dalla fusione delle due gallerie costituite con i lasciti del conte Paolo Tosio e del conte Francesco Leopardo Martinengo, ma si è notevolmente arricchita con opere provenienti da altri legati, da chiese soppresse e da acquisizioni dirette. Il riallestimento, attuato nel 1994, propone un museo rinnovato, secondo un criterio espositivo che propone la storia della pittura bresciana dal Trecento al Settecento.
Nelle 25 sale del percorso, si possono ammirare veri e propri capolavori, che – con riguardo alla pittura antica – pongono la Pinacoteca bresciana ad un livello mondiale. Dopo i dipinti sublimi di Raffaello e di Lorenzo Lotto, spiccano le collezioni delle opere di Vincenzo Foppa, caposcuola della pittura lombarda del Quattrocento, e dei migliori maestri del rinascimento bresciano: Savoldo, Romanino, Moretto. La ritrattistica del Cinquecento è presente con tele del Tintoretto e di Sofonisba Anguissola. Il XVII e il XVIII secolo sono ampiamente rappresentati da Palma il giovane, da Andrea Celesti e dai bresciani “pittori della realtà”, quali Antonio Cifrondi e Giacomo Ceruti (il Pitocchetto).
Ampia e preziosa è poi la sezione di grafica. La collezione, iniziata nel Settecento dal cardinal Angelo Maria Querini, si è arricchita nel tempo: comunque, la parte più cospicua del fondo è formata da circa trentamila esemplari, che illustrano lo sviluppo delle varie tecniche (xilografia, bulino, acquaforte, chiaroscuro, litografia) dal Quattrocento in poi. In questa sezione sono esposte – fra altre – opere di Martin Schongauer, Albrecht Dürer, Parmigianino, Annibale e Ludovico Carracci, Luca di Leida e Rembrandt, Guido Reni e G.B. Castiglione (il Grechetto), Canaletto, i due Tiepolo, Piranesi. Dell’Ottocento si ammira un'edizione completa dei Capricci di Goya e le litografie satiriche di Daumier. Tra le stampe moderne, spicca la grande Natura morta di Giorgio Morandi del 1928, considerata un capolavoro dell'incisione italiana del Novecento.
 

Rotonda (Duomo Vecchio)

Il Duomo Vecchio di Brescia, chiamato “la Rotonda” per la sua forma circolare, sorge in Piazza Paolo VI, di fronte alla fontana della Minerva. Eretto sulle rovine di una basilica del VII secolo – intitolata a Santa Maria Maggiore – l’edificio è uno dei migliori esempi d’architettura romanica in Italia. La costruzione fu iniziata dai maestri comacini tra la fine dell’XI e i primi anni del XII secolo: ne uscì una chiesa romanica di due corpi cilindrici sovrapposti, forniti di ampie finestre e sormontati da un tiburio a copertura conica.
L'esterno si presenta come un corpo a pianta circolare. Uno scavo sistemato a verde mostra il livello originario di uno dei due ingressi antichi, rimosso e sostituito nel 1571 dall’attuale ingresso principale. L'interno si caratterizza per una cupola emisferica, che poggia su otto grandi archi sostenuti da pilastri e sovrasta l'ampio spazio centrale. Vicino alla porta d'ingresso, si trova l’imponente sarcofago (in marmo rosso di Verona e con bei bassorilievi) del vescovo Berardo Maggi, morto nel 1308.
Il presbiterio ha alla sua sinistra la cappella delle Sante Croci, che custodisce preziosi reliquiari (tra cui la Croce del Campo, che un tempo veniva issata sul Carroccio); a destra, sta la cappella del Santissimo Sacramento, ornata da quattro tele del Moretto e da due dipinti del Romanino. Nel transetto, si trova un bel quadro del Maffei (1656), mentre nel coro, sui preziosi stalli lignei di Antonio da Soresina (1522), spicca la splendida Assunta del Moretto. Notevole è anche l'organo, opera cinquecentesca di Costantino Antegnati.
Sotto il presbiterio è la cripta dedicata a San Filastrio (vescovo di Brescia nel IV secolo), con colonne e capitelli di età romana, bizantino-ravennate e dei secoli VIII e IX, già appartenenti alla cripta dell'originaria cattedrale.
 

Santa Giulia

Monastero femminile di regola benedettina, fatto erigere nel 753 dall'ultimo re longobardo, Desiderio, e dalla moglie Ansa, il complesso fu dedicato a San Salvatore, ma poi vi fu sepolta Santa Giulia. Per Brescia il complesso ebbe un ruolo di primo piano - religioso, politico ed economico - anche dopo la sconfitta dei Longobardi ad opera di Carlo Magno. Edificato su un'area già occupata da importanti Domus romane, il complesso comprende: la basilica di San Salvatore, il Coro delle Monache, l'oratorio di Santa Maria in Solario, la chiesa di Santa Giulia. L'area ospita il Museo della Città, oggi fulcro di ogni itinerario di visita a Brescia.

BASILICA DI SAN SALVATORE
E' una delle migliori testimonianze dell'architettura religiosa d'epoca longobarda. Per Desiderio, la chiesa-mausoleo doveva essere simbolo del potere dinastico della monarchia e dei ducati longobardi. Gli scavi hanno messo in luce parte delle murature originarie, ma anche resti di una domus romana sottostante, alcune strutture della prima età longobarda e le fondazioni di una chiesa più antica. Il campanile fu innalzato intorno al 1300. Nel Trecento furono aperte le cappelle nel fianco settentrionale. La facciata fu demolita nel 1466 per costruire il coro delle monache (ora annesso alla chiesa di Santa Giulia). Sulle due file di colonne eterogenee (alcune provenienti da edifici romani), notevoli i capitelli, due di tipo ravennate. Degli affreschi e della decorazione a stucco di età carolingia restano frammenti o sinopie. Sulla controfacciata e in una cappella affreschi attribuiti a Paolo da Caylina il Giovane. Alla base del campanile sono gli affreschi del Romanino sulla vita di Sant'Obizio. In una nicchia sulla parete destra fu rinvenuta una tomba, che la tradizione attribuisce alla regina Ansa. La cripta risale al 762-763. All'interno, si trovano frammenti di lastra con pavone, esempio raffinato di scultura, sintesi di eleganza bizantina, di naturalismo tardo antica e di cultura longobarda.

CORO DELLE MONACHE
Aperto al pubblico nel 2002, è ora parte integrante del Museo. Il Coro è un nobile ambiente affrescato, da cui le monache assistevano, non viste, alle funzioni religiose. Articolato su due livelli, fu eretto tra il '400 ed il '500. Le pareti sono decorate da affreschi che rappresentano il tema della salvezza, opera del Ferramola e di Paolo da Caylina il Giovane. In questo settore museale, si trova il grande Mausoleo Martinengo, capolavoro di scultura, tra i più rappresentativi della stagione rinascimentale lombarda.

SANTA MARIA IN SOLARIO
Su via musei prospetta la chiesa medievale di Santa Maria in Solario, di forme romaniche, costruita verso la metà del XII secolo come oratorio delle monache. E' a pianta quadrata, con massiccia muratura in conci di medolo, e incorpora frammenti d'iscrizioni romane. Il sacello è sovrastato da un tiburio ottagonale, con una loggetta cieca, sorretta da colonnine e capitelli altomedievali (sec. VIII-IX). L'oratorio s'articola su due livelli: al pianterreno è una grande ara romana che fa da pilastro centrale, e sono visibili preziosi oggetti dedicati al culto delle reliquie che costituivano il tesoro, anche spirituale, del monastero (es. la Lipsanoteca, cassetta d'avorio istoriata del IV secolo, e la crocetta reliquario in oro, perle e pietre colorate del X secolo). Il piano superiore, era destinato ai momenti solenni della liturgia monastica. Sotto una volta stellata affrescata, come le pareti, dal Ferramola (1513-1524), si ammira la Croce di re Desiderio, rara opera di oreficeria della prima età carolingia, con elementi ornamentali di epoca romana e longobarda e 212 fra gemme, cammei e paste vitree.

SANTA GIULIA
La chiesa. I lavori di costruzione ebbero inizio nel 1466. L'interno, ad unica navata, conserva nel presbiterio, un grande affresco del Cinquecento, opera di Floriano Ferramola, che rappresenta la Crocifissione. Attualmente l'edificio ospita manifestazioni e mostre temporanee. Il Museo della città. Unico al mondo per concezione espositiva e per sede, il Museo della Città si estende su un'area di circa 14.000 metri quadrati e consente un viaggio attraverso la storia, l'arte e la spiritualità di Brescia, dall'età preistorica ad oggi. L'elemento che caratterizza e rende unico il museo è lo stretto legame tra "contenitore" ed oggetti esposti. Attualmente il Museo conta circa 11.000 pezzi: reperti celtici come elmi e falere, ritratti e bronzi romani, testimonianze longobarde, corredi funerari, affreschi, collezioni d'arte applicata e manufatti dal Medioevo al XVIII secolo. Le testimonianze significative comprendono anche i materiali del Museo Romano, tra cui spicca la Vittoria alata, il grande bronzo che proviene dal Capitolium e che è simbolo della città. Le testimonianze sono molto rappresentative delle sezioni in cui si articola la visita al Museo e consentono di cogliere i rapporti che legano le strutture del monastero agli altri oggetti esposti ed alla storia della città. Il Museo si articola nelle seguenti sezioni:
  • storia del sito e del monastero
  • tesoro del monastero
  • età preistorica e protostorica
  • età romana (la città e le iscrizioni)
  • Domus dell'Ortaglia
  • età altomedioevale (Longobardi e Carolingi)
  • età del Comune e delle Signorie
  • età veneta (l'immagine della città, la scultura monumentale, la dimora)
  • collezionismo e arti applicate
 

Santuario Repubblicano

Sotto il Tempio Capitolino e l’adiacente Casa Pallaveri, sono state rinvenute le strutture di un santuario romano, che probabilmente risale al I secolo a. C. Si tratta di un complesso dedicato al culto, formato da quattro aule affiancate, ciascuna con un ingresso indipendente e con un pronao d’accesso, all’interno di una terrazza che prospetta su Via musei (l’antico decumano massimo).
Le aule, decorate in stile corinzio, hanno all’esterno un fregio che riproduce oggetti tipici dei riti sacrificali (teste di bue, ghirlande di fiori e frutti, vasellame). La decorazione pittorica è notevole, sia per l’elevata qualità tecnica e formale della realizzazione, sia per il grado di conservazione. E’ accertato che i pigmenti furono protetti da uno strato di cera d’api unita a olio di oliva, che ne ha garantito la lucentezza e la durata nel tempo. Ciò conferma che il Santuario è opera di maestranze d’alto livello, forse chiamate a realizzare a Brescia un edificio che dimostrasse l’adesione della città al modello culturale di Roma, in occasione della concessione del diritto latino (89 a. C.).
Scavi recenti hanno permesso di studiare a fondo l’aula occidentale del Santuario, rivelando nuovi aspetti tecnici relativi alla costruzione. E’ quindi possibile completare il restauro dello splendido ciclo di affreschi dell’aula e progettare il completo recupero dell’ambiente.
 

Teatro Romano

Il teatro romano dell'antica Brixia si trova presso il Tempio Capitolino (Capitolium), in Piazza del Foro. In effetti, il teatro è collegato al tempio dall'aula detta "dei pilastrini", con la cavea adagiata sul declivio del colle Cidneo, secondo l'uso greco. Anche il teatro, come il tempio, fu costruito in epoca Flavia, ma ebbe il periodo di massimo splendore sotto i Severi. Verso il V secolo, forse per un terremoto, forse a causa delle invasioni barbariche, la scena e la frontescena crollarono; tuttavia, la vita del teatro continuò, almeno fino al 1173.
Le rappresentazioni avevano luogo sul palco. Il muro di fondo era formato da tre nicchie curvilinee: quella centrale era la più grande, e si chiamava Porta Regia; le altre due, laterali, erano chiamate Hospitales.
Sembra che la parte anteriore del teatro fosse costruita su più livelli e avesse varie colonne; i marmi erano policromi, anche se era molto usata la pietra di Botticino. Gli accessi principali erano due.
Le notevoli dimensioni dell'edificio – 86 metri di diametro, 48 di apertura scenica, 34 d'altezza – lo collocano tra i maggiori dell'epoca: si ritiene che potesse contenere fino a 15.000 mila spettatori.
I resti oggi visibili comprendono buona parte della zona inferiore della frontescena, l'iposcenio con le nove pietre forate per il sollevamento del sipario, l'aditus in scaenam occidentale, parte della parados occidentale e quella orientale. Della cavea occupata in parte dal Palazzo Maggi-Gambara sono visibili alcune gradinate, parte dei muri radiali, i più importanti muri semicircolari, nonché parte della media e summa cavea.
 

Tempio Capitolino

A nord della Piazza del Foro sorge il Tempio Capitolino – il romano Capitolium – eretto nel 73 dall'imperatore Vespasiano sopra il Santuario Repubblicano del secolo precedente. Il Tempio era detto Capitolino, perché dedicato al culto di Giove, Giunone e Minerva, che formavano appunto la "triade capitolina". Distrutto in gran parte da un incendio nel IV-V secolo, il Tempio fu riscoperto solo nel 1823.
L'edificio si compone di tre celle, una per ogni divinità della triade. E' probabile che le celle originarie fossero quattro, e che una di esse sia stata demolita per ampliare l'attiguo teatro. Sembra anche che in questa cella fosse venerata una divinità locale, Bergimo, o forse Ercole. Nelle tre camere è ospitata una ricca raccolta di epigrafi, steli commemorative e votive romane, provenienti dalla provincia. (I materiali archeologici dell'ex Museo Lapidario Romano, quali i reperti di scavo, gli oggetti provenienti da collezioni – come la splendida serie di bronzi ritrovati in loco, comprendente la famosa Vittoria alata – le raccolte di vasi greci ed etruschi, i vetri romani e gli oggetti d'uso domestico sono esposti nel nuovo Museo di Santa Giulia).
Gli scavi all'interno del tempio han portato alla luce alcuni frammenti di un'enorme statua maschile in marmo; collegato col ritrovamento di altri lacerti, questo fatto lascia pensare che la statua rappresentasse Giove Ottimo Massimo Capitolino seduto in trono, e fosse simile a quella che si trova a Roma, nel santuario capitolino.
Il Tempio si trovava in posizione dominante: l'edificio sovrastava il Teatro, il Foro e la Basilica e – usando il colle Cidneo come sfondo – offriva uno spettacolare effetto scenografico. Ancor oggi, il contesto monumentale circostante è segnato dai resti di edifici che hanno simboleggiato la vita civile, sociale ed economica di Brixia romana: il Teatro Romano, sede di spettacoli e luogo di riunioni pubbliche, che si pensa potesse accogliere fino a 15 mila spettatori; il Foro, sede dei commerci; la Basilica, tribunale in cui si amministrava la giustizia.