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Venerdì 30 Settembre 2016, San Girolamo
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Pinacoteca Tosio Martinengo

Brescia / Italia
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La Civica Pinacoteca Tosio Martinengo ha sede in Piazza Moretto, presso il cinquecentesco Palazzo Martinengo da Barco. E’ sorta nel 1908 dalla fusione delle due gallerie costituite con i lasciti del conte Paolo Tosio e del conte Francesco Leopardo Martinengo, ma si è notevolmente arricchita con opere provenienti da altri legati, da chiese soppresse e da acquisizioni dirette. Il riallestimento, attuato nel 1994, propone un museo rinnovato, secondo un criterio espositivo che propone la storia della pittura bresciana dal Trecento al Settecento.
Nelle 25 sale del percorso, si possono ammirare veri e propri capolavori, che – con riguardo alla pittura antica – pongono la Pinacoteca bresciana ad un livello mondiale. Dopo i dipinti sublimi di Raffaello e di Lorenzo Lotto, spiccano le collezioni delle opere di Vincenzo Foppa, caposcuola della pittura lombarda del Quattrocento, e dei migliori maestri del rinascimento bresciano: Savoldo, Romanino, Moretto. La ritrattistica del Cinquecento è presente con tele del Tintoretto e di Sofonisba Anguissola. Il XVII e il XVIII secolo sono ampiamente rappresentati da Palma il giovane, da Andrea Celesti e dai bresciani “pittori della realtà”, quali Antonio Cifrondi e Giacomo Ceruti (il Pitocchetto).
Ampia e preziosa è poi la sezione di grafica. La collezione, iniziata nel Settecento dal cardinal Angelo Maria Querini, si è arricchita nel tempo: comunque, la parte più cospicua del fondo è formata da circa trentamila esemplari, che illustrano lo sviluppo delle varie tecniche (xilografia, bulino, acquaforte, chiaroscuro, litografia) dal Quattrocento in poi. In questa sezione sono esposte – fra altre – opere di Martin Schongauer, Albrecht Dürer, Parmigianino, Annibale e Ludovico Carracci, Luca di Leida e Rembrandt, Guido Reni e G.B. Castiglione (il Grechetto), Canaletto, i due Tiepolo, Piranesi. Dell’Ottocento si ammira un'edizione completa dei Capricci di Goya e le litografie satiriche di Daumier. Tra le stampe moderne, spicca la grande Natura morta di Giorgio Morandi del 1928, considerata un capolavoro dell'incisione italiana del Novecento.
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