Il Duomo Nuovo di Brescia, così chiamato per distinguerlo dal Duomo Vecchio (o Rotonda), s’erge in Piazza Paolo VI. Fu costruito – in più di due secoli – dove sorgeva l’antica basilica paleocristiana di San Pietro de Dom. La costruzione ebbe inizio nel 1604, ma il progetto originale – dovuto all’architetto bresciano Gian Battista Lantana – subì nel tempo varie e importanti modifiche, anche d’impostazione. La direzione del cantiere fu affidata, per i primi vent’anni, al bresciano Pietro Maria Bagnadore che era scultore, pittore oltre che architetto. In ogni caso, i lavori si conclusero nel 1825, con l’erezione della cupola disegnata dal Cagnola.
L’edificio è imponente, ma si caratterizza per chiare sovrapposizioni architettoniche. Ad esempio, nella grandiosa facciata – opera degli architetti bresciani Giovan Battista e Antonio Marchetti – si nota che la parte inferiore ha carattere nettamente barocco, mentre la parte superiore è dominata dalle tendenze classiciste della seconda metà del Settecento.
L'interno, classicheggiante, è a croce greca, con tre navate e cupola centrale affrescata. Vi si conservano notevoli opere d’arte, tra cui il Sacrificio di Isacco, del Moretto; la cinquecentesca Arca dei SS. Apollonio e Filastrio; due coppie di tele (lo Sposalizio della Vergine, la Presentazione al Tempio e la Visitazione) dipinte dal Romanino intorno al 1540 come ante dell’organo del Duomo Vecchio; i Santi Carlo e Francesco e il vescovo Giorgi, di Palma il Giovane; la pala dell’altar maggiore, dipinta da Giacinto Zoboli nel 1733; due statue di Antonio Callegari. Infine, nella cappella della Trinità, troneggia la pala di Giuseppe Nuvolone (1679), grandioso “ex voto” che ricorda la peste del 1630.
L’edificio è imponente, ma si caratterizza per chiare sovrapposizioni architettoniche. Ad esempio, nella grandiosa facciata – opera degli architetti bresciani Giovan Battista e Antonio Marchetti – si nota che la parte inferiore ha carattere nettamente barocco, mentre la parte superiore è dominata dalle tendenze classiciste della seconda metà del Settecento.
L'interno, classicheggiante, è a croce greca, con tre navate e cupola centrale affrescata. Vi si conservano notevoli opere d’arte, tra cui il Sacrificio di Isacco, del Moretto; la cinquecentesca Arca dei SS. Apollonio e Filastrio; due coppie di tele (lo Sposalizio della Vergine, la Presentazione al Tempio e la Visitazione) dipinte dal Romanino intorno al 1540 come ante dell’organo del Duomo Vecchio; i Santi Carlo e Francesco e il vescovo Giorgi, di Palma il Giovane; la pala dell’altar maggiore, dipinta da Giacinto Zoboli nel 1733; due statue di Antonio Callegari. Infine, nella cappella della Trinità, troneggia la pala di Giuseppe Nuvolone (1679), grandioso “ex voto” che ricorda la peste del 1630.

