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Mercoledì 28 Settembre 2016, San Venceslao
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Basilica di San Petronio

Bologna / Italia
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La Basilica di San Petronio è la chiesa principale di Bologna; le sue imponenti dimensioni (è lunga 132 metri, larga 58, alta 45 nell'interno e 51 nella facciata, può contenere 28.000 persone), ne fanno la quinta chiesa al mondo, in ordine di grandezza.
Nel 1390 il Consiglio dei Seicento - ossia il Comune di Bologna - decise la costruzione della basilica della città, e affidò progetto e direzione dei lavori all’architetto Antonio di Vincenzo. La basilica fu subito dedicata a San Petronio, vescovo di Bologna nel V secolo e patrono della città. La chiesa, definita il più tardo monumento del gotico in Italia e in Europa, fu edificata nel lato sud di Piazza Maggiore, di fronte al Palazzo del Podestà, su un'area ricavata con la demolizione di otto edifici, fra chiese, case e torri. Nelle prime intenzioni, l’edificio doveva superare in grandezza la Basilica di San Pietro, ma non andò così. I lavori cominciarono nello stesso 1390, ma proseguirono a rilento, per secoli. Nel 1393 furono costruite le due prime cappelle per parte, ma solo nel 1479 si cominciarono le ultime. L’interno fu terminato nel 1515. Quarant'anni dopo fu iniziato il rivestimento marmoreo della facciata, su disegno di Domenico da Varignana. Le volte gotiche della navata centrale furono costruite nel 1646–1658, in piena età barocca, da G. Rainaldi. Nel 1659 i lavori furono interrotti: da allora non sono più ripresi. La facciata è rimasta incompleta: manca, infatti, la parte superiore del rivestimento esterno che oggi, come allora, è rimasta in cotto. Il rivestimento completo della parete, iniziato nel 1538 su disegno di D. da Varignana, si arenò tra molte polemiche. Architetti famosi si sono occupati della facciata. Eppure, dopo secoli è ancora lì, incompiuto rivestimento esterno in marmo tuttora visibile. Ormai facciata definitiva.
Secondo lo stile gotico, l'enorme edificio è a tre navi, coperte da volte cuspidate, rette da dieci pilastri con alti capitelli fogliati. Lo spazio, che si dilata sia verticalmente sia orizzontalmente attraverso la serie di cappelle laterali, è esaltato dalla luce e dal cromatico dell'intonaco di rivestimento su cui spiccano, rossi, i costoloni e le cornici degli archi. Il portale principale è un capolavoro di Jacopo della Quercia, che vi lavorò per dodici anni (dal 1426), decorandolo con quindici storie del Vecchio e del Nuovo Testamento e col magnifico gruppo scultorio della Vergine col Bambino, San Petronio e Sant'Ambrogio (quest'ultimo, eseguito dal Varignana).
La decorazione interna è in puro stile gotico per opera, soprattutto, di Giovanni da Modena (in particolare Il Giudizio finale, Scene della vita di San Petronio e il Viaggio dei Magi), ma anche per la presenza d’opere splendide dovute a Giulio Romano, al Parmigianino, al Vignola e a Masaccio. Le decorazioni della navata centrale sono opera del Rainaldi. Nella chiesa è possibile ammirare anche una Meridiana costruita nel 1655 su progetto dell'astronomo Giovanni Domenico Cassini: lunga 66,8 m è la linea meridiana più lunga del mondo.
L'impresa della costruzione di San Petronio fu ricca di significati simbolici non solo religiosi. Dando una sede imponente e prestigiosa al culto petroniano si volle affermare tangibilmente l'orgoglio civico della comunità con un'impresa celebrativa e propiziatoria, che fissasse nella maniera più degna quegli ideali di autodeterminazione e di decoro municipale che almeno da due secoli erano simboleggiati dalla figura del santo patrono.
La basilica appartenne a lungo al Comune, che nei secoli ne fece molteplici usi. San Petronio fu luogo di cerimonie (qui il 24 febbraio 1530 papa Clemente VII incoronò imperatore Carlo V), ritrovo pubblico, tribunale. Solo dal 1929, a seguito dei Patti Lateranensi, la proprietà fu trasferita alla Diocesi. Anche per questo motivo la chiesa, peraltro mai del tutto compiuta, fu consacrata solo nel 1954.
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