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Storia di Bergamo

Collocata su un sistema collinare alle propaggini delle Prealpi orobiche, Bergamo compare sulla scena storica solo in età romana Secondo la tradizione, il primo insediamento umano nella zona fu costituito dagli Orobi (gente della montagna) del gruppo dei Galli Cenomani, che avrebbero cacciato gli Etruschi; studi recenti dicono invece che i primi insediamenti risalgono a popolazioni liguri dell’Insubria. Con l'avvento dei Romani, Bergamo diventa un insediamento dell’Italia settentrionale e rafforza il proprio ruolo militare di oppidum, ricevendo nel 42 a.C. la cittadinanza romana con la creazione del municipium. I tratti del sistema viario rinvenuti, in base ai quali il decumanus maximus è stato identificato con via Gombito-Colleoni e il cardo maximus con via San Lorenzo-Mario Lupo, permettono di affermare che lungo questi assi e nelle immediate vicinanze si trovavano i principali edifici pubblici e religiosi. Della città romana non è rimasto quasi nulla ed è difficile ricostruirne nei dettagli l'estensione e la forma, ma di certo essa ha lasciato una forte eredità in termini urbanistici.
Con il disgregarsi dell'Impero Romano, Bergamo passa nel 568 sotto il dominio dei Longobardi, divenendo sede di uno dei più importanti ducati del Regno. Anche i Longobardi lasciano il segno: certi istituti giuridici longobardi - connessi alla gestione del patrimonio familiare, alla condizione giuridica della donna e al matrimonio - si riscontrano ancora negli Statuti di Bergamo promulgati in età veneta. Con la sconfitta dei Longobardi nel 774, Bergamo si trasforma in Contea franca. La Città conosce un'altra forte immigrazione, questa volta di Franchi e Alemanni, e un profondo nuovo ricambio della classe dirigente. Vescovi e Conti provengono ora in prevalenza da famiglie franche.
Nel X secolo, ridotto il potere dei Conti al territorio rurale, la Città ha a capo il vescovo, che la difende durante gli assedi patiti dal re Arnolfo nell'894 e dalle incursioni degli Ungari. Nel 904 il vescovo Adalberto riceve dal re Berengario la piena giurisdizione, civile e militare, sulla Città. Nel 1098, durante il periodo della lotta per le investiture, il vescovo di Bergamo, filo-imperiale, viene deposto. L'improvviso vuoto di potere venutosi a creare, è colmato dai rappresentanti delle famiglie aristocratiche più prestigiose della città, che subentrano al vescovo nella gestione del potere civile e militare con un organismo collegiale. Nasce il Comune di Bergamo e trascorre un periodo di pax aurea. La pace si fonda sul patto (foedus) che i cittadini hanno tra loro stabilito. Il patto si regge sulle leggi, i diritti civici (civica iura), sull'onore, sulla pietas, sulla concordia pura. Prende forma l'articolazione istituzionale del potere comunale: l'Assemblea dei cives, il Consiglio degli Anziani, il Consolato. Con l'avvento del Comune si assiste a una forte espansione dell'economia mercantile della Città e a una notevole crescita demografica. Una serie di interventi sul tessuto urbano conferiscono a Bergamo quell'impronta di città medievale che ha conservato fino a oggi e che la rende celebre nel mondo. Alle porte della città si insediano i nuovo Ordini mendicanti, dei Domenicani e Francescani, sorgono nuove chiese, si aprono piazze, la comunità si organizza in arti e corporazioni di mestiere, si fondano confraternite e consorzi per l'assistenza ai poveri, tra i quali si distingue per importanza e ricchezza la Misericordia Maggiore.
Il periodo dell'autonomia comunale si protrae sino alla fine del Duecento. Lotte intestine sempre più aspre e cruente, ingaggiate per il controllo del potere dalle maggiori famiglie cittadine, capeggiate da una parte dai Suardi (Ghibellini) e dall'altra dai Colleoni (Guelfi), portano nel 1295 i Suardi a chiedere l'intervento dei Visconti di Milano. Il Comune comincia a perdere la sua forza e la sua autonomia. Nel 1331 viene chiamato come paciere tra le fazioni il re Giovanni di Boemia. Questi impone la pace, ma finiscono i diritti e le libertà comunali. Si costruisce La Rocca, simbolo del nuovo potere signorile. Nel 1332, Azzone Visconti s'impadronisce di Bergamo e ha inizio la dominazione viscontea. Si costruisce la Cittadella e si completa la fortificazione del Castello di S. Vigilio. Con il nuovo ordinamento statutario del 1354, la guida della città viene affidata a un podestà di nomina signorile, che presiede gli antichi organismi comunali, il Consiglio degli Anziani e il Consiglio Generale. Ora Bergamo è una pedina nel gioco diplomatico e militare dei grandi Stati regionali italiani, che per un secolo si fronteggiano per stabilire un equilibrio delle forze. Alla fine di queste lotte, Bergamo si trova a far parte, dal 1427, della Dominazione veneta, e sotto il dominio della Serenissima rimarrà sino al 1797.
All'interno dello Stato Veneto, Bergamo è città di confine. La costruzione delle imponenti mura, avviata nel 1561, chiarisce a tutti la funzione strategica che il potere centrale assegna alla Città orobica. Il nuovo assetto istituzionale vede la presenza in Città di due rettori, di nomina veneta. Venezia, a fronte della garanzia del mantenimento del controllo militare e degli obblighi fiscali della Città suddita, concede a Bergamo ampie autonomie, lascia sopravvivere le antiche magistrature comunali, impone ai suoi rettori una presenza discreta. Inoltre Venezia conduce un’amministrazione oculata e saggia, dettata da una fiorente economia che le permette di contare sulla fedeltà dei propri cittadini. Tra Bergamo e Venezia si intensificano e crescono relazioni economiche e culturali. La cultura artistica di Bergamo conosce nel Cinquecento e Seicento momenti di grande splendore.
Con la caduta nel 1797 della Repubblica di Venezia, Bergamo passa sotto il dominio di Napoleone nella Repubblica Cisalpina. L'influenza francese si fa sentire anche nella nuova riorganizzazione del potere municipale.
Dal 1814 al 1859 Bergamo finisce sotto l’Austria e fa parte del Regno Lombardo-Veneto. Nel periodo napoleonico e in quello austriaco, Bergamo assume un nuovo ruolo rispetto al passato: da città di confine entra in relazione più stretta con il resto della Lombardia. Intanto, a partire dalla metà dell'Ottocento, cresce lo sviluppo economico del bergamasco, in particolare a seguito dell'afflusso di capitali dalla vicina Svizzera che porta all'insediamento di notevoli manifatture. Città Alta perde l'antico ruolo predominante sul resto dell'aggregato urbano e il nuovo centro della Città Bassa va assumendo sempre maggiore importanza.
Queste trasformazioni in campo economico e urbanistico avvengono in un periodo di forti cambiamenti anche politici. L'8 giugno 1859 Garibaldi, alla testa dei Cacciatori delle Alpi, entra trionfalmente in Bergamo dalla Porta di San Lorenzo. E' la fine della dominazione straniera, già tanto sperata un decennio prima nei giorni dei moti del 1848, organizzati da giovani esponenti della parte più illuminata della borghesia cittadina. Nel 1860 Bergamo contribuisce con il numero più alto di volontari alla spedizione di Garibaldi, ciò che le permette di fregiarsi onorevolmente del titolo di "Città dei Mille".
Nel corso della Prima Guerra Mondiale moltissimi giovani bergamaschi, soprattutto del corpo degli Alpini, lasciano testimonianze indimenticabili di grande eroismo. Nel periodo drammatico che chiude il ventennio fascista anche a Bergamo si organizza la Resistenza. Partigiani delle Brigate Garibaldi e Fiamme Verdi segnano, nelle vallate e sulle montagne, episodi di grande valore.
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