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Mura di Bergamo

Bergamo / Italia
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La zona collinare di Bergamo è sempre stata importante dal punto di vista strategico-militare, sia per la conformazione orografica, sia perché costituisce un naturale crocevia tra la parte orientale della Pianura Padana e l'Europa centrale, attraverso la Valtellina. Chiunque governasse la città sentì il bisogno di difenderla con mura possenti. Tracce di mura romane si trovano ancora in alcuni tratti di Via Vàgine e di Via degli Anditi; a Bergamo però le Mura per antonomasia sono quelle costruite in periodo veneziano.
Nel 1428 Venezia successe ai Visconti e procedette ad ampliare il sistema difensivo di cui era dotata la città. Fu potenziata La Rocca viscontea con l’aggiunta del torrione, tuttora esistente, e - nella seconda metà del Cinquecento - fu costruita una cintura di bastioni, noti come le Mura Venete, lunga più di sei chilometri. La cinta circondava la città alta e la trasformava in una vera e propria fortezza. Fu adottata la costruzione del tipo “a bastioni” per poter contrastare gli attacchi sferrati con armi da fuoco. La cinta era costituita da 14 baluardi, 2 piattaforme, 32 garitte, 100 aperture per bocche da fuoco, due polveriere e varie porte d’accesso. Il conte Sforza Pallavicino, governatore generale, decise che le mura dovessero essere costruite secondo le nuove regole dell’arte della guerra. La nuova struttura fortificata comportò la demolizione di oltre 500 edifici lungo il tracciato, tra cui case, basiliche, monasteri, chiese. Il progetto fu steso dall’architetto militare Buonaiuto Lorini: Paolo Berlendis seguì i lavori che, iniziati nel 1561, furono completati nel 1588. Le mura, che costituiscono una delle più significative fortezze realizzate da Venezia in terraferma, non vennero mai utilizzate per azioni militari pur essendo il risultato di concezioni difensive all’avanguardia per quei tempi. Lasciate così ad uso civile esse cominciarono ad essere demilitarizzate gà all’inizio dell’Ottocento: attorno ad esse si realizzò il viale interno, ombreggiato da ippocastani e platani e si provvide all’abolizione dei terrapieni ed alla riduzione ad area verde delle zone sovrastanti gli spalti e i baluardi. Al di sotto delle mura vennero consolidate quelle attività agricole ed orticole, già esistenti, che donano ancora oggi all’ambiente una bellezza paesaggistica unica nel suo genere. Le mura, oggi in parte proprietà comunale e in parte demaniali, vennero ripulite per intero ed in parte restaurate nel 1976 e nel 1984.
Questo sistema difensivo fu completato con la costruzione nella Città Bassa delle Muraine, per proteggere i borghi che si erano sviluppati fuori delle mura medievali. Per la difesa della Città Alta Venezia disponeva di strutture militari, le cannoniere, poste in punti strategici lungo le mura. Queste permettevano l’alloggiamento dell’artiglieria e potevano essere a cielo aperto o sotterranee. Le cannoniere a cielo aperte erano postazioni costruite sul bordo superiore delle mura e sono andate quasi completamente perdute ne rimane un esempio nel Forte di San Marco. Le cannoniere sotterranee potevano essere strutture completamente ipogee, oppure avere solo qualche porzione interrata (la sala di manovra e le bocche cannoniere). Parte integrante delle cannoniere o strutture separate potevano essere le cosiddette “sortite”, ossia le gallerie che permettevano ai militari di uscire ai piedi delle mura per azioni sul campo.
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