Login / Registrazione
Venerdì 28 Luglio 2017, Sant'Innocenzo I
Adam91 - CC by-sa
follow us! @travelitalia

Visitare Benevento - guida breve

 

Arco di Traiano

L’Arco di Traiano, detta anche Porta Aurea (da quando, inglobato nelle mura urbiche, divenne una delle porte della città), si trova in Via del Pomerio. E’ il massimo monumento della città, uno dei migliori esemplari dell'arte traianea, il più insigne arco onorario romano, uno fra i meglio conservati. Come attesta l’epigrafe dell’attico, l’Arco fu eretto fra il 114 e il 117 d.C. in occasione dell’apertura della Via Traiana, variante della Via Appia che abbreviava il percorso da Benevento a Brindisi.
L’Arco è alto metri 15,45, ha un fornice di metri 8,60 e un’ossatura di blocchi di calcare. Lo splendido rivestimento è di marmo pario. Sulle facciate la superficie è articolata da quattro semicolonne, disposte agli angoli dei piloni, le quali sorreggono una trabeazione, che sporge al di sopra del fornice. Al di sopra di questa si trova un attico, anch'esso più sporgente nella parte centrale, sopra il fornice.
Il monumento celebra l’operato politico e militare dell’Optimus Princeps con un ciclo di rilievi sulle due facciate: sul fronte verso la campagna, le imprese di Traiano nelle province conquistate (in particolare, la Mesopotamia, la Germania e la sottomissione della Dacia, l’attuale Ungheria) e, sul lato rivolto verso la città, scene di pace ed elargizioni alimentari dell'imperatore in Italia; i rilievi del fornice, si riferiscono, invece, alle benemerenze dell’imperatore nei confronti di Benevento.
Il monumento è stato più volte restaurato nel Sei-Settecento, anche a seguito dei terremoti che hanno devastato la città: l’ultimo restauro è stato effettuato nel 2001-2002.
 

Basilica di San Bartolomeo

La monumentale Basilica di San Bartolomeo, dedicata al patrono principale di Benevento, prospetta su Piazza Federico Torre. L’originaria basilica, eretta nel 1112 e consacrata nel1338, sorgeva nei pressi della Cattedrale, ma questo edificio fu abbattuto due volte, dai terremoti del 1688 e del 1702. Dopo l’ultimo terremoto, la Basilica che ammiriamo fu ricostruita nel sito attuale, su disegno dell’architetto Filippo Raguzzini. La solenne consacrazione, avvenuta nel 1729, fu presieduta da papa Benedetto XIII Orsini, che trasportò nella rifatta Basilica, le spoglie dell’apostolo San Bartolomeo, prima conservate in Cattedrale.
Pur nella sua semplicità, la Basilica è considerata tra le chiese più belle di Benevento. La facciata e il portale d’ingresso sono semplici e lineari. Ai lati della porta l'unico ricordo della primitiva Basilica è rappresentato da due frammenti di rilievo romanico con gli "Apostoli".
L’interno è a una sola navata coperta da volta a botte decorata a stucchi. Sulla parete d’ingresso campeggia la Consacrazione episcopale compiuta da Benedetto XIII nel Duomo di Benevento, opera di Marco Benefial. Le reliquie di San Bartolomeo sono conservate sotto l’altar maggiore, in un’urna di porfido. Nelle cappelle laterali è possibile ammirare numerose opere, tra cui spiccano: una tela del Seicento, con la Madonna del Rosario tra San Domenico e San Filippo Neri; la cappella, eseguita dal Raguzzini, detta anche di San Michele per via di una pregevole tela dedicata al Santo; le statue di San Francesco d'Assisi e San Francesco di Paola; una tela di anonimo del Settecento, con San Francesco e Sant’ Antonio con il Bambino; una pregevole tela attribuita al Solimena, che riproduce San Filippo Benizio e San Bartolomeo; un bel quadro raffigurante Santo Stefano e San Michele Arcangelo. Le pareti laterali del coro portano, invece, due grandi quadri raffiguranti la Richiesta del corpo di San Bartolomeo da parte dell'imperatore Ottone III, di Giuseppe Castellano, e la Santissima Vergine circondata da una corona di Santi. Nell’abside si trovano un notevole coro ligneo e un trono papale del Settecento. La sacrestia, infine, conserva una ricca collezione di paramenti sacri, pure del Settecento.
 

Chiesa di Santa Sofia

La Chiesa di Santa Sofia si affaccia su Piazza Matteotti ed è di epoca longobarda. Fu fondata dal duca Gisulfo II e completata nel 762 da Arechi II, accanto ad un’abbazia benedettina.
L’architettura dell’edificio è di eccezionale interesse. La Chiesa è di modeste dimensioni, ma la pianta generale è originale e del tutto nuova per l’epoca. Infatti, è per metà circolare e per metà stellare; essa presenta due corridoi concentrici, creati da pilastri e colonne che formano un esagono centrale e un decagono esterno e che reggono l'intera volta con suggestivi giochi di luce e di ombre.
In antico, la chiesa era completamente affrescata. Nelle due absidi laterali restano tracce del ciclo di affreschi dedicato alla Storia di Cristo. Nel secolo XII la chiesa subì un primo restauro che, lasciata intatta la pianta originaria, aggiunse un campanile e un elegante portichetto. Il terremoto del 1688 causò ingenti danni all’edificio: crollò la cupola centrale e il campanile romanico si rovesciò sul protiro, distruggendolo. Con la ricostruzione in forme barocche del 1698 e del 1702, scomparve la primitiva configurazione longobarda e andarono distrutti molti dei preziosi affreschi del secolo IX. La pianta fu trasformata da stellare a esagonale, l’abside centrale fu abbattuta e ricostruita, fu realizzata la nuova facciata. Inoltre, si realizzarono due cappelle laterali e la sacrestia; l'interno fu completamente intonacato e arredato secondo il gusto barocco.
Nel 1951 iniziarono i lavori di restauro che riportarono alla luce l'originale struttura muraria longobarda e consentirono di completare poi le parti demolite o manomesse in occasione della trasformazione barocca.
A fianco della Chiesa è ubicato il bellissimo chiostro, risalente al XII secolo, che ospita le sezioni più importanti del Museo del Sannio.
 

Duomo di Benevento

Il Duomo di Benevento domina la Piazza omonima. Costruito in età longobarda, esso fu consacrato nel 780 dal vescovo Davide, ampliato nel XII secolo, arricchito nel Settecento e danneggiato dai bombardamenti del 1943.
La struttura conserva intatta la sua facciata in stile romanico-pisano. La facciata è divisa in due ordini: quello inferiore, dove campeggiano sei arcate cieche, e quello superiore, in cui sono presenti una loggia con tre oculi e un pregevole rosone centrale d’epoca bizantina. Intatti sono pure rimasti il massiccio campanile del 1280, ornato con marmi di spoglio d’epoca romana – tra cui spicca il cinghiale stolato, emblema della città – e con due bifore gotiche, e la Cripta, impreziosita da importanti affreschi dell'epoca. Notevole è la sua Porta di Bronzo, del XII secolo, la cosiddetta Janua Major, costituita da settantadue formelle con scene della vita di Cristo e illustrazioni dei Vescovi Suffraganei.
L'interno è suddiviso in cinque navate e conserva interessanti affreschi, un crocefisso ligneo detto “dei liberati” (perché in passato dinanzi a esso venivano liberati dei carcerati) e la Cappella del Sacramento, dove si venera l'effige del beneventano Giuseppe Moscati. Pregevole è il paliotto marmoreo del Settecento, che orna l’altare.
Nella cripta, caratterizzata da un’abside spaziosa e da due navate comunicanti, si possono ammirare gli affreschi del X secolo, dedicati a San Barbato, il vescovo che convertì i Longobardi al cristianesimo, altri affreschi del XIV secolo e il pavimento in opus sectile. Qui si trova il Museo Diocesano, inaugurato nel 1981, che nonostante le distruzioni e le alterazioni avvenute nei secoli, mantiene vivo un suo fascino, impreziosito da elementi architettonici e da affreschi di età longobarda e trecentesca.
 

Rocca dei Rettori

La Rocca dei Rettori, sottinteso pontifici, domina per la sua mole Piazza 4 Novembre, il punto più elevato del centro storico di Benevento. Per volere di papa Giovanni XXII, la Rocca fu realizzata nel 1321, sul modello delle grandi costruzioni militari di Avignone e di Carcassonne (Francia). L’imponente edificio fu costruito sui resti di una fortezza-castello longobarda, costruita da Arechi II intorno all’875, sopra un’antica arce romana che dominava la via verso Avellino. La Rocca ricevette il nome attuale nel Medioevo, quando divenne sede dei governatori (rettori) pontifici. A essa sono legati molti avvenimenti storici. Tra le sue mura fu tenuto prigioniero Muzio Attendolo Sforza di Cotignola; nel 1443 vi fu insediato il Gran Parlamento del Regno; vi dimorarono l’umanista Traiano Boccalini, Stefano Borgia e Gioacchino Pecci, il futuro Leone XIII.
L’aspetto attuale della costruzione è il risultato di numerosi interventi succedutisi nei secoli ed è perciò piuttosto disomogeneo. L’edificio si compone di due corpi distinti: il torrione angolare a pianta poligonale e il Palazzo dei Governatori pontifici, a pianta rettangolare con cortile interno. Il torrione, costruito dai Longobardi, era in realtà il castello vero e proprio. Alto 28 metri, nelle sue pareti si riconoscono pietre provenienti da edifici di età romana e vi si aprono bifore ogivali. Il Palatium, che nei secoli ha subito numerosi interventi di trasformazione, affianca particolari antichi, come i barbacani, a elementi neoclassici, come le finestre incorniciate. La costruzione si sviluppa su tre piani, con due torri di vedetta: il piano terra occupato dalle segrete; un doppio scalone conduce al primo piano organizzato in ampi saloni, con soffitti in legno; al secondo piano torri di guardia da cui si accede al terrazzo con ampia vista sulla città. Una rampa conduce al giardino posteriore che accoglie un lapidario e diversi frammenti architettonici di epoca romana.
Recentemente restaurato, l’edificio è sede dell’Amministrazione provinciale di Benevento. Al suo interno è allestita la Sezione storica del Museo del Sannio, intitolata "Uomini eccellenti. Tracce del Risorgimento beneventano".
 

Teatro Romano

L’imponente Teatro Romano di Benevento, orgoglio della città, fu costruito intorno al 130 d. C., per volere dell’imperatore Adriano, (o intorno al 180, per volontà dell’imperatore Commodo), e successivamente rimaneggiato tra il 200 e il 210, all’epoca di Caracalla. Perfettamente leggibile nella cartografia storica più antica, il Teatro fu inglobato nel tessuto edilizio di epoca longobarda – tra Port’Arsa e il Duomo – fino alla fine del XIX secolo. Con il passare degli anni all'antico teatro si addossarono e sovrapposero altri edifici del nucleo urbano. I lavori per riportare alla luce la struttura originaria dell'edificio, iniziarono nel 1923: sospesi per il terremoto del 1930, ripresero nel 1934. Il teatro fu riportato alla luce e consegnato alla città nel 1938.
Della grandiosa struttura originaria, che poteva contenere fino a 10.000 spettatori, per 90 metri di diametro, si conservano parte della scena e della cavea, l'orchestra, nonché il primo e alcuni resti del secondo dei tre ordini di 25 arcate che ne definivano il profilo esterno. La cavea, a pianta semicircolare, doveva congiungersi con la scena attraverso una facciata in laterizio, con tre porte monumentali e ampie nicchie, probabilmente destinate a contenere grandi statue di gladiatori o di personaggi della famiglia imperiale.
Delle decorazioni originarie, restano i mascheroni conservati sul viale d'ingresso e alcuni affreschi e arcate in pietra, delimitate da colonne in stile tuscanico, comunicanti con l'interno attraverso una serie di corridoi alternati a scale. Dietro la scena si conservano, inoltre, i resti di tre scale con numerosi frammenti di colonne e di trabeazioni, che fanno pensare all'esistenza di un secondo ingresso monumentale.
Dopo la seconda guerra mondiale, il Teatro venne riaperto al pubblico nel 1957. Attualmente, in estate, la struttura ospita vari spettacoli di prosa, danza e lirica.