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Storia di Benevento

Secondo la leggenda, fondatore di Benevento fu l’eroe greco Diomede che, dopo la distruzione di Troia, sarebbe venuto in Magna Grecia, sbarcando sulle coste pugliesi. La ricerca storica e l’analisi archeologica danno invece per certo che la zona fu abitata da popolazioni sannitiche, di ceppo sia irpino sia caudino. Attivo centro della civiltà sannita, la città (via via chiamata Malies, Maloenta, Maloenton, Maleventum) entrò per la prima volta nella storia quando i Sanniti, nella battaglia delle Forche Caudine (321 a.C.), sconfissero l’esercito romano. Con una lunga serie di guerre, la città fu conquistata dai Romani. Dopo la vittoria riportata su Pirro nel 275 a.C., i Romani mutarono il nome della città in Beneventum.
La città fu fedele alleata di Roma, diventando un centro importante di traffico sulla Via Appia. Da Benevento Traiano fece partire quella che divenne una scorciatoia per le Puglie, la via Traianea. Le due arterie furono decisive per Benevento, che divenne ricca e fiorente per tutto il terzo e quarto secolo d.C.
La caduta dell'Impero Romano segnò un periodo di decadenza anche per Benevento. Dopo le distruzioni dei Visigoti, dei Vandali, dei Goti, dopo il periodo bizantino, Benevento fu conquistata dai Longobardi (571) che ne fecero la capitale della Longobardia meridionale. Con Zottone I, Benevento fu un Ducato longobardo, che si estese nelle regioni meridionali e raggiunse grande splendore, soprattutto in seguito alla conversione dei Longobardi al Cattolicesimo. Gradualmente la città acquistò importanza e fama, e divenne una delle più belle dell'Italia meridionale. In seguito alla caduta del Regno di Pavia (774), essa fu elevata a Principato da Arechi II. Questi, amante delle arti e della cultura, ampliò la cinta muraria, creò la Civitas nova (attuale Triggio), realizzò la Chiesa di Santa Sofia e l'attiguo monastero, con il bellissimo chiostro. La corte di Arechi II divenne uno splendido centro di cultura, illuminato dall'ingegno di Paolo Diacono. In questo periodo fu inventata la scrittura cosiddetta "beneventana", caratterizzata dalla straordinaria eleganza e regolarità delle sue lettere. Anche l'economia ebbe un forte impulso grazie alla zecca, introdotta per battere moneta (soldo aureo). A tale periodo risale la leggenda delle Streghe. I soldati longobardi usavano riunirsi intorno ad un albero consacrato al dio Wothan, in una località vicino a Benevento con piante di noci e, intrecciando vorticosi caroselli, tentavano in una corsa frenetica di strappare dai rami, con morsi, le pelli di pecora che vi erano state appese. Il volteggiare dei cavalieri nella fantasia popolare si trasformò nella ridda delle streghe. Con la conversione dei Longobardi al cattolicesimo per opera del Vescovo Barbato, si decretò l'abbattimento del noce, per suggellare la vittoriosa lotta del Santo Vescovo contro le streghe e le potenze infernali.
Il Ducato Longobardo durò circa cinque secoli e, morto Landolfo VI (1077), la città passò sotto il dominio pontificio che, pur con qualche interruzione, si protrasse fino al 1860. La città fu saccheggiata da Federico II nel 1229 e nel 1241; nel 1266 vi si svolse la celebre battaglia tra Manfredi e Carlo d'Angiò il quale restituì Benevento alla Chiesa. Ceduta in feudo da Callisto III a Pietro Ludovico Borgia e da Alessandro VI al figlio Giovanni (1497), Benevento fu travagliata da lotte intestine fino al 1530, quando fu sottoscritto un atto di pace. Feudo della Chiesa, la città fu governata prima da un rettore, poi da un governatore, infine, dopo il Congresso di Vienna, da un Delegato Apostolico.
Pestilenze, carestie e terremoti caratterizzarono la vita della città nel Seicento. Ma a illuminare questo periodo triste e sofferto della storia cittadina, fu la figura straordinaria di quello che rimane uno dei più grandi pastori della storia della Chiesa beneventana: Vincenzo Maria Orsini. Dopo il catastrofico terremoto del 1688, il cardinale Orsini ricostruì la città a spese sue e incrementò tutte le attività, a cominciare dalla creazione del monte frumentario, che serviva soprattutto per aiutare la gente povera e combattere l'usura. Benevento fu di nuovo colpita dal sisma del 1702. Ma ancora una volta l'Orsini si mise al lavoro, impegnandosi per una nuova ricostruzione della città, sì da essere celebrato come Alter Conditor Urbis. Successivamente, il cardinale Orsini fu eletto Papa col nome di Benedetto XIII.
Benevento fu occupata da Ferdinando IV di Borbone dal 1768 al 1774. Aderì nel 1799 alla Repubblica Partenopea. Nel 1806 divenne possesso di Napoleone, che istituì un principato ponendovi a capo Carlo Maurizio di Talleyrand-Périgord. Dopo il Congresso di Vienna (1815), Benevento tornò alla Chiesa.
In periodo risorgimentale, oltre alla Carboneria, nacque a Benevento il partito liberale, subito represso. Nel 1847 nacque anche un nuovo guelfismo, che teorizzava la costituzione di una nuova confederazione di stati. Nel 1855 scoppiava un’insurrezione contro il papato, a causa della povertà crescente per tutti, tranne che per pochi privilegiati. Nel 1860 fu costituito un comitato che auspicava l’unione di tutta l’Italia sotto il regno di Vittorio Emanuele II e costituito un battaglione di volontari per collaborare con le truppe garibaldine in arrivo. Salvatore Rampone, uno dei capi del Comitato, indossava l’uniforme garibaldina e ordinava al delegato pontificio, monsignor Odoardo Agnelli, di lasciare la città. Finiva così la dipendenza di Benevento dallo Stato Pontificio. Dopo un plebiscito, con cui la cittadinanza sceglieva l’annessione all’Italia, un decreto del 25 ottobre del 1860, a firma del Pro-dittatore Giorgio Pallavicini, dichiarava Benevento Provincia d’Italia.
Subito si ebbero in provincia importanti movimenti insurrezionali contro le truppe governative. Questi movimenti furono repressi con una dura azione militare dei bersaglieri guidati dal generale Negri.
Nel 1943, Benevento subì terribili bombardamenti da parte degli alleati: interi quartieri furono distrutti, molte furono le vittime fra la popolazione. Ma la città dimostrò un coraggio eroico, sì da meritare da Medaglia d'oro al valor civile.
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