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Lunedì 23 Ottobre 2017, San Giovanni da Capestrano
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Visitare Bari - guida breve

 

Basilica di San Nicola

La Basilica di San Nicola fu eretta tra il 1087 e il 1097 per custodire le spoglie mortali di San Nicola, che nel 1087 sessantadue marinai baresi erano riusciti a trafugare a Mira, in Licia, e a trasportare in Italia. Quando le reliquie arrivarono a Bari, l'abate Elia – che poi divenne vescovo della città – iniziò la costruzione di una nuova Chiesa. L'edificazione fu rapida, e nel 1089 Urbano II consacrò la cripta e vi depose le reliquie: nell’ottobre dello stesso anno, vi tenne un Concilio contro la chiesa greca. La Basilica era così importante, e il Santo così venerato, che perfino Guglielmo il Malo risparmiò l’edificio dalla distruzione generale perpetrata nel 1156.
Al tempio miracoloso, oltre le folle di credenti, vennero pure, in atto di fede, papi e sovrani. Da questa basilica, Pietro l'Eremita lanciò il suo appassionato appello per la liberazione del Santo Sepolcro; qui Ruggiero il Normanno, Arrigo VI, l'imperatrice Costanza e il pallido Manfredi furono incoronati re.
Le mura imponenti, la facciata tripartita con le archeggiature in alto, le bifore, il massiccio transetto, le tre navate divise da colonne e pilastri, i matronei a trifore, sono tutti elementi caratteristici dello stile romanico.
Esterno. Semplice ma maestosa è la facciata, fiancheggiata da due torri campanarie mozze. Tripartita da lesene, essa è coronata da archetti e aperta in alto da bifore e in basso da tre portali: di questi, il mediano è a baldacchino su colonne, e riccamente scolpito. Ammirevoli sono i fianchi con profonde arcate cieche e ricche porte. Arcature cieche in basso e bifore in alto animano le alte testate del transetto e la parete continua absidale, ornata al centro da un grande finestrone.
Interno. Il maestoso interno è a tre navate, divise da colonne e pilastri, con un vasto transetto e tre absidi. Sopra gli archi sta il piano del matroneo a trifore. Il soffitto, intagliato e dorato, è caratterizzato da riquadri dipinti del XVII secolo. L'altar maggiore è sormontato da un ciborio del XII secolo, il più antico della Puglia. Nell'abside centrale degni di nota sono: il pavimento con tarsie marmoree e con motivi orientaleggianti dei primi decenni del XII secolo; la bellissima cattedra episcopale del 1105, detta “cattedra dell’abate Elia”, grande trono marmoreo ricavato da un unico blocco, che si trova alle spalle del ciborio; il cinquecentesco monumento funebre di Bona Sforza. L’altare dell'abside destro presenta un trittico quattrocentesco di A. Rico da Candia; nella parete retrostante sono resti di affreschi del Trecento. Sulla destra s’innalza il ricco altare di San Nicola, in lamina d'argento sbalzato, del 1684. Nell'abside sinistra, spicca una tavola con Madonna e Santi, del 1476.
Cripta. Per una delle scale al termine delle navate si scende nella Cripta, vasta quanto il transetto: presenta tre absidi ed è sostenuta da 26 colonne abbellite da capitelli romanici. Sotto l'altare della cripta riposano i resti di San Nicola. Dalle ossa del Santo, patrono della città, i monaci avrebbero estratto un liquido con poteri miracolosi, chiamato “manna”. Ecco perché sono attribuite a San Nicola le qualità di taumaturgo.
Museo. Il museo, ordinato nella navata destra, presenta i pezzi superstiti del c.d. Tesoro di San Nicola (reliquiari, candelieri, manoscritti miniati), ai quali sono stati aggiunti dipinti, suppellettili, arredi e soprattutto sculture, spesso frammentarie, rinvenute all'interno delle torri o sotto i pavimenti del transetto e della cripta durante recenti lavori di restauro.
 

Castello Normanno-Svevo

Il castello di Bari fu eretto – intorno al 1131 – su precedenti strutture abitative d’epoca bizantina. Lo volle Ruggero il Normanno, per evidenti scopi difensivi. Della struttura originale rimane ben poco perché, nel 1156, Guglielmo il Malo attaccò e distrusse la città. Qualche edificio religioso fu risparmiato, ma il castello fu ridotto a poco più di un rudere. Il complesso attuale è la ricostruzione del 1233-1240, dovuta all’imperatore Federico II, e alla genialità dell’architetto Guido del Vasto.
Durante le Crociate, il castello fu l’abituale ricovero per i cavalieri in partenza e in arrivo dalla Terra Santa. Tra il 1280 e il 1463, esso fu affidato a vari feudatari. Nel 1308, durante il Regno degli Angioini, furono arrestati e qui custoditi i Templari dell’Italia Meridionale, fino al 1312, quando l’Ordine fu soppresso.
Successivamente il castello passò a Ferrante d'Aragona, quando Bari entrò a far parte del suo dominio regio. Con gli Aragonesi l’edificio assunse la configurazione attuale, con quattro bastioni angolari a lancia. Successivamente, esso fu donato agli Sforza, in occasione delle nozze di Alfonso d’Aragona con la figlia del duca di Milano. Agli inizi del Cinquecento, il maniero divenne dimora della duchessa di Bari, Isabella d'Aragona, che trasformò il Castello in una lussuosa dimora fortificata, meta di letterati, artisti e potenti uomini di corte. In particolare, il complesso fu munito sui tre lati vero terra da una possente cinta bastionata, rafforzata da poderosi baluardi: inoltre, attorno al Castello, fu costruito un ampio fossato. Nell’Ottocento, il castello fu adibito dai Borboni a fortezza e prigione; poi divenne caserma per la fanteria e gendarmeria.
La possente e grandiosa costruzione è formato da due parti distinte: la prima comprende il mastio, di origine bizantino-normanna, trasformato da Federico II. Il mastio presenta una pianta trapezoidale, con due torri delle quattro originarie. La seconda parte ingloba i baluardi a scarpata con torrioni angolari a lancia sul fossato, che furono aggiunti da Isabella d’Aragona. Il lato nord, quello sul mare, conserva il portale ogivale (ora murato) e le graziose bifore della ricostruzione duecentesca.
Al castello si accede dal lato sud, varcando il ponte sul fossato ed entrando nel cortile tra i baluardi cinquecenteschi e il mastio svevo, sulle cui torri e cortine costruite in bozze di pietra scura, si notano diverse monofore. Sul lato ovest un portale gotico scolpito immette in un atrio su colonne con volte a crociera, dal quale si passa nel cortile interno, quadrilatero, di impianto rinascimentale, assai rimaneggiato.
In questo interno, sulla sinistra in un salone del pianterreno è presente la Gipsoteca cittadina. Accanto, un’interessante sala con volta a botte costolonata a sesto acuto, è adibita ad archivio. Al piano superiore, nel lato meridionale del castello, ha sede la Soprintendenza ai beni architettonici storici e artistici della Puglia.
 

Chiesa Russa

La Chiesa Russa di Bari sorge in Corso Benedetto Croce. E' dedicata a San Nicola, molto venerato in Russia, soprattutto dai greco-ortodossi. Voluta dallo zar Nicola II, commissionata dalla Società di Palestina Ortodossa, e progettata dall'architetto Aleksej Viktorovic Š?usev, la chiesa fu costruita a partire dal 1913: i lavori terminarono subito dopo la Grande Guerra. Da allora, la chiesa – arricchita da una preziosa icona del Santo – fu meta di continui pellegrinaggi e di personaggi illustri. Seguendo le intenzioni iniziali, l'edificio divenne una chiesa-ospizio. Nei primi tempi fu gestita da un comitato, detto "Barigrad", che fu soppresso dalla Rivoluzione d'ottobre. Nel 1937 la chiesa divenne proprietà del comune di Bari, che si impegnava a rispettarne la proprietà ecclesiastica e a conservarne la funzione religiosa. Dal 1938 l'edificio è utilizzato come scuola materna e, in parte, destinato ad accogliere l'infanzia abbandonata dell'Istituto "M. Diana". In ogni caso, la chiesa divenne simbolo di unione con le civiltà dell'Europa orientale e del bacino orientale del Mediterraneo.
La chiesa è in stile moscovita. L'interno, a croce greca, è sovrastato dalla cupola, che poggia su un alto tamburo. I mobili e l'arredamento furono progettati da artisti russi ma realizzati a Bari. Nel marzo del 2009, alla presenza del Presidente della Repubblica Italiana e del Presidente della Federazione Russa, la chiesa è stata consegnata in mano russa.
 

Duomo di Bari

La Cattedrale di Bari, dedicata a San Sabino, prospetta su Piazza dell’Odegitria ed è considerata il più bel monumento architettonico pugliese del secolo XIII. In realtà, quella che vediamo non è né l'antica cattedrale iniziata sotto l'Arcivescovo di Bisanzio, nel primo trentennio del secolo XI, né quella che – distrutta, in parte o totalmente la prima – fu costruita tra il 1171 e il 1188 e consacrata nel 1292. Della sorte della prima costruzione della Cattedrale, discordi sono i pareri degli storici; se fu interamente distrutta assieme al resto della città nel 1156 da Guglielmo il Malo, o se di essa, nella generale rovina, si salvò qualche cosa. La seconda costruzione, fatta o meno sullo stesso suolo, e con le stesse arcate, fu deturpata dalle goffe architetture secentesche e ancor più dalle deturpazioni barocche – compiute nel 1741 dall'arcivescovo Gaeta e dall’architetto Domenico Vaccaro – che modificarono la facciata, l’interno delle navate, l’interno della Trulla e la Cripta. I restauri effettuati alla metà del Novecento hanno ridato al tempio il suo volto medievale. In particolare, l’arredo interno fu riportato alle antiche fattezze romaniche, realizzando il ciborio, l’ambone e la recinzione del presbiterio. Sui colonnati e gli archi della navata centrale furono aperte le trifore dei matronei mai utilizzati e sostituiti con ballatoi pensili.
La Cattedrale, in stile romanico, conserva all’esterno uno dei due campanili originali (il secondo è crollato nel 1613) e presenta una cupola su tamburo ottagonale. La bella facciata principale è a spioventi, terminata a cuspide e tripartita da lesene, secondo l'ordine interno delle navate. Essa è rimasta intera solo nella parte superiore, ove si ammirano il cornicione interno e la faccia sottostante, ornata di bellissimi bassorilievi di foglie e fiorellini con stralcio ramificato. Il gran rosone centrale, nonostante i guasti patiti nell'interno, conserva la sua cornice di corona di rosario con soprastante cornice semicircolare a palmette, sulla quale si protendono figurine di sfinge e animali vari. Sulla facciata posteriore spicca il magnifico finestrone.
L’interno, solenne e armonioso, è a tre navate e tre absidi. Si notano finti matronei e i leoni stilofori all'ingresso del presbiterio, oltre alla cattedra episcopale, al pulpito e al ciborio. Ricchissima è la suppellettile marmorea e la decorazione di tutte le parti architettoniche, attribuite a grandi scultori come Alfano da Termoli, Anseremo da Trani, Peregrino da Salerno. Ricca è anche la decorazione parietale ad affresco, della quale sopravvivono alcuni resti nelle absidi minori e nella Cripta. Con il recupero del Novecento, ogni oggetto artistico è stato restaurato e riproposto alla lettura degli studiosi e dei visitatori, per ricomporre l’immagine di una delle chiese più belle di tutta l’Italia meridionale.
Dalla navata sinistra si accede a un antico battistero, chiamato Trulla, trasformato in sacrestia e alla Cripta. Quest’ultima fu restaurata nel 1156, dopo la distruzione operata da Guglielmo il Malo, e custodisce le spoglie di San Sabino. Al suo interno, si possono ammirare stupendi affreschi trecenteschi e la preziosa icona bizantina della Madonna di Costantinopoli, detta Madonna Odegitria.
 

Fortino di Sant'Antonio Abate

Il Forte di Sant'Antonio Abate sorge sul Lungomare Imperatore Augusto. Fu eretto per scopi difensivi, ossia per proteggere la città dalle incursioni dei pirati saraceni. La data di costruzione non è accertata. Fonti attendibili sostengono che il forte fu eretto intorno al 1440 dal principe di Taranto Giovanni Antonio del Balzo, sui resti di una torre innalzata cent'anni prima da Roberto d'Angiò, e forse di una chiesa bizantina del IX-X secolo. Distrutto nel 1463 dai Baresi, che mal sopportavano il dominio di Taranto, il fortino fu ricostruito nel Cinquecento. La ricostruzione fu voluta da Isabella d'Aragona, nel quadro di un rafforzamento di tutto il sistema difensivo della città. All'interno del fortino furono costruite anche alcune scale sotterranee, che permettevano l'evacuazione del forte in caso di pericolo.
L'edificio prende il nome dalla cappella dedicata a Sant'Antonio abate, che si trova sotto l'androne. La cappella – visitabile solo il 17 gennaio – contiene una graziosa statua lignea del Santo, protettore degli animali domestici, e un quadro d'autore ignoto, che raffigura il Santo stesso.
La struttura è ora utilizzata per eventi culturali.
 

Musei di Bari

GIPSOTECA DEL Castello Normanno-Svevo
c/o Castello Normanno-Svevo
Piazza Federico II di Svevia, 4

Aperta nel 1957, la gipsoteca conserva calchi in gesso di sculture ornamentali esterne e interne di edifici monumentali religiosi e civili della Puglia dall'XI al XVII secolo. Alcuni calchi furono realizzati nel 1899 per l’Esposizione di Torino, altri nel 1900 per la famosa Esposizione Universale di Parigi, altri ancora nel 1911, per la mostra delle regioni a Roma. Periodicamente il Museo ospita mostre temporanee.

MUSEO ARCHEOLOGICO PROVINCIALE
c/o Palazzo Ateneo
Piazza Umberto I

Il museo, fondato nel 1875, raccoglie reperti archeologici pugliesi, provenienti da numerosi centri della regione. Stupenda è la collezione dei reperti greci: vasi attici a figure rosse e nere, vasi corinzi, nonché vasi locali d’imitazione greca, di varia forma e decorazione, sovradipinti su fondo nero, soprattutto del tipo di Gnathia (IV-III secolo a.C.). L’esposizione comprende inoltre iscrizioni, epigrafi, terrecotte prodotte a Taranto o a Canosa, gioielli, sculture, statuette in bronzo, sculture in ambra, monete e medaglie.

MUSEO DI SCIENZE DELLA TERRA
c/o Palazzo di scienze della terra
Via Orabona, 4

Fra le collezioni di minerali e rocce, notevole è la collezione "Pelloux", che comprende circa 14.000 minerali, di cui 600 esposti. Molto importante è anche lo scheletro fossile di una balenottera lunga 12 metri, risalente al pleistocene inferiore. Infine, una collezione di cartografia geologica della fine dell'800 (circa 200 pezzi) e una collezione sistematica di rocce ignee intrusive ed effusive, sedimentarie e metamorfiche (circa 2000 pezzi). La sezione di geologia e paleontologia si è arricchita recentemente di una bella collezione di marmi d'epoca romana.

MUSEO DIOCESANO
c/o Palazzo Arcivescovile
Via Dottula

Costituito nel 1981, il Museo si propone di illustrare la storia e l’arte della Cattedrale e della comunità ecclesiale barese. Il percorso si articola in sei sale: un centro di documentazione, la sala dei reperti lapidei paleocristiani e medievali; lastre marmoree, plutei, stemmi e resti del pavimento musivo; la pinacoteca, con vari dipinti provenienti da chiese della diocesi barese, tra cui spiccano il Cristo risorto di Andrea Bordone, una Natività e una Adorazione dei Magi attribuite a Corrado Giaquinto di Molfetta; la sala del tesoro, che conserva argenti liturgici (calici, pissidi, ostensori), nonché reliquiari, una preziosa stauroteca in argento sbalzato, rame e cristallo di rocca del XII secolo e il reliquiario a testa di San Donato (XIV secolo); due sale dedicate all'esposizione degli Exultet, preziosi rotoli liturgici del 1025-1028; e infine la sala dei paramenti liturgici che vanno dalla fine del Cinquecento all’Ottocento.

MUSEO ETNOGRAFICO AFRICANO
c/o Convento frati Cappuccini
Via Bellomo, 94

Fondato nel 1970, il museo espone materiale raccolto dai Padri Missionari. Il percorso museale mostra via via maschere e strumenti musicali del Mozambico, lire etiopiche e flauti. In una delle sale è stata ricostruita una tipica abitazione mozambicana; in altri locali sono esposti oggetti lavorati in avorio, ampi ventagli di foglie di palma, intagli di legno prezioso, monete dell'epoca coloniale portoghese, monili. Notevole anche la mostra dei primi libri europei, che descrivono usanze, costumi e riti dei popoli africani.

MUSEO STORICO CIVICO
Strada Sagges, 13

Aperto nel 1919, il museo conserva cimeli e armi della Seconda Guerra Mondiale. Espone inoltre una collezione di quadri del Tanzi, un dipinto di Piazza del Ferrarese, opera di Michele Pepe, alcune caricature firmate Frate Menotti ed Esperus. E' aperto al pubblico un archivio fotografico dedicato alla città di Bari, alcuni modellini in scala d’imbarcazioni e l'originale del primo libro stampato in città, nel 1535.

PINACOTECA PROVINCIALE
c/o Palazzo della Provincia
Via Spalato, 19

La Pinacoteca fu fondata nel 1928, ed è la più importante istituzione museale di Bari. Espone dipinti veneti provenienti da chiese della regione (Vivarini, Bellini, Bordon, Veronese), dipinti pugliesi del XV-XVI secolo, una serie di tele dell’Ottocento (De Nittis, Morelli, Boldini), icone pugliesi dei secoli XII-XIV, ceramiche pugliesi dal XVII al XVIII secolo e presepi napoletani. Si segnalano opere di Tintoretto, Ippolito Borghese, Luca Giordano, nonché statue del Presepe napoletano, e un bellissimo presepe di Stefano da Putignano.
 

Sacrario dei Caduti d’Oltremare

Il Sacrario dei Caduti d'Oltremare si trova nella periferia sud della città e fu inaugurato il 10 dicembre 1967. Il Sacrario custodisce i resti mortali di oltre 75.000 caduti, di cui 45.000 ignoti, riportati in Patria una volta dismessi i cimiteri di guerra a suo tempo costituiti nei territori d'oltremare ove operarono unità italiane durante la Prima e la Seconda Guerra Mondiale. Sono inoltre custoditi i resti mortali di militari deceduti nei campi di concentramento nazisti.
Il Santuario si divide in vari settori, dedicati alle seguenti zone: Germania - Jugoslavia (1940-1945) - Albania (1915 1918) - Africa Orientale - Africa Settentrionale - Libia (1911-1939) - Libia (1940-1943) - Marocco-Tunisia-Algeria (1940-1945) - Grecia-Albania (1940-1945).
Nel settore Africa Settentrionale sono stati recentemente raccolti i 42 Caduti dei 61 uomini che componevano l'equipaggio del sommergibile "Scirè". Nella sottostante cripta sono apposte le grandi lapidi riportanti i nomi dei Caduti "accertati ma non individuati" i cui resti sono raccolti nel Sacrario. Una lapide è stata particolarmente dedicata ai 140 fedeli Ascari, Eritrei e Libici, i cui resti sono stati trasferiti in Italia nel Maggio 1972 assieme ai nostri caduti dal dismesso cimitero militare di Tripoli.
Il Sacrario custodisce inoltre numerosi reperti, uniformi, cimeli, documenti e immagini raccolte nei locali del Museo Storico. La zona circostante il Sacrario è sistemata a parco della Rimembranza e vi sono raccolti numerosi pezzi di artiglieria e mezzi cingolati, nonché una serie di lapidi e cippi commemorativi delle varie Armi e Corpi del nostro Esercito.
 

Teatro Petruzzelli

Voluto dai fratelli Onofrio e Antonio Petruzzelli, il teatro fu costruito su progetto dell’ingegnere Angelo Messeni. I lavori ebbero inizio il 23 maggio 1898 e si conclusero nel 1903, Il teatro fu, infatti, inaugurato il 14 febbraio 1903. con l’opera Gli Ugonotti di G. Meyerbeer. Il nome attuale risale agli anni Venti del Novecento: in precedenza, il teatro era chiamato Politeama Petruzzelli. È uno dei più grandi e più belli d'Italia, capace di 4000 spettatori, ricco di ori, di affreschi e di statue. Il sipario raffigura il trionfo doge Orsoleo che liberò Bari dall'assedio dei Saraceni, ed è una magnifica opera d’arte dovuta al pittore barese Raffaele Armenise, uno dei più illustri artisti pugliesi.
Per il prestigio e l’importanza dell’attività svolta, il Petruzzelli fu dichiarato, nel 1954, teatro di particolare interesse grazie al prestigio e all’importanza della sua attività. Il ruolo del Petruzzelli, inizialmente volto alla produzione teatrale, si è via via allargato. Il teatro è diventato un vero e proprio "Centro polivalente di cultura", realizzando rassegne orientate a presentare nuovi artisti e nuovi spettacoli e non solo ad assecondare i gusti del pubblico, con la convinzione che fosse opera importante e meritoria allargare gli interessi culturali dei cittadini baresi.
Nel 1985 l’Ente Artistico Teatro Petruzzelli fondò una propria orchestra lirica, costituita quasi esclusivamente da giovani musicisti e docenti, provenienti dai conservatori della regione, e ha dato vita, nel 1991, all'Associazione Filarmonica Orchestra Teatro Petruzzelli. Un ulteriore salto di qualità si ebbe negli anni ’80: il teatro divenne allora uno spazio per le "Attività di altri operatori culturali", promuovendo un’aumentata offerta di spettacoli teatrali e determinando un effettivo miglioramento nelle iniziative culturali della città.
Nella sua centenaria attività, il Teatro ha assistito a profondi rivolgimenti e a una grande evoluzione dei modelli di vita, della cultura e dell’arte, ma anche negli anni più bui il Petruzzelli è stato sempre per il pubblico barese un luogo di incontro con le più diverse correnti della cultura italiana. Nella notte del 27 ottobre 1991, un incendio, forse doloso, distrusse buona parte del teatro. Tutti i Baresi si sentirono colpiti in un simbolo, centro della storia degli ultimi anni della città, e furono spronati alla ricostruzione.