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Mercoledì 28 Settembre 2016, San Venceslao
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Guida Bari

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Quali sono i posti da visitare a Bari? Qui puoi trovare una guida di Bari e molte informazioni utili: ristoranti, hotel, attrazioni, interessanti monumenti da visitare a Bari.
"Da lontano Bari fa un magnifico effetto. La città è difesa da una doppia cinta di mura e da un antico castello; sorge su una rocciosa penisola triangolare di circa un miglio di circonferenza. Le case sono in genere assai modeste ... La passeggiata sul nuovo bastione dietro il porto è delle più amene; a ogni svolta si apre un diverso panorama del mare e della costa, dalle balze del Gargano alle colline di Ostuni ... ".

Così scriveva, alla fine del Settecento, il viaggiatore inglese Henry Swinburne. Bari è capoluogo dell’omonima provincia e della regione Puglia e conta circa 320.000 abitanti. La città si sviluppa sulla costa adriatica, a sud-est della foce del fiume Ofanto. È uno dei più attivi centri economici dell'Italia meridionale, il principale centro per l'economia dell'intera regione e per la ricerca tecnologica. È sede dell'annuale Fiera del Levante.
Anche il visitatore frettoloso nota subito che la città è formata da due parti ben distinte: da un lato c’è la “Bari Vecchia”, che comprende i più importanti monumenti medievali e rinascimentali, tra cui la cattedrale romanica, dedicata a San Sabino, la basilica romanica di San Nicola, il Castello Normanno-Svevo di Federico Il, la chiesa di San Ferdinando, il Fortino di Sant’Antonio Abate. E’ la parte più caratteristica di Bari, composta di piccoli vicoli di rara bellezza, scorci panoramici, profumi antichi. La seconda parte è la cosiddetta “Bari Nuova”, nata nei primi anni dell’Ottocento con un editto di Gioacchino Murat, e caratterizzata da strade aperte, lunghe e rettilinee.
In realtà, l’anima di Bari, il suo “genius loci”, nasce dal mare che le sta di fronte e dalle infinite conseguenze che questa realtà ha comportato per la città. Detta “Regina della Puglia”, ma anche “Regina dell’Adriatico”, Bari ha trovato nel mare la fonte delle sue fortune e delle sue disgrazie. Le fortune si riassumono nella sua posizione di porta sull’Oriente e negli intensi traffici marittimi – commerciali e di cultura – che da sempre hanno caratterizzato le sue attività. Ma dal mare vennero anche le disgrazie: mille volte Bari fu assalita, depredata, impoverita dalle incursioni dei pirati saraceni. Dal mare vennero i berberi che conquistarono la città nell’842 e la dominarono per trent’anni. La sua posizione sul mare, dominatrice del basso Adriatico, attirò infinite lotte per l’occupazione di questo importante avamposto. Dopo la lunga parentesi di Roma, Bari fu via via conquistata dai Longobardi, dai Bizantini, poi dai Normanni, dagli Svevi, dagli Angioini, dagli Aragonesi, dagli Sforza, dagli Spagnoli. Ognuna di queste civiltà ha lasciato a Bari impronte indelebili, non solo nell’architettura e nelle costruzioni, ma anche nel carattere degli abitanti: industrioso e trafficante, aperto alle novità e agli scambi, curioso e orgoglioso del suo passato cosmopolita.
Ma c’è dell’altro. La ricorrente conquista, il pericolo costante d’invasione e di nuova sudditanza, hanno certamente favorito la naturale e genuina propensione religiosa dei Baresi. Ecco allora che, nell’XI secolo, sessantadue marinai baresi si recano in Asia Minore e riescono a trafugare e a riportare a Bari le spoglie di San Nicola, vescovo di Mira. I Baresi erigono al santo taumaturgo una stupenda Basilica, meta di pellegrinaggi, di fede e di un culto fervente che si perpetua. A questo riguardo, scriveva Italo Calvino:

«... Il mondo attorno all'antico San Nicola è un formicaio ebbro di vitalità. Vecchi cortili sono stanze, vecchie cappelle sono magazzini, una scala sfonda un muro, un muro alza la testa oltre il soffitto. Passa con il braccio steso il venditore di pomodori secchi e salati e il suo lamento incomprensibile eccita l'appetito. Allora mille bambini seminudi sporgono il loro pezzo di pane. Mentre la madre pettina la comare, la figlia fa la pasta su una pietra larga, davanti all'uscio di casa. Con un pizzico di pasta mette al mondo altri pupi, ci soffia su: andate a giocare, toglietevi di qui. Così si moltiplica all'infinito la vecchia Bari, grazie a Dio, cresce nuova e non muore mai».

L'amore per i commerci e la fede religiosa non vanno però a scapito delle istanze culturali: non per nulla Bari è la città dell'editore Laterza che divulgò nel primo Novecento le opere del grande filosofo napoletano Benedetto Croce. Anzi, il mercante barese, che lavora notte e giorno per vendere le sue merci, coltiva il sogno di avere il figlio avvocato o ingegnere, notaio o medico; lontano, insomma, dal vivere spesso incerto della gente legata ai commerci. Ecco cosi giustificato il ruolo dell'Università di Bari che, con la sua popolazione studentesca di circa 45.000 unità, è una delle più affollate d'Italia. Qui nascono le speranze dei giovani baresi, dei loro coetanei provenienti dalla Basilicata, dalla Calabria, dal Molise, e dei numerosi studenti greci e dei Paesi del Terzo Mondo. Speranze destinate spesso a infrangersi contro una realtà fatta di disoccupazione o di sottoccupazione. Il problema dell'occupazione, poi, è particolarmente drammatico in una città che, come Bari, ha carenza di grosse industrie, anche se l'economia della provincia sembra avviata a un intenso sviluppo industriale.
Il quadro d'assieme è caratterizzato – a nord di Bari – dalla presenza di grossi centri abitati e, soprattutto nell'interno, da campagne poco abitate in cui sono disseminati, a segnare i confini delle colture e delle proprietà, bianchi muretti di pietre a secco e "masserie" che sono suggestivi esempi di architettura spontanea.
Oltre alle passeggiate romantiche sui lungomari, in cui si è rapiti dal fascino di Bari e delle acque mediterranee che la bagnano, la città è famosa per la sua cucina, semplice e saporita: ottime zuppe di pesce, frutti di mare, verdure e piatti tipici come la “'ncapriata”, l'agnello cucinato in diverse maniere, le famose orecchiette, le tagliatelle fatte in casa, la “melanzanata”, il tutto condito dall'ottimo olio d'oliva prodotto nei paraggi.

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