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Martedì 23 Maggio 2017, San Giovanni Battista de Rossi
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Visitare Avellino - guida breve

 

Carcere Borbonico

L’ex Carcere Borbonico di Avellino sorge in Corso Vittorio Emanuele II, di fronte alla nuova Chiesa del Santissimo Rosario. L’edificio, voluto da Ferdinando I d’Austria, fu progettato nel 1826 dall'ingegnere Giuliano De Fazio, che s’ispirò al modello teorizzato dal filosofo e giurista inglese Sir Jeremy Bentham, nell’opera intitolata Panopticon. Rivoluzionario per la sua epoca – seconda metà del Settecento –, Bentham propugnava l’umanizzazione della pena, ossia l’idea che il carcere, oltre che luogo di pena, potesse e dovesse diventare anche luogo di rieducazione: era quindi essenziale ridisegnare – tra l’altro – l’edilizia carceraria. Nel 1832 il nuovo carcere avellinese era ultimato e accoglieva un primo nucleo di detenuti.
La struttura presenta una forma esagonale, con bracci che si dipartono da una rotonda centrale, dalla cui cima si poteva sorvegliare il tutto. Il Carcere era separato dalla strada da un muro (alto circa un metro e mezzo); questo muro e le mura esterne del Carcere erano separati da un profondo fossato. Agli angoli del carcere sorgevano torrette cilindriche, ora scomparse, come le mura esterne. La struttura comprende altri cinque grandi edifici e al centro ospita una cappella e un sesto edificio dove erano alloggiati il Direttore e gli uffici.
Dismesse le funzioni di carcere dopo il sisma del 1980, il complesso ospita una splendida collezione di presepi, la Pinacoteca Irpina, il Museo del Risorgimento, e una ricca esposizione di Lapidario. Di tanto in tanto il complesso ospita mostre, concerti e rappresentazioni teatrali.
 

Chiesa di San Generoso

La Chiesa di San Generoso sorge in Via Francesco Tedesco. Fu edificata nella prima metà del Cinquecento, sulle rovine dell'antica chiesa di Santa Maria Rotonda, a sua volta costruita sui resti di un antico tempio pagano. La chiesa assunse il nome attuale solo nel 1832. In origine essa era intitolata al Santo Spirito, trovandosi nei pressi del coevo Monastero dei Padri Agostiniani, eretto per volontà della contessa Maria de Cardona. Intorno al 1750, l’edificio fu ampiamente ristrutturato per ordine del vescovo Felice Leone il quale fece anche costruire - all'interno della chiesa - un sepolcro per se stesso e fece aggiungere sul portone d'ingresso un'iscrizione in latino. Alle spese per la ristrutturazione parteciparono sia l'Università degli Studi di Avellino, sia la famiglia dei principi Caracciolo.
 

Duomo di Avellino

Il Duomo di Avellino si affaccia sulla piazza omonima, è dedicato all’Assunta ed è considerato l’edificio religioso più importante della città. La sua costruzione risale al X secolo, ma l’edificio originario - chiamato Chiesa Madre di Santa Maria e diventato cattedrale in seguito alla ricostituzione della Cattedra Vescovile avellinese nel 969 - è stato tante volte modificato, restaurato e riattato nei secoli da uscirne trasformato. Qualche cenno: nel 1132 fu abbellito il frontespizio con marmi tolti, forse, da un'altra più antica cattedrale; il vescovo Guglielmo ampliò l'edificio, chiudendolo con un atrio; i vescovi successivi non tralasciarono di abbellirlo e di restaurarlo, dopo i vari terremoti; la cripta romanica, che costituisce il nucleo più antico del Duomo, fu ristrutturata nel Seicento; il vescovo Martinez, nel 1788, adornò il tempio di una maestosa scalinata, in stile tardo barocco. A metà Ottocento, anche l'interno della chiesa è stato del tutto rimodernato, in forma pesantemente barocca. L'ultimo restauro, voluto dal vescovo Pasquale Venezia, fu terminato nel 1985.
La facciata, neoclassica ed elegante, fu disegnata dall’architetto Pasquale Cardola intorno al 1860; è in marmo bianco e grigio, alabastro e basalto, provenienti dalla cava di Gesualdo. Le tre porte del prospetto, in bronzo cesellato, sono opera di Giovanni Sica; quella centrale mostra scene della storia religiosa e civile della città e della diocesi. A fianco di essa stanno due nicchie, con le statue di San Modestino da Antiochia Vescovo e Martire, patrono di Avellino, e di San Guglielmo da Vercelli Abate, patrono dell’Irpinia. Notevole all’esterno è anche il campanile: la base fu costruita con pietre provenienti da edifici romani del I secolo a.C., mentre la cupola a cipolla fu aggiunta nel Settecento.
L'interno è a croce latina e presenta tre navate, con dieci cappelle laterali dalla svelta forma architettonica, che contengono statue e dipinti di pregevole fattura. Fra le opere più importanti, si notano: il grandioso altare maggiore, adorno di ricchissimi marmi; un dipinto con l'Adorazione dei Magi, opera del Cinquecento attribuita a Marco Pino da Siena; un reliquiario contenente la Sacra Spina della Corona di Gesù, dono di Carlo I d'Angiò; la statua in legno dell’Immacolata Concezione, opera di Nicola Fumo da Baronissi, che viene portata in processione il 15 agosto; il cinquecentesco coro, impreziosito da vari bassorilievi che rievocano la Passione del Redentore. Notevole è poi il soffitto della navata centrale, con il suo magnifico cassettone ligneo: al centro spicca l’Assunzione in Cielo della Beata Vergine Maria, dipinta nel 1705 da Michele Ricciardi.
Le reliquie di San Modestino sono conservate nella cappella del Tesoro di San Modestino che si trova, insieme alla cappella della SS. Trinità, ai lati del transetto.
Sotto il Duomo è la piccola chiesa di Santa Maria dei Sette Dolori, detta anche Cripta dell’Addolorata, con affreschi di fine Settecento e capitelli romani e medievali. A fianco della cripta è stato recentemente allestito un piccolo Museo del Duomo, con opere recuperate dopo il terremoto del 1980.
 

Fontana di Bellerofonte

La Fontana si trova in Corso Umberto I in pieno centro storico. E’ conosciuta anche con i nomi di “Fontana di Costantinopoli” e “Fontana Caracciolo”, ma soprattutto come “Fontana dei Tre Cannuoli” (dal nome delle tre bocche da cui usciva l’acqua, freschissima, proveniente dal Monte Partenio). Ha preso il nome attuale perché, in passato, conteneva una statuetta che raffigurava il mitico Bellerofonte, nell’atto di uccidere la Chimera. La statua fu asportata, probabilmente da ladri, nel 1983.
La fontana fu voluta dal principe Francesco Marino I Caracciolo e commissionata nel 1669 all’architetto e scultore bergamasco Cosimo Fanzago, per sostituire con una fontana artistica il preesistente abbeveratoio. Posta tra due piccole rampe a gradini, la Fontana presenta cinque nicchie, di cui tre circolari. Le due nicchie superiori contenevano i busti di un patrizio e di una matrona romana. Lateralmente, altre due nicchie di maggiori dimensioni contenevano, sopra piedistalli, due statue di marmo. In posizione centrale, come già detto, c’era l’ultima nicchia con la statua di Bellerofonte.
Sono ancora visibili lo stemma civico e quello dei Caracciolo, nonché due lapidi contenenti iscrizioni in latino. Una, del 1669, ricorda l'opera voluta dal Principe. L’altra, del 1866, fu posta quando il Comune restaurò la Fontana, abbassando il livello stradale e spostando verso il basso la sola vasca, cui venne aggiunto uno zoccolo.
 

Museo Provinciale Irpino

Del Museo Provinciale Irpino, la Sezione Archeologica – detta anche Museo Archeologico Irpino – si trova in Corso Europa, al pianterreno del Palazzo della Cultura. Il Museo nacque nella seconda metà dell’Ottocento, a seguito della donazione, per legato testamentario, della collezione di antichità dell’avvocato Giuseppe Zigarelli al Comune di Avellino. Nel corso degli anni, a seguito di ulteriori acquisizioni di materiali, la struttura si è arricchita significativamente, divenendo l’emblema della rilevanza storico-archeologica dell’Irpinia.
Attualmente il Museo Archeologico conserva ed espone numerosi reperti archeologici provenienti da tutta la Campania, che risalgono al neolitico, all'età del ferro e del bronzo e all'epoca romana. L’esposizione è organizzata per nuclei tematici:
  • Collezione Zigarelli,
  • Lapidario,
  • Necropoli Eneolitica di Madonna delle Grazie (Mirabella Eclano),
  • Santuario della Mefite (Mephitis) nella Valle d'Ansanto (Rocca San Felice),
  • Abellinum e la Valle del Sabato,
  • Aeclanum (Passo di Mirabella Eclano).
Tra i vari reperti – che comprendono statue lignee e in terracotta, ori, bronzetti, ceramiche, strumenti in pietra, vasi attici, epigrafi ecc. – spiccano un mosaico e un'ara del periodo imperiale romano rinvenuti ad Abellinum; la tomba di un capo tribù d'età neolitica scoperta a Mirabella; gli ex voto provenienti dal tempio di Giunone Mefite nella valle di Ansanto.
 

Torre dell’Orologio

Da sempre simbolo di Avellino, la Torre dell’Orologio svetta su Piazza Amendola. Alta 36 metri, e visibile in tutti i punti del centro antico, la Torre fu eretta, in stile barocco, nella seconda metà del Seicento, pare su disegno dell’architetto bergamasco Cosimo Fanzago, con l’ausilio di un suo giovane collaboratore, Giovan Battista Nauclerio. Tradizione vuole che la struttura sia stata edificata su una torre dell’antica cinta muraria, o addirittura sui resti di un antico campanile. Secondo alcuni studiosi, la costruzione era in origine a due piani; solo successivamente sarebbe stato elevato il terzo piano, con l’orologio a quattro quadranti.
La costruzione che fin dalle origini appartenne all’Università, fu molto danneggiata dai terremoti del 1668 e del 1742. I primi interventi si ebbero nel 1782-1783, sotto la direzione dell’architetto avellinese Luigi Maria de Conciliis: in quest’occasione, la Torre fu dotata di un nuovo macchinario per l’orologio.
Danneggiata ancora dal terremoto del 1980, la struttura fu prontamente restaurata ed elevata a simbolo della ricostruzione della città.