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Storia di Avellino

Fondata dagli Irpini, l'antica città di Abellinum sorgeva presso l'odierna Atripalda nella località La Civita, dove sono stati trovati numerosi reperti archeologici. I Romani la conquistano nel 293 a.C. - durante la battaglia di Aquilonia - sottraendola ai Sanniti. Sotto la loro dominazione, la città cambia nome varie volte: Veneria, Livia, Augusta, Alevandrina e poi Abellinum. Il fondatore di Avellino fu Silla, che nell’89 a.C. distrusse l’insediamento precedente per punire gli abitanti che si erano schierati con il suo rivale Mario. Silla diede inizio all'edificazione del centro urbano, dividendo la città in quattro parti, con la tipica segmentazione in cardi e decumani. Nacque così la colonia Veneria Abellinatium sulla riva sinistra del fiume Sabato.
Nel IV secolo la città fu sede vescovile. Per tutta la durata dell’Impero, essa si sviluppò come centro agricolo e commerciale, ma fu distrutta dai Goti di Totila e divenne dominio dei Longobardi nel 571. In quel periodo, probabilmente, fu spostata dove sorge l’Avellino odierna.
Il centro della città, fin dal Medioevo, si trova nella piazza del Castello (oggi ne restano i ruderi). Viene individuata, infatti, in una cronaca dell’896, per la prima volta l’espressione "Oppidum Abellinum" nell’ambito della narrazione dell’attacco che Guido II di Spoleto, partito da Benevento, portò ad Avellino, incontrando la resistenza della popolazione asserragliata dietro le mura fortificate del castello. Testimonianze certe dell’esistenza del castello, le cui mura in epoca longobarda abbracciavano tutta la collina chiamata "La Terra", sono riportate da carte notarili del XII secolo. Sembra che il castello e le mura siano stati costruiti dal conte di Avellino Adelferio I tra l’884 e l’896. Dopo Guido II di Spoleto, anche il Principe Pandolfo attaccò la città conquistandola nel 969. Avellino visse poi un periodo di tranquillità fino all’arrivo dei Normanni, quando ospitò Ruggiero, in occasione della sua investitura a Re di Sicilia, Calabria e Puglia. Il Regno delle Due Sicilie nacque dunque proprio ad Avellino.
In seguito, nella città e nel castello stesso, si svilupparono le discordie fra Ruggiero e il cognato Rainulfo Conte di Avellino. Le diatribe familiari furono così gravi che, quando il conte fu mandato a Roma per difendere l’antipapa, Ruggiero non solo riprese con sé la sorella e il nipote, ma confiscò la città e la Rocca di Mercogliano al cognato. La battaglia fra i due si diffuse su tutte le contee delle Puglie fino al 1134, anno in cui il Re riuscì a riappropriarsi definitivamente della città. Ben presto giunse però l’Imperatore Lotario II, accompagnato dall’Imperatrice e da Papa Innocenzo II, con l’intento di detronizzare Ruggiero che in quel momento era in Sicilia. La città e il castello videro di nuovo distruzioni ed eccidi a causa dell’invasione da parte delle truppe dell’Imperatore e del Papa, ma anche a causa della reazione di Ruggiero che con un feroce assedio volle punire Avellino, colpevole di aver accolto i suoi nemici con tutti gli onori.
Nel 1194 fu Enrico VI di Svevia a soggiornare nel Castello di Avellino con l’Imperatrice Costanza, dopo aver preso possesso del regno normanno. Alloggiò nel castello anche Roberto d’Angiò, Duca di Calabria e Vicario del Regno, quando nel 1306 convocò il Parlamento generale. Altri "inquilini" illustri furono: Giovanna I d’Angiò che vi abitò con Luigi di Taranto e poi con Ottone di Brunswick; Giovanna II e Re Ladislao che lo vollero come sede propria e trasformarono Avellino in un feudo diretto della corona. Alfonso d’Aragona giunse da Nola ad Avellino per dare battaglia al conte Troiano Caracciolo, legato di Renato d’Angiò; anche in quell’occasione il castello fu gravemente danneggiato, per essere poi ricostruito dopo la riconciliazione fra i due contendenti.
In seguito, la contea fu tolta ai Caracciolo ed entrò a far parte del demanio per opera di Ferrante d’Aragona che alloggiò a lungo nel castello e si riservò una cappella reale nella chiesa di San Giacomo. La contea di Avellino e il marchesato della Padula furono ereditati nel XVI secolo dalla bellissima Maria de Cardona che riunì attorno a sé musicisti e letterati, e fondò l’Accademia chiamata "dei Dogliosi".
Nel 1581 i Caracciolo acquistarono dalla corona il feudo di Avellino con il suo castello, insieme al titolo di Principe; in quell’occasione il castello fu trasformato in palazzo. Il Principe Marino II ne animò la vita culturale con rappresentazioni di opere, concerti e balli. In quel periodo la città ebbe un notevole incremento demografico, espansione urbanistica e progresso economico. La Regina d’Ungheria e l’Imperatrice Maria d’Austria, sorella di Filippo IV Re di Spagna, furono ospitate nel palazzo nel 1630 mentre, nel 1631, vi alloggiò il Principe Zaga Christos, pretendente al trono d’Etiopia e nel 1640 i viceré di Napoli duchi di Medina.
Anche durante la rivoluzione di Masaniello, il castello fu protagonista della storia, poiché nel 1647 i popolani di Montoro cacciarono il Principe di Avellino Francesco Marino, fomentati da De Blasio e Di Napoli; quest’ultimo si autoproclamò Principe ed ebbe l’impudenza di chiedere ufficialmente il dominio della città al duca di Guisa che per tutta risposta lo fece arrestare e giustiziare mentre al governo di Avellino veniva posto il francese De Villepreux. Al ritorno del Caracciolo i rivoltosi furono tutti impiccati.
Nel 1820 Avellino fu al centro del moto rivoluzionario che durante il periodo risorgimentale, costrinse Ferdinando di Borbone a concedere la Costituzione. Con l’unità d’Italia la città ebbe un progressivo decadimento economico e in seguito, nel 1910 e nel 1930, fu gravemente danneggiata dal terremoto. Nel 1943 la città fu bombardata dagli Alleati nel tentativo di bloccare la ritirata delle truppe naziste nei pressi dello strategico ponte della Ferriera. Nel dopoguerra Avellino ha avuto un costante sviluppo edilizio, legato all’incremento delle attività economiche e di servizi che ancora attualmente la caratterizzano, quale importante nodo di collegamento con il Meridione.
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