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Lunedì 26 Settembre 2016, SS. Cosma e Damiano
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Storia di Asti

L’origine di Asti risale ai tempi più remoti ed è oggetto di eterne discussioni. E’ probabile che i primi abitanti della zona fossero le tribù degli Statielli e dei Vagienni, di matrice ligure, che pare avessero prevalenza sulle altre popolazioni della Liguria mediterranea. In ogni caso, i Liguri furono soggiogati prima dagli Etruschi, poi dai Galli che si amalgamarono con le popolazioni indigene, dando luogo ad un’unica nazione. Nel 174 a.C. i Romani sconfissero gli Statielli in una sanguinosa battaglia presso Caristo d'Acqui. Nel 125 a.C. i Romani, guidati dal console Marco Fulvio Flacco, occuparono questa zona e collocarono il loro accampamento accanto al villaggio che si chiamava Ast. Per la sua posizione geografica, l'accampamento romano era nodo stradale obbligato per il traffico tra la costa ligure e le Alpi; divenne stabile e fortificato (castrum) e serviva come base strategica per il controllo delle vie di comunicazione con i passi alpini ed appenninici. Le antiche piste dei Liguri furono trasformate in strade consolari adatte al pesante e continuo traffico militare delle legioni. L'insediamento militare divenne polo d'attrazione per altre attività estrattive, produttive, commerciali. Nell'89 a.C. Asti fu dichiarata colonia romana, e nel 49 municipium facente parte della IX Regio dell'Italia Augustea. La città prese il nome di Hasta e divenne subito potente. Sembra che in epoca imperiale Hasta fosse fortificata da una cinta di mura, di cui non si conserva traccia, se non in alcuni scritti latini.
In epoca barbarica Asti fu assediata da Alarico, ma riuscì a resistere. E’ probabile che Alarico la conquistasse l’anno successivo, quando venne di nuovo in Italia, ad occupare e a saccheggiare Roma. Nelle successive invasioni, specialmente quella dei Longobardi, Asti partecipò alle vicende del resto d'Italia. All’epoca di Carlo Magno, fu creata contea e considerata come città di confine.
Sotto Berengario Asti si rappacificò con le città dell'interno e fu dichiarata libera. Poteva così emanare le sue leggi, creare i suoi magistrati, riscuotere tributi. Col trionfo degli Ottoni, i vescovi ottennero gran parte del potere civile ed entrarono nel governo cittadino. Rosone, vescovo d'Asti, fu nominato conte e vicario imperiale, e Nazario, altro vescovo del 1145, per intimorire gli abitanti insofferenti del giogo episcopale, permise che i suoi partigiani incendiassero la città. La città fu nuovamente messa a fuoco dal Barbarossa, quando Asti si unì a Chieri e a Torino per resistere alle dispotiche pretese dell'imperatore. Alla fine del secolo XII, in luogo dei consoli la città eleggeva un podestà ed aveva un piccolo e un grande consiglio.
Dopo la prima crociata, Asti divenne imperiale e il 6 novembre 1244 rifiutò l’ingresso ad Innocenzo IV, che, fuggiva da Roma a Lione. Questi si rifugiò nel monastero degli Apostoli fuori delle mura. Gli Astigiani si pentirono, ottennero grazia e declinarono la causa imperiale. Cosi ebbero inizio, e durarono a lungo, le lotte intestine fra Guelfi e Ghibellini, con la prevalenza ora degli uni, ora degli altri. Quando Carlo d'Angiò scese in Italia, gli Astigiani furono dapprima battuti dai Provenzali, ma poi presero la rivincita nel 1273, e ricacciarono l’invasore quattro anni più tardi.
All’inizio del Trecento Asti toccò l’apice della ricchezza, della gloria e della Potenza, ma nel 1312 il consiglio decise la sottomissione della città al re Roberto. Dopo gli Angioini, fu la volta dei Visconti, che lottarono a lungo con i Marchesi del Monferrato. Nel 1387 il Conte di Virtù, figlio di Galeazzo Visconti, diede la figlia Valentina in sposa a Luigi d’Orleans. La dote della sposa comprendeva Asti, per cui – nello stesso anno – l’Orleanese assumeva il governo della città.
Ai Visconti seguirono gli Sforza, contrastati però da Luigi d'Orleans, che era sostenuto da Carlo VIII, suo fratello. Quando Lodovico re di Francia scese in Italia a combattere per la lega di Cambrai contro Venezia, dopo la famosa battaglia di Agnadello (14 maggio 1509) entrava trionfante in Asti. Venne Carlo V, ed Asti fu data in feudo al viceré di Napoli, Della Noi. Dopo la morte di quest’ultimo, l’imperatore – con diploma del 3 aprile 1531 – investì della città Beatrice, infanta di Portogallo, moglie di Carlo III duca di Savoia, cognata di Carlo V, e madre di Emanuele Filiberto. Così il dominio di Asti passò ai Savoia, ma tale dominio non fu sempre pacifico e incontestato. Nel Seicento, infatti, il Piemonte divenne teatro di guerre eterne e di civili discordie, cui seguirono le interminabili e dure contese tra Francesi e Spagnoli, l'incertezza dei duchi di Savoia sul partito cui appigliarsi e le occupazioni ora degli uni ora degli altri, tutte caratterizzate da grandi promesse mai mantenute. Nel 1703 il generale Vendôme occupava Asti, poi recuperata da Vittorio Amedeo nel 1706. Il possedimento fu garantito ai Savoia dal trattato di Utrecht del 1713. Nel 1745, i Gallispani del maresciallo De-Chevert conquistarono Asti, ma ne furono ricacciati nel 1746, a seguito di un’ardita impresa di Carlo Emanuele III.
Nell’anno 1797 alcuni cittadini, intolleranti del governo sabaudo e animati da sentimenti di libertà, mutarono le condizioni politiche della città e – nella notte tra il 27 ed il 28 luglio – proclamarono la Repubblica Astese. Capi dei rivoluzionarti erano Secondo Arò, Felice Berruti, Gioachino Testa e Gio. Secondo Berruti. Il nuovo governo non piacque alla maggioranza della popolazione, che si sollevò per ristabilire il vecchio regime. Arrestati e condannati a morte i capi della Repubblica, questa finì il 30 luglio, dopo soltanto due giorni di vita.
Alla fine del 1798 il generale francese Montrichard occupò Asti. Carlo Emanuele IV, tu costretto ad abdicare, e il Piemonte si congiunse alla Repubblica Francese. Flavigny, comandante militare della città, ordinava l'eccidio in massa di un centinaio e più di prigionieri italiani, per la massima parte innocenti. Caduto Napoleone, Asti ed il Piemonte tornavano ai Savoia (1814). La storia successiva è quella del Risorgimento, e del Piemonte nelle guerre per l'unità d'Italia, dove gli Astigiani diedero tutto il loro contributo di passione e di sangue.
Nel 1935 Asti divenne capoluogo di provincia staccandosi da quella di Alessandria. Nel 1948 e nel 1994 il Tanaro straripò, provocando gravissimi danni alla città.
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