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Venerdì 28 Aprile 2017, Beata Gianna Beretta Molla
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Visitare Assisi - guida breve

 

Abbazia di San Pietro

Le prime notizie sulla chiesa dedicata a San Pietro risalgono alla seconda metà del X secolo. Si ritiene peraltro che l’edificio attuale sia il risultato di una radicale ristrutturazione, avvenuta verso la metà del Duecento. E’ documentato che la chiesa fu consacrata da Papa Innocenzo IV nel 1254, unitamente alla Cattedrale di San Rufino e alla grande Basilica di San Francesco.
La chiesa ha l’impianto dell’edificio romanico-umbro del XIII secolo, con i segni tipici dell’ordine benedettino. Appartenere all’ordine di San Benedetto conferisce all’edificio un segno distintivo importante: infatti, un editto del XIII secolo stabiliva che in Assisi i luoghi di culto potessero essere costruiti solo dai francescani.
La facciata è stata portata a termine nel 1268: è rettangolare ed unisce semplicità e bellezza. Rivestita della caratteristica pietra rosa del Monte Subasio, essa presenta un grande portale centrale - preceduto da due leoni in pietra - e due porte laterali. A dividere la parte inferiore da quella superiore è un cornicione, abbellito da piccoli archetti, sopra il quale si stagliano tre rosoni con eleganti capitelli. Alla sommità è un altro cornicione anch'esso con archetti. In origine, come per tutte le chiese benedettine, la facciata terminava con un timpano, che fu però demolito nell’Ottocento, a seguito di un terremoto. All’esterno svetta il bel campanile a pianta quadrata.
L'interno è austero, in pietra, diviso in tre navate con presbiterio leggermente rialzato e cripta; delle tre absidi che in origine costituivano la parte posteriore della chiesa ne rimangono accessibili solo due. Vicino all’ingresso si notano due tombe del XIV secolo; altre ve ne sono ai lati del presbitero che è rialzato d'un metro rispetto alla navata. Nello stesso vi sono affreschi sempre del XIV secolo. La cupola che per un certo periodo fu anche decorata con smalti in terracotta, deve la sua forma ad una struttura, oggi in vista, costituita da una serie di scalini concentrici. Vi si possono ammirare affreschi del XIV e del XV secolo. Per singolare contrasto, i locali romanici dell’abbazia ospitano una raccolta di opere di grandissimi artisti contemporanei (Sassu, Fiume, Brindisi e di Gregorio).
 

Basilica di San Francesco

Francesco morì il 3 ottobre 1226 e, appena due anni dopo, fu canonizzato. Subito Papa Gregorio IX incaricò frate Elia di Bombarone di “provvedere alla costruzione di una chiesa da riporvi il sacro corpo e d’un convento per i frati che avevano a custodirla, nonché d’un palazzo per la persona sua e per i pontefici successori suoi”. Il luogo della costruzione fu individuato nella parte del colle, ad occidente d’Assisi, che declina verso il torrente Teschio e che era stato donato all’Ordine. Il luogo che veniva allora chiamato "Colle dell'inferno", perché vi erano eseguite le sentenze capitali dei malfattori, prese il nome di "Colle del Paradiso", perché avrebbe custodito nei secoli i resti mortali del Santo. Non si sa chi abbia progettato l’opera. Secondo il Vasari, potrebbe trattarsi di un maestro tedesco, ma non sembra che l’edificio presenti caratteristiche gotiche e straniere: anzi, la basilica è stata definita il primo esemplare d'una nuova architettura nazionale. E’ possibile che l’architetto sia stato frate Elia.
In ogni modo, i lavori iniziarono nel 1228 e la Chiesa Inferiore fu completata in soli due anni. Il 25 maggio 1230 vi fu infatti traslata la salma del Santo, dalla sua provvisoria sepoltura nella Chiesa di San Giorgio. Durante la traslazione della salma, gli assisani si impadronirono del corpo di San Francesco e lo occultarono, forse per timore di vederselo sottrarre dalla città vicine, specie da Perugia. Fatta dunque la Basilica, splendidamente ornata, venerata, ampliata ecc., rimaneva il mistero di dove fosse sepolto il Santo. Che fosse nel recinto della chiesa era indubitato; ma dove?
Passarono i secoli; venne l'alba del 1818. In quell'anno, le ricerche fino allora tentate inutilmente furono riprese con alacrità, per segreto ordine del pontefice ; e si giunse al ritrovamento del corpo. Era sepolto sotto l'altar maggiore della Chiesa Inferiore, nella viva roccia. Il feretro non fu toccato. Solo, sotto la Chiesa Inferiore già esistente, se ne scavò una terza intorno al masso che custodiva la salma. Così si giunse all'assetto definitivo della Basilica attuale, che conta tre chiese; la Chiesa Inferiore, la Cripta del Santo e la Chiesa Superiore con accesso indipendente.

LA CHIESA INFERIORE
Entrando nella Chiesa Inferiore, dopo aver attraversato un cortile a portici e varcate le belle porte di quercia scolpite da Niccolò da Gubbio (1550), si è avvolti dalla suggestiva penombra di una delle più belle e caratteristiche chiese medievali. La visione è incantevole, solenne: la volta bassa, le cappelle laterali protette da alte inferriate, l'altare in fondo, nel mezzo del transetto affrescato, i marmi dei monumenti, la luce spiovente non sai di dove; tutto è d'una bellezza incomparabile, indimenticabile. Di fronte alla porta d’entrata, in fondo alla navata, v’è la cappella di Santa Caterina, costruita dal famoso cardinale Albornoz, che vi è sepolto. Entrando poi nella navata principale, le cappelle laterali sono tutte ornate di opere di Giovanni da Cosma, di Taddeo Gaddi ecc. Anche la volta della navata è tutta un'opera d’arte, con affreschi meravigliosi, dovuti a diversi artisti; ma specialmente a Simone Martini, a Giotto ed alla di lui scuola.
In fondo alla navata v'è l'altar maggiore, eretto sopra la tomba di San Francesco. E’ decorato tutto intorno da piccoli archi gotici con mosaici. La tavola d’un sol pezzo di marmo roseo fu donata dall’Imperatore d'Oriente. Sopra l’altare, nelle quattro vele della crocIera, quattro grandI affreschI, in cui Giotto glorifica le tre virtù fondamentali della Regola francescana: Povertà, Obbedienza e Castità. In basso la Purità lava una figura ignuda, a cui il Valore presenta uno stendardo. A sinistra la Penitenza, armata di flagello, scaccia la Voluttà, e la Morte sua compagna. Dal lato opposto San Francesco esorta il Frate Minore, la ClarIssa ed il Terziario a salire il Sacro Monte. Nel Terziario Giotto ci ha lasciato il rItratto di Dante.
Nella Sagrestia Segreta sono conservate reliquie importanti: la bolla d’Onorio III che approva l'Ordine; oggetti personali di Francesco e Chiara; la benedizione scritta di pugno del Serafico, per il diletto fra’ Leone ecc. Sopra l'ingresso è il più antico ritratto di Francesco, dipinto da ignoto dopo la morte. Prima di abbandonare la Chiesa Inferiore, si noti la tomba di Giacomina (Jacopa) de’ Settesecoli, tenera e pia amica di Francesco

LA CRIPTA
Dalla Chiesa Inferiore si può scendere alla cripta, scendendo per una delle due scale che si trovano a metà della navata centrale. L’ambiente è austero e disadorno, come si addice alla tomba del Poverello. Qui, infatti, riposa il Santo, qui fu nascosto dagli assisani, quasi certamente anche da frate Elia, il giorno della traslazione della salma. La cripta fu scavata, nel 1822, dopo il rinvenimento del corpo di San Francesco, e fu sistemata nel 1932, su disegno di Ugo Tarchi. Questo sotterraneo è opera interessantissima, poiché è stato ricavato interamente lasciando intatto il masso calcareo che conteneva il sarcofago del Santo. Nelle nicchie sono le tombe di quattro discepoli di San Francesco (fra’ Leone, fra’ Masseo, fra’ Rulino e fra’ Angelo).

LA CHIESA SUPERIORE
La facciata è divisa in tre parti: nella zona più bassa è il bellissimo portale che richiama la fattezza di quello inferiore: arco a sesto acuto, due ingressi in legno, una serie di slanciate colonnine culminanti con archi anch'essi a sesto acuto. Tra i due archetti è il rosone a più cerchi e ai quattro lati i simboli degli Evangelisti. Ai lati del cornicione che divide la parte inferiore da quella mediana della facciata sono due aquile. La parte superiore è a forma di triangolo; nelle estremità, sono due torrette circolari. Nella parte sinistra è una loggia terminante con una cupola semisferica costruita all'inizio del Seicento.
L'interno è formato da un'unica ampia navata, senza cappelle. Siamo di fronte ad uno degli esempi più belli di gotico italiano. Ciò che subito viene posto in evidenza è la luce che filtra attraverso le artistiche vetrate; al contrario della Chiesa Inferiore in cui la penetrazione della luce è notevolmente minore. La navata si compone di quattro campate con pilastri composti da colonne sottili e slanciate che contribuiscono notevolmente a dare un senso ascensionale al tempio. Le volte sono a crociera e affrescate con un cielo stellato. Le pareti delle navate sono divise da un lungo passaggio. La parte superiore è ricoperta di affreschi (alcuni dei quali andati perduti) che narrano del Vecchio e Nuovo testamento, la cui attribuzione è ancora incerta dopo la tesi che voleva affidare la paternità a Giotto e a Cimabue. Le pareti inferiori sono invece opera di Giotto e della sua scuola. E’ questo il ciclo pittorico più importante ed interessante dell’iconografia francescana.

Oltre al Museo del Tesoro (descritto nella scheda “musei e Collezioni”), il complesso basilicale comprende anche

  • IL SACRO CONVENTO: gli edifici conventuali comprendono un refettorio, decorato nel Trecento da Fra Martino e un chiostro che presenta archi ad ogiva in pietra bianca e rossa.
  • IL CORO LIGNEO: tardo quattrocentesco è di Apollonio Petrocchi da Ripatransone.
  • IL CIMITERO DEI FRATI: vi si accede dalla Cappella di Sant'Antonio Abate. Costruito nel XIV secolo e poi ingrandito, si presenta come un piccolo chiostro a due logge sovrapposte. Da un cancello in ferro battuto si possono ammirare il lato nord della Basilica ed il giardino dei novizi.
  • IL CHIOSTRO DI SISTO IV: è così chiamato dal Pontefice che curò l'erezione della loggia superiore. Il cortile ospitare il celebre Museo della Basilica, riaperto nel 1977.
  • LA COLLEZIONE PERKINS: costituita da opere di maestri italiani, specie senesi, fiorentini, veneziani, veronesi ed emiliani. E’ la collezione privata di 57 pezzi, appartenuta al critico d'arte Federico Mason Perkins (1874-1955). Riconoscente all' Italia tutta, ma soprattutto ad Assisi - dove ricevette il battesimo cattolico col nome di Francesco - il Perkins donò questo grande tesoro al Sacro Convento.
 

Basilica di Santa Chiara

La bella Basilica di Santa Chiara sorge sull’omonima piazza ed è stata edificata sopra la preesistente chiesa di San Giorgio, tanto cara ai due Santi d’Assisi. In essa Francesco fu sepolto, dopo la morte avvenuta alla Porziuncola; in essa egli fu canonizzato. Le sue spoglie restarono qui per quattro anni prima della traslazione nella grande Basilica che porta il suo nome. La chiesa di San Giorgio era prediletta anche da Chiara, che vi fu sepolta. Edificata tra il 1257 ed il 1265, su progetto di fra’ Filippo da Campello, la Basilica è in stile gotico-italiano, detto anche "francescano": fu consacrata nel 1265.
La facciata, molto semplice, è costituita da pietra bianca e rosa, assemblata a strisce orizzontali. La pietra rossa proviene dalle cave del Monte Subasio ed è particolarmente luminosa. Nella parte mediana è il bellissimo rosone a cerchi concentrici con colonnine. La parte superiore, a triangolo, ha un'apertura circolare. Nel Trecento, per motivi di stabilità, sono stati costruiti tre contrarchi esterni (altri tre sono incorporati nelle strutture del convento) che non mutano la grazia dell'edificio. Il campanile, alla destra dell'abside, è a pianta quadrata. Il portale è preceduto da due leoni.
L'interno evidenzia tutta la severa semplicità dell’Ordine Francescano. L’impianto è a unica navata, in stile gotico, con volte a crociera. La navata si presenta spoglia, anche se sulla parete sinistra dell'ingresso vi sono tracce d’affreschi. Fra i molti capolavori d’arte che la Basilica contiene, si citano:

  • La Cappella di San Giorgio In questa Cappella sono i resti della preesistente chiesa di San Giorgio, quindi essa rappresenta la zona più antica dell’edificio. E’ divisa in due ambienti:

    1. la Cappella del SS. Sacramento, con affreschi di Pace di Bartolo (Annunciazione, San Giorgio, Presepio, Epifania), il meraviglioso “Madonna col Bambino in trono e santi” di Puccio Capanna ed altri;
    2. l’Oratorio del Crocefisso, o delle Reliquie. L’Oratorio contiene il Crocefisso dipinto su tavola che, secondo la tradizione, avrebbe invitato San Francesco nella Chiesa di San Damiano a "rifondare la Chiesa". Il Crocefisso fu trasferito qui dalle Clarisse.


  • La Cappella di Sant'Agnese Nell’altare sono conservate le spoglie di varie beate compagne di Santa Chiara. Sulle pareti notevoli affreschi di G. Martinelli e di S. Spagnoli.
  • La Cripta Costruita tra il 1850 e il 1872, la Cripta conserva i resti terreni di Santa Chiara e alcune reliquie particolarmente ben conservate: un saio di San Francesco ed una veste - fra altre - realizzata dalla Santa. I resti erano stati ritrovati nel 1850, nel sepolcro sotto l'altare. Di recente sono stati rifatti - in resina - la maschera, le mani e i piedi, per preservarli dall’inclemente azione del tempo. Si può salire per una strettissima scala da cui è visibile il sepolcro ove la salma era stata tumulata.
  • La Tavola di Santa Chiara Preziosa opera del Trecento, eseguita dal Maestro di Santa Chiara. La Tavola raffigura la Santa, mentre ai lati, otto riquadri ricordano i momenti più significativi della sua vita. La tavola va interpretata dal basso a cominciare da sinistra: allora avremo il Vescovo Guido che porge a Chiara un ramoscello d’ulivo, quindi Chiara che è accolta alla Porziuncola dai frati, la vestizione, il padre che vuole costringere la figlia ad abbandonare l'intenzione di prendere i voti; a destra è Agnese che viene trattenuta dal seguire la sorella, sul pane compare la croce davanti agli occhi del Papa, la Santa sul letto di morte e i funerali presenziati dal Papa. Stupendi gli Affreschi della Volta, opera del Maestro di Santa Chiara.
 

Basilica di Santa Maria degli Angeli

La Basilica di Santa Maria degli Angeli si trova a pochi chilometri da Assisi, in pianura, al centro della Valle Umbra. E’ uno dei maggiori templi della cristianità, ed è sorta con un duplice scopo: anzitutto, custodire e proteggere la Porziuncola - la culla preziosa dell’Ordine francescano - la piccola chiesetta-oratorio che ospitò Francesco e i suoi frati all’inizio della loro missione; in secondo luogo, accogliere l’enorme folla dei pellegrini attratta ogni anno dalla Festa del Perdono (il Perdono d’Assisi è un’indulgenza istituita dal Santo e confermata poi da Papa Onorio III).
Il tempio, imponente nelle linee architettoniche, ma austero nella decorazione, fu eretto tra il 1569 e il 1679, per volere del Vescovo Geri e su progetto di Galeazzo Alessi. Quest’ultimo si avvalse della collaborazione del Vignola e di Giulio Danti.
La base della facciata fu gettata alla fine del Cinquecento. L’edificio fu gravemente danneggiato dal terremoto del 1832 e fu ricostruito su disegno del Poletti, che introdusse inutili e banali modificazioni. Le nuove porte scolpite in noce furono messe in opera nel 1892. L'attuale facciata neo-rinascimentale, con il portico, fu aggiunta tra il 1924 e il 1930. Nel 1930 venne pure collocata la statua aurea della Madonna degli Angeli, opera dello scultore Colasanti. Sulla grandiosa mole della chiesa si libra la bella cupola - completata nel 1680 - che domina l'intero paesaggio. Sempre intorno al 1680, fu completato il campanile.
L’impianto, a tre navate, comprende varie cappelle laterali. Nel complesso, l’interno è semplice ed elegante; pochi i fregi, poche le decorazioni, anche perché - al tempo della costruzione - si era nel periodo della Controriforma. Più tardi si passò ad appesantire con qualche stucco le cappelle laterali, con la partecipazione delle famiglie nobili d’Assisi. Alla fine degli anni Sessanta venne rifatta la pavimentazione e costruita la cripta sotto il coro e l'altare.
Il patrimonio artistico è immenso. Queste le opere e gli ambienti più importanti.

  • Abside e coro Il progetto che prevedeva un'abside quadrata fu sostituito e ne venne edificata una a pianta semicircolare. Di recente il presbiterio è stato sopraelevato per consentire l'apertura della cripta. Ciò che nell'abside viene esaltato è il Coro ligneo, iniziato nel 1689 e portato a compimento soltanto dai frati sotto la guida di fra’ Luigi da Selci. È in legno di noce. Al centro primeggia, l'altare papale opera dell'architetto Apolonj-Ghetti con bassorilievi di E. Manfrini.
  • Grotta di San Francesco Qui vi è una statuetta e alcuni tronchi di albero di epoca francescana.
  • Il Museo del Santuario Per il Museo del Santuario della Porziuncola, vedasi “musei e Collezioni”.
  • Il Roseto La Cappella delle Rose fu fatta costruire sul luogo ove sorgeva il giaciglio di San Francesco. Le pareti sono state affrescate (nel Cinquecento) da uno degli artisti più conosciuti del tempo: Tiberio d'Assisi. La cappella è stata recentemente restaurata ed il colore è riemerso. Prima del roseto è una piccola statua di Francesco sulla quale nidificano le tortorelle tanto care al Poverello. Nei pressi è anche un monumento con il Santo che si rivolge ad una pecorella. Per giungere alla Cappella delle Rose si passa a fianco del Roseto. Sono rose senza spine. Il Roseto è collegato con la vita del Santo: quando ebbe la tentazione e per sfuggire da essa si gettò senza panni su un grosso cespuglio di rovi. Il sangue che fuoriusciva dal corpo martirizzato fece crescere delle rose, senza spine appunto.
  • Il Tabernacolo Robbiano Polittico in terracotta smaltata modellato da Andrea Della Robbia. Al centro della parte superiore è l’Incoronazione della Madonna; alla sinistra San Francesco riceve le stimmate; a destra San Girolamo. In basso, da sinistra: l'Annunciazione alla Madonna, la Nascita di Gesù nella grotta di Betlemme e la Visita dei Re Magi.
  • Il Vecchio Convento Qui vi sono le celle dei primi frati parzialmente arredate (è qui la cella di an Bernardino). Di notevole interesse è la piccola stanza detta del "fuoco comune". Annerita dalle lampade e dal tempo, era antico luogo di preghiera. Vi è anche una Biblioteca. Essa è annessa al Convento ed è una delle maggiori della Regione. Assieme all'Archivio conserva antichi documenti, volumi e manoscritti di carattere francescano.
  • La Cappella del Transito Dopo la Cappella della Porziuncola è molto importante quella del Transito. Vi morì il Poverello, la sera del 3 ottobre 1226, attorniato dai suoi confratelli più cari. Al tempo del primo insediamento francescano, pur nella ristrettezza delle misure, essa serviva da infermeria. Sembra che la porticina che si apre lateralmente sia originaria, risalente al tempo di San Francesco. All'interno vi sono affreschi di Giovanni Spagna raffiguranti i compagni del Poverello. I nomi sono riportati sopra la testa di ognuno. Sull'altare vi è una statua del Santo, opera in terracotta di A. Della Robbia (fine sec. XV).
  • La Cripta È stata ricavata di recente per porre in rilievo i resti delle più antiche costruzioni francescane ivi esistenti. Le vetrate sono di A. Farina; l'altare è stato scolpito dall'artista assisano F. Prosperi.
  • La Porziuncola Minuta, con dimensioni rese ancor più ridotte dalla grandezza della costruzione sovrastante. Ha una linea regolare ed è stata costruita con pietra del luogo; le pareti e la minuscola abside sono rimaste allo stato di origine mentre la facciata nella quasi totalità è stata affrescata nel 1830 da Federico Overbeck. Gli angeli hanno scortato il Santo, ben visibile sulla destra, entro il tempio ove appaiono il Cristo e la Madonna. È la raffigurazione del Perdono e della concessione dell'Indulgenza. La porta lignea è del Quattrocento ed ha decorazioni floreali. Alla sommità della facciata è un piccolo campanile di ispirazione gotica. L’interno, originario, contiene l'opera pittorica migliore dell'intero Santuario. Si tratta di un polittico, opera di Ilario da Viterbo (Ilario Zacchi), realizzato nel 1393.
  • La Sacrestia Eccellente è il lavoro in legno eseguito dai francescani nella Sagrestia. L'opera è di fra' Giacomo da Borgo San Sepolcro ed è stata portata a compimento con enorme maestria nella seconda metà del XVII secolo. Di ottima fattura anche il soffitto, restaurato negli anni Quaranta.
 

Cattedrale di San Rufino

La Cattedrale di San Rufino si erge in fondo all’omonima piazza rettangolare. Essa è importante non solo sotto il profilo architettonico, ma anche per la storia dell’Ordine Francescano: qui Francesco iniziò la sua predicazione. La Chiesa destinata a raccogliere le spoglie del Vescovo Martire San Rufino, che predicò il Vangelo in Assisi nella prima metà del III secolo e morì affogato nel fiume Chiascio, è in ordine di tempo la terza dedicata al santo: la prima - ricordata in una preghiera del 1060 - risaliva al secolo VIII; la seconda era una Basilica a tre navate, eretta intorno al 1030, nella quale fu trasferita nel 1036 la cattedrale (da Santa Maria Maggiore), e della quale si sono conservati il campanile e la cripta. I lavori di costruzione della chiesa attuale ebbero inizio intorno al 1140, per volere del Vescovo Chiarissimo e su progetto di Giovanni da Gubbio: lo documenta un’iscrizione muraria che si trova all’interno dell’abside.
La facciata, stupenda, si presenta in classico stile romanico-umbro ed è riccamente scolpita. E’ composta da tre sezioni, di cui le prime due divise da lesene verticali che danno slancio all’edificio. La sezione più bassa è intervallata da riquadri che si fanno più ampi tanto più ci si avvicina agli archetti che delimitano la zona mediana. I tre portali sono ampiamente decorati e risentono notevolmente degli influssi del tempo. L'arco sopra il Portale Maggiore è pieno di motivi floreali intervallati e potenziati da scene di santi. Nella lunetta all'interno del cerchio è Cristo in trono; alla sinistra, sempre in trono, è la Madonna che allatta Gesù; nella destra è San Rufino. Alla base del portone principale sono due leoni. I Grifi invece sono posti ai lati dei portali secondari; all'interno dei cerchi trovano posto alternativamente motivi floreali e animali simbolici. Nella zona mediana della facciata, al di sopra dell'elegante piccolo colonnato si stagliano i tre rosoni di imponente bellezza. Il Rosone Centrale sembra sorretto da tre telamoni che poggiano su animali mentre gli angoli di un immaginario quadrato sono quattro sculture che simboleggiano gli Evangelisti. La parte superiore della facciata, a forma di triangolo, ha un arco a sesto acuto, postumo e certamente doveva servire da supporto ad un fregio che non fu mai messo in opera. È da notare il bel campanile con base a forma quadrata poggiante forse su una cisterna romana. Al di sotto del campanile sorge una costruzione che alcuni studiosi riconoscono nella casa natale di Santa Chiara.
L‘interno basilicale è a tre navate. Nel 1571 subì un radicale intervento tardo-rinascimentale da parte di Galeazzo Alessi. Al di sopra delle volte rinascimentali sono rimaste integre le originali volte a botte. Del corredo originale è rimasto - all‘inizio della navata destra - il fonte battesimale, nel quale furono battezzati Francesco, Chiara e Federico II di Svevia, cresciuto nella Rocca imperiale di Assisi, la cosiddetta Rocca Maggiore. Sopra l‘ultimo altare destro, Cristo e santi di Dono Doni (1555), dello stesso autore assisiate, sui due altari ai lati di quello maggiore, Deposizione (1563) e Crocifissione (1563). Pregevole anche l'Oratorio di San Francesco, luogo di meditazione del Poverello.
Il Presbiterio - sovrastato da una bella cupola rinascimentale - ha forma ottagonale, con piccoli passaggi laterali che aprono alle navate. All'interno di esso vi sono alcune opere di Dono Doni (tra cui la Deposizione e Crocifissione), la Tomba di San Vitale (1370). Sotto l'altare principale è la Tomba di San Rufino. Nell’abside, un bel coro ligneo intagliato e intarsiato, di Giovanni di Pier Jacopo da San Severino Marche. Nella navata destra si trova l‘ingresso al Museo Capitolare, ove sono conservati degli affreschi staccati nell’Oratorio di S. Rufinuccio, probabilmente di Puccio Capanna (1330-40), Flagellazione, Crocifissione e Deposizione; inoltre un affresco, Sant'Antonio di Padova, e un trittico, Madonna col Bambino e santi (1460 o 1470) di Nicolò di Liberatore, l‘Alunno; reliquiari, codici miniati e capitelli della chiesa precedente.
Dal presbiterio si apre anche la Cappella del Pianto (fine Ottocento) cosiddetta perché vi è contenuta la copia in legno di una scultura in terracotta rappresentante una Pietà del secolo. XV. Tradizione vuole che dagli occhi della Madonna, alla fine del Quattrocento, siano uscite alcune lacrime.
Da ultimo, la Cripta, che si snoda sotto la cattedrale ed è composta da tre navate con volte a crociera ed abside. In essa è un sarcofago di epoca romana (III secolo) ove furono sistemate le spoglie di San Rufino. È qui il Pozzo della Mensa di epoca medioevale, profondo 28 m. A lato del pozzo sono i resti di un chiostro di epoca carolingia (X sec.). Nella volta dell’abside sono conservati resti di affreschi con i simboli degli Evangelisti (XI-XII secolo).
 

Chiesa di San Damiano

A mezza costa del Monte Subasio, poco fuori Assisi, sprofondato fra gli ulivi, chiaro e sereno, si trova il Convento di San Damiano, definito come “la gemma più pura, il luogo più francescano, più commovente di tutta l'Umbria”. Qui tutto è stato conservato come un tempo: se appena si riesce a dimenticare il presente e ad immaginare il passato, si possono ancora vedere le bianche clarisse raccolte nel piccolo spiazzo, al sole; la sublime sorella Chiara, affacciarsi, dalla terrazzina, sul portico d'entrata, e guardare giù, nella piana, una macchia oscura d'alberi: la povera Porziuncola di Francesco. In San Damiano è la sorgente di quanto c’è di più dolce, più commovente, più vero, più umano nell’epopea francescana.
La storia del Santuario è breve: San Francesco, appena convertito alla sua nuova missione umana, cominciò a restaurare la piccola cappella campestre che cadeva in rovina. Quando Chiara volle seguire il serafico fratello nella vita di serena umiltà, Francesco pose in San Damiano Chiara e le sue prime compagne (1212). Da quel tempo la cappella, arricchitasi di un modesto edificio adibito a convento, restò l'asilo delle Beate compagne di Chiara. Se la Porziuncola fu il nido del movimento francescano, San Damiano fu il cuore di tutta l'Epopea. Qui il Santo trovò sempre conforto alle amarezze suscitategli abbondantemente dai malvagi, fin dentro le mura del suo amato convento. In San Damiano, San Francesco, già sfinito dalle sofferenze fisiche e prossimo al trapasso, compose quel Cantico del Sole, che è il primo e più puro esempio di poesia italiana.
Morto Francesco, San Damiano rimase il focolare inviolabile della sua più alta idealità, del suo più rigido pensiero. Invano fu proposto a Chiara di accettare conventi e terre; invano si tentò di spingerla a modificare, a raddolcire la Regola ricevuta dal Santo. E quando alcune orde di Saraceni, calati in Italia, giunsero ad Assisi, rubando e distruggendo, Santa Chiara, preso il Sacramento fra le mani, uscì ad incontrarli, sulla soglia del suo Asilo. E i barbari piegarono il capo e si ritirarono dal territorio, senz'altro danno.
Trasferite le clarisse nel nuovo monastero per esse preparato in città, accanto alla tomba della loro Fondatrice - morta nel 1253 - la veneranda chiesa fu data in custodia ai Frati Minori che tuttora vi officiano.
Appena entrati nella piazzetta del Santuario, ornata d'una mediocre statua in bronzo della Santa, si presenta la facciata della chiesa, col piccolo portico affondato di pochi gradini nel suolo. Sotto il portico v'è una cappella dedicata a San Gerolamo, nella quale è conservato un pregevole affresco di Tiberio d’Assisi (secolo XVI). Varcata la porta centrale, si entra nella piccola chiesa, con la volta a botte, disadorna e annerita dal tempo. Nella parete a destra, è visibile la “finestra del denaro”, dove San Francesco nascose i denari destinati al restauro della chiesa, ricavati dalla vendita delle stoffe sottratte dal fondaco paterno.
Più avanti è la Cappella del Crocifisso, che contiene la pregevole scultura lignea di fra’ Innocenzo da Palermo (secolo XVI). Notevoli i tre diversi aspetti del volto di questo Crocifisso visto di fronte, da sinistra e da destra. L'altar maggiore, ricostruito in travertino di Rapolano, ricorda quello riprodotto da Giotto nella Basilica di San Francesco. Il Crocifisso posto sopra I'altare è una copia fedele del Crocifisso che qui parlò a San Francesco e che ora si conserva presso le religiose di Santa Chiara in Assisi.
Il Coro è arricchito da una bellissima immagine della Madonna, opera del secolo XII. Dalla Sacrestia, si giunge al più mistico recesso del Santuario: il Coro di Santa Chiara. Qui Chiara si raccoglieva a pregare, insieme alle compagne. Da notare le spalliere e i sedili con gli inginocchiatoi di legno, che s'addossano ai tre lati della cappella, dirimpetto all’altare, e i due leggii a doppia faccia rizzati ai due angoli. Il Refettorio di Santa Chiara conserva ancora tutta la sua semplicità e povertà primitiva: le stesse tavole, gli stessi sedili, l'antico armadio e l'antica porta; la tradizione indica ancora il posto di Chiara, segnato da una piccola croce.
Uscendo dal Coro, una vecchia scala conduce alla parte superiore del monastero. Prima di arrivare all'oratorio, si può visitare il giardino, dove la Santa, abitualmente malata, prendeva un po’ d'aria, coltivava i fiori e si deliziava alla vista della campagna.
San Damiano custodisce il prezioso armadio delle Reliquie. Le principali sono: il libro di preghiera di Santa Chiara scritto da fra’ Leone; l'Ostensorio di Santa Chiara (quello che pose in fuga i Saraceni); la scatola d'avorio con l'Eucaristia; un pezzo di pane benedetto da Santa Chiara; la campanella di Santa Chiara e un rimasuglio dell'impiastro applicato sulla piaga del costato di San Francesco.
 

Chiesa Nuova

Con il contributo di re Filippo III di Spagna, la Chiesa Nuova è stata costruita nel 1615, poco distante dalla Piazza del Comune. Si ritiene, fondatamente, che essa sia stata eretta sui ruderi della casa di Pietro di Bernardone, padre di San Francesco. La costruzione è in stile rinascimentale e si presenta elegante, a croce greca, con una cupola centrale e una cupola più piccola su ciascuno dei quattro rami. Il progetto è di frate Rufino da Cerchiara, ed è chiaramente ispirato a quello - disegnato da Raffaello - di Sant’Eligio degli Orafi in Roma. Sotto il profilo artistico e architettonico, l’edificio è poco rilevante: la sua importanza sta nel fatto che il luogo è pervaso dalla poesia francescana, quindi si trova sul cosiddetto “percorso francescano”. Ancora visibili sono il sottoscala in cui Francesco - adolescente - era posto in castigo dal padre severo; il fondaco in cui Bernardone esercitava i suoi commerci, aiutato per qualche tempo dal figlio; un gruppo di quattro porte, la maggiore delle quali sembra sia stata la porta d’ingresso della casa paterna del Santo; la camera da letto, in cui Francesco avrebbe avuto delle visioni. Nei pressi dalla chiesa, si trova la piccola stalla ove - secondo la leggenda - si sarebbe rifugiata Madonna Pica, per partorire Francesco, obbedendo ad un’ispirazione divina. Nella piazza antistante la chiesa sorge un gruppo marmoreo che raffigura i genitori di Francesco, opera recente di R. Joppolo (1984).
Il convento, annesso alla chiesa, ospita un ricco Museo francescano e un’importante biblioteca.
 

Eremo delle Carceri

L’Eremo è un’oasi di pace e di silenzio, nella selva del Subasio - tra i boschi di lecci e di querce - dove Francesco si ritirava in preghiera e i frati eressero poi il caratteristico convento. Si trova a quattro chilometri dalla Porta Cappuccini, e a 790 metri sul livello del mare. Gli edifici del convento sono arroccati sopra il Fosso delle Carceri. Da un piccolo chiostro con due pozzi si accede al refettorio, alle celle dei frati, alla Chiesetta di San Bernardino e alla grotta di San Francesco con il giaciglio di roccia, su cui il Santo dormiva e pregava. Un sentiero conduce attraverso il folto bosco dove si trovano le grotte dei primi seguaci del Santo di Assisi. Sembra che proprio qui si trovi il leccio dove erano soliti posarsi gli uccelli per ascoltare le parole del Santo.
La storia dell’Eremo risale al 1215, quando Francesco, invaghitosi del luogo, richiese ufficialmente in dono ai Benedettini (o forse al Comune d'Assisi) il possesso della cadente cappellina, che allora era l'unica costruzione esistente. Ottenutone il possesso, Francesco vi elesse la propria dimora (non mai fissa), servendosi, come abitazione, d'una piccola grotta sottoposta alla cappella. Il luogo rimase così come il Santo lo ricevé dalle mani dei donatori; il Beato Paolo dei Trinci, valendosi anche della rupe, vi aggiunse alcune cellette. San Bernardino da Siena ve n’aggiunse alcune altre, e fece edificare, dinanzi alla cappelluccia primitiva, una nuova chiesetta più comoda e spaziosa.
I francescani ritengono che il titolo di Carceri - Santa Maria Carcerum, o ad Carceres - sia anteriore a San Francesco (in onore del quale fu poi detto Carceres S. Francisci), e che carcere sia qui sinonimo di ritiro sacro, od eremo.
«La vita di San Francesco - scriveva il Goffin, con linguaggio poetico - rassomiglia a quest’ascesa alle Carceri: è un cammino verso le sommità dell'amore, per le aspre vie dell'abnegazione e della rinuncia. Una gioia, però, ricompensa ogni sforzo: la china è faticosa; ma ad ogni passo, la bellezza e lo spazio si parano dinnanzi, I'aria si fa più pura, i fiori selvaggi si offrono più numerosi e più colorati».
 

Piazza del Comune

Situata sul luogo ove sorgeva l’antico Foro romano, la Piazza del Comune è il “cuore laico” di Assisi, il fulcro della vita sociale, culturale e politica della città. Gli importanti monumenti che la circondano - e che fanno da corona alla bella fontana costruita da Giovanni Martinucci nel 1762 - sono stati testimoni dei principali avvenimenti politici e storici di Assisi. Fra questi monumenti sono particolarmente da notare: il Foro romano e la sua collezione archeologica, il Palazzo dei Priori, sede municipale, il Palazzo del Capitano del Popolo, sede della Società Internazionale di Studi Francescani, la Torre del Popolo e il famoso Tempio di Minerva, riconvertito nella Chiesa di Santa Maria Sopra Minerva. Ciascuno di questi monumenti è analizzato nella rispettiva “scheda analitica”.
 

Rocca Maggiore

Le prime notizie sulla Rocca Maggiore risalgono al 1174, ma essa forse già esisteva in epoca longobarda. E’ quindi probabile che - sui resti di una fortificazione preesistente - la Rocca sia stata ricostruita dagli Svevi, come castello feudale: si narra anche che Federico di Svevia - il futuro imperatore Federico II - vi abbia soggiornato in gioventù, ospite di Corrado Lutzen. La Rocca si staglia sul colle che sovrasta Assisi: al di sopra delle sue mura spicca il Maschio, da cui si gode uno stupendo panorama della città e della Valle Umbra, da Perugia a Spoleto. Sin dai tempi più antichi, il luogo ove sorge la fortezza era considerato sacro ed essenziale alla difesa dell’abitato.
Nel 1198 il castello fu distrutto a seguito di una rivolta popolare: non a torto, gli assisani vedevano in esso un simbolo dell’oppressione imperiale. La Rocca fu ricostruita alla metà del Trecento, dal Cardinale Egidio Albornoz, legato pontificio, come punto di avvistamento: ne uscì un tipico esempio di architettura militare medievale. Da allora, la Rocca fu protagonista di ogni tentativo di conquista nell'alternarsi al governo della città dei vari signori ed il suo ruolo difensivo accrebbe nel tempo con modifiche nella struttura e con la costruzione di torri e bastioni. Successivamente all'Albornoz, la Rocca fu ampliata e modificata da Biordo Michelotti (1395-98), dal Piccinino (1458), da Pio II (1460), da Sisto IV (1478), da Paolo III (1535) ed assunse un aspetto davvero imponente. Nel Seicento, la Rocca fu completamente abbandonata per rimanere quasi intatta fino al nostro secolo. Oggi è aperta ai sempre più numerosi visitatori; dalle sue torri si offre un panorama tra i più ampi e suggestivi di tutta l'Umbria: Assisi raccolta ai suoi piedi, la splendida Valle Umbra da Perugia a Spoleto.
 

Rocca Minore

La Rocca Minore sorge sull'altura a destra della Rocca Maggiore alla quale, un tempo, era collegata da mura percorribili. Rispetto alla Rocca Maggiore, è però di epoca più recente. E’ conosciuta anche col nome di Rocchicciola, o di Cassero di Sant'Antonio, dal nome alla confraternita di Sant'Antonio e San Giacomo che si trova presso la porta dei Cappuccini sotto la rocca stessa.
Le due rocche dominano Assisi dall’alto e sono collegate da una lunga muraglia; sotto il quale esisterebbe un percorso segreto.
 

Tempio di Minerva

Il Tempio di Minerva, che prospetta su Piazza del Comune, risale al I secolo a.C. e fu eretto dai quattuorviri Gneo Cesio e Tito Cesio Prisco. Probabilmente l’edificio non era dedicato a Minerva, come si pensò in seguito al ritrovamento di una statua femminile, bensì ad Ercole, di cui è stata scoperta una lapide votiva. Il tempio è un vero gioiello dell'arte antica. Goethe - che ebbe occasione di visitarlo nel corso del suo viaggio in Italia - lo descrisse con queste efficaci parole:

“Esso è di ordine corinzio, e la distanza fra le colonne è un po' maggiore di due diametri. Le basi coi loro plinti sembrano posare sopra piedestalli, ma solo in apparenza: poiché lo stilobate (il basamento) è stato aperto nei cinque spazi fra le colonne, per far posto a cinque gradini, che salgono fino al piano, in cui le colonne posano realmente, e nel quale s'apre la porta d'accesso al tempio. Ragionevolissima fu l'adozione di questi gradini incastrati entro lo stilobate: giacché, essendo il tempio costrutto in collina, la scalinata d'accesso avrebbe occupato una troppo grande parte del foro, se non si fosse adottato questo espediente".

Le colonne erano in origine coperte di cemento durissimo e perfettamente liscio, che si conserva tuttora in gran parte, e che era forse dipinto a vari colori. Sulle pareti interne del portico sono state collocate molte iscrizioni romane trovate negli scavi, fra cui varie della famiglia Properzia. Nel 1539 nella sua cella a pianta rettangolare, si costruì la Chiesa di Santa Maria sopra Minerva, ulteriormente modificata in stile barocco nel XVII secolo. Le decorazioni della volta sono opera dell’Appiani, mentre i quadri degli altari sono del Conneler.